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Ragazze con la pistola 5. Mi avete chiamata Circe

Ragazze con la pistola

5. Mi avete chiamata Circe

La Bussola, uno dei locali storici della Versilia. È la notte tra il 16 e il 17 luglio del 1989 e Maria Luigia, 50 anni, capelli alla Brigitte Nielsen, tacchi a spillo, una mini animalier, si scatena in mezzo alla pista con il suo amante di turno Carlo Cappelletti, un carabiniere a cavallo di 23 anni, giovane, bello e aitante. Intanto, nel garage di casa, il marito Luciano Iacopi, 69 anni, giace in una pozza di sangue massacrato da 18 coltellate, lasciando un patrimonio di oltre 7 miliardi di lire. "La circe della Versilia", come la chiameranno i giornali, ha il pallino della magia nera, frequenta molti maghi, commissiona fatture e sortilegi, arriva a dare 15 milioni a un professionista dell'occulto ma i malefici contro il marito non vanno a segno, tenta allora con un killer professionista... È lei che ritrova il marito e che chiama la polizia. In discoteca l'hanno vista tutti quindi l'alibi lo ha, qualcosa però non torna: la porta del garage era chiusa con quattro mandate e le chiavi le hanno solo lei e il marito. I due amanti vengono assolti per insufficienza di prove ma al giallo delle chiavi si sommano anche le intercettazioni e La Corte d'Appello di Firenze riapre il processo: per Maria Luigia Redoli e l'amante Carlo Cappelletti scattano le manette, la sentenza è "fine pena mai". Mi avete chiamata Circe ma non sono una strega, l'unico maleficio l'ho fatto a me stessa. La prova "madre" non è mai emersa ma un'Italia bigotta l'aveva già condannata quella notte.

18 Mag 2022