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Radio3 Mondo 3. Graffiti per due - prima parte

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3. Graffiti per due - prima parte

Da mia madre ho avuto in eredità una "torta di pietra". Da mio padre una cella di prigione. E, in linea con le nostre tradizioni, mi è stata riservata un'eredità migliore delle mie sorelle. Loro hanno ereditato gli obitori, le vittime della tortura e l'abbraccio delle madri in lutto. Ho paura persino di chiedere cosa vedano nei loro incubi. Dicono che disperarsi è tradire. Ho capito cosa vuol dire, ma non ne sono convinto. Hanno detto anche: "Fratello, dietro le sbarre sei libero". Ed eccomi dietro le sbarre, privato della mia volontà e dei miei sogni. Hanno detto: "Non puoi uccidere un'idea". Ma non hanno detto nulla sull'utilità delle idee immortali rimaste inascoltate tra il fragore degli spari? Perché abbiamo paura di ammettere le nostre debolezze? Ammettere che siamo umani, che i blindati possono schiacciarci, che le prigioni ci deprimono e le pallottole sfregiano i nostri pensieri e i nostri sogni. Siamo umani che subiscono sconfitte, veniamo delusi dai nostri corpi, indeboliti dai nostri stessi sussurri, bruciati dai nostri sogni e paralizzati dai nostri incubi. Siamo umani che cercano amore e conforto contro la disperazione. Note: Alaa si trova in prigione da due mesi quando questo testo esce su due testate egiziane. È il terzo anniversario della rivoluzione, il 25 gennaio 2014. Scritto nel carcere di Tora, Alaa unisce la sua prosa ai versi di un altro prigioniero politico, Ahmed Douma.Il testo, prodotto dalle menti di entrambi, è stato scritto con carta e matita, con il poeta e il blogger che hanno discusso il loro testo urlando durante le notti da una cella all'altra. *La "torta di pietra" è la base del monumento nel centro di piazza Tahrir, un luogo centrale sia per gli studenti che scesero in piazza nel 1972, tra cui anche Laila Sueif (madre di Alaa) sia per i rivoluzionari del 2011.

15 Nov 2022