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Ad alta voce

Il cappello del prete

"Il cappello del prete" di Emilio De Marchi letto da Patrizia Zappa Mulas - "Il Barone Carlo Coriolano di Santafusca non credeva in Dio e meno ancora credeva nel diavolo; e, per quanto buon napoletano, nemmeno nelle streghe e nella iettatura. A vent'anni voleva farsi frate, ma imbattutosi in un dotto scienziato francese, un certo dottor Panterre, perseguitato dal governo di Napoleone III per la sua propaganda materialistica ed anarchica, colla fantasia rapida e violenta propria dei meridionali, si innamorò delle dottrine del bizzarro cospiratore, che aveva anche una testa curiosa, tutta osso, con due occhiacci di falco, insomma un terribile fascinatore." Il cappello del prete è forse il primo romanzo giallo italiano. Racconta la storia di un aristocratico in bancarotta, Carlo Coriolano di Santafusca che, per pagare un debito, deve mettere in vendita il palazzo di famiglia. Il debito è con un prete ed è ancora a un prete che chiede aiuto. A questo secondo prelato, Padre Cirillo, interessano però più i commerci terreni che quelli celesti, così che fingendo di correre in aiuto del barone di Santafuca, ordisce un piano per frodarlo. A dire il vero, nemmeno le intenzioni del barone sono limpide. Ed è in questo spazio torbido di non detto che Emilio De Marchi, alla fine degli anni Ottanta dell'Ottocento, pensa e scrive la sua indagine nella quale fondamentale è il cappello del titolo. Torna, Ad alta voce, un classico italiano che ci ricorda quanto la letteratura gialla ci sia sempre stata nel nostro paese e abbia sempre raccontato le nostre miserie e le nostre aspirazioni.

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