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Ad alta voce L'edera

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L'edera

"L'edera" di Grazia Deledda letto da Elisabetta Piccolomini - "Un sentiero s'apriva, al di là di un muricciuolo a secco, a destra dello stradale polveroso e mal tenuto; ma due macchie di rovi rosseggianti di more acerbe ne chiudevano quasi completamente il varco. — Tu hai ragione, — disse a voce alta Paulu, accarezzando la testa dell'intelligente bestia. — È meglio passare di qui. Il sentiero è brutto, ma c'è meno polvere e più ombra. E lasciò andare il cavallo che passò cautamente fra le due macchie." Annesa, come l'edera, si appoggia per crescere. Annesa, come l'edera, toglie luce, e forse aria. Annesa è la figlia d'anima della famiglia Decherchi, una famiglia aristocratica che ha avuto terre e ricchezza e ora affronta una decadenza che, quando il romanzo comincia, non si sa bene da quando è iniziata. I Decherchi decadono forse da sempre. Al centro di questa storia e di una casa piena di stanze sta ziu Zua, un lontano parente dalla salute vacillante e che, si sussurra, abbia nascosta una cartella piena di titoli di credito. In un paese dove tutti parlano ma nessuno ha un segreto, Grazia Deledda racconta di come e quanto il bene e il male, il giusto e ciò che giusto non è, l'inettitudine e la capacità non siano che punti di vita.

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