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Ragazze con la pistola 1. Sono la Fort

Ragazze con la pistola

1. Sono la Fort

"Senza rendermi conto di ciò che facevo rovesciai sul viso delle vittime dell'ammoniaca e prima di allontanarmi definitivamente ficcai loro in bocca dei pannolini imbevuti dello stesso liquido. Andai a casa, mangiai due uova fritte con grissini. La notte non potei dormire. Il giorno seguente mi recai normalmente al lavoro". 29 novembre 1946. A colpi di spranga Rina Fort si oppone al suo destino, sacrificando quello di quattro innocenti: Franca, la moglie del suo amante Giuseppe Ricciardi; i figli, Giovannino di anni 9, Giuseppina di anni 7 e Antonio che non ha ancora compiuto il primo anno di vita. Il 10 gennaio 1950 alla Corte d'Assise di Milano ha inizio il processo contro Caterina Fort accusata di strage. Il 25 novembre 1953 la Cassazione conferma l'ergastolo. Un giovane cronista di nome Dino Buzzati che abitava vicino al luogo del delitto, scosso dall'episodio racconta sulle pagine del Corriere l'accaduto: "Una specie di demonio si aggira dunque per la città invisibile, e sta forse preparandosi a nuovo sangue. L'altra sera noi eravamo a tavola per il pranzo quando poche case più in là una donna ancora giovane massacrava con una spranga di ferro la rivale e i suoi tre figlioletti". Il 12 settembre 1975 la Fort, battezzata dalla stampa "la belva di San Gregorio", ottiene la grazia dal Presidente della Repubblica Giovanni Leone e cambia nome in Rina Benedet. È la mattina del 30 novembre 1946 quando Pina Somaschini sale le scale di via San Gregorio 40 perché il principale, fuori Milano per lavoro, l'ha incaricata di andare a casa sua a prendere le chiavi per aprire bottega. Pina bussa alla porta ma nessuno risponde. Bussa ancora e la porta, lentamente, si apre.

18 Mag 2022