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Qui comincia Celada. Ugo Celada da Virgilio. Enigma antico e moderno (Labirinto della Masone, Fontanellato)

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Celada. Ugo Celada da Virgilio. Enigma antico e moderno (Labirinto della Masone, Fontanellato)

Con Attilio Scarpellini. Scelte musicali e regia di Ennio Speranza | Celada. Ugo Celada da Virgilio. Enigma antico e moderno (Fontanellato, Parma, Labirinto della Masone, dal 7 maggio al 17 settembre ), a cura di Cristina Valenti | Ugo Celada nasce nel 1895 a Cerese, in provincia di Mantova, oggi chiamato Borgo Virgilio, toponimo con cui firmerà le sue opere rifacendosi alla tradizione dei maestri antichi che venivano identificati secondo il luogo di provenienza: per lui questa è una dichiarazione programmatica di poetica ed una scelta di campo nel dibattito degli anni Venti tra Avanguardie storiche e Ritorno all'ordine. Émile Bernard lo definì l'artista italiano migliore dei suoi tempi, facendo riferimento a quel Nudo disteso del 1926 che oggi risulta disperso, il "Capolavoro Perduto" che rappresenta l'apice del suo successo d'esordio. Nel 1931, anno che rimarrà uno spartiacque nella sua carriera, Celada manifesta la sua aspra presa di posizione contro il Movimento del Novecento di Margherita Sarfatti, definito come una formazione politico – commerciale sopraffattrice e accusato di avere codificato un'Arte di Stato. Da quel momento in avanti inizia per l'artista un percorso verso l'isolamento che lo porterà ad essere dimenticato. È solo nel 1985 che la sua figura viene riscoperta grazie a Flavio Caroli, che a lui dedica un illuminante saggio che non avrà però seguito nelle successive antologie e mostre dedicate all'arte del primo Novecento. L'esposizione Ugo Celada da Virgilio. Enigma antico e moderno intende dunque ricollocare l'artista all'interno del contesto culturale del suo tempo, proponendo inediti dialoghi con opere di artisti suoi contemporanei e di antichi maestri. La mostra espone circa cinquanta dipinti di Celada e di altre figure messe con lui a confronto, provenienti perlopiù da collezioni private, tra le quali non manca naturalmente il ritratto dell'artista già presente nelle collezioni del Labirinto: un gentiluomo con occhiali elegante ed enigmatico realizzato con estrema dovizia di particolari, quasi iperrealista. Il percorso si sviluppa in tre sale che ripercorrono i generi affrontati dal pittore: gli affetti familiari, i nudi, i ritratti e le nature morte. In ogni sala si sviluppano stimolanti confronti: i nudi e le figure femminili sono accostati alle tele di Archimede Bresciani da Gazoldo, anche lui mantovano idealmente considerato il maestro di Celada, e di Virgilio Guidi, molto attivo come artista realista negli anni '20 e '30 e che sicuramente ebbe modo di conoscere. Nel percorso una Maddalena penitente di Francesco Hayez della collezione permanente di Franco Maria Ricci che, accostata ai nudi femminili di Celada, ne fa emergere le componenti neoclassiche, i colori intensi dei panneggi che abbracciano le ampie superfici di pelle realisticamente resa. Tra i ritratti spiccano le tele di Cagnaccio di San Pietro, pittore che con Celada condivide una certa sensibilità e che il mantovano sicuramente conosceva e apprezzava, seguendone più volte l'esempio. Non mancano riferimenti più espliciti: in un autoritratto degli anni '30 l'artista si rappresenta di tre quarti, con un pennello in mano e un manichino poggiato sul tavolo in un palese omaggio a Giorgio De Chirico, considerato da lui l'unico dei contemporanei che abbia saputo padroneggiare gli strumenti dell'arte. Anche Giorgio Morandi è presente in mostra, in un confronto basato sulle similitudini e differenze nel loro approccio all'essere artista: pur rappresentando entrambi nature morte dall'impostazione simile, Morandi ricercava l'essenza delle cose, mentre Celada tende a una rappresentazione delle cose più vere del vero, che non vuole essere una realtà fotografica, piuttosto una sublimazione formale. In occasione della mostra è uscito un volume per le edizioni FMR dedicato all'artista con una introduzione di Valerio Terraroli.

12 Giu 2023