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Tre soldi

Il nostro scontento

Il nostro scontento: letteratura è realtà. In collaborazione con il Salone Internazionale del Libro di Torino. Di Silvia Ballestra, Mauro Covacich, Antonella Lattanzi e Matteo Nucci. "Quando si semina il veleno del "prima degli italiani" ci si fonda su una sofferenza reale che per anni non è stata vista, e forse non viene vista ancora. Quando si urla nelle periferie che bisogna dare le case ai terremotati e non "agli zingari" si mente, certo, e in quella menzogna si nasconde una parte di verità: le case ai terremotati non sono state date, anche se non è certo sottraendole ai rom che le otterranno. Si mente, ma si dice la verità quando si afferma che ci sono dolori, rabbie, solitudini che non sono state, ancora una volta, viste." Abbiamo chiesto quindi a cinque scrittori di raccontare la storia di qualcun altro, di italiani che soffrono, sono soli, abbandonati. Storie di realtà, di scontento, di rabbia, di delusione raccontate dalla penna e dalla voce di cinque scrittori, Silvia Ballestra, Mauro Covacich, Antonella Lattanzi, Matteo Nucci, Evelina Santangelo insieme a due audio documentaristi, Jonathan Zenti e Renato Rinaldi, e alla redazione di Tre Soldi. Perché osservare e raccontare è un inizio. Letteratura è, anche, realtà. Non è, appunto, che un inizio. Piccolo, come sempre. Ma non si può che procedere per tentativi. Firmato, Loredana Lipperini. Casette, di Silvia Ballestra - regia di Jonathan Zenti. Cinghie, di Mauro Covacich - regia di Renato Rinaldi. Il processo, di Antonella Lattanzi - regia di Fabiana Carobolante. La fontana, di Matteo Nucci - regia di Giulia Nucci.

Episodi

06 Mag 2019

1. #1 | Il nostro scontento | Casette, di Silvia Ballestra

#1 | CASETTE, di Silvia Ballestra | [...] Le favole raccontano il mondo e dal mondo partono. Ma se dal mondo ritorni alle favole, può succedere che, riavvolgendosi, le storie si svolgano al contrario. E allora, c'erano una volta migliaia di cittadini (e abitanti di paesi, frazioni, villette e casolari di campagne) che vivevano in case di mattoni e cemento, con tetti, infissi, impianti di riscaldamento, allacci alle fogne, cucine, e magari anche quelle cose che fanno bella e calda la vita: affacci su bei panorami, dispense per l'inverno, spazi per i libri o per i vestiti o per i dischi, mobili con bei vasi e cornici e oggetti d'arte e ricordi, quadri e foto. Un giorno, però, ci fu il terremoto [...] regia di Jonathan Zenti
07 Mag 2019

2. #2 | Il nostro scontento | Cinghie, di Mauro Covacich

#2 | CINGHIE, di Mauro Covacich | Si è licenziata ed è tornata a Trieste, Dubai è un capitolo chiuso. Stiamo andando a fare una camminata sull'altipiano, una bella camminata a metà mattina, un lusso che ora può permettersi. Almeno in teoria. E' diventata una lavoratrice autonoma, può lavorare quando vuole e da dove vuole, niente più ufficio, niente più badge. Certo, poi c'è quell'auricolare all'orecchio, se suona deve rispondere. Uno stato di perenne, ininterrotta reperibilità è la prima condizione per essere concorrenziali. Nel suo mondo la concorrenza è spietata, ma dove non lo è? regia di Renato Rinaldi
08 Mag 2019

3. #3 | Il nostro scontento | Il processo, di Antonella Lattanzi

#3 | IL PROCESSO, di Antonella Lattanzi | Mia madre aveva quattro fratelli. Vivevano in una grande casa in centro, a Bari, i grossi scuri sempre accostati, le stanze che risuonavano di voci. Una notte sua madre, mia nonna Clara, morì. La sera prima le dava un bacio sulla fronte, buonanotte, la mattina dopo era fredda come il metallo. Mio nonno, suo padre, cambiò faccia. Lasciò tutti i figli in orfanotrofio, e nessuno lo vide mai più. Mia madre entrò in quel posto che aveva nove anni. Ne uscì a diciotto, quando dovette andare via. Di quegli anni non sappiamo niente. Sappiamo solo che non è mai stata amata. Non ha mai più saputo nulla dei suoi fratelli [...] regia di Fabiana Carobolante
09 Mag 2019

4. #4 | Il nostro scontento | La fontana, di Matteo Nucci

#4 | LA FONTANA, di Matteo Nucci | Io ho imparato tutto guardando. Per questo, forse, non so insegnarle, le cose che so. Sai, Baida, a Palermo, ancora oggi è un quartiere popolare. Ma quando sono nata io – più di settant'anni fa – era davvero poverissimo. Non avevamo niente dentro casa. Non c'erano bagni, soprattutto. E si andava alla fontana. C'era questa via stretta e lunga fra le case, a me sembrava lunghissima e le case altissime, poi la via si apriva e ecco la piazza e in mezzo alla piazza una grande fontana. Andavamo tutti lì. Passavamo quasi tutto il giorno lì. Andavamo a lavarci, a parte le pulizie intime, e a lavare le nostre cose, e a chiacchierare. Io ero una ragazzina [...] regia di Giulia Nucci