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Tutte le mattine dalle 6.00 alle 6.45

Tutte le mattine dalle 6.00 alle 6.45 storie, musiche, immagini, idee e racconti. A cura di Elisabetta Parisi e Federico Vizzaccaro. Consulente letterario Claudia Marsili. Conduzioni di Anna Menichetti, Attilio Scarpellini e Arturo Stalteri. Scelte musicali e regie di Ennio Speranza e Federico Vizzaccaro.

Lista episodi

09 Feb 2023

Riccardo Drigo, "Gli uccelli non muoiono mai" (Priuli & Verlucca)

Con Arturo Stalteri. Scelte musicali e regia di Ennio Speranza | Riccardo Drigo, "Gli uccelli non muoiono mai. Tra fantasia e realtà nello scenario delle vette Feltrine" (Priuli & Verlucca) | Qui si narra di un padre, di un figlio, e del loro cammino lungo la parte finale dell'Alta Via n 2, detta anche Via delle Leggende. Tanto è reale il percorso quanto è surreale il tempo dilatato del racconto, dalla primavera del primo giorno all'autunno del quarto. La montagna è scena e personaggio insieme. Non si esprime con le parole ma si fa capire lo stesso: fiori, profumi, colori, suoni e rocce raccontano storie che si intrecciano con quelle di un'umanità tanto inventata quanto vera. Dietro le apparenze di un diario di viaggio o nascosti nelle descrizioni botaniche affiorano i grandi temi della vita umana: il dolore, la morte, l'amore, l'abbandono e la nostalgia, l'amicizia, il rapporto tra padre e figlio, la ragione e la passione, e gli infiniti fili che ci legano alla natura di cui siamo spesso indegna parte. Tra le righe traspare un altro personaggio: la musica. La musica si sa non parla, ma col suo canto muove i cuori e le coscienze. Questo libro è un atto d'amore, a volte critico ma sempre appassionato, nei confronti della montagna e di tutto ciò che rappresenta. È dedicato a chi in montagna ci va, a chi finora non ci è mai andato, e a chi non ci andrà mai ma che in queste pagine forse si riconoscerà lo stesso.
43 min
08 Feb 2023

David Sheff, "Il buddista nel braccio della morte" (Ubiliber)

Con Arturo Stalteri. Scelte musicali e regia di Federico Vizzaccaro | David Sheff, "Il buddhista nel braccio della morte. Trovare la luce nei luoghi più oscuri", trad. di Emanuela Alverà (Ubiliber) | David Sheff, autore del bestseller internazionale "Beautiful Boy", esplora la trasformazione interiore del condannato a morte Jarvis Jay Masters che incontra il buddhismo, la meditazione e l'amore per la vita nel braccio della morte del carcere californiano di San Quintino. I primi anni della sua vita, immersi nella povertà, sono stati un'escalation di abusi e violenze che Jarvis non ha fatto altro che riproporre, prima con piccoli furti poi con rapine a mano armata, fino ad arrivare all'accusa di omicidio e alla conseguente condanna che lo ha portato nel braccio della morte, dove si trova attualmente dal 1990. Tenuto in isolamento, sconvolto da rabbia, ansia e attacchi di panico, nella disperazione più totale ha avuto il coraggio di chiedere come si fa a meditare. Con sconvolgente chiarezza, l'autore descrive il graduale ma profondo cambiamento di quest'uomo che, nonostante un'infanzia e una giovinezza dedite al male, ha imparato a prevenire la violenza nel cortile del carcere e ad aiutare gli altri detenuti e persino le guardie a trovare un significato nella loro vita. Un libro che insegna come guardare da una prospettiva diversa la nostra sofferenza, assaporare la luce che ci circonda e sopportare le tragedie che colpiscono tutti noi.
43 min
07 Feb 2023

Attilio Brilli, "La grande incantatrice" (UTET)

Con Arturo Stalteri. Scelte musicali e regia di Federico Vizzaccaro | Attilio Brilli, "La grande incantatrice. Il fascino dell'Italia per i viaggiatori di ogni tempo" (UTET) | Tutti sanno che nel 1817 Stendhal, giunto al cospetto dei marmi di Santa Croce a Firenze, si sentì mancare. Ma le cronache sono piene di viaggiatori che in tutte le epoche, giunti per mare, a cavallo, in carrozza, treno o automobile, restano avvinti dalle meraviglie conturbanti dell'Italia. È una sensazione indefinibile, un misto di eccitazione, smarrimento, gioia e timore, qualcosa di simile insomma all'azione portentosa di un filtro d'amore. Non si tratta soltanto di "bellezza", un termine tanto generico e ammansito da non fare quasi più effetto. Tutt'altro. Il fascino dell'Italia è vertiginoso, sbalestrante, assoluto. Charles Dickens, giunto alla sala dei Giganti di palazzo Te a Mantova, disse irritato che gli affreschi «facevano venire l'apoplessia», il contrario del «senso di armonia che dovrebbe comunicare un'opera d'arte». Charles de Brosses, dal canto suo, trovava la santa Teresa di Bernini troppo eccitante per una chiesa: «Se questo è amore divino, lo conosco anch'io perché se ne vedono tante copie in natura». E Lord Byron rimase stregato dalla cascata delle Marmore «orribilmente bella». Ma cos'è questa malia? Cos'è questo fascino violento che da secoli piega le ginocchia di viaggiatrici e viaggiatori, costringendoli a una sensuale devozione? Attilio Brilli scava tra i resoconti noti e meno noti, restituendo al mito del viaggio in Italia le sue radici più complete, che risalgono a ben prima della moda del Grand Tour. Con i suoi giardini ordinati oppure selvaggi, le ville magnifiche e le rovine romantiche, i borghi scavati nella roccia e il dedalo opulento di Roma, i dolci declivi collinari e le aguzze montagne, La grande incantatrice ha sempre saputo soggiogare le menti più brillanti del mondo. Eppure, da sempre, tutta questa bellezza noi italiani sappiamo come sperperarla, se già Montaigne, arrivato a Urbino nel 1581, non poté coronare il sogno di una visita alla biblioteca di Federico da Montefeltro perché purtroppo, come gli spiegarono gli imbarazzati cortigiani, le chiavi erano andate smarrite. È forse il nostro destino, essere gli svagati custodi di un tesoro inestimabile. Possiamo solo sperare che nonostante la nostra noncuranza l'Italia continui a essere, come sosteneva Vernon Lee, quella «favolosa soffitta colma di carabattole misteriose e di ammiccanti fantasmi nella quale soddisfare gli istinti elementari della finzione e del romanzesco».
43 min
05 Feb 2023

Antonio Velasco Piña, "Regina" (Verdechiaro Edizioni)

Con Valentina Lo Surdo. Antonio Velasco Piña, "Regina. 2 ottobre non si dimentica" (Verdechiaro Edizioni), trad. di Antonio Giacchetti | Capolavoro della letteratura latinoamericana, il libro più importante della storia del Messico. È la storia di Regina, una ragazza che visse vent'anni, il cui compito era portare a termine una missione trascendentale: il risveglio della coscienza del Messico. Ancora bambina, in un viaggio in India viene riconosciuta da un Lama come Dakini - la più importante manifestazione del principio femminile nel Buddhismo tibetano, che trasmette direttamente attraverso l'esperienza di vita e che ha il potere di dominare gli elementi. Dopo rocambolesche avventure in Tibet e in Cina, Regina torna nella sua terra natale per compiere la sua missione, assistita dai Quattro Autentici Messicani, custodi delle tradizioni spirituali dell'antica Mesoamerica. Una storia vera intrisa di magia, tra oriente e occidente, raccontata da un maestro che conobbe Regina, la ospitò e da lei ricevette la sua missione trascendentale: esserne il Testimone. È il libro che permettere di comprendere l'autentica natura della mattanza di Tlatelolco, la piazza di Città del Messico in cui si svolgono gli eventi dell'ultimo capitolo, culminati nel massacro di centinaia di persone falciate dalla tempesta di fuoco delle mitragliatrici degli elicotteri dell'esercito, il 2 ottobre 1968 - evento deliberatamente rimosso dalla memoria dell'ultimo mezzo secolo, al quale questo capolavoro letterario rende giustizia. «Ogni mattina il Lama e la Dakini si addentravano nel bosco; e mentre raccoglievano tutto ciò di utile che la natura offriva - legna, miele, piante e radici commestibili - il Lama ne approfittava per impartire i suoi insegnamenti. Tra i molteplici aspetti di tali insegnamenti ce n'era uno di grande importanza per il Lama: mettere la sua discepola in grado di comunicare con ogni tipo di essere, compresi quelli comunemente considerati inanimati. In realtà la Dakini aveva dimostrato la sua inclinazione a dialogare in particolare con le nuvole, ma ora le si chiedeva di ripetere continuamente quest'esperienza con i tipi di esseri più diversi, dalle formiche ai venti, dagli alberi ai fiumi. A tal fine era necessario che Regina raggiungesse in modo permanente uno stato di coscienza.
43 min
02 Feb 2023

Aimé Cesaire, "Toussaint Louverture" (Alegre)

Con Attilio Scarpellini. Scelte musicali e regia di Federico Vizzaccaro | "Toussaint Louverture. La Rivoluzione francese e il problema coloniale" (Alegre), a cura di Giuseppe Sofo, trad. di Michela Nessi | Un dramma in tre atti: è così che il Césaire poeta e drammaturgo sceglie di narrare l'indipendenza dalla Francia di Haiti, all'epoca Saint-Domingue, la prima colonia a essere sottomessa e la prima a liberarsi dal giogo delle potenze europee. Un racconto ibrido, tra saggio storico e opera letteraria, qui tradotto per la prima volta in italiano. Dalla fronda dei ricchi coloni bianchi, passando per la rivolta degli affrancati o nati liberi, arriva fino alla rivoluzione degli schiavi neri guidati da Toussaint Louverture, l'ex schiavo a capo della rivolta di coloro che sono passati alla storia come i giacobini neri. Césaire analizza i rapporti tra Francia e Saint-Domingue e racconta la presa di coscienza degli schiavi: la libertà non gli sarebbe stata regalata, avrebbero dovuto conquistarla. Appare così la contraddizione borghese della Rivoluzione francese che realizzava democrazia e diritti nella madrepatria fermandosi però al confine - non solo geografico - della linea del colore. La storia di Toussaint Louverture, coi successi e le contraddizioni, il rapporto col potere e le masse, incarna i dilemmi di ogni rivoluzionario. E il moto che portò Saint-Domingue a essere Haiti mostra l'intersezione tra sfruttamento e oppressioni in cui inserire il grimaldello per scassinare il presente e far nascere una nuova società. È infatti il Césaire marxista a mostrare come i primi due tentativi di ribellione, inciampando su specifici interessi (commerciali per i coloni proprietari di piantagioni; sociali per gli affrancati diventati padroni a loro volta), fossero incapaci di superare le contraddizioni di classe che li fecero fermare a un passo dall'arrivo. Solo la sollevazione degli schiavi neri superò gli interessi particolari facendo sfociare la lotta all'oppressione coloniale nella liberazione espressa dalla parola più agognata: «indipendenza».
43 min
01 Feb 2023

Andrea Tagliapietra, "I cani del tempo" (Donzelli)

Con Attilio Scarpellini. Scelte musicali e regia di Ennio Speranza | Andrea Tagliapietra "I cani del tempo. Filosofia e icone della pazienza" (Donzelli) | Nella tradizione culturale europea, la pazienza è una virtù fondamentale, anche se minore, che i Greci accostavano al coraggio e il pensiero cristiano alla speranza e alla carità. Oggi, quello che già Georg Simmel chiamava il «ritmo impaziente della vita moderna» sembra farne una nozione del tutto inattuale. Tuttavia, essa può rivelarsi una risorsa quanto mai preziosa, come emerge dalla riflessione sul rapporto dell'essere umano con il tempo e con l'attesa che Andrea Tagliapietra conduce in queste pagine. La pazienza s'inscrive nel tempo del corpo, fatto di lentezza, vulnerabilità e mortalità. Essa fa emergere il significato del corpo come fondo biologico dell'uomo nel suo essere animale. Allora, accanto al discorso «umano, troppo umano» della filosofia, ecco l'urgenza di guardare allo specchio del mondo animale e di prendere in considerazione quelle «icone del pensiero» che, nell'arte, esprimono la metafora animale in continuità con il genere umano. Si scopre così che, nella pittura europea, l'immagine della pazienza è stata spesso affidata a una specie animale che da sempre accorda i propri passi a quelli dell'uomo. Nell'arte i cani fanno la loro comparsa come silenziosi dettagli. Di essi quasi non ci si accorge, tanto la loro presenza risulta consueta e comune. Eppure spesso sono proprio loro a scandire il tempo della scena. Fondendo l'analisi filosofica e l'osservazione di oltre cento opere d'arte, l'autore rivela l'attualità non antropocentrica della pazienza, intesa come strada per giungere a una piena responsabilità nei confronti del tempo vissuto, fondamento della relazione ospitale con gli altri esseri e presupposto indispensabile per abitare il mondo avendone finalmente cura. Da Dürer a Goya, da Bassano a Leonardo fino a Marc, Balla e Warhol, i cani del tempo ci conducono all'antidoto della più pura forma di pazienza, quella dell'attenzione per ciò che semplicemente accade, che è anche la più difficile da conservare nell'epoca impaziente e distratta in cui viviamo.
43 min
30 Gen 2023

Habitat. Le forme e i modi della natura (Palazzo Bisaccioni, Jesi)

Con Attilio Scarpellini. Scelte musicali e regia di Ennio Speranza | Habitat. Le forme e i modi della natura (Jesi, Palazzo Bisaccioni, dal 2 dicembre 2022 all'11 aprile 2023), a cura di Stefano Verri | L'esposizione presenta una quarantina di opere, tutte provenienti dalla Collezione Intesa Sanpaolo, di grandi maestri del Novecento e dell'inizio del nuovo secolo, ognuno dei quali ha lavorato sul tema della natura dandone una personale interpretazione, indissolubilmente legata al contesto di appartenenza dell'artista. Il rapporto tra la natura e l'uomo costituisce da sempre un campo di indagine ricco di suggestioni in ambito artistico, tanto più nell'epoca attuale che ha visto l'ambiente diventare protagonista di dibattiti politici e sociali che coinvolgono la vita di tutti noi. Gli artisti, con il loro saper essere l'occhio della contemporaneità, sono stati testimoni del cambio di rotta che ha portato la trasformazione da un mondo in cui la natura era padrona e l'uomo ne era assoggettato a un mondo dove l'umanità ha raggiunto l'emancipazione tecnica: ma ora è sempre più necessario conservare e proteggere la natura, in un'inversione di ruoli in cui l'uomo, divenuto "carnefice", può salvarsi solo modificando i propri comportamenti. La mostra vuole essere un vero e proprio viaggio tematico alla scoperta di questo rapporto che si sviluppa soprattutto nella rappresentazione della natura: elemento figurabile per eccellenza, è il risultato di ciò che della natura colpisce emotivamente l'uomo/artista e l'operare artistico è un'opportunità per filtrare nelle arti figurative le nuove tematiche tecniche, scientifiche e sociologiche che hanno caratterizzato il secolo breve. Nei paesaggi di inizio Novecento si incontrano ancora le influenze dell'arte ottocentesca, come nella veduta veneziana di Giorgio De Chirico e nelle visioni urbane di Piero Marussig, mentre con il trascorrere dei decenni si intensificano le sperimentazioni pittoriche e si incontrano opere come quelle di Enrico Baj e Mario Schifano dove il paesaggio è sempre protagonista, ma rielaborato alla luce della contemporaneità. Non mancano in mostra Giuseppe Penone e Mario Merz, artisti che hanno da sempre giocato proprio sul tema uomo e natura, indagandone i rapporti e mostrando una sensibilità che ha precorso i tempi. L'esposizione si chiude con opere che appartengono all'inizio del XXI secolo, di grandi artisti di nuova generazione rappresentata, tra gli altri, da Olafur Eliasson e Darren Almond. I loro "paesaggi" hanno perso l'elemento figurativo e ciò che emerge è lo spazio simbolico che costituisce uno straordinario deposito di memorie collettive, con l'obiettivo di formare una sensibilità comune in cui siamo tutti chiamati a intervenire. Pur essendo cambiate le generazioni, gli artisti sentono ancora il "dovere sociale" di porre al centro del loro lavoro la natura e l'ambiente: il nostro habitat.
43 min
29 Gen 2023

Joann Sfar e Lewis Trondheim, "La fortezza, vol. 6" (Bao Publishing)

Con Ennio Speranza. Scelte musicali di Ennio Speranza. Regia di Federico Vizzaccaro | Joann Sfar e Lewis Trondheim, "La fortezza, vol. 6", trad. di Roberto Savino (Bao Publishing) | Nella lontana landa di Terra Amata c'è una terrificante Fortezza. Il suo business model è semplice e, da secoli, efficace: attirare avventurieri con la promessa di immensi tesori se sconfiggeranno i mostri in agguato nelle segrete, far uccidere gli avventurieri dai mostri, prendersi le cose che hanno portato con sé. Tutto perfetto, finché una strana setta di incappucciati decide di comprare la Fortezza e, quando il Guardiano del maniero declina l'offerta, per una serie di equivoci invece di mandare un enorme e bellicoso barbaro, a spaventare gli incappucciati, ci manda Herbert, un gracile papero, nobile decaduto del ducato di Vaucanson, assolutamente incapace di battersi. Insieme al drago Marvin, capo della vigilanza della Fortezza, Herbert vivrà un gran numero di ridicole e allo stesso tempo terribili avventure. Inizia così una lunga serie fumettistica tra il Fantasy, il grottesco e il mirabolante con molteplici di personaggi e continui salti temporali che ha coinvolto un gran numero di disegnatori Il sesto volume della serie riporta alle atmosfere lievi e scanzonate del primo volume, esplorando avvenimenti occorsi tra il primo e il secondo capitolo. I disegni sono di Manu Larcenet. La serie creata da Sfar e Trondheim giunge così alla fine della raccolta integrale originariamente pianificata, ma riprenderà in futuro con i capitoli usciti, a distanza di anni dagli originali, a partire dal 2019.
43 min
24 Gen 2023

Antony Penrose, "Le molte vite di Lee Miller" (Contrasto)

Con Attilio Scarpellini. Scelte musicali e regia di Federico Vizzaccaro | Antony Penrose, "Le molte vite di Lee Miller" (Contrasto) | Di lei si diceva che fosse un vero enigma, con la sua personalità prorompente, le sue difficoltà, i suoi amori. Certo, Lee Miller sfugge a ogni semplice definizione e la sua vicenda personale, il suo lavoro, le sue fotografie, perfino il suo corpo, sono elementi che, insieme, compongono l'immagine complessa e unica di una donna indipendente e un'artista di talento. In realtà Lee Miller (1907-1977) ha vissuto molte vite, aperto e chiuso tante porte, trascorso molte stagioni diverse. È stata una modella di successo, tra le prime a inaugurare una nuova figura di donna del Novecento, affascinante, libera e determinata; una fotografa surrealista nella Parigi degli anni Trenta; una corrispondente durante la Seconda guerra mondiale, documentando con forza e lucidità la tragedia del conflitto e gli orrori dei campi di concentramento. Ma è stata anche un'instancabile viaggiatrice, attratta sempre da nuove avventure da vivere, una grande cuoca e anche una perfetta padrona di casa, che accoglieva con sapienza amici come Picasso o Man Ray. Un personaggio sempre in grado di vivere con passione ardente e intelligenza ogni momento, ogni lavoro, ogni sfida che l'esistenza le imponeva. "Le molte vite di Lee Miller" è la sua biografia, narrata dal figlio Antony e completa di oltre cento fotografie che restituiscono tutto il fascino e la forza di una donna straordinaria e unica.
43 min
23 Gen 2023

Mostre in mostra. Roma 1978 (Palazzo delle Esposizioni, Roma)

Con Attilio Scarpellini. Scelte musicali e regia di Ennio Speranza | Mostre in mostra. Mario Merz. Balla, Carrà, de Chirico, de Pisis, Morandi, Savinio, Severini. Roma 1978 (Roma, Palazzo delle Esposizioni, dal 29 novembre 2022 al 26 febbraio 2023), a cura di Daniela Lancioni | L'esposizione fa parte del ciclo "Mostre in mostra" con il quale il Palazzo delle Esposizioni propone la ricostruzione di alcune tra le più significative vicende espositive che hanno caratterizzato il panorama artistico a Roma a partire dal secondo Novecento. Per questa seconda edizione viene riproposta la mostra "Mario Merz. Balla, Carrà, de Chirico, de Pisis, Morandi, Savinio, Severini" inaugurata alla storica Galleria dell'Oca di Roma il 15 marzo del 1978, e frutto della collaborazione tra Luisa Laureati Briganti, fondatrice della galleria, e i galleristi Luciano Pistoi e Gian Enzo Sperone. Da annoverare tra le pietre miliari nella storia delle esposizioni contemporanee, la mostra colpisce per l'accostamento, all'epoca del tutto inusuale, tra i lavori di Mario Merz figura di spicco dell'Arte Povera, e i principali pittori italiani del Novecento. La riproponiamo oggi proprio in virtù del fatto che questa esposizione è riuscita ad abbattere barriere stilistiche, cronologiche e persino ideologiche, facendo convivere un acclamato interprete di quelle Neoavanguardie che in nome di un rapporto autentico con il mondo avevano rinunciato alla pittura, con i più celebri tra gli artisti che il mondo lo avevano riversato nei loro quadri rendendo incandescente la pittura italiana della prima metà del XX secolo. Il connubio venne celebrato in assenza totale di attriti o di contrastanti prese di posizione. A congegnarlo furono tre galleristi, che possono considerarsi a tutti gli effetti dei curatori, e un artista, Mario Merz, eccezionalmente aperto verso gli altri. Il fil rouge che portarono alla luce con "naturalezza" è quello della storia dell'arte e della qualità delle opere, espressione matura di un processo di contaminazione tra arte concettuale e tradizione della pittura al quale concorsero più voci. Riproporre oggi questa mostra permetterà di ragionare su alcuni snodi della cultura recente, sullo sbiadire, in particolare, di alcune rigide "compartimentazioni" che segnarono gli anni Settanta e sul fenomeno definito, in maniera inadeguata, del "ritorno alla pittura". La mostra è accompagnata da un catalogo edito dall'Azienda Speciale Palaexpo, pubblicato con un ampio apparato iconografico, con i contributi, oltre che della curatrice, di Paola Bonani e di Francesco Guzzetti e completato dalla cronologia, redatta da Giulia Lotti, sull'intera attività della Galleria dell'Oca, dall'anno della sua fondazione nel 1965 sino alla chiusura nel 2008.
43 min
16 Gen 2023

Pier Paolo Pasolini. Tutto è santo. Il corpo veggente. (Palazzo Barberini, Roma)

Con Attilio Scarpellini. Scelte musicali e regia di Federico Vizzaccaro | Pier Paolo Pasolini. Tutto è santo. Il corpo veggente. (Roma, Gallerie Nazionali di Arte Antica, Palazzo Barberini, dal 28 ottobre 2022 al 12 febbraio 2023) | La mostra Pier Paolo Pasolini. TUTTO È SANTO – Il corpo veggente, a cura di Michele Di Monte, è realizzata all'interno del tripartito progetto espositivo Pier Paolo Pasolini. TUTTO È SANTO, coordinato e condiviso dalle Gallerie Nazionali di Arte Antica con l'Azienda Speciale Palaexpo di Roma e il MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo, in occasione del centenario della nascita di Pier Paolo Pasolini (Bologna, 5 marzo 1922 – Roma, 2 novembre 1975). La scelta del titolo, Pier Paolo Pasolini. TUTTO È SANTO, si ispira alla frase pronunciata dal saggio Chirone nel film Medea (1969), che evoca la misteriosa sacralità del mondo del sottoproletariato, arcaico e religioso, in netto conflitto con gli eroi di un mondo razionale, laico, borghese. Concepito e curato collettivamente da Michele Di Monte, Giulia Ferracci, Giuseppe Garrera, Flaminia Gennari Santori, Hou Hanru, Cesare Pietroiusti, Bartolomeo Pietromarchi, Clara Tosi Pamphili, il progetto espositivo - diviso in "Il corpo politico" (MAXXI, sino al 12 marzo 2023), "Il corpo veggente" (Gallerie Nazionali di Arte Antica, sino al 12 febbraio 2023) e "II corpo poetico" (Palazzo delle Esposizioni, sino al 26 febbraio 2023) - intreccia discipline, media, opere originali e documenti di archivio secondo tre direttrici autonome, specifiche per ogni sede, ma concepite per potersi integrare allo scopo di sollecitare riflessioni inedite sulla produzione pasoliniana, sull'influenza culturale che ha esercitato e ancora esercita sullo sguardo di chi la osserva dal XXI secolo. La mostra delle Gallerie Nazionali di Arte Antica esplora il ruolo determinante della tradizione artistica nel cinema e nell'immaginario visivo pasoliniani, dai Primitivi al Barocco, dall'arcaismo ieratico dei pittori giotteschi al realismo sovversivo di Caravaggio, e il tema del sacro, che, come ricorda il titolo dell'intera rassegna, rappresenta il motivo di fondo di questo percorso. Percorso che si sviluppa come una sorta di "montaggio" visuale, tra dipinti, sculture, fotografie e libri (per un totale di circa 140 pezzi), illustrando il potere di sopravvivenza delle immagini, trasfigurate dall'obiettivo poetico di Pasolini, la loro carica espressiva ed emotiva, testimoni del mistero sacro e insieme mondano del nostro rapporto con la realtà e con la storia. La mostra è suddivisa in sei sezioni, intitolate alle figure del corpo, altro tema trasversale del progetto espositivo che accomuna i tre musei coinvolti.
44 min
15 Gen 2023

I macchiaioli (Palazzo Blu, Pisa)

Con Arturo Stalteri. Scelte musicali e regia di Federico Vizzaccaro | I macchiaioli (Palazzo Blu, Pisa, dall'8 ottobre 2022 al 26 febbraio 2023), a cura di Francesca Dini | La mostra, prodotta e organizzata da Fondazione Palazzo Blu e MondoMostre, con il contributo di Fondazione Pisa, e a cura di Francesca Dini, storica dell'arte ed esperta tra le più autorevoli di questo movimento, ripercorre l' evoluzione di una delle più originali avanguardie nell'Europa della seconda metà del XIX secolo. Si tratta di una retrospettiva di oltre 120 opere, per lo più provenienti da collezioni private, solitamente inaccessibili, e da importanti istituzioni museali come le Gallerie degli Uffizi di Firenze, il Museo Nazionale Scienza e Tecnologia "Leonardo da Vinci", di Milano, la Galleria d'Arte Moderna – Musei di Genova Nervi e la Galleria Nazionale d'arte Moderna e Contemporanea di Roma. Il catalogo della mostra è edito da Skira Editore. Questo importante movimento pittorico è diventato popolare, arrivando a un pubblico più vasto, oltre cinquant'anni fa grazie all'ormai storica mostra di Forte Belvedere a Firenze. Sull'arte dei macchiaioli molto si è detto e rappresentato, senza mai però riuscire a restituire appieno quella visibilità internazionale che le spetta. E questo soprattutto perché la competizione con l'Impressionismo francese, impostata come ineludibile dalla critica sin dai tempi di Roberto Longhi, ha fin qui impedito una lettura completa e autonoma della vicenda dei Macchiaioli. Oggi più che mai, cadute le visioni nazionaliste a favore di uno sguardo europeista e internazionale, si è più propensi a stemperare la concezione franco-centrica della storia della pittura europea del XIX secolo e, senza sminuire la portata universale del messaggio impressionista, a evidenziare con maggiore oggettività i nessi vitali del dialogo culturale tra i popoli che hanno contribuito all'evoluzione della civiltà europea. In questo contesto la vicenda dei Macchiaioli assume una rilevanza ancora più interessante, così come la Toscana, terra di elezione per loro esperienza artistica. Questi pittori appaiono dunque per ciò che sono effettivamente stati, ovvero la chiave di un dialogo aperto, propositivo, onesto e audace con le più importanti comunità artistiche dell'Europa del tempo. Il termine "Macchiaioli" fu coniato nel 1862 da un recensore della Gazzetta del Popolo, che così definì quei pittori che intorno al 1855 avevano dato origine a un rinnovamento in chiave antiaccademica della pittura italiana in senso realista. L'accezione ovviamente era dispregiativa e giocava su un particolare doppio senso: darsi alla macchia infatti, significa agire furtivamente, illegalmente. L'esposizione a Palazzo Blu, articolata in 11 sezioni, racconta l'avventura di un gruppo di giovani pittori progressisti, toscani e non, che – desiderosi di prendere le distanze dall'istituzione accademica nella quale si sono formati, sotto l'influenza di importanti maestri del Romanticismo come Giuseppe Bezzuoli e Francesco Hayez – giungono in breve tempo a scrivere una delle più poetiche e audaci pagine della storia dell'arte non solo italiana. Ed è proprio per via dei valori universali che la sottendono che l'arte dei Macchiaioli risulta così attuale, affascinando con la pienezza formale e poetica di straordinari capolavori – dalle Cucitrici di camicie rosse di Borrani a Il canto di uno stornello di Lega, alla Battaglia di Magenta di Fattori – indelebilmente impressi nella memoria collettiva. Lo sguardo intimo sulla realtà a loro contemporanea, la visione antieroica e profondamente umana che i Macchiaioli ebbero del Risorgimento hanno del resto incantato anche il mondo del Cinema, da Luchino Visconti a Martin Scorsese.
43 min
13 Gen 2023

Georges Simenon, "Dietro le quinte della polizia" (Adelphi)

Con Attilio Scarpellini. Scelte musicali di Ennio Speranza. Regia di Francesco Mandica | Georges Simenon, "Dietro le quinte della polizia" (Adelphi), trad. di Lorenza Di Lella e Maria Laura Vanorio | È lo stesso commissario Maigret, nelle sue Memorie, a raccontare (in una esilarante mise en abyme) come gli era capitato di far visitare i locali della Polizia giudiziaria a uno scrittorello dotato di «giovanile sfrontatezza», tale Georges Sim. Nella realtà fu Xavier Guichard, che ne era il direttore, a proporre, all'inizio degli anni Trenta, a un Simenon che di Maigret ne aveva già pubblicati una mezza dozzina, di trascorrere qualche giorno al Quai des Orfèvres: giusto per rendere più verosimili il suo personaggio e l'ambiente in cui si muoveva. Lui non se lo fece ripetere due volte e ne approfittò anche per scrivere una serie di articoli. Tuttavia, poiché (come il lettore ha già potuto constatare nei tre precedenti volumi dei reportage) non di rado il romanziere eclissa il giornalista, non solo Simenon annota spunti per i suoi futuri romanzi, ma si toglie lo sfizio di raccontare celebri inchieste, casi giudiziari clamorosi, aneddoti singolari. Dai quali emerge anche uno spaccato della Parigi dell'epoca, con la fauna dei suoi quartieri malfamati, gli immigrati delle periferie, i ricchi borghesi delle strade eleganti, i piccoli artigiani degli arrondissement più poveri: una Parigi che già allora cominciava a cambiare profondamente - e che oggi è quasi del tutto scomparsa. Così com'è scomparsa quella polizia di cui Simenon ci mostra all'opera gli ultimi esemplari, e della quale non nasconde di rimpiangere i metodi sbrigativi ma efficaci. Con una Nota di Ena Marchi.
43 min
10 Gen 2023

Geoff Dyer, "L' infinito istante. Saggio sulla fotografia" (il Saggiatore)

Con Attilio Scarpellini. Scelte musicali e regia di Federico Vizzaccaro | Geoff Dyer, "L' infinito istante. Saggio sulla fotografia" (il Saggiatore), trad. di Maria Virdis | Per Geoff Dyer la fotografia non è altro che un mezzo attraverso cui avviene il racconto delle piccole e grandi storie dell'umanità. Come la scrittura e il jazz, anche la fotografia sa andare oltre il significato del soggetto dell'opera, ma è necessario affinare la propria sensibilità. Nell'"Infinito istante", è una sorta di ordine entropico a guidare il viaggio nelle sterminate possibilità del mezzo fotografico. Dyer prova a distinguere quei fili che, come in un romanzo, legano generazioni di fotografi che pur non essendosi mai incontrati entrano in contatto incuranti del tempo e dello spazio grazie alla ripetizione dell'identico. Raccoglie quindi gli scatti di Alfred Stieglitz, Paul Strand, Walker Evans, André Kertész, Dorothea Lange, Diane Arbus e William Eggleston e scopre come il fotografare le stesse scene e gli stessi oggetti (panchine, cappelli, mani, strade, finestre, negozi di barbieri, fisarmonicisti) crei tra di loro un dialogo costante, una conversazione a più voci. Il suo è lo sguardo di uno scrittore che non possiede una macchina fotografica per sua stessa ammissione, e che può quindi abbandonarsi all'esperienza intima e personale dell'immagine. La fotografia cambia il modo in cui vediamo il mondo, Geoff Dyer cambia il modo in cui guardiamo entrambi.
44 min
09 Gen 2023

Picasso e Guernica. Genesi di un capolavoro (MAN, Nuoro)

Con Attilio Scarpellini. Scelte musicali e regia di Federico Vizzaccaro | Picasso e Guernica. Genesi di un capolavoro. Contro tutte le guerre. (Nuoro, MAN, Museo d'arte della Provincia di Nuoro, dal 18 novembre 2022 al 19 febbraio 2023), a cura di Michele Tavola | Dal 23 settembre al 31 dicembre del 1953 Guernica venne esposta nella Sala delle Cariatidi del Palazzo Reale di Milano, insieme a più di trecento altre opere del maestro spagnolo, dando forma alla più grande retrospettiva di Picasso mai tenuta in Italia. Successivamente la mostra venne spostata a Roma, ma in formato ridotto e soprattutto senza Guernica, che da allora non fece mai più ingresso nel nostro Paese. La Sala delle Cariatidi, che al momento di accogliere il capolavoro picassiano presentava ancora i segni dei bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, amplificando così il significato dell'opera, ospitò in quell'occasione anche altre drammatiche composizioni di esplicita denuncia dei disastri della guerra quali il Massacro in Corea e Carnaio. Oggi Guernica non viaggia più, non lascia mai la Spagna né la sua sala al Museo Reina Sofía di Madrid. Non tornerà più a Parigi, dove è stata creata, commissionata dal governo repubblicano spagnolo per l'Esposizione Universale del 1937, non tornerà più al MoMA di New York dove ha passato buona parte del suo esilio prima di tornare in patria. E sicuramente non tornerà più in Italia. Settant'anni dopo la storica esposizione al Palazzo Reale di Milano, il MAN di Nuoro celebra il passaggio italiano di Guernica, simbolicamente e artisticamente fondamentale per una generazione di artisti, di critici d'arte e di cittadini italiani. L'omaggio nuorese si suddivide in due sezioni principali: l'eco di Guernica nella produzione artistica di Picasso e il racconto della genesi dell'opera attraverso la narrazione visiva di Dora Maar, fotografa e all'epoca compagna dell'artista spagnolo. La prima sezione trova il suo fulcro principale nello straordinario dittico di incisioni intitolato "Sueño y mentira de Franco", vero e proprio contraltare grafico del grande dipinto. Picasso iniziò a incidere la prima lastra nel gennaio del 1937 ma abbandonò presto il lavoro. Nel mese di maggio, appena dopo il tragico bombardamento della cittadina basca, portò a termine entrambe le matrici proprio mentre stava eseguendo la monumentale tela, utilizzando gli stessi studi e le stesse idee. Non si tratta affatto, però, di una versione in formato ridotto del quadro, ma di un'invenzione originale, a sé stante, che prende le mosse dallo stesso pensiero e dallo stesso impeto creativo. Attorno a "Sueño y mentira de Franco" si raccoglierà una piccola ma significativa serie di incisioni, che afferiscono direttamente alla gestazione di Guernica o che, per essere stati realizzate nello stesso periodo, richiamano da vicino stile e temi del celebre dipinto. La seconda anima della mostra ruoterà attorno alla straordinaria testimonianza di Dora Maar, che documentò giorno per giorno, con le proprie fotografie, il lavoro di Picasso. Si tratta di una serie di scatti al contempo commoventi e fondamentali per la ricostruzione filologica della creazione di Guernica. Insieme alle fotografie, si esporrà la splendida incisione "Portrait de Dora Maar au chignon" eseguita da Picasso proprio nel 1936 a un anno da Guernica e che per certi versi riverbera lo stile sintetico di Guernica. Non mancheranno immagini scattate nel 1953 da Mario Perotti in occasione della rassegna milanese, nell'allestimento toccante della Sala delle Cariatidi segnata dai bombardamenti, situazione tragica che convinse Picasso a esporre il suo capolavoro in quel contesto così affine all'anima del dipinto. Catalogo Interlinea, italiano inglese, con testi di Michele Tavola, Gioxe De Micheli, Victoria Combalía, Jean-Louis Andral, bibliografia ragionata su Guernica a cura di Erica Rompani.
43 min
08 Gen 2023

Vivian Lamarque, "L'amore da vecchia" (Mondadori)

Con Maria Grazia Calandrone. Scelte musicali e regia di Ennio Speranza | Vivian Lamarque, "L'amore da vecchia" (Mondadori) | In questi nuovi versi, vivaci e freschissimi, quasi con ironia a dispetto del titolo che li presenta, Vivian Lamarque torna ai lettori con un'opera ricca di impressioni e memoria, di vicende e presagi, che si susseguono come nelle scene di un ampio, libero film. Sono poesie in cui l'autrice si affaccia alle immagini del sempre più frequente insorgere del ricordo e all'apparire anche di volti familiari, riuscendo comunque a conservare intatta la propria vitale attitudine ad aprirsi all'incanto e agli spunti più vari dell'immaginazione. Lamarque ragiona poeticamente sul «fascino discreto degli amori non corrisposti», sull'idea dell'amore «inventato», propone narrazioni, in un'ampia, sorprendente mitologia personale che chiama a raccolta il grande cinema e grandi poeti (da Orazio e Virgilio, con riferimenti a Pascoli e Saba, Penna e Caproni). Si esprime coinvolgendo una realtà animale e vegetale, o la città con i suoi riti anche quotidiani, e poi luoghi di mare, viaggi, ricognizioni sensibilissime in uno spazio/tempo autobiografico. Introduce, con il garbo che le è consueto, pensieri sul senso stesso e sulla natura della poesia in un percorso di consapevolezza nel cuore dell'esperienza. Ma è ben presente, in L'amore da vecchia, un generale senso di provvisorietà del vivere, che porta in sé la coscienza pervasiva del futuro, inevitabile nulla, del non esserci più, fino al momento del nostro «ultimo pensiero». E a tutto questo si aggiunge, nell'età dell'inverno, di cui l'autrice sente il progredire, l'attenzione al presente, con le sue nuove, impreviste minacce. Lamarque muove i suoi passi con una felice varietà di soluzioni espressive, passando da componimenti fittamente prosastici ad altri più sottilmente e sempre incisivamente scanditi, conservando gli accenti di raffinato tono colloquiale in cui si manifesta un lirico senso di pacata e umanissima saggezza.
43 min
05 Gen 2023

Silvia Benvenuti, "In viaggio con i numeri" (EDT)

Con Arturo Stalteri. Scelte musicali e regia di Ennio Speranza | Silvia Benvenuti, "In viaggio con i numeri. Dieci passeggiate per mateturisti curiosi", prefazione di Marco Malvaldi (EDT) | Le grandi sfide matematiche che si celano dietro i monumenti del nostro tessuto urbano. Un libro divertente e leggero da leggere camminando o in poltrona, per riscoprire la città con uno sguardo nuovo. Il cosiddetto mateturismo è un'interessante tendenza che negli ultimi anni si sta diffondendo, a partire dai paesi anglosassoni, un po' in tutta Europa, Italia compresa, sull'onda del sempre maggiore interesse che i numeri e la matematica riscontrano nel grande pubblico. L'idea è quella di visitare, con l'aiuto di una guida esperta, una città d'arte o un luogo ricco di storia scoprendo quanto profonda sia la presenza dei numeri e della matematica nel suo tessuto architettonico e urbanistico. Scoprire quanto spesso dietro la facciata di un palazzo, nella prospettiva di un celebre affresco, nella struttura di un ponte o di una cupola che abbiamo visto decine di volte si nasconda una sorprendente sfida matematica, che il più delle volte ha coinvolto personalità illustri della storia della scienza e dell'arte, da Leonardo a Bramante, costituisce un modo divertente e nuovo di viaggiare e di confrontarsi con il nostro paesaggio urbano. Silvia Benvenuti, docente di Matematica all'Università di Bologna, è stata fra i primi studiosi a condurre queste appassionanti "passeggiate matematiche" pensate per il pubblico dei non addetti ai lavori, e in dodici divertenti e ricchi capitoli dedicati ad altrettante città coinvolge il lettore curioso in questo mondo di sorprese e rompicapo. Pisa, Milano, Bologna, Urbino, Roma, Firenze, Venezia, Torino, Napoli, più due "intermezzi" dedicati rispettivamente alle cupole e alle opere dei grandi architetti contemporanei. Un libro che si può leggere camminando per il centro storico di una delle più belle città d'arte, o anche in poltrona, per tornare a giocare con i numeri e riflettere sulla ricchezza della nostra storia culturale. Prefazione di Marco Malvaldi.
43 min
04 Gen 2023

Annibale Carracci. Gli affreschi della cappella Herrera (Palazzo Barberini, Roma)

Con Arturo Stalteri. Scelte musicali di Ennio Speranza. Regia di Luigi Iavarone | Annibale Carracci. Gli affreschi della cappella Herrera (Roma, Gallerie nazionali di Arte Antica, Palazzo Barberini, dal 17 novembre 2022 sino al 5 febbraio 2023), a cura di Andrés Úbeda de los Cobos | "Questa mostra è il risultato del lavoro congiunto di tre grandi istituzioni internazionali; sarà un'occasione unica per capire cos'era la cappella Herrera in San Giacomo degli spagnoli, ammirata e imitata nel XVII e XVIII secolo e distrutta nel 1830, oltre naturalmente a costituire un'opportunità fondamentale per la ricerca e gli studi su Annibale Carracci e la sua bottega", ha commentato Flaminia Gennari Santori, direttrice della Gallerie Nazionali di Arte Antica. La mostra, che ha avuto due precedenti tappe, al Museo del Prado a Madrid e al Museu Nacional d'Art de Catalunya a Barcellona, riunisce il ciclo di affreschi ideato da Annibale Carracci per la decorazione della cappella di famiglia del banchiere spagnolo Juan Enriquez de Herrera nella Chiesa di San Giacomo degli Spagnoli a piazza Navona. Nel XIX secolo la cappella fu smantellata e nel 1830 gli affreschi furono staccati, trasferiti su tela e portati nella Chiesa di Santa Maria in Monserrato degli Spagnoli. Poco dopo furono inviati in Spagna e divisi tra il Museo del Prado a Madrid e l'Accademia Reale Catalana di Belle Arti di Sant Jordi di Barcellona. Attualmente sette frammenti sono conservati a Madrid, nel Museo del Prado, e nove a Barcellona al Museu Nacional d'Art de Catalunya (MNAC). L'ubicazione dei rimanenti tre frammenti di decorazione, che apparentemente furono depositati nella Chiesa di Santa Maria in Monserrato degli Spagnoli, rimane ignota. Il ciclo di affreschi riveste un eccezionale rilievo, benché a causa della dispersione sia poco conosciuto. Il precario stato di conservazione dei dipinti, in particolare quelli conservati a Madrid, ne ha inoltre reso difficile lo studio e la valorizzazione. Il recente restauro ha permesso finalmente di affrontare la ricerca, approfondire gli studi e individuare in questo ciclo uno dei testi fondamentali per comprendere e definire lo stile tardo di Annibale, oltre che il talento di ognuno dei suoi collaboratori. Negli spazi della Sala Marmi, della Sala Ovale e della Sala Paesaggi di Palazzo Barberini saranno esposti 16 affreschi, la pala d'altare di Annibale Caracci, proveniente dalla Chiesa di Santa Maria in Monserrato degli Spagnoli, una selezione di disegni, un video prodotto dal Museo del Prado che illustra le vicende legate alla genesi della cappella Herrera, agli autori e all'iconografia, alla Chiesa di San Giacomo degli Spagnoli, alla dispersione dei dipinti e infine al loro restauro. In occasione della mostra è stato pubblicato il catalogo, edito da Museo Nacional del Prado Difusión per la versione in spagnolo e catalano e da Skira Editore per la versione in italiano.
43 min
03 Gen 2023

Paolo Maurensig, "Il quartetto Razumovsky" (Einaudi)

Con Arturo Stalteri. Scelte musicali di Ennio Speranza. Regia di Luigi Iavarone | Paolo Maurensig, "Il quartetto Razumovsky" (Einaudi) | Tre amici si ritrovano dopo molti anni. Sono tedeschi, ora vivono negli Stati Uniti e in un passato che nessuno di loro vuole fare ricordare hanno suonato di fronte a Hitler, suscitando l'ammirazione della Germania intera. In quei giorni sciagurati di musica, applausi e grandi ambizioni erano un quartetto, ma quando ritrovano Victoria, la suadente violoncellista, lei non sembra nemmeno riconoscerli. In ricordo della giovinezza si preparano ora per un nuovo concerto insieme, l'ultimo, ma a pochi giorni dal debutto la morte violenta di Max Brentano, il carismatico violinista del gruppo, fa tornare a galla una storia di gelosia, odio e rancore. Una storia, a distanza di tempo, ancora ferocemente nazista. Perché il personaggio che dice «io» in questo libro, oltre a suonare il violino nel quartetto Razumovsky, durante il Reich veniva soprannominato «il Torturatore». E dopo la caduta del regime, la sua unica speranza di sopravvivere è stata scomparire nel nulla, dall'altra parte dell'Atlantico. Con un nome fittizio, Rudolf Vogel ha trovato rifugio nelle comunità tedesche del Montana, dove scrive infimi romanzetti di genere, sentendosi braccato e cercando di non destare troppi sospetti. Ben presto, però, la preda scopre di poter tornare a indossare i panni del predatore, e quando incontra i compagni del quartetto sa di dover chiudere una volta per tutte il cerchio della sua ossessione. Il commiato di Paolo Maurensig è una storia drammatica e potente, un romanzo in tre atti che ci interroga sull'impeto della memoria e sulla persistenza della colpa quando la colpa non sbiadisce, mettendoci di fronte all'ostinata e tragica fascinazione di alcuni uomini per il male assoluto.
43 min
01 Gen 2023

Noemi Manzoni, "Tutto nel mondo è burla" (Manzoni Editore)

Con Arturo Stalteri. Scelte musicali e regia di Ennio Speranza | Noemi Manzoni, "Tutto nel mondo è burla" (Manzoni Editore) || Carlo M. Cipolla, "Le leggi fondamentali della stupidità umana", nuova edizione con i disegni di Sergio Staino (il Mulino) || Serie televisiva "Mercoledì" | «Di caricature, di caricature! di burle da copertina, di caricature in vignette a piè di pagina o su facciate centimetri 27 x 37,5. Duecento e più disegni di Verdi macìnino e di Wagner che vuole l'inchino; Berlioz ha di elettrico il metronomo, Strauss una sua opera. Liszt è dei Giudei il nuovo Messia, Mahler è della viennese Opera il nuovo dio. Quale per un appuntito disegnatore, quale per un criticone foresto, da gallinaccio vestito o incline per contrappasso a estero"ile simpatie, che riescono a deridere tutti coloro che in musica sono maestri. Di caricature, di caricature litografate, di sculture di caricature, di silhouette in zincogra"ia, i disegnatori di tutta Europa hanno ingombrato riviste che "ioriscono nel secondo Ottocento e si inaridiscono con la Grande Guerra. Della gran parte di quelle caricature, quando venivan fuori più « civettuole », si potrebbe affermare essere opera di celebri disegnatori, e noi ci contenteremo di segnalare talune delle più in vista, di compositori illustri e di illustri vittime; poiché tutto, tutto! è passato per la matita della satira musicale, salvo il conformismo della critica togata || Scritto originariamente in lingua inglese, "The Basic Laws of Human Stupidity" fu stampato per la prima volta nel 1976 in edizione numerata e fuori commercio sotto l'improbabile sigla editoriale dei "Mad Millers", i mugnai pazzi. L'autore riteneva che il suo testo potesse essere pienamente apprezzato soltanto nella lingua in cui lo aveva scritto, e per molto tempo declinò la proposta di tradurlo. Solo nel 1988 accettò l'idea di pubblicarlo in versione italiana nel volume "Allegro ma non troppo", insieme al saggio "Il ruolo delle spezie (e del pepe in particolare) nello sviluppo economico del Medioevo", esso pure scritto in inglese e stampato fuori commercio dai Mad Millers per il Natale del 1973. Come volume a sé la versione inglese delle "Leggi fondamentali della stupidità umana" è poi stata pubblicata, sempre dal Mulino, nel 2011. Sia in quell'edizione, sia in questa prima italiana viene riproposta in apertura la nota al lettore scritta da Cipolla per l'edizione originale del 1976. «Una persona stupida è una persona che causa danno ad un'altra persona o gruppo di persone senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo una perdita» Terza legge fondamentale. || Mercoledì (Wednesday) è una serie televisiva statunitense del 2022 creata da Alfred Gough e Miles Millar, ispirata ai personaggi della famiglia Addams, creata da Charles Addams per le sue vignette sul periodico The New Yorker nel 1939. L'opera viene prodotta in collaborazione tra la piattaforma Netflix e la casa di produzione MGM Television. La serie è una commedia horror-fantasy che segue le avventure di Mercoledì Addams, interpretata da Jenna Ortega, alla scuola privata superiore Nevermore Academy dell'immaginaria cittadina di Jericho. Tim Burton è uno dei produttori esecutivi insieme a, tra gli altri, Alfred Gough e Miles Millar.
154 min
31 Dic 2022

Federica De Paolis, "Le distrazioni" (HarperCollins Italia)

Con Mariagrazia Calandrone. Scelte musicali e regia di Ennio Speranza | Federica De Paolis, "Le distrazioni" (HarperCollins Italia) | Viola, come ogni giorno, ha portato Elia ai giardinetti del quartiere. Da quando ha avuto l'incidente, poco meno di due anni prima, tutto le è faticoso, quasi insopportabile. Così come sono insopportabili i continui ritardi di Paolo. Per questo, quando lo vede arrivare da lontano, Viola non aspetta neanche che entri nel parco e se ne va. Ma proprio in quel momento lui è raggiunto da una telefonata, deve tornare in ufficio, un impianto di cui è responsabile ha preso fuoco. Elia, che ha solo diciotto mesi, resta solo. Abbandonato al suo destino. In una porzione di Roma grigia e desolata come una landa. Prima che la coppia si accorga che è scomparso passano secondi, minuti. Poi, la consapevolezza. Dov'è Elia? Si è solo allontanato? Qualcuno lo ha preso? Chi può essere stato? C'entrano i Rom del campo vicino? O riguarda il lavoro di Paolo, che da avvocato ha a che fare con persone influenti e corrotte? Oppure potrebbe averlo trovato Dora, l'inseparabile amica di Viola, che Paolo non sopporta? Dopo la vittoria del Premio DeA Planeta, Federica De Paolis torna mettendo in luce tutto il suo talento. Come in un romanzo di Donna Tartt, Le distrazioni compone una sinfonia di sentimenti e generi: indaga nella vita di una coppia, scandaglia le relazioni famigliari, rovescia la realtà, mentre il tempo inesorabile scorre. Federica De Paolis si conferma unica nel raccontare il lato oscuro della normalità, i silenzi, le omissioni, le piccole menzogne e le verità impronunciabili. E, dando corpo a una delle paure più atroci di un genitore, regala ai lettori un romanzo esplosivo e intensissimo, fino allo straordinario, inatteso, finale.
44 min
28 Dic 2022

Giulio II e Raffaello (Pinacoteca nazionale, Bologna)

Con Arturo Stalteri. Scelte musicali e regia di Ennio Speranza | Giulio II e Raffaello. Una nuova stagione del Rinascimento a Bologna (Bologna, Pinacoteca nazionale, dall'8 ottobre 2022 al 5 febbraio 2023), a cura di Daniele Benati, Maria Luisa Pacelli, Elena Rossoni | Giulio II fu il Pontefice che assoggettò Bologna allo Stato della Chiesa cambiando profondamente il corso della storia cittadina e avviando, anche grazie alla presenza di artisti come Bramante e Michelangelo, una nuova stagione del Rinascimento in città. Il celeberrimo ritratto è stato concesso alla mostra bolognese dalla National Gallery di Londra che, a sua volta, aveva ottenuto dall'istituzione bolognese il dipinto "Estasi di Santa Cecilia" del maestro urbinate, per una esposizione londinese di grande successo. Il Ritratto di Giulio II è un dipinto a olio su tavola (108,7×80 cm) commissionato da Papa della Rovere a Raffaello e realizzato a Roma intorno al 1511-1512. Oltre alla versione conservata alla National Gallery di Londra, se ne conoscono diverse copie, alcune anonime, altre di importanti artisti come quella attribuita a Tiziano, conservata alla Galleria Palatina di Firenze. Si tratta di esemplari che testimoniano l'interesse per il personaggio effigiato e per il modello interpretativo raffaellesco, che rimane dominante nella ritrattistica dei papi per la gran parte degli artisti nei secoli successivi. Vasari e Lomazzo parlano di un ritratto del Papa realizzato da Raffaello presente nella basilica di Santa Maria del Popolo a Roma. L'opera, passata nella collezione Borghese nel 1608, era stata in seguito venduta all'imperatore Rodolfo II e da allora se ne erano perse le tracce. Nel 1976 uno studioso della National Gallery di Londra sciolse l'enigma del dipinto, che era stato acquistato nel 1824 dal museo e che si trovava in Inghilterra dalla fine del Settecento. Fu ritrovato infatti sulla tavola un numero d'inventario, il 118, che si scoprì corrispondere con quello della Galleria di Scipione Borghese al 1693. Le analisi scientifiche hanno poi confermato l'autografia raffaellesca e un restauro ha restituito la qualità pittorica dell'opera, fino ad allora nascosta sotto strati di vernice ingiallita. "A colpire nel ritratto è l'interpretazione che l'Urbinate propone del Pontefice e l'attenzione alla sua psicologia. Si tratta di un modello compositivo che rompe con la tradizione: qui Raffaello coglie Giulio II a mezza figura, un po' curvo e girato verso destra, presente, sebbene assorto e affatto ieratico. Il Papa sembra essere perfettamente a suo agio tra i simboli della sua funzione, ma come distaccato da essi. Un uomo di Dio e di potere, ma perfettamente conscio delle difficoltà del suo regno terreno. Non dimentichiamo, infine, che la figura di Giulio II ebbe grande impatto sulla società e sull'arte bolognese, mentre l'influenza dell'opera di Raffaello lasciò un segno assai duraturo sugli artisti cittadini", evidenzia Maria Luisa Pacelli, Direttrice della Pinacoteca Nazionale e co-curatrice della mostra bolognese.
43 min
26 Dic 2022

Luca Zoppelli, "Donizetti" (il Saggiatore)

Con Arturo Stalteri. Scelte musicali e regia di Ennio Speranza | Luca Zoppelli, "Donizetti" (il Saggiatore) | È difficile immaginare che sia stata proprio la sua prolificità a relegare per lungo tempo Gaetano Donizetti, negli ultimi trent'anni riscoperto come uno dei protagonisti della cultura romantica europea, in un cono d'ombra. Eppure, se da un lato le più di settanta opere teatrali e le centinaia tra composizioni da camera e brani liturgici gli garantirono notevole fortuna in vita, dall'altro apparvero agli occhi dei critici e dei colleghi contemporanei espressione di superficialità e trascuratezza. La sperimentazione di un'ampia varietà di generi, dal comico al patetico-avventuroso, da quelli italiani a quelli francesi, costò a «Dozzinetti» una reputazione che oggi definiremmo di autore «commerciale», tanto che, dopo la sua scomparsa, poche delle sue opere rimasero in circolazione. Luca Zoppelli ci presenta invece il compositore bergamasco come un artista moderno e pragmatico, che difende le proprie idee ma sa anche creare dei capolavori «a partire dalle sensibilità, dai codici dalle condizioni materiali che lo circondano». Così per esempio le origini proletarie ritornano nell'attenzione verso gli umili in Elisir d'amore o La Fille du régiment, mentre la vasta cultura letteraria e l'indole cosmopolita emergono nell'esplorazione di generi come l'opera romantica frenetica (Lucrezia Borgia), il dramma musicale politico, o il grand-opéra francese (Dom Sébastien). Donizetti ci accompagna lungo il percorso che ha portato un ragazzino povero e dalla voce sgraziata, ma vivacissimo d'ingegno, instancabile, ironico e malinconico, attraverso ambienti musicali e culturali diversissimi, fino a divenire il compositore più rappresentato nei teatri dell'Europa intera: l'autore di un arcipelago drammatico e musicale che è per noi una fonte inesauribile di scoperte e di meraviglia.
65 min
25 Dic 2022

Charles Dickens, "Canto di Natale" illustrato da Manuele Fior (Neri Pozza)

Con Arturo Stalteri. Scelte musicali e regia di Federico Vizzaccaro | Charles Dickens, "Canto di Natale" illustrato da Manuele Fior (Neri Pozza), trad. di Massimo Ortelio | Charles Dickens, "Canto di Natale" illustrato da Manuele Fior (Neri Pozza), trad. di Massimo Ortelio | «Quanto è vero Dio, sono tanto belli e mi sento tanto bene dopo averli letti» disse Robert L. Stevenson a un amico a proposito dei cosiddetti Christmas Books di Charles Dickens, di cui Canto di Natale è il primo e piú importante. Un po' morality, un po' dramma teatrale, un po' romanzo sociale, un po' storia gotica, quando uscí, il 19 dicembre 1843, Canto di Natale fu subito un grandissimo successo editoriale, straordinario per il suo tempo, considerando anche la preziosità dell'edizione illustrata, con la costa di un rosa delicato, scritte in oro e illustrazioni colorate a mano. Un'opera che Dickens scrisse in sole sei settimane, per provvedere alle necessità della sua famiglia, e che, nel giro di appena un anno, diede vita ad almeno otto produzioni teatrali e aprí la strada a un vero e proprio filone letterario. È un inverno freddissimo, quello in cui comincia il racconto, esattamente il giorno della vigilia di Natale: per qualcuno il piú bello dell'anno, ma per il vecchio Scrooge, impenetrabile e solitario come un'ostrica, semplicemente «il momento in cui scopri di essere piú vecchio di un anno, ma povero come prima». Verso sera, riflesso nel batacchio della porta, Scrooge scorge il volto spettrale di Marley, suo antico socio morto da ben sette anni! Comincia cosí una nottata di apparizioni e di eventi soprannaturali che cambierà il suo animo e la sua vita per sempre. Questo «libriccino» – nelle parole di Dickens – che, piú di ogni altra favola natalizia, ha travalicato epoche, paesi e culture viene riproposto qui in una nuova preziosa edizione, grazie alle splendide illustrazioni di Manuele Fior e alla nuova traduzione di Massimo Ortelio, per raccontare nuovamente ai lettori di ogni età la storia del vecchio Ebenezer Scrooge, avarissimo e misantropo, il cui animo arido viene redento, come per miracolo, da quattro fantasmi spaventosi durante la notte di Natale.
64 min
23 Dic 2022

Riccardo Rubis Passoni, "Road" (Arcana)

Con Arturo Stalteri. Scelte musicali. Ennio Speranza. Regia di Federico Vizzaccaro | Riccardo Rubis Passoni, "Road. Nick Drake, dall'Inghilterra alle stelle" (Arcana) | Quando si parla di Nick Drake, tutto sembra avvolto dal mistero. Della sua vita si hanno pochi dati certi e il suo boom di popolarità, avvenuto molti anni dopo la sua morte, pare più l'intervento di un deus ex machina che il risultato di una campagna di marketing. Eppure Nick Drake non è un autore astratto dal tempo; anzi, non lo è mai stato. In questo libro si unisce la musicologia alla storia e alla ricerca sociale, approfondendo non solo la vita e la musica di Nick Drake, ma anche il suo lascito culturale e il suo successo commerciale. Vengono indagati elementi tipici degli anni Sessanta e Settanta, quali la scena musicale londinese, la sessualità e la controcultura, ma anche la decolonizzazione, la vita nelle scuole inglesi durante gli anni Cinquanta, fino alla ricezione sociale della depressione nell'Inghilterra di Nick Drake; il tutto per scoprire come la sua vita, la società in cui viveva e la musica del cantautore interagissero tra di loro. Nella seconda parte del libro, invece, si studiano gli strumenti di diffusione musicale che hanno permesso al "fenomeno Drake" di farsi largo, a trent'anni dalla morte, nel music business del terzo millennio. In questa parte del libro ci si sofferma sull'evoluzione degli strumenti di produzione, i nuovi media come veicolo musicale e il difficile rapporto con il pubblico, con le frange più estremiste in cerca di musica "sincera" e una platea legata alle nuove generazioni, in cerca di artisti in grado di dar voce alle proprie emozioni.
43 min
22 Dic 2022

Kerstin Ekman, "Essere lupo" (Iperborea)

Con Arturo Stalteri. Scelte musicali e regia di Federico Vizzaccaro | Kerstin Ekman, "Essere lupo" (Iperborea), trad. di Carmen Giorgetti Cima | Ulf Norrstig, cacciatore ed ex guardia forestale, è un uomo sulla settantina che improvvisamente si ritrova a fare i conti con la vecchiaia e la sua vita intera. Fin da bambino, Ulf è stato abituato a cacciare e per lavoro, in età adulta, ha preso attivamente parte al disboscamento di vastissime aree del paese, ritenendo che fosse la cosa giusta da fare in nome del progresso. Ora però tutto sta cambiando, e il suo atteggiamento nei confronti della natura è mutato radicalmente. Ciò che scatena le riflessioni di Ulf è l'inaspettato incontro con un lupo che gli passa all'improvviso davanti mentre è appostato per cacciare: Ulf avverte una connessione immediata con l'animale, e inizia a domandarsi come sia la vita del lupo, come percepisca la natura e la minacciosa presenza degli umani. L'incontro con il lupo sconvolge a tal punto Ulf che non riesce a parlarne con nessuno, nemmeno alla moglie Inga, con la quale, malgrado le differenze di carattere, ha ancora un rapporto di estrema tenerezza. Ma il cambiamento è inevitabile, e Ulf si ritrova a interrogarsi sempre più a fondo sul rapporto tra umani e natura, scoprendo in sé una sensibilità che non credeva gli appartenesse... "Essere lupo" è un ritratto intimo e accattivante della natura e della psiche umana di un'autrice che può essere paragonata a scrittori del calibro di Ernest Hemingway, August Strindberg e Harry Martinson (la cui cattedra all'Accademia del Nobel svedese Kerstin Ekman occupa dal 1978) e con autori più recenti come Richard Powers.
43 min
20 Dic 2022

Andy Warhol. Icona Pop (Centro Culturale Altinate, Padova)

Con Arturo Stalteri. Scelte musicali e regia di Ennio Speranza | Andy Warhol. Icona Pop (Padova, Centro Culturale Altinate/San Gaetano, da 30 settembre 2022 al 29 gennaio 2023) a cura di Simona Occioni | Nel 1962, a Los Angeles, un giovane artista inaugura la sua prima mostra personale nella città californiana. Le opere esposte sono rappresentazioni di lattine Campbell's Soup realizzate mediante serigrafia e acrilico su tela. L'autore è Andy Warhol e i critici stroncano le sue composizioni come "opere piatte e provocatorie". Ciononostante, da quel momento in poi il suo successo sarà inarrestabile. Nella celebre "Factory" transiteranno i più grandi intellettuali e vip del momento, tutti desiderosi di farsi fare un ritratto da Andy. L'esposizione proposta per il Centro Altinate di Padova intende indagare la poetica del genio della Pop Art, soffermandosi sulla sua rappresentazione della società e della cultura americane. Nel suo corpus di opere trovano spazio i marchi che popolavano l'immaginario pubblicitario diffuso negli Stati Uniti tra gli anni '60 e gli anni '70: come l'iconica zuppa Campbell's. Accanto ai brand, Warhol rappresenta le icone dello spettacolo, a cui spetta un trattamento analogo rispetto ai prodotti. Il volto di Mick Jagger, di Sylvester Stallone o l'icona Marilyn Monroe sono "trattati" come prodotti di consumo rivestiti della medesima aura mistica con cui Warhol ripensa i suoi "oggetti" per trasformarli in un manufatto artistico. La mostra è suddivisa in 6 sezioni tematiche, a partire dal ritratto biografico del grande artista newyorkese. 150 opere tra disegni, incisioni, serigrafie, sculture e postcards. Un viaggio incalzante nell'eccentrico mondo di Warhol, l'icona pop per eccellenza.
43 min
19 Dic 2022

Ettore Napoli, "Der abschied. L'ultimo anno di vita di Gustav Mahler" (Manzoni)

Con Arturo Stalteri. Scelte musicali e regia di Federico Vizzaccaro | Ettore Napoli, "Der abschied. L'ultimo anno di vita di Gustav Mahler" (Manzoni) | Il 18 maggio 1911 Mahler muore a Vienna. Sulla sua lapide è inciso solo il nome: «chi mi conosce sa chi sono stato, gli altri non hanno bisogno di saperlo». Nonostante il desiderio di un funerale senza pompa, la presenza di centinaia di persone trasforma la cerimonia in un evento ai limiti della mondanità. Tra loro molte personalità a lui più vicine: Berg, Klimt, Walter, Webern, Zweig e altri, né mancano le delegazioni delle orchestre da lui dirette in Europa e negli USA. Quasi esattamente un anno prima sulla via del ritorno a Vienna da New York era a Parigi per dirigere la Sinfonia n. 2 e poi a Roma sul podio dell'Orchestra Sinfonica di Santa Cecilia. Rientrato a Vienna aveva ripreso il ritmo di sempre: la prima dell'Ottava, continue modifiche a partiture mai davvero finite, inizio di una Decima Sinfonia rimasta incompiuta, scoperta della relazione tra Alma e Gropius, colloquio con Freud e improvviso riacutizzarsi di un'infezione cardiaca e ormai incurabile. Questi gli avvenimenti dei quali si renderà conto nel volume, in un intreccio uomo-artista che avrebbe destabilizzato molti ma non Mahler, il quale non ha mai permesso agli accidenti della vita privata di condizionarne le sue attività artistiche, dando così ragione a Karl Jung per il quale il vero artista «non è altro che il suo lavoro e non un essere umano».
43 min
16 Dic 2022

James Patterson "Gli ultimi giorni di John Lennon" (Longanesi)

Con Arturo Stalteri. Scelte musicali. Ennio Speranza. Regia di Francesco Mandica | James Patterson, con Casey Sherman e Dave Wedge, "Gli ultimi giorni di John Lennon" (Longanesi)| L'8 dicembre 1980 il cantante più famoso della storia della musica e un suo fan si incontrano. Uno morirà. L'altro finirà in carcere per il resto dei suoi giorni. È un thriller. Ma è anche una storia vera. Neanche nei suoi sogni più esaltanti, John Lennon aveva immaginato che i Beatles lo avrebbero trasformato in una superstar internazionale, in grado di scalare le vette delle classifiche, conquistare il pubblico americano, rivoluzionare la musica pop e influenzare intere generazioni di fan in tutto il mondo. Sembra un sogno, ma è tutto vero. Una parabola esaltante fatta di incontri casuali, vitalità dirompente e un immenso talento. I Beatles in pochi anni diventano la band più amata del pianeta. Riassumono un'epoca e insieme la plasmano. Nessuno li può toccare. Nessuno tranne un giovane fan, Mark David Chapman, così ossessionato da Lennon da volare fino a New York da Honolulu, per appostarsi nell'Upper West Side, davanti al palazzo dove vive il suo idolo, il Dakota Building. La sera di quel maledetto 8 dicembre del 1980, Lennon ha appena compiuto quarant'anni. Sta rientrando a casa dallo studio di registrazione, con la moglie Yoko, giusto in tempo per dare la buonanotte al figlio Sean, di cinque anni. Con cinque colpi di pistola l'anonimo Mark Chapman fredda la più grande leggenda della musica vivente, che morirà pochi minuti dopo all'ospedale. Che cosa lo ha spinto a compiere quel gesto? A cosa pensava? Arricchito da interviste esclusive ad amici e collaboratori di Lennon, fra cui Paul McCartney, questo documentatissimo libro narra l'incredibile storia vera di due uomini che con le loro azioni hanno cambiato il mondo. Una storia raccontata con il ritmo, il brivido, le emozioni che nessuno come James Patterson sa calibrare.
43 min
15 Dic 2022

Alessandro Magrini, "Il dono di Cadmo" (Ponte alle Grazie)

Con Arturo Stalteri. Scelte musicali e regia di Federico Vizzaccaro | Alessandro Magrini, "Il dono di Cadmo. L'incredibile storia delle lettere dell'alfabeto" (Ponte alle Grazie) | L'incredibile storia delle lettere dell'alfabeto. Perché la A è la prima lettera dell'alfabeto? Forse perché il bue era considerato dai fenici il più importante fra i beni? Perché la D, fra i numeri romani, significa 500? Come si può vedere nella M il volto di un uomo? Perché davanti a U usiamo Q? Questo libro è una storia dell'alfabeto. La storia di una delle più straordinarie invenzioni umane, di quei «venti caratteruzzi» che ci permettono di «parlare con quelli che son nell'Indie, parlare a quelli che non sono ancora nati né saranno se non di qua a mille e dieci mila anni», per usare le parole di Galileo. (E perché per Galileo le lettere sono venti, e non ventuno?) Alessandro Magrini ci accompagna in un viaggio affascinante, un capitolo per lettera, dall'antico Egitto alla Fenicia alla Grecia a Roma (con lo zampino degli etruschi). E lo fa con la rara capacità di tenere sempre viva l'attenzione, complici la sua contagiosa curiosità e un'esposizione limpida e avvincente. Grazie anche al ricco apparato d'immagini, Il dono di Cadmo è uno di quei rari libri in cui il rigore scientifico convive con una genuina abilità divulgativa. Venite a scoprire la storia delle lettere: ogni scarabocchio sul muro, ogni insegna pubblicitaria non vi parrà più la stessa. Quando vedrete una N, penserete d'ora in poi a un antico serpente di mare.
43 min
14 Dic 2022

Giorgio Ferrari, "Il naufragio di Šostakovič" (Neri Pozza)

Con Arturo Stalteri. Scelte musicali e regia di Ennio Speranza | Giorgio Ferrari, "Il naufragio di Šostakovič. Arte e cultura sovietica negli anni del terrore staliniano" (Neri Pozza) | La mattina 28 gennaio del 1936 Dmitrij Šostakovič – che in quel momento si trova ad Archangelsk – sfoglia febbrilmente l'edizione della Pravda. A pagina tre c'è un editoriale non firmato dal titolo Caos invece di musica. Per la maggior parte dei lettori quel titolo non vuol dire nulla. Per lui invece è una pietra tombale sulla sua carriera di enfant prodige della musica sovietica. Due giorni prima era andata in scena a Mosca al teatro Bol'šoj una replica dell'opera che lo ha reso famoso in tutto il mondo. Si tratta di Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk, quattro atti ispirati all'omonima novella di Nikolaj Leskov. Allo spettacolo del Bol'šoj sono presenti Molotov, Mikojan e Ždanov, l'arbitro dell'ortodossia culturale comunista. Ma soprattutto è presente Stalin, incuriosito da quella musica che tutto il mondo onora. Inaspettatamente, al terzo atto Stalin abbandona il palco. Non era mai accaduto prima. È un naufragio, ma Šostakovič lo capirà due giorni più tardi. L'editoriale della Pravda è spietato e nessuno dubita che sia stato vergato dallo stesso Stalin, che la musica la ama e che preferisce Mozart e Beethoven alle astruserie della modernità: «Fin dalle prime battute il pubblico è assalito da un'ondata di sonorità volutamente confuse e discordanti, un formalismo che accarezza il gusto morboso del pubblico borghese con una musica inquieta e nevrastenica».
43 min
13 Dic 2022

Ron Galella. Paparazzo superstar (Palazzo Sarcinelli Conegliano)

Scelte musicali e regia di Ennio Speranza | Ron Galella. Paparazzo superstar. (Conegliano, Palazzo Sarcinelli, dal 7 ottobre 2022 al 29 gennaio 2023) a cura di Alberto Damian | "Ron Galella, Paparazzo Superstar" è una retrospettiva di Ron Galella, il più famoso paparazzo della storia della fotografia. La mostra riunisce oltre 180 ritratti di celebrità, attori, musicisti e artisti degli anni '60, '70, '80 e '90, selezionati tra i più di 3 milioni di scatti che compongono l'immenso archivio del fotografo. Il percorso espositivo ci accompagna dietro le quinte della fama, alla ricerca di reazioni ed emozioni immediate e genuine. Le fotografie – per la maggior parte in bianco e nero – sono talora accompagnate dal racconto di come sono state realizzate, permettendoci di scoprire i segreti del mestiere del più famoso paparazzo di sempre e i retroscena di scatti iconici almeno quanto le persone che vi sono ritratte. Una sala della mostra ospita un estratto del documentario "Smash His Camera" di Leon Gast, premiato al Sundance Film Festival del 2010 e dedicato alla carriera di Galella. Ron Galella, Paparazzo Superstar non è solo una mostra fotografica; è soprattutto un viaggio nella memoria di un'epoca, un'opportunità per scoprire punti di vista originali su quei personaggi iconici che compongono la mitologia pop condivisa da intere generazioni. Parlando di Ron Galella, Andy Warhol ebbe a dire: "Una buona foto deve ritrarre un personaggio famoso che sta facendo qualcosa di non famoso. Ecco perché il mio fotografo preferito è Ron Galella". Catalogo edito da Sime Books. Con Arturo Stalteri.
43 min
11 Dic 2022

Jhumpa Lahiri, "Racconti romani" (Guanda)

Con Maria Grazia Calandrone. Scelte musicali e regia di Ennio Speranza | Jhumpa Lahiri, "Racconti romani" (Guanda) | Segnati da un ambiente al contempo ospitale e ostile, i personaggi che abitano questi racconti vivono momenti di epifania ma anche violente battute di arresto. Così "Il confine" descrive le vacanze di una famiglia in una casa della bella campagna romana, ma la voce narrante è quella della figlia del custode che un tempo faceva il venditore di fiori in città e nasconde una ferita. Ne "Le feste di P." un uomo rievoca le animate serate nell'accogliente casa di un'amica che non c'è più. "La scalinata", una storia corale di quartiere, raduna sei personaggi, diversissimi per origine e appartenenza, attorno a un ritrovo comune, un saliscendi continuo di vita nel centro di Roma. Nella "Processione" una coppia cerca invano in città consolazione e sollievo per un episodio del passato che ha segnato tragicamente le loro vite. Dante Alighieri affiora rigoroso e a suo modo inedito nella vita di una donna americana trasferita in Italia, tra memorie del passato e inadeguatezze del presente. L'andamento della scrittura è riconducibile agli autori italiani del Novecento che Jhumpa Lahiri conosce e profondamente ama, a partire da Moravia che riecheggia nel titolo. Ma i temi di questo libro, il quinto che l'autrice scrive direttamente in italiano, sono tutti suoi: lo sradicamento, lo spaesamento, la ricerca di un'identità e di una casa, il sentimento di essere stranieri e soli ma, proprio per questo, in lotta e vitali.
42 min
10 Dic 2022

Gaja Cenciarelli, "Domani interrogo" (Marsilio)

Con Maria Grazia Calandrone. Scelte musicali e regia di Ennio Speranza | Gaja Cenciarelli, "Domani interrogo" (Marsilio) | La periferia romana dove sorge la scuola che è al centro di questo romanzo è la Rebibbia raccontata da Zerocalcare. Nel liceo si parla romano, e le aule sono abitate da strani esseri viventi: alcuni disegnati sui muri, alcuni umani ma dalle cui bocche escono suoni incomprensibili alla professoressa, che non ha mai pensato di avere la vocazione all'insegnamento e invece ce l'ha, solo che non è una vocazione, è un mestiere. La professoressa, infatti, non ama la vocazione, ama l'inglese. La professoressa è un'intellettuale. La professoressa ha studiato in Italia e all'estero. La professoressa cammina, cammina, cammina perché Roma è grande e perché camminando pensa. Gli studenti e le studentesse, invece, non camminano, vanno in motorino o in macchina, e non studiano. Gli studenti e le studentesse - e tutti lo siamo stati - sanno valutare, pesare le persone che siedono dietro la cattedra e, nonostante non abbiano voglia di aprire i libri, sentono, piano piano, il desiderio di capire la professoressa, e di esserne capiti. Danilo Dolci ha scritto che si cresce solo se sognati, e l'autrice di questo romanzo chiosa che si può crescere anche se sei l'incubo di qualcuno. Tra i professori di Frank McCourt e Domenico Starnone, passando per gli studenti in piedi sul banco nell'Attimo fuggente, sta la professoressa di Gaja Cenciarelli, convinta sì che la cultura sia qualcosa di quotidiano, convinta sì che certe parole dialettali o certe squadre di calcio, certe sigarette fumate insieme agli studenti prima che la lezione cominci facciano parte del lavoro di chi insegna e di quello di chi impara, ma disillusa che l'istruzione possa - come si sente dire spesso - salvare il mondo. Ciò nonostante, in questo romanzo di Shakespeare e spaccio, la professoressa il mondo lo salva. Perché il mondo è le persone che incontriamo. Specialmente a scuola.
42 min
05 Dic 2022

Bosch e un altro Rinascimento (Palazzo Reale, Milano)

Con Anna Menichetti. Scelte musicali e regia di Ennio Speranza | Bosch e un altro Rinascimento (Milano, Palazzo Reale, dal 9 novembre 2022 al 12 marzo 2023), a cura di Bernard Aikema, Fernando Checa Cremades, Claudio Salsi | Jheronimus Bosch (1453 – 1516) è noto in tutto il mondo per il suo linguaggio fatto di visioni oniriche e mondi curiosi, incendi, creature mostruose e figure fantastiche. Bosch, secondo i curatori della mostra, rappresenta l'emblema di un Rinascimento 'alternativo', lontano dal Rinascimento governato dal mito della classicità, ed è la prova dell'esistenza di una pluralità di Rinascimenti, con centri artistici diffusi in tutta Europa. I curatori sono Bernard Aikema, già professore di Storia dell'Arte Moderna presso l'Università di Verona, Fernando Checa Cremades, professore di Storia dell'Arte all'Università Complutense di Madrid e già direttore del Museo del Prado e Claudio Salsi, direttore Castello Sforzesco, Musei Archeologici e Musei Storici e docente di storia dell'incisione presso l'Università Cattolica di Milano. In questo ricchissimo corpus spiccano alcuni dei più celebri capolavori di Bosch e opere derivate da soggetti del Maestro - mai presentate insieme prima d'ora in un'unica mostra. L'esposizione di Palazzo Reale non è una monografica convenzionale, ma mette in dialogo capolavori tradizionalmente attribuiti al Maestro con importanti opere di altri maestri fiamminghi, italiani e spagnoli, in un confronto che ha l'intento di spiegare al visitatore quanto l''altro' Rinascimento - non solo italiano e non solo boschiano - negli anni coevi o immediatamente successivi influenzerà grandi artisti come Tiziano, Raffaello, Gerolamo Savoldo, Dosso Dossi, El Greco e molti altri.
43 min
30 Nov 2022

Norman Mailer, "The Fight" (La nave di Teseo)

Con Attilio Scarpellini. Scelte musicali e regia di Federico Vizzaccaro | Norman Mailer, "The Fight", trad. di Alfredo Colito (La nave di Teseo) | Il 30 ottobre 1974 a Kinshasa, nello Zaire, si fece la storia della boxe. Il leggendario Muhammad Ali, dalla personalità magnetica e dal carisma devastante, combattè contro il campione del mondo dei pesi massimi in carica George Foreman, il cui talento si alimentava di silenzio e concentrazione. Due campioni molto diversi, nella personalità ma anche nello stile di combattimento, diedero vita a quello che è considerato uno dei match più belli della storia. Uno scontro fatto non solo di forza fisica, ma anche di intelligenza, tattica, strategia e di resistenza mentale. Norman Mailer, con il talento del grande giornalista, la prosa del romanziere e la passione del pugile dilettante, segue la preparazione dei due campioni, interagisce con entrambi e con i loro entourage, si allena con Ali, intervista Foreman, vive a Kinshasa, studia la storia e la filosofia africane, e racconta tutto regalandoci un ritratto indimenticabile dei due protagonisti e un affresco accuratissimo di tutto ciò che li circondava. Questo libro, infatti, è ben più del racconto di un grande momento di sport, è anche un viaggio nella mentalità dei campioni, nelle loro debolezze, nella cultura africana e in quella americana del periodo e nel suo non detto, nel confronto tra due uomini, due pugili, ma anche tra due modi di vedere il mondo e di affrontare le sfide, raccontati in un'opera che travalica i confini del reportage sportivo per diventare grande letteratura.
43 min
29 Nov 2022

Paolo Linetti, "Il segreto dell'onda di Hokusai" (Skira)

Con Attilio Scarpellini. Scelte musicali e regia di Federico Vizzaccaro | Paolo Linetti, "Il segreto dell'onda di Hokusai" (Skira) | La grandezza di Hokusai era già riconosciuta nei primi anni del XIX secolo e il tempo non ha potuto che riconfermarne il genio. In Hokusai si coniuga incredibilmente una preparazione scientifica e matematico-geometrica con una straordinaria creatività fantastico-onirica. Ogni sua opera era preceduta da un'attenta analisi dei soggetti rappresentati, da una profonda conoscenza scientifica della loro struttura, da un meticoloso studio delle proporzioni e delle posizioni. Questo non tarpava le ali della sua fantasia che gli permetteva di dare vita a mostri terrificanti, a meravigliose creature chimeriche o anche a scenari di paesaggi favolosi, utopici. Hokusai affermò che qualunque figura può essere disegnata attraverso una riga e un compasso; la stessa affermazione che secoli prima fece in Germania Albrecht Dürer nel suo Trattato sulla misura con il compasso, la riga per le linee, i piani e i corpi solidi. Secoli e continenti separano questi due artisti, eppure il collegamento può essere proprio nel codice che sta alla base dello schema costruttivo della famosa Grande onda al largo di Kanagawa. Questo volume non vuole essere una nuova dettagliata biografia o un elenco commentato delle opere di Hokusai, ma è un originale lavoro di ricerca condotto dall'autore per capire la motivazione di queste fascinazioni generali e trovare le ragioni più profonde che hanno potuto portare a tali straordinari risultati. Dopo avere studiato accuratamente le forme geometriche riscontrate in Hokusai risulta più significativo il suo testamento morale: "A settantatré anni ho un po' intuito l'essenza della struttura di animali e uccelli, insetti e pesci, della vita di erbe e piante, e a ottantasei progredirò oltre; a novanta ne avrò approfondito ancor più il senso recondito e a cento anni avrò forse veramente raggiunto la dimensione del divino e del meraviglioso. Quando ne avrò centodieci, anche solo un punto o una linea saranno dotati di vita propria". Paolo Linetti è uno storico dell'arte giapponese, autore, esperto in iconografia sacra e studioso di arte lombarda del XVI e XVII secolo. Direttore del Museo d'Arte Orientale - Collezione Mazzocchi di Brescia dal 2017, ha curato più di duecento mostre in ambito italiano ed europeo e organizzato eventi nazionali e internazionali.
43 min
28 Nov 2022

Robert Capa. L'opera 1932-1954 (Palazzo Roverella, Rovigo)

Con Attilio Scarpellini. Scelte musicali e regia di Ennio Speranza | Robert Capa. L'opera 1932-1954 (Rovigo, Palazzo Roverella, dall'8 ottobre 2022 al 29 gennaio 2023), a cura di Gabriel Bauret | Una retrospettiva di circa 130 fotografie selezionate dagli archivi dell'agenzia Magnum Photos: una combinazione di scatti emblematici dell'opera di Capa e immagini apparse più raramente, che verranno sviluppate appositamente per l'esposizione. L'ambizione della mostra è soprattutto quella di lasciar intuire attraverso le immagini proposte alcune sfaccettature di un personaggio passionale e in fin dei conti inafferrabile, sicuro di sé, insaziabile ma forse mai del tutto soddisfatto, che non esita a rischiare la vita per i suoi reportage, come per riecheggiare i rischi corsi giocando a poker. Difatti, Capa ha sempre manifestato un temperamento da giocatore d'azzardo. La mostra racconterà: il ruolo di Capa come testimone storico, indissociabile dall'impegno per una causa che in parte trova le sue motivazioni nelle origini del fotografo. «Per me, Capa indossava l'abito di luce di un grande torero, ma non uccideva; da bravo giocatore, combatteva generosamente per se stesso e per gli altri in un turbine. La sorte ha voluto che fosse colpito all'apice della sua gloria", ebbe a scrivere di lui Henry Cartier-Bresson. L'esposizione non si limita alle rappresentazioni della guerra che hanno forgiato la leggenda di Capa. Nei reportage del fotografo, come in tutta la sua opera, esistono quelli che Raymond Depardon chiama "tempi deboli": contrapposti ai tempi forti che caratterizzano le azioni; i tempi deboli sono momenti concentrati sugli esseri umani, la loro natura e la loro personalità. Le caratteristiche formali ed estetiche delle immagini di Capa affrontate più raramente ma che contribuiscono alla qualità e all'impatto delle sue fotografie: inquadratura, composizione, espressione del movimento, distanza dal soggetto. La gran parte delle fotografie scelte è in bianco e nero, ma forse non tutti sanno che di alcune immagini esistono anche copie a colori, specialmente di quelle dell'ultimo reportage in Indocina. Saranno presenti anche riproduzioni di provini e pagine dei quaderni di Robert Capa (provenienza: Bibliothèque Nationale de France e agenzia Magnum), le pubblicazioni dei suoi reportage sulla stampa francese e americana (riproduzioni delle foto a doppia pagina), gli estratti di suoi testi sulla fotografia, che tra gli altri toccano argomenti come la sfocatura, la distanza, il mestiere, l'impegno politico, la guerra.
42 min
27 Nov 2022

"I disegni di Kafka", a cura di Andreas Kilcher (Adelphi)

Con Anna Menichetti. Scelte musicali e regia di Federico Vizzaccaro | "I disegni di Kafka", a cura di Andreas Kilcher, trad. di Ada Vigliani (Adelphi) | Com'è noto, poco prima della morte, Kafka chiese all'amico Max Brod di distruggere tutti i suoi «scarabocchi». Alludeva non solo agli scritti, ma anche a quei disegni che, dando pro­va di autentico talento, aveva tracciato nel cor­so degli anni su fogli sparsi, pagine di diario e un intero quaderno. Max Brod non distrusse né gli uni né gli altri – e mai disobbedienza fu più provvidenziale. Rese tuttavia pubblico solo un numero ristretto di disegni: i restanti, la mag­gior parte, sono rimasti occultati per decenni in una cassetta di sicurezza, prima a Tel Aviv e poi a Zurigo. E solo quando, di recente, sono tornati alla luce, si è svelato pienamente il vol­to artistico di Kafka. Un volto che ora potremo conoscere grazie a questo libro, in cui è ripro­dotto – sul supporto originale, e quasi sempre a grandezza naturale – l'intero corpus dei dise­gni che si sono conservati. Pagina dopo pagi­na, incontreremo esili silhouette nere di omini curvilinei che ora camminano frettolosi, ora s'inerpicano chissà dove, ora sembrano danza­re; figure angolose, dal volto appena accenna­to, talvolta comico; e ancora: esseri ibridi, spesso rappresentati con pochi tratti magistrali, imma­gini evanescenti, come in affannoso movimen­to, enigmatiche apparizioni. Ravviseremo così un artista imparentato con lo scrittore, ma che percorre un'autonoma strada parallela – una strada per Kafka non meno vitale, se a Felice Bauer poteva scrivere: «Una volta ero un gran­de disegnatore ... a quel tempo, ormai anni fa, quei disegni mi hanno appagato più di qual­siasi altra cosa». I disegni di Kafka, apparso in Germania nel 2021, è accompagnato, in questa edizione italiana, da una Nota di Roberto Calasso.
42 min
24 Nov 2022

Luigi Antonio Manfreda, "L'intimo e l'estraneo" (Quodlibet)

Con Attilio Scarpellini. Scelte musicali e regia di Federico Vizzaccaro | Luigi Antonio Manfreda, "L'intimo e l'estraneo. Scrittura e composizione del sé" (Quodlibet) | Per quali esigenze si è costituito un discorso, o meglio: un'ampia serie di discorsi, intorno a ciò che si definisce "spazio interiore", e per quali forme? La sua genesi è legata alla consapevolezza del non coincidere integralmente con ciò che facciamo e diciamo, con i nostri modi d'essere in relazione agli altri. C'è uno scarto, un residuo in cui risiederebbe la nostra identità più profonda - qualcosa che resta sempre indietro, per così dire, rispetto a ciò che di noi si mostra nel quotidiano. Solo collocandosi in questo più proprio ci si emanciperebbe dalla scena in cui si atteggia e gesticola invano la maschera sociale. Per questo, sin dagli inizi della cultura occidentale, sorge la difficile pratica del volgere le spalle al mondo alla ricerca del proprio intimo, del ritrarsi in esso. Ma come individuarlo? Quando si prova a tradurlo in linguaggio, si finisce col tradirlo in un universale in cui si smarrisce. Tale ricerca sembra piuttosto una costruzione del sé. Radicata per secoli nell'idea di un esercizio del libero arbitrio come fulcro dell'anima individuale, è riemersa poi nel più ampio orizzonte del soggettivismo moderno, del suo "umanismo". Pur pensandosi spesso come una sorta di contro-movimento rispetto ad esso, ha finito col situarsi, seppure in una tensione mai risolta, nel suo grande alveo. Questo libro non è una storia dell'idea di interiorità. Pure, individua una delle sue genesi nella tragedia greca. E tenta di cogliere le sue linee essenziali in una serie di figure (filosofi, artisti, scrittori) e di punti di svolta storici in cui essa di volta in volta riaffiora, da Montaigne a Sade, da Dürer a Messerschmidt, da Nietzsche a Rilke.
42 min
21 Nov 2022

Giuseppe Penone, "Scritti" (Electa)

Con Attilio Scarpellini. Scelte musicali e regia di Federico Vizzaccaro | Giuseppe Penone, "Scritti", a cura di Francesco Stocchi (Electa) | Il volume raccoglie il corpus completo degli scritti di Giuseppe Penone, elaborati nella sua lunga carriera e, per la prima volta, pubblicati in Italia. Parole, queste dell'artista, che aiutano a entrare nel processo-pensiero di un'opera già di per sé in progress. "Gli scritti di Penone, vero e proprio intimo trattato bio-botanico, accompagnano di pari passo la sua opera. Iniziano quando inizia il suo lavoro e seguono un parallelo di svolgimento e continuità con esso. Un lirismo panteistico vicino allo stordimento: si entra dentro una sorta di prosa poetica per addizioni, per accrescimento come gli anelli vegetali", scrive Francesco Stocchi, curatore della raccolta. Sempre immersa nella storia, la pratica di Penone si organizza dalla costante unione della scultura con l'osservazione della natura. Scolpendo il tempo, l'artista sostituisce il tempo del proprio atto arbitrario e performativo al tempo lento e inesorabile della natura. Il dialogo che istituisce con la natura è una conversazione intima, sussurrata: la consapevolezza di Penone di una fratellanza con i sassi o con le piante (come scriveva Klee, l'uomo "è la natura, un pezzo di natura nell'area della natura"), la sua disinvolta familiarità con l'Antichità lo fa dialogare alla pari con l'albero e il ruscello, e con le loro divinità tutelari, prese in prestito principalmente dal pantheon greco-romano. Il volume, con una quarta di copertina disegnata per mano dell'artista, può essere letto come una raccolta di storie mitiche, di parabole fondatrici, volgendo lo sguardo verso la magnificenza delle rovine romane: la pubblicazione è edita in occasione del progetto "Idee di pietra. Giuseppe Penone a Caracalla", dove l'artista ha scelto di inserire quattro opere nel percorso di visita delle Terme di Caracalla a Roma.
42 min
20 Nov 2022

Nel segno delle donne. Tra Boldini, Sironi e Picasso (Musei Civici, Domodossola)

Con Anna Menichetti. Scelte musicali e regia di Ennio Speranza | Nel segno delle donne. Tra Boldini, Sironi e Picasso (Domodossola, Musei Civici Gian Giacomo Galletti in Palazzo San Francesco, dal 15 luglio all'11 dicembre) a cura di Antonio D'Amico e Federico Troletti | I Musei Civici Gian Giacomo Galletti in Palazzo San Francesco a Domodossola ospitano una mostra, dedicata al ruolo della donna negli anni che chiudono l'Ottocento e aprono il XX secolo, in un percorso ricco di accostamenti tra dipinti, sculture, fotografie, macchine fotografiche d'epoca e abiti che prende l'avvio da alcuni capolavori di Giovanni Boldini per poi soffermarsi sulla donna dipinta da Zandomeneghi, Mario Cavaglieri, Giovanni Fattori, Silvestro Lega, Vittorio Amedeo Corcos, Giacomo Grosso, Cesare Maggi, Carrà, Pellizza da Volpedo, fino a Sironi, Modigliani e Picasso. La mostra espone oltre sessanta opere tra dipinti, sculture, macchine fotografiche d'epoca, abiti e fotografie, poste fra loro in una serie di accostamenti che indagano le interconnessioni tra le varie manifestazioni della modernità, ponendo sempre al centro della ricerca la città di Domodossola che in questi decenni era più che mai viva protagonista dei tempi. Dal percorso espositivo emerge con forza la vera protagonista assoluta della mostra: la figura femminile, la donna nelle sue diverse sfaccettature che diventa chiave di lettura della modernità. Le donne sono presenti nelle opere di Boldini, Zandomeneghi, Cavaglieri, Corcos, Carrà, Pellizza da Volpedo e Sironi a volte intellettuali, altre lavoratrici, giovani o anziane, madri o figlie. Queste figure si fanno testimoni dei tempi che evolvono e del mutare del gusto estetico, dai ritratti in tulle e crinoline della fine dell'Ottocento le ritroviamo tra gli anni Venti e Quaranta del Novecento rappresentate da Sironi come figure solide e spoglie di orpelli e con un segno forte e melancolico ne "Le Corsage a Carreaux" di Picasso. Si indagano, quindi, le mutazioni del gusto e della sensibilità della società che passa dalla vita in campagna con un andamento lento, alla città, specchio di innovazione e modernità, elementi che sono rintracciabili nel grande "racconto" intimo di Leonardo Dudrevuille, un capolavoro assai raro, e di notevoli dimensioni, di proprietà della Fondazione Cariplo, nello struggente saluto di una madre alla figlia di Italo Nunes Vais, fino alla visione cubista di Picasso.
42 min
17 Nov 2022

Philippe Jullian, "Il circo del Père Lachaise" (Medusa)

Con Attilio Scarpellini. Scelte musicali e regia di Federico Vizzaccaro | Philippe Jullian, "Il circo del Père Lachaise", a cura di Pasquale Di Palmo (Medusa) | "Definito da Alvar González-Palacios «un uccelletto», Philippe Jullian era un uomo piccolo e delicato che deliziava i salotti tra gli anni Cinquanta e Settanta con il suo spiccato gusto dell'ironia e della burla di taglio settecentesco, intrisi della leggerezza di Voltaire e Diderot o dei viaggi a Citera di Watteau. Si pensa talvolta a un epigono dell'estetismo come Max Beerbohm che disquisisce intorno ai cosmetici con la stessa noncuranza con cui Jullian ricostruisce, con la disinvoltura dell'amatissimo Praz, la saga di una casata attraverso le peripezie dei suoi arredi, nonché le vicende biografiche dei suoi eroi d'antan: Wilde, D'Annunzio, Montesquiou, inarrivabile modello di Charlus e des Esseintes. Ecco allora che le convenzioni borghesi diventano in questo libro dedicato al Père Lachaise attrazioni circensi: la signora aristocratica, il cui salotto era interdetto ai parenti poveri, deve ora accontentarsi di riceverli nella lussuosa tomba di famiglia; le poetesse sono costrette a recitare i versi delle loro nemiche dichiarate; maghi e fattucchiere vengono scornati dall'umiliazione dell'ottenebramento, aggravato dalla guida fatidica di un gatto rigorosamente nero; i giudici del concorso delle vedove sono gli stessi mariti che, attraverso la loro dipartita, le hanno rese inconsolabili; magistrati e psichiatri vengono assembrati in una fossa comune visitata dagli stessi prigionieri che avevano provveduto a condannare in vita. In questo mondo capovolto gli stessi clowns altro non sono che rappresentanti del sadismo e del masochismo più bieco". (Pasquale Di Palmo)
42 min
16 Nov 2022

Massimo Marino, "Il poeta d'oro" (La Casa Usher)

Con Attilio Scarpellini. Scelte musicali e regia di Federico Vizzaccaro | Massimo Marino, "Il poeta d'oro. Il gran teatro immaginario di Giuliano Scabia" (La Casa Usher) | Il volume di Massimo Marino racconta la storia e le opere di Giuliano Scabia (1935-2021), uno straordinario poeta, drammaturgo, narratore e affabulatore tra il Novecento e oggi. Dagli inizi degli anni Sessanta del Novecento Scabia ha rotto i canoni della tradizione teatrale, dilatando la scena, praticando un teatro a partecipazione che è andato nei manicomi, in paesi della montagna e della pianura, in quartieri periferici e centri storici di città, in festival internazionali. Scabia ha avuto un ruolo molto importante anche nelle azioni di Franco Basaglia degli anni Settanta, che hanno condotto alla chiusura dei vecchi manicomi con la legge 180 del 1978. Infatti portò a Trieste la sua idea di Teatro Vagante, che incontra e coinvolge il pubblico nelle strade e nelle piazze. Insieme ai ricoverati nell'Ospedale psichiatrico triestino fece nascere il Marco Cavallo. È un grande animale di cartapesta, che in una domenica di sole uscì nelle strade di Trieste accompagnato da un corteo entusiasta e invincibile di «matti», dottori, infermieri, volontari, studenti, abitanti di Trieste in una grande festa. Ha insegnato per più di trent'anni al Dams di Bologna, mettendo alla prova nei suoi corsi testi e convenzioni teatrali (il libro "Scala e sentiero verso il paradiso", pubblicato postumo nel 2021 da La casa Usher, documenta questo percorso). È autore di numerose opere teatrali, poetiche e di narrativa, in gran parte pubblicate da Einaudi.
42 min
15 Nov 2022

William Kline. Roma. Plinio De Martiis (Mattatoio, Roma)

Con Attilio Scarpellini. Scelte musicali e regia di Federico Vizzaccaro | William Kline. Roma. Plinio De Martiis (Roma, Mattatoio, dal 9 novembre 2022 al 26 febbraio 2023), a cura di Daniela Lancioni e Alessandra Mauro | La mostra mette a confronto lo sguardo di William Klein (New York 1926-Parigi 2022), acclamato fotografo di fama mondiale, e quello di Plinio De Martiis (Giulianova 1920 - Roma 2004), leggendario gallerista romano, che da giovane abbracciò la professione di fotografo con risultati sorprendenti. Oggetto della loro osservazione è la città di Roma negli anni Cinquanta. Le foto di Klein, scelte da Alessandra Mauro, insieme allo stesso autore, scomparso recentemente, sono le immagini più rappresentative tra quelle pubblicate nel celebre libro Rome + Klein del 1959 con i testi di Pier Paolo Pasolini. Quelle di De Martiis, sulle quali ha lavorato Daniela Lancioni, risalgono alla prima metà degli anni Cinquanta e testimoniano la partecipata attenzione rivolta dall'autore ai luoghi della Città dove le condizioni di vita erano più difficili. La mostra sotto diversi aspetti si pone in dialogo con le altre in corso presso le diverse sedi dell'Azienda Speciale Palaexpo, "Pier Paolo Pasolini. Tutto è santo. Il corpo poetico" al Palazzo delle Esposizioni e "Jonas Mekas. Images Are Real" al Padiglione 9b del Mattatoio, per i rapporti di Pasolini con Klein e con Mekas, e per la sensibilità priva di commiserazione con cui Pasolini e De Martiis hanno raccontato, in maniera diversa, la vita nelle borgate e nelle periferie romane.
42 min
14 Nov 2022

Arte senese (Complesso Museale Santa Maria della Scala, Siena)

Con Attilio Scarpellini. Scelte musicali e regia di Ennio Speranza | Arte senese. Dal tardo medioevo al Novecento nelle collezioni del Monte dei Paschi di Siena (Siena, Complesso Museale Santa Maria della Scala, dal 15 settembre 2022 all'8 gennaio 2023) | Un percorso attraverso la storia dell'arte senese dal tardo Medioevo al Novecento. Opere di maestri del calibro di Pietro Lorenzetti, Tino di Camaino, Stefano di Giovanni detto il Sassetta, Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma, Domenico Beccafumi, Bernardino Mei, Cesare Maccari e Fulvio Corsini permetteranno di ripercorrere il secolare amore di Siena per le arti figurative, attraverso alcune grandi personalità artistiche capaci di affermarsi in patria e non solo, dando conto dello straordinario valore delle collezioni della Banca Monte dei Paschi di Siena, indissolubilmente legate alla città, alla sua memoria e ai suoi valori. Le collezioni sono costituite da un numero impressionante di dipinti, sculture e arredi, per lo più di scuola senese dal XIV al XIX secolo, non senza interessanti incursioni sul Novecento italiano. Esse sono il frutto di una prolungata sedimentazione storica, avviata con vere e proprie committenze da parte di una pubblica istituzione fondata nel 1472, e proseguita in tempi più vicini a noi con importanti acquisizioni e con l'allestimento, negli anni Ottanta del secolo scorso, di veri e propri spazi museali nell'antica chiesa di San Donato, all'interno della sede storica di Piazza Salimbeni. La raccolta è stata peraltro incrementata grazie a nuclei di opere provenienti dalle banche incorporate nel corso degli anni e, particolarmente, con l'acquisizione di una parte della celebre Collezione Chigi Saracini di Siena: una delle più importanti collezioni private italiane che ancora oggi si conserva nel palazzo di Via di Città. Di tutto ciò la mostra offrirà una ponderata selezione, focalizzata sulle maggiori testimonianze di quella scuola senese che, per merito soprattutto dei grandi maestri del Trecento, è celebre in tutto il mondo. Prodotta dalla Fondazione Monte dei Paschi di Siena, dal Comune di Siena e dalla Fondazione "Antico Ospedale Santa Maria della Scala" con il progetto scientifico e l'organizzazione a cura di Vernice Progetti Culturali-Impresa Sociale, la mostra viene realizzata da Opera Laboratori con un allestimento sostenibile orientato su materiali e tecniche che limitano al massimo l'impatto sull'ambiente.
42 min
13 Nov 2022

Olafur Eliasson. Nel tuo tempo. (Palazzo Strozzi, Firenze)

Con Anna Menichetti. Scelte musicali e regia di Federico Vizzaccaro | Olafur Eliasson. Nel tuo tempo. (Firenze, Palazzo Strozzi, dal 22 settembre 2022 al 22 gennaio 2023) a cura di Arturo Galansino | La mostra è il risultato del lavoro diretto dell'artista sugli spazi di Palazzo Strozzi con installazioni storiche e nuove produzioni, che ne sovvertono la percezione, impiegando l'edificio stesso come strumento per creare arte. Il palazzo rinascimentale diviene infatti un corpo dinamico in cui elementi architettonici come finestre, soffitti, angoli e pareti diventano protagonisti attraverso interventi che utilizzano luci, schermi, specchi o filtri colorati. Eliasson presenta così una pluralità di possibili narrazioni con l'obiettivo di una nuova consapevolezza dello spazio da parte del pubblico. Oltrepassando i confini e i limiti fisici di uno spazio, la mostra Nel tuo tempo mette in discussione la distinzione tra realtà, percezione e rappresentazione. «Palazzo Strozzi torna al contemporaneo con Olafur Eliasson: Nel tuo tempo, la prima grande mostra mai realizzata in Italia su uno dei più originali e visionari artisti contemporanei, proseguendo così la nostra serie di esposizioni dedicate ai maggiori protagonisti dell'arte del presente» – dichiara Arturo Galansino, Direttore Generale della Fondazione Palazzo Strozzi e curatore della mostra – «Nel 2015 Olafur visitò per la prima volta gli spazi di Palazzo Strozzi e rimase colpito dalla architettura rinascimentale, cominciando così una lunga conversazione tra lui e il palazzo quattrocentesco, un dialogo complesso il cui senso si riassume nella esposizione odierna». "Nel tuo tempo è un incontro tra opere d'arte, visitatori e Palazzo Strozzi" – dichiara Olafur Eliasson – "Questo straordinario edificio rinascimentale ha viaggiato attraverso i secoli per accoglierci qui, ora, nel ventunesimo secolo, non come semplice contenitore ma come co-produttore della mostra. Non è solo Palazzo Strozzi ad aver viaggiato nel tempo. Come visitatore, ognuno di noi ha vissuto, con una relazione tra corpo e mente sempre diversa in modo individuale. Ognuno con le proprie esperienze e storie ci incontriamo nel qui e ora di questa mostra". Il catalogo della mostra è pubblicato da Marsilio.
42 min
12 Nov 2022

Claudio Bolzan, "Georg Friedrich Händel" (Zecchini Editore)

Con Anna Menichetti. Scelte musicali e regia di Federico Vizzaccaro | Claudio Bolzan, "Georg Friedrich Händel. Tra splendori teatrali e fasti cerimoniali. Vita e opere" (Zecchini Editore) | Georg Friedrich Händel (1685-1759) fu, insieme a Bach, uno dei più insigni rappresentanti del tardo barocco europeo, celebrato in vita e ancor più dopo la morte, al punto da assurgere ad autentico mito musicale, come dimostrerà l'ammirazione di autori altrettanto sommi, come Mozart, Haydn, Beethoven, Mendelssohn, Liszt, Richard Strauss. Oltre ad essere stato uno straordinario compositore in tutti i generi vocali e strumentali della sua epoca, fu il creatore dell'oratorio in lingua inglese, un acclamato clavicembalista e organista virtuoso, un instancabile impresario teatrale e un organizzatore della vita musicale londinese, avvezzo a frequentare teatri, regge, palazzi principeschi, ambienti religiosi, a diretto contatto con principi, alti prelati, sovrani, al punto che ogni sua attività non mancò di apparire in alcune opere letterarie e nei principali giornali e cronache del tempo, non senza suscitare gelosie, invidie, rancori, ma assurgendo comunque a punto di riferimento per la maggior parte dei compositori suoi contemporanei: di lui si può dire che fu, senz'ombra di dubbio, un autentico artista europeo, nel quale tutte le principali tendenze musicali giunsero ad una compiuta sintesi stilistica. Questa nuova ed aggiornata monografia ci offre di questo straordinario personaggio una ricognizione completa ed esauriente della sua vita e della sua poliedrica attività musicale, dalla prima formazione in Germania, alla sua esaltante esperienza italiana, fino alla definitiva sistemazione in Inghilterra, grazie ad una vasta documentazione, comprendente tra l'altro l'intero epistolario, offerto per la prima volta in traduzione italiana, insieme all'esame dettagliato di tutte le sue opere più significative, presentate in ordine cronologico. Completa il volume il catalogo delle opere e una esauriente bibliografia scelta.
42 min
08 Nov 2022

Max Ernst (Palazzo Reale, Milano)

Con Attilio Scarpellini. Scelte musicali e regia di Ennio Speranza | Max Ernst (Milano, Palazzo Reale, dal 4 ottobre 2022 al 26 febbraio 2023), a cura di Martina Mazzotta e Jürgen Pech | La mostra, promossa e prodotta da Comune di Milano-Cultura e da Palazzo Reale con Electa, in collaborazione con Madeinart, espone oltre 400 opere tra dipinti, sculture, disegni, collages, fotografie, gioielli e libri illustrati provenienti da musei, fondazioni e collezioni private, in Italia e all'estero. Tra questi: la GAM di Torino, la Peggy Guggenheim Collection e il Museo di Ca' Pesaro di Venezia, la Tate Gallery di Londra, il Centre Pompidou di Parigi, il Museo Cantini di Marsiglia, i Musei Statali e la Fondazione Arp di Berlino, la Fondazione Beyeler di Basilea, il Museo Nazionale Thyssen-Bornemisza di Madrid. Il lungo lavoro di studio e d'indagine compiuto dai curatori ha permesso di includere tra i prestiti, che vantano la presenza di un'ottantina di dipinti, anche opere e documenti che non venivano esposti al pubblico da parecchi decenni. L'immensa vastità di temi e sperimentazioni dell'opera di Ernst si spalma su settant'anni di storia del XX secolo, tra Europa e Stati Uniti, sfuggendo costantemente a una qualsivoglia definizione. Pictor doctus, profondo conoscitore e visionario interprete della storia dell'arte, della filosofia, della scienza e dell'alchimia, Max Ernst viene presentato in questo contesto quale umanista in senso neorinascimentale. Se André Chastel affermava di rinvenire in Ernst una sorta di "reincarnazione di quegli autori renani di diavolerie tipo Bosch", Marcel Duchamp vi aveva rintracciato "un inventario completo delle diverse epoche del Surrealismo". Tra le opere presenti in queste sezioni, si segnalano Histoire Naturelle (1925), Monumento agli uccelli (1927), La foresta (1927-28), Uccello-testa (1934-35), Un orecchio prestato (1935), La città intera (1936-37), Un tessuto di menzogne (1959), La festa a Seillans (1964). Il ritorno in Europa, 1953-1976, prosegue con la sala numero 8., intitolata Memoria e Meraviglia, che raccoglie opere dei diversi decenni e illustra come la storia della cultura, il ritorno dell'antico diventino fonti d'ispirazione e oggetto dell'arte meravigliosa di Ernst: un'arte che intrattiene con il passato e la memoria un rapporto intimo e consapevole. Tra le opere presentate: Pietà o La rivoluzione la notte (1923), L'antipapa (ca.1941), L'angelo del focolare (1937), Sogno e rivoluzione (1945-'46), Progetto per un monumento a Leonardo da Vinci (1957), Tra le strade di Atene (1960), Hölderlin, Poemi (1961), Il Romanticismo (1964), Ritratto di un antenato (1974). La mostra è accompagnata da un catalogo edito da Electa.
42 min
06 Nov 2022

Rubens a Genova (Palazzo Ducale, Genova)

Con Anna Menichetti. Scelte musicali e regia di Ennio Speranza | Rubens a Genova (Genova, Palazzo Ducale, dal 6 ottobre 2022 al 22 gennaio 2023) a cura di Nils Büttner e Anna Orlando | Palazzo Ducale ospita una esposizione per raccontare la grandezza di Peter Paul Rubens e il suo rapporto con la città. La mostra è prodotta dal Comune di Genova con Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura ed Electa, e nasce in occasione del quarto centenario della pubblicazione ad Anversa del celebre volume di Pietro Paolo Rubens, Palazzi di Genova (1622). La curatela è di Nils Büttner, docente della Staatliche Akademie der Bildenden Künste Stuttgart nonché Chairman del Centrum Rubenianum di Anversa, e di Anna Orlando, independent scholar genovese, co-curatrice della mostra L'Età di Rubens tenutasi a Palazzo Ducale nel 2004. Rubens soggiornò in diverse occasioni a Genova tra il 1600 e il 1607, visitandola anche al seguito del Duca di Mantova, Vincenzo I Gonzaga, presso cui ricopriva il ruolo di pittore di corte. Ebbe così modo di intrattenere rapporti diretti e in alcuni casi molto stretti con i più ricchi e influenti aristocratici dell'oligarchia cittadina. All'interno della mostra spiccano oltre venti dipinti di Rubens, provenienti da musei e collezioni europee e italiane che, sommati a quelli già presenti in città, raggiungono un numero come non vi era a Genova dalla fine del Settecento; da quando, cioè, la crisi dell'aristocrazia con i contraccolpi della Rivoluzione Francese diede avvio a un'inesorabile diaspora di capolavori verso le collezioni del mondo. A partire dal nucleo rubensiano, il racconto del contesto culturale e artistico della città nell'epoca del suo maggiore splendore viene completato da dipinti degli autori che Rubens per certo vide e studiò (Tintoretto e Luca Cambiaso); che incontrò in Italia e in particolare a Genova durante il suo soggiorno (Frans Pourbus il Giovane, Sofonisba Anguissola, Bernardo Castello e Aurelio Lomi, presente in mostra con un dipinto della Collezione Doria Pamphilj), o con cui collaborò (Jan Wildens e Frans Snyders). Con Rubens, e attraverso ciò che vide e conobbe, viene raccontata la storia della Repubblica di Genova all'apice della sua potenza quando, all'inizio del Seicento, conobbe un periodo di singolare vivacità non soltanto economica e finanziaria, ma anche culturale e artistica. Tra le opere che tornano a Genova, create da Rubens su commissione dei più agiati e potenti tra i genovesi di allora, si possono menzionare: il Ritratto di Violante Maria Spinola Serra del Faringdon Collection Trust, una dama finora senza nome, che grazie agli studi in preparazione della mostra è ora riconoscibile. Il San Sebastiano, proveniente da una collezione privata europea e mai esposto in Italia, che, grazie a un importante ritrovamento documentario, può ora riferirsi alla committenza del celebre condottiero Ambrogio Spinola. È esposto per la prima volta in Italia anche il giovanile Autoritratto, con un Rubens all'incirca ventisettenne, che un collezionista privato ha offerto come prestito a lungo termine alla Rubenshuis di Anversa e che eccezionalmente torna nel Paese dove fu eseguito, intorno al 1604.
43 min
05 Nov 2022

Gloria Staffieri, "L'opera italiana", vol. II (Carocci editore)

Con Anna Menichetti. Scelte musicali e regia di Ennio Speranza | Gloria Staffieri, "L'opera italiana. Vol. 2: L'età delle rivoluzioni (1789-1849)" (Carocci editore) | Il volume inquadra le vicende dell'opera italiana in uno dei periodi più conflittuali della storia europea, e rinviene nella sensibilità borghese e mélodramatique emersa dalla Rivoluzione francese una sorta di linfa sotterranea che provoca il mutamento di ogni aspetto della società e della cultura. Con il suo lessico emotivo, essa conquista anche la scena operistica, trasformando tematiche, scelte compositive e la stessa pratica quotidiana dell'officina artistica. È una ribalta, questa, contesa da grandi protagonisti, tra cui svettano i nomi di Rossini, Bellini, Donizetti, Verdi, lo stile dei quali si forgia attraverso un raffinato processo di interscambio con le principali esperienze europee, soprattutto francesi. In tale gioco d'equilibrio tra figure e sfondo, si pongono in evidenza altri fenomeni che interessano direttamente la sfera creativa: l'affermarsi del movimento romantico, che esprime in forme simboliche le pulsioni profonde di un'epoca in costante tensione; il nuovo ruolo d'intermediazione svolto da editori musicali, giornali e periodici a stampa, in grado di orientare le scelte del pubblico e degli stessi autori; il progressivo strutturarsi, nell'immaginario della società italiana, di un discorso coerente della nazione.
43 min
04 Nov 2022

Fëdor Dostoevskij, "Il coccodrillo" (Adelphi)

Con Attilio Scarpellini. Scelte musicali. Ennio Speranza. Regia di Francesco Mandica | Fëdor Dostoevskij, "Il coccodrillo. Un avvenimento straordinario ovvero impasse nel Passage", trad. di Serena Vitale (Adelphi) | Strizzando l'occhio al Naso di Gogol', anticipando altre e più tremende metamorfosi novecentesche, divertendosi e divertendo, Dostoevskij presagisce il trionfo della borghesia, il culto del benessere e del profitto, fino alla passione per gli shopping center, e costruisce l'immagine di un «nuovo mondo» tanto risibile quanto mostruoso. Pietroburgo, anni Sessanta dell'Ottocento. In un negozio del Passage, l'elegante galleria commerciale – la prima in Russia – inaugurata nel 1848 sul Nevskij prospekt, un tedesco espone a pagamento un coccodrillo. Il funzionario Ivan Matveič, uomo supponente e ignorante, e la sua bella moglie Elena Ivanovna vanno ad ammirare l'esotica attrazione con un amico di famiglia. Ma quando Ivan Matveič cerca di solleticargli il naso con un guanto, il coccodrillo lo inghiotte in un solo boccone. Sventrare l'animale sembrerebbe l'unica soluzione – «retrograda», però, osserva un progressista di passaggio. E lo stesso Ivan Matveič, dal ventre del suo leviatano – grande, comodo, solo un po' troppo odoroso di gomma –, fa sapere che vuole restarsene lì dentro. Lontano dagli svaghi mondani, sostiene, potrà dedicarsi come un «nuovo Fourier» a migliorare le sorti del genere umano, e «dal coccodrillo ... verranno la verità e la luce». Mentre al Passage la gente si accalca per vedere il «mostro», Ivan Matveič – caustica parodia di Černyševskij e di tutti i pensatori «rivoluzionari» dell'epoca – continua a fantasticare sulle nuove magnifiche sorti e progressive della patria russa.
43 min
02 Nov 2022

Gabriele Guercio, "Antidestino" (Cronopio)

Con Attilio Scarpellini. Scelte musicali e regia di Federico Vizzaccaro | Gabriele Guercio, "Antidestino. Quattro esempi dell'arte italiana 1965-1983" (Cronopio) | "È André Malraux a parlare dell'arte come di un 'antidestino' [...]. Senza capirne bene il perché, ho ripensato a tale intendimento malrauxiano della pratica artistica subito dopo aver deciso di ripubblicare i quattro saggi raccolti nel presente volume. La loro stesura data a momenti diversi e risponde a motivazioni altrettanto diverse. Inoltre, è ciascuno focalizzato su una o più opere di quattro artisti italiani assai difformi tra loro in termini di poetica, modalità espressiva, visione della realtà e della storia: Michelangelo Pistoletto, Giovanni Anselmo, Francesco Matarrese e Gino De Dominicis. Nel chiedermi se ci fosse un tratto unificante, tanto in quelle opere quanto nei ragionamenti da me perseguiti studiandole, mi sono reso conto di come [...] nei testi aleggi comunque una certa atmosfera. Puntuale ritorna la convinzione che le opere d'arte possano mettere in discussione lo status quo (artistico, storico-artistico, culturale o storico che sia), introducendo nel mondo dei desiderata, progetti e prospettive inedite. Ciò le fa apparire sottratte e inintelligibili rispetto a qualsivoglia ordine discorsivo, dominante o no, di cui non siano esse stesse le propulsive artefici. Nella loro stanziale finitezza, le opere evidenziano così l'infinito: l'implicita possibilità di un'eccedenza che le esime da qualsiasi relazione con il noto o l'acquisito." (Gabriele Guercio)
43 min
01 Nov 2022

Giulia Ingarao, "Leonora Carrington. Un viaggio nel Novecento" (Mimesis)

Con Attilio Scarpellini. Scelte musicali e regia di Federico Vizzaccaro | Giulia Ingarao, "Leonora Carrington. Un viaggio nel Novecento. Dal sogno surrealista alla magia del Messico. Nuova ediz." (Mimesis) | Leonora Carrington (1917-2011) fa parte del gruppo di artisti che durante la Seconda guerra mondiale lascia l'Europa per l'America. Breton le aveva attribuito due doni che riteneva inestimabili: "l'illuminismo della lucida follia" e "la sublime potenza della concezione solitaria"; per Max Ernst era la Sposa del Vento, "colei che si riscalda con la sua vita intensa, col suo mistero e la sua poesia". L'arrivo in Messico nei primi anni Quaranta, dopo una giovinezza tormentata e ribelle, segna l'inizio di una ricerca artistica straordinariamente sofisticata che poteva solo intuirsi nei suoi esordi all'interno dell'avanguardia surrealista. La cultura messicana conferisce nuova linfa vitale al suo immaginario, dando vita a una mitografia fantastica nella quale si mischiano, in creazioni originali e raffinatissime, la profonda conoscenza del Rinascimento italiano, le figure ibride del Surrealismo e l'interesse per l'esoterismo e l'alchimia. Il libro coniuga l'analisi approfondita della produzione artistica con la ricostruzione della vicenda biografica: la fuga dall'alta società inglese, l'amour-fou con Max Ernst e la permanenza in Francia fino allo scoppio della guerra, l'abisso della follia e il manicomio, l'arrivo a New York e, infine, l'approdo in Messico. Uno studio lucido e coinvolgente che attraversa le tappe fondamentali della vita di Leonora Carrington collocandone il percorso artistico nella più ampia cornice del Novecento. L'analisi delle opere e dei diversi contesti culturali, che fanno da sfondo agli eventi documentati, è arricchita dal confronto con l'Artista che l'Autrice ha conosciuto e frequentato a Città del Messico nei suoi ultimi anni di vita.
43 min
31 Ott 2022

Goya-Grosz. Il sonno della ragione (Palazzo Pigorini, Parma)

Con Attilio Scarpellini.Scelte musicali e regia di Ennio Speranza. | Goya-Grosz. Il sonno della ragione (Parma, Palazzo Pigorini, dal 23 settembre 2022 al 13 gennaio 2023), a cura di Ralph Jentsch e Didi Bozzini | La mostra "Goya-Grosz. Il sonno della ragione": fa dialogare i "Caprichos" di Francisco Goya con i disegni e i dipinti di George Grosz. Le loro opere, accomunate dalla satira sociale dirompente, l'impegno politico, il rilievo morale e l'estrema innovazione formale, rivelano la straordinaria abilità di due artisti capaci di svelare profonde verità con pochi tratti d'inchiostro o pennellate di colore, nonché l'estrema attualità della loro poetica. Francisco Goya y Lucientes (1746 - 1828) e George Grosz (1893 – 1953) sono separati da 150 anni di storia, ma entrambi decidono di indagare la realtà del loro tempo, innovando l'arte: i Capricci di Goya possono essere considerati un prodromo della modernità, in cui l'artista dà libero sfogo alla rappresentazione della propria condizione e allo stesso tempo dei propri incubi. Grosz è uno degli epigoni più evidenti del maestro spagnolo, anche per essere stato considerato a lungo, come Goya, un caricaturista. La caricatura è l'unico modo per questi artisti di descrivere il "mostruoso verosimile", un mondo difforme e alla rovescia, rendendo interiore ciò che è esteriore e spostando sopra ciò che è sotto: un capovolgimento carnevalesco della realtà in cui satira e dramma convivono. Come affermano i due curatori Didi Bozzini e Ralph Jentsch: "L'attualità ha proiettato una luce diversa su ciascuna delle opere esposte e sulla mostra nel suo insieme, perché tutti i vizi e le perversioni dipinte da Goya e Grosz non sono di certo scomparsi, ma avvelenano ancora e sempre i giorni nostri. In realtà, tutto è cambiato perché poco o nulla cambiasse. Le incisioni di Goya e i dipinti di Grosz non ci parlano di una storia antica, ma di quella che stiamo vivendo quotidianamente. Il sonno della ragione e i mostri che esso produce sono sempre gli stessi, a Madrid nel 1799 come a Berlino negli anni '20 o nell'intero Occidente oggi".
72 min
28 Ott 2022

Fabrizio Della Seta, "Bellini" (il Saggiatore)

Con Ennio Speranza. Scelte musicali di Ennio Speranza. Regia di Francesco Mandica | Fabrizio Della Seta, "Bellini" (il Saggiatore) | Vincenzo Bellini, una figura complessa, sfuggente. Visse solo trentaquattro anni, ma nella sua breve esistenza compose opere destinate a lasciare un segno nella storia della musica e del teatro. I biografi ne descrissero la vita come un susseguirsi di trionfi e disillusioni, abbellendola di particolari sentimentali e romanzeschi e dipingendolo come un genio dall'aspetto angelico, tanto ispirato quanto poco padrone della tecnica musicale; altri enfatizzarono al contrario il lato meno affabile del suo carattere – l'insofferenza riservata ai colleghi, il cinismo nel rapporto con le donne –, finendo per diffonderne un'immagine assai lontana dalla realtà storica. Fabrizio Della Seta racconta oggi la vita di Bellini sfrondandola di ogni elemento mitologico e conduce il lettore a conoscere la figura reale del musicista e del drammaturgo, dalla prima formazione ricevuta in famiglia a Catania al perfezionamento degli studi nel conservatorio di Napoli, dal saggio scolastico di esordio ai primi successi milanesi fino alla consacrazione internazionale dei capolavori: La sonnambula, Norma e I Puritani. Mettendo a frutto la documentazione raccolta in centocinquant'anni di studi e aprendosi alle prospettive critiche più aggiornate, questo libro – il primo a esaminare approfonditamente l'intera produzione di Bellini – ci porta a fare esperienza diretta del mondo in cui visse e dei suoi rapporti con librettisti, cantanti e impresari, delle sue idee artistiche e dell'ossessiva ricerca della perfezione, testimoniata dalle correzioni e dai ritocchi disseminati nei libretti e nelle partiture. Bellini ci rivela le molte sfaccettature di un protagonista della cultura dell'Ottocento: un compositore dotato di una straordinaria facoltà di immaginare melodie memorabili, sempre al servizio di una visione drammatica perseguita con ferrea coerenza. Un'occasione per scoprire o approfondire la personalità e le opere di un musicista animato dal sacro fuoco del teatro.
44 min
24 Ott 2022

Giacomo Cardinali, "Il giovane Mozart in Vaticano" (Sellerio)

Con Arturo Stalteri. Scelte musicali e regia di Ennio Speranza. | Giacomo Cardinali, "Il giovane Mozart in Vaticano. L'affaire del Miserere di Allegri" (Sellerio Editore Palermo) | L'11 e il 13 aprile 1770 sotto la volta della Cappella Sistina si ritrovarono, tra le decine di presenti avvolti nel suggestivo buio della liturgia pasquale, due uomini: un ragazzino già prodigioso e destinato a fama immortale, e uno di cui la Storia non avrebbe ritenuto nemmeno il nome, se non ne fosse stata ora scoperta una traccia in un manoscritto della Biblioteca Apostolica Vaticana. Il prodigio era Wolfgang Amadeus Mozart, lo scampato all'oblio Carlo Cristofari da Novara. I due si sarebbero incontrati nuovamente qualche sera più tardi in occasione di un ricevimento romano, quando nello stupore generale avrebbero discorso per qualche tempo, loro due soli, in tono di immediata complicità, per poi non rivedersi mai più; ma il danno era ormai fatto. La nuova fonte manoscritta, incrociata con la cronaca e i documenti del tempo, e con l'epistolario mozartiano, permette una ricostruzione più dettagliata e vivida del celebre affaire della trascrizione a memoria, effettuata da Mozart, del Miserere di Gregorio Allegri, di cui era proibita ogni divulgazione e che veniva eseguito due volte l'anno ed esclusivamente dai Cantori della Cappella Sistina, di cui Cristofari da appena un mese era entrato a far parte. Attorno a questo episodio ruotano i personaggi più diversi: dal nuovo pontefice agli osti di Roma, dal castrato Farinelli a ministri e ambasciatori, da spie e sbirri a vecchie glorie del teatro lirico europeo, a cardinali e biscazzieri. E poi le estenuanti controversie sindacali dei cantori sistini, storie di raccomandazioni e di impresentabili, preghiere e suppliche per il bel tempo e per la pioggia, stipendi e regalie, esecuzioni musicali e multe, e un ricchissimo corredo di editti e di divieti a impedire tanto i giochi invernali quanto i refrigeri estivi. Fino all'ignobile gogna che sabato 31 marzo 1770 ha attraversato la città tra insulti e lanci di verdura marcia in una Roma ostinatamente refrattaria a ogni Illuminismo.
43 min
19 Ott 2022

Pigafetta e la prima navigazione intorno al mondo (Gallerie d'Italia, Vicenza)

Con Arturo Stalteri. Regia e scelte musicali di Ennio Speranza | "Non si farà mai più tal viaggio". Pigafetta e la prima navigazione intorno al mondo (Gallerie d'Italia, Vicenza, dal 6 settembre 2022 all'8 gennaio 2023) | In occasione delle celebrazioni per i 500 anni dalla prima circumnavigazione del globo terrestre (1519-1522) guidata da Ferdinando Magellano, e conclusa - dopo la morte di Magellano - da Juan Sebastián Elcano, a cui partecipò il navigatore e scrittore vicentino Antonio Pigafetta, le Gallerie d'Italia - Vicenza presentano la mostra Pigafetta e la prima navigazione attorno al mondo. "Non si farà mai più tal viaggio". L'esposizione celebra la tappa conclusiva della spedizione e il ritorno della nave Victoria in Spagna, avvenuto il 6 settembre 1522. La mostra, nata dall'idea dell'Associazione culturale Pigafetta 500, ha come protagonista il manoscritto della Relazione del primo viaggio attorno al mondo conservato nella Veneranda Biblioteca Ambrosiana di Milano, considerato il più antico testimone della versione originale redatta da Antonio Pigafetta e diventato testo di riferimento ai nostri giorni. Insieme al prezioso documento, affiancato da esemplari di cartografia del XV e XVI secolo e volumi a stampa antichi, sarà esposta una selezione di opere che rimandano simbolicamente alla conoscenza del mondo prima del viaggio, poste a confronto con opere che raccontano la nuova visione del mondo dopo il viaggio, presentando simbolicamente anche le tappe più significative della spedizione: Brasile, Patagonia, Filippine, Indonesia/Molucche. A cura di Valeria Cafà, conservatrice del Museo Correr - Fondazione Musei Civici di Venezia e Andrea Canova, professore ordinario di Letteratura italiana, Università Cattolica (Milano e Brescia). Con il patrocinio del Comune di Vicenza, del Comitato nazionale per le celebrazioni "500 anni fa il primo viaggio attorno al mondo: Antonio Pigafetta, vicentino, cronista della spedizione di Magellano" e dell'Università Cattolica del Sacro Cuore.
43 min
16 Ott 2022

Al tempo di Canova. Un itinerario umbro. (MUSA, Perugia)

Con Anna Menichetti. Scelte musicali e regia di Federico Vizzaccaro | Al tempo di Canova. Un itinerario umbro. (Perugia, MUSA, Museo dell'Accademia di Belle Arti e Palazzo Baldeschi, dal 6 luglio al 1° novembre, a cura di Stefania Petrillo | Perugia celebra con questa esposizione-itinerario il bicentenario della scomparsa di Antonio Canova. Incentrata sul nucleo dei gessi canoviani conservati al MUSA, tra cui Le tre Grazie, donate dallo stesso scultore nel 1822, la mostra intende valorizzare il contesto artistico e culturale entro cui queste opere si inserirono, raccontando un'Umbria inclusa in più ampie dinamiche e in una vivace rete di relazioni. "Formano catena e collezione", spiegava Canova a Napoleone nel 1810 per dissuaderlo dal sottrarre altri capolavori all'Italia e sottolineando l'importanza del legame che si stabilisce tra le opere e i luoghi originari. Principio base della mostra perugina è proprio questo: evidenziare ciò che orbita tra Sette e Ottocento intorno ai "Canova umbri": un tessuto connettivo vitalizzato da un incessante scambio con l'"Università delle arti" che è Roma e da una circolazione delle idee e del gusto che inserisce l'Umbria in una più vasta comunità delle arti, delle lettere, del pensiero. La rassegna è suddivisa in sette sezioni tematiche: L'Umbria pontificia, La stagione napoleonica, Il paesaggio, Canova e l'Accademia di Belle Arti di Perugia, «Un'altra linea di bello»: verso il Purismo, Le incisioni, L'eredità di Canova. Tra gli artisti esposti, insieme a Canova, Giuseppe Valadier, Vincenzo Pacetti, Carlo Labruzzi, Pietro Labruzzi, Cristoforo Unterperger, Abraham-Louis-Rodolphe Ducros, Stefano Tofanelli, Tommaso Maria Conca, Pietro Benvenuti, Vincenzo Camuccini, Jean-Baptiste Wicar, Tommaso Minardi, Giovanni Sanguinetti. Canova, il "classico moderno", venne acclamato da pontefici, sovrani, accademie e collezionisti di tutta Europa. Lo scultore, che in Umbria fu proprietario di un palazzo a San Gemini con vasti possedimenti, stabilì non effimere relazioni anche con molti esponenti del ceto dirigente locale, intellettuali, alti prelati, collezionisti, in una comune visione dell'arte come fattore di educazione ai valori estetici e civili più alti. La vera sorpresa consiste tuttavia in una delle opere lasciate in eredità all'Accademia dal fratellastro di Canova, Giovanni Battista Sartori, la colossale testa del cavallo, modello del monumento equestre a Ferdinando I di Borbone, "riscoperta" in questa occasione: verrà esposta a palazzo Baldeschi in un inedito confronto con la testa del cavallo del Marco Aurelio, il calco fatto eseguire e preso a modello da Canova, oggi a Ravenna. La mostra è corredata da un catalogo edito da Aba Press, stampato da Fabbri Editore.
43 min
14 Ott 2022

Fabio Ruta, "The Rolling Stones" (Edizioni Underground?)

Con Arturo Stalteri. Scelte musicali di Ennio Speranza. Regia di Francesco Mandica | Fabio Ruta, "The Rolling Stones. Sessanta leccate di rock and roll", prefazione di Paolo Del Vecchio (Edizioni Underground?) | Gli Stones sono una "Time Machine" che ha attraversato sei decadi. Dai tempi della Swinging London, del beat e della British Invasion, passando per i rumori di guerra del Vietnam, la sex revolution, le proteste del sessantotto, gli happening e le controculture degli anni Settanta, le trasgressioni e le droghe, le luci dei club degli anni '80, i megatour mondiali. Per arrivare agli anni Venti di questo nuovo millennio, alle "città fantasma" nei lockdown ed a nuovi rumori di guerra nel Vecchio Continente. Attraverso queste temperie hanno mantenuto la loro identità di più grande rock and roll band del mondo, con le radici ben piantate nel blues e la capacità di confrontarsi con i nuovi generi ed i cambiamenti || Loro per noi fans sono eterni. E lo sarà sempre il ritmo di Charlie, come il segno che lasciò Brian. I Rolling Stones ci hanno raccontato una splendida bugia, alla quale è stato bello credere. L'illusione che si può essere per sempre ribelli, liberi e giovani. E a quella bugia vogliamo credere ancora un po'. Tenercela stretta come la loro musica, colonna sonora delle nostre esistenze. Come un tatuaggio sull'anima. In questo volume parleremo della loro musica e del segno che hanno lasciato nelle culture giovanili e nel demolire ogni stereotipo legato all'invecchiamento. Delle radici musicali e della loro influenza su generazioni di band ed artisti, del rapporto con moda, arti visive e molto altro ancora.
43 min
12 Ott 2022

François Boyer, "Giochi proibiti" (Adelphi)

Con Arturo Stalteri. Regia e scelte musicali di Ennio Speranza | François Boyer, "Giochi proibiti", trad. di Maurizio Ferrara (Adelphi) | Nel luglio del 1947 giunge nelle librerie francesi come un meteorite una sorprendente opera prima, del tutto estranea — benché a farle da sfondo sia l'invasione nazista — ai canoni imperanti della littérature de guerre di quegli anni. In Giochi proibiti, infatti, il conflitto vive unicamente nei gesti selvatici e scontrosi, negli impenetrabili occhi grigi di una bambina di nove anni, Paulette, cui le incursioni aeree hanno strappato padre e madre. E nella incantevole grazia, nel berretto nero calcato sulle orecchie, nelle rabbiose collere subito sciolte in pianto di Michel, il suo compagno di giochi. Giochi attraverso i quali Paulette e Michel, abbandonati a sé stessi da adulti inebetiti dal lavoro nei campi, ottusi e violenti, da grotteschi uomini di fede, affrontano insieme l'immane compito di farsi una ragione del Male e di elaborare il lutto della loro infanzia. Ignorato dalla critica e dai lettori e poi scavalcato dal successo della trasposizione filmica di René Clément, questo romanzo, che narra con misura perfetta l'iniziazione alla vita e alla morte di due bambini investiti dalla furia della guerra, si impone oggi più che mai per l'audacia di Boyer, per il suo sguardo insieme feroce e compassionevole – e per il radicale rovesciamento di prospettiva che suggerisce.
43 min
10 Ott 2022

Karoline Walter, "Storia del sonno" (Odoya)

Con Arturo Stalteri. Scelte musicali di Ennio Speranza. Regia di Federico Vizzaccaro | Karoline Walter, "Storia del sonno. Tra letteratura e scienza", trad. di Isabella Ventura (Odoya)| Il sonno rappresenta una pausa nella vita, in cui l'agire e il pensare restano sospesi, un mondo di cui non ci è dato essere testimoni. Come può quindi essere possibile tracciarne una storia? Sebbene sfugga alla nostra esperienza cosciente, possiamo sperimentare i suoi momenti di transizione (quando ci si addormenta o ci si risveglia), i suoi ritmi, la sua assenza, e a volte i frammenti di sogni e incubi, come una finestra su un altro mondo, o meglio sul nostro mondo interiore. La nostra concezione del sonno è certamente forgiata dalla nostra cultura e dalla società in cui viviamo. Ciò appare evidente già se si guarda al valore che ha nelle diverse religioni: in alcuni miti di creazione la divinità cade addormentata e da quel sonno creativo nascono gli uomini, come nel caso del gigante Ymir nella mitologia norrena, mentre al contrario il Dio biblico è sveglio e attivo, non dorme mai. Nel Medioevo dormire troppo era considerato un peccato, durante l'Illuminismo un vizio e nell'era industriale un ostacolo alla produttività. D'altro canto, però, in ogni epoca è stato ritenuto anche un momento foriero di possibilità: dormendo si poteva raggiungere il sopor pacis, un'esperienza mistica di avvicinamento a Dio, mentre dal Romanticismo in poi il sonno (e il sogno) diventa fonte di ispirazione artistica. Tra pratiche nuove e alla moda come il power nap (un breve pisolino di 10-20 minuti), dibattiti sulla validità del co-spleeping, la mania dei sogni lucidi e l'atrocità delle tecniche di privazione del sonno usate a Guantánamo, giungiamo infine ai giorni nostri e a un'analisi più sociale del sonno (e della veglia).
43 min
09 Ott 2022

I colori della Serenissima (Castello del Buonconsiglio, Trento)

Con Anna Menichetti. Scelte musicali e regia di Ennio Speranza | I colori della Serenissima (Trento, Castello del Buonconsiglio, dal 2 luglio al 23 ottobre) mostra a cura di Denis Ton (Castello del Buonconsiglio) e Andrea Tomezzoli (Università degli Studi di Padova) | Tra Nord e Sud, al centro di influenze culturali, economiche e artistiche differenti, il Principato vescovile di Trento ha svolto per secoli un ruolo di 'cerniera' tra il mondo italiano e quello tedesco, cui, istituzionalmente, fece parte, in quanto lembo meridionale del Sacro Romano Impero, confederato alla provincia asburgica del Tirolo. Questo ha naturalmente determinato un linguaggio artistico composito, multiforme, influenzato da esperienze artistiche diverse. Tra le presenze più importanti spicca indubbiamente la pittura veneta che fu sempre tra le maggiormente apprezzate non solo nel Principato, ma anche più in generale in Tirolo e in tutta la confederazione imperiale. La mostra, in particolare, intende fornire un quadro delle presenze di artisti e di opere di maestri veneti nei territori del Principe Vescovo o del Tirolo meridionale tra la fine del Seicento e il Settecento, rivelando un'intensità di scambi che si possono ben comprendere per motivazioni storiche, per ragioni di gusto, per gli interessi e la formazione culturale dei committenti, per le relazioni che le comunità locali hanno intrattenuto con i principali centri della Repubblica di Venezia.
43 min
08 Ott 2022

Luigi Garbini, "Lorenzo Perosi" (Bam Music Italia)

Con Anna Menichetti. Scelte musicali e regia di Ennio Speranza | Luigi Garbini, "Lorenzo Perosi. Tutti, o quasi, i malintesi raccolti attorno a un nome" (Bam Music Italia) | In occasione delle celebrazioni per i centocinquant'anni dalla nascita del presbitero, musicista e compositore piemontese don Lorenzo Perosi (1872-1956), il libro si propone di fare il punto su uno dei protagonisti indiscussi della storia della musica, non solo sacra. Oltre che direttore della Cappella Musicale "Sistina" durante il pontificato di cinque papi (Leone XIII, Pio X, Benedetto XV, Pio XI, Pio XII), Perosi attraverso lo strumento degli Oratori musicali ha occupato in maniera significativa le pagine dei giornali dell'epoca e rilanciato un genere musicale in declino, raccogliendo il consenso del medesimo pubblico che amava Puccini, Mascagni e Leoncavallo. Dopo un'introduzione sintetica sulla figura del compositore alla luce della recezione della sua musica e del mutamento del gusto, Garbini illustra nel primo capitolo la comparsa di Perosi nel contesto culturale e sociale dell'Italia umbertina (Perosi antiborghese), nel successivo lo sforzo di smarcamento dalla tradizione imponendo un suo proprio stile compositivo (Contro il potere paralizzante della storia), nel terzo il mondo culturale e spirituale entro cui Perosi decide di concentrarsi sul genere oratoriale, mostrando come la scelta sacerdotale sia tutt'uno con quella artistico-musicale (Un solo Perosi), per giungere nel capitolo conclusivo ad affrontare da una parte i nodi critici legati alla sua tipica e riconoscibile modalità compositiva, dall'altra invece la specifica produzione strumentale, con un attenzione particolare ai quartetti dove invece appare il lato di un musicista imprevedibile e ancora oggi parzialmente sconosciuto (Postmoderno ante litteram?). Corredato di un prezioso apparato critico che fornisce non solo i riferimenti ma anche i brani direttamente interessati all'illustrazione del pensiero, il libro si pone l'obiettivo di avviare uno studio più approfondito nei confronti di un personaggio controverso e spesso malinteso.
43 min
06 Ott 2022

Michele Bernardini, "Tamerlano" (Salerno Editrice)

Con Arturo Stalteri. Scelte musicali di Ennio Speranza. Regia di Federico Vizzaccaro | Michele Bernardini, "Tamerlano. Il conquistatore delle steppe che assoggettò l'Asia dando vita a una nuova civiltà" (Salerno Editrice) | Tamerlano nacque in Asia durante la disgregazione dell'impero mongolo, non lontano da Samarcanda, da una famiglia della piccola aristocrazia nomade locale. Riunì tribù e genti diverse in un poderoso esercito che attraversò l'Asia sottomettendo tutte le potenze che trovò sul proprio percorso. Fu per più di quarant'anni costantemente in guerra e il suo genio militare lo trasformò in una figura titanica, oggetto di odio, timore e venerazione sia in Oriente che in Occidente. Questo volume, oltre che ripercorrere le sue gesta straordinarie, intende illustrare il suo progetto politico, osservando da vicino non solo il guerriero e la sua leggenda ma anche l'uomo, con il suo attaccamento maniacale per la famiglia e la sua ossessione per la successione. Emergerà un quadro inedito dell'Oriente tardo medievale, con spaccati sensazionali sulla concezione geografica dell'epoca e sulle tante terre ignote che il Grande Emiro invase. Conosceremo i suoi avversari e i membri della sua irrequieta famiglia; e molti degli espedienti che costoro adottarono per sopravvivere in un tempo di estrema durezza. Con Tamerlano entreremo in un mondo remoto, raffinato, feroce e complesso, in cui si riflettono e si fondono il mito iranico, la tradizione turco-mongola, l'islamizzazione delle popolazioni centroasiatiche. Un mondo tanto vasto da lambire e toccare civiltà e terre molto distanti come l'India o la Georgia ma anche il mondo russo, quello lituano e polacco dominato dall'Orda d'Oro, e la Cina, oppure, non ultime, le agenzie italiane, la Francia, fino alla città di Costantinopoli. Il libro si chiude con la fama acquisita da Tamerlano in Asia e in Europa, riscontrabile in trattati politici e storici rinascimentali e in opere teatrali e musicali dell'età barocca. Una rifrazione che va dalle idee di Machiavelli e di Voltaire agli studi moderni inaugurati dal grande Vassilij Bartol'd e non ultimo, alla creazione del mito di Tamerlano come fondatore del moderno Uzbekistan.
43 min
05 Ott 2022

Robert Louis Stevenson, "Intrattenimenti notturni dell'isola" (Besa Muci)

Con Anna Menichetti. Scelte musicali e regia di Ennio Speranza | - Robert Louis Stevenson, "Intrattenimenti notturni dell'isola", a cura di Aldo Magagnino (Besa Muci) | Robert Louis Stevenson pubblicò "Island P21 Night's Entertainments" nel marzo 1893, meno di due anni prima della morte. In questa raccolta - come in altre opere scritte nel Pacifico durante gli ultimi anni della sua vita, e che ebbero una notevole influenza sul primo Conrad, specialmente in "Heart of Darkness," e su George Orwell (si pensi a "Burmese Days") - Stevenson svela l'inganno della favola che vuole i bianchi portatori di civiltà negli angoli più remoti del pianeta, il rovescio della medaglia dell'enfasi imperiale, dell'Inghilterra che "conquista il mondo con la Bibbia e col vapore". L'epica dell'impero, che compare nelle pagine di altri autori inglesi dell'epoca, è sconosciuta a Stevenson. L'autore non idealizza i Mari del Sud e i suoi abitanti. Guarda con occhio incantato la natura esuberante di colori, di frutti e di profumi, ma negli isolani vede gli stessi difetti dei bianchi: la cupidigia, la crudeltà, la slealtà, conservando tuttavia un profondo rispetto verso di loro, verso la cultura e il modo di vivere che rappresentano. Il volume è corredato di alcune foto d'epoca di Stevenson nei Mari del Sud e di un'ampia introduzione biografico-critica di Aldo Magagnino. Inserto fotografico con le illustrazioni di Gordon Browne e W. Hatherell dell'edizione originale Cassell del 1893.
43 min
04 Ott 2022

Giovanni Segantini. All'ovile. Genesi di un capolavoro (Museo Segantini, St. Moritz)

Con Arturo Stalteri. Scelte musicali e regia di Federico Vizzaccaro | Giovanni Segantini All'ovile. Genesi di un capolavoro (St. Moritz, Museo Segantini, dal 20 maggio al 20 ottobre) | L'esposizione, curata da Annie-Paule Quinsac, autrice del catalogo ragionato di Segantini, e prodotta in collaborazione con le Gallerie Maspes di Milano, presenta una delle opere divisioniste più importanti del maestro trentino, realizzata nel 1892. "All'ovile" fa parte di un ciclo di tre dipinti dedicati agli effetti della luce di lanterna in un ambiente chiuso e buio che ripropongono, con un linguaggio moderno e sperimentale, la tradizione luminista seicentesca, da Caravaggio ai fiamminghi e alle acqueforti di Rembrandt, che Segantini ben conosceva. La prima, la più monumentale, "Le due madri. Studio di lanterna" del 1889, si trova alla Civica Galleria d'Arte Moderna di Milano; la seconda, "All'arcolaio", del 1891, è conservata dal 1898 in Australia alla National Gallery di Adelaide. Nonostante siano tutte di altissima qualità, l'effetto magico della luce che avvolge la scena è particolarmente percettibile in All'ovile, proprio per la dimensione più intimista di questo quadro. Per quanto riguarda la tecnica divisionista, qui Segantini va oltre la resa suggestiva della luce utilizzando trattini di colori puri giustapposti. L'utilizzo di oro in polvere e in particelle incorporate all'impasto fresco gli consente di accentuare le vibrazioni della luce. Come sempre colpisce la sua capacità di suggerire l'essenza delle cose, la loro fisicità: dal vello delle pecore al tessuto del vestito della donna, al suo volto e al legno della mangiatoia e della culla. Che il motivo della luce di lanterna in un interno con le sue valenze simboliche abbia affascinato e ispirato Segantini, lo dimostrano altre opere presenti nel percorso espositivo, come i disegni I miei modelli (1890) e All'arcolaio (1891-93). A questi si affiancano due capolavori della collezione Otto Fischbacher Giovanni Segantini Stiftung, in deposito al museo engadinese: un dipinto e un disegno intitolati entrambi "Ritorno all'ovile". Se la luce della lanterna all'interno della stalla è simbolo di calore, sicurezza e tregua, anche se solo temporanea, dalle fatiche della vita del pastore, Ritorno all'ovile del 1888raffigura invece un esterno dominato dalla luce fredda e ostile di un crepuscolo autunnale. L'atmosfera di mestizia e rassegnazione, accentuata dalla figura curva della pastora stanca di ritorno dal lavoro, è mitigata dall'ingresso della stalla fortemente illuminato, promessa di ricovero e riposo. Nel disegno più tardo Ritorno all'ovile del 1891-92, lo stesso motivo è rappresentato in una forma simbolicamente accentuata. Completa la rassegna una sezione che presenta i risultati delle indagini diagnostiche non invasive, realizzate da Davide Bussolari e Stefano Volpin, che consentono di andare oltre gli aspetti percettibili ad occhio nudo, ed "entrare" nel lento percorso creativo dell'artista e di scoprire l'esistenza di un ripensamento poi cancellato. Accompagna la mostra un catalogo bilingue (italiano/inglese) Gallerie Maspes edizioni.
43 min
02 Ott 2022

Carlo Maratti. Strategie comunicative e promozione della propria opera (Camerano)

Con Anna Menichetti. Scelte musicali e regia di Federico Vizzaccaro | Carlo Maratti. Strategie comunicative e promozione della propria opera (Camerano, Chiesa di San Francesco, dal 28 maggio al 20 novembre) mostra a cura di Stefano Papetti | Nel 2025 ricorrerà il IV centenario della nascita del pittore Carlo Maratti, figura centrale della pittura romana ed italiana della seconda metà del Seicento che ebbe importanti influenze nella produzione artistica del secolo successivo, riuscendo nel difficile compito di conciliare le due opposte tendenze artistiche del tempo: il classicismo mediato da Raffaello e la magniloquenza del barocco, dando vita ad uno stile inconfondibile apprezzato in tutta l'Europa del tempo. La figura di Carlo Maratti, che in vita fu celebrato come il massimo pittore del suo tempo ed è tutt'ora molto noto agli studiosi, merita di essere conosciuto dal grande pubblico e questo è l'obiettivo della mostra, partendo proprio dalla città di Camerano dove è nato l'artista. Ma fu a Roma che Maratti, seguendo anche in questo campo il magistero di Raffaello, diede vita ad un modello organizzativo unico del proprio studio finalizzato alla promozione di se stesso e della sua attività artistica. Aveva elaborato una complessa strategia che comprendeva la realizzazione di numerose repliche delle sue opere di maggior successo eseguite dai collaboratori a lui più vicini, la realizzazione di varianti autografe e la circolazione di stampe di riproduzione che facevano conoscere le sue creazioni ad un vasto pubblico di artisti e di appassionati. La sua stessa abitazione era organizzata come un luogo destinato a far crescere la popolarità dell'artista e della sua attività, invogliando così collezionisti e committenti a servirsi del suo pennello o ad acquistare opere già pronte. L'esposizione "Carlo Maratti. Strategie comunicative e promozione della propria opera" intende proprio affrontare per la prima volta questo aspetto non marginale della sua attività, attraverso la presentazione di opere autografe che ne testimoniano la capacità di rielaborare i medesimi motivi per soddisfare committenti diversi, di tele destinate alla devozione privata che ne documentano la capacità di dare nuova forma ai contenuti della tradizione iconografica, di repliche uscite dalla sua stessa bottega – in qualche modo da lui stesso autorizzate – ed incisioni che hanno favorito la diffusione delle sue immagini. In mostra nella chiesa di San Francesco sono esposte 28 opere tra dipinti, disegni e stampe di riproduzione dalle opere di Maratti, in dialogo con altri luoghi della città dove sono conservate opere dell'artista, come la chiesa di Santa Faustina e la Chiesa dell'Immacolata Concezione.
43 min
26 Set 2022

Depero. Auto+Matico Acro+Batico (Palazzo della Ragione, Mantova)

Con Attilio Scarpellini. Scelte musicali e regia di Ennio Speranza | Depero. Auto+Matico Acro+Batico (Mantova, Palazzo della Ragione, dal 7 settembre 2022 al 26 febbraio 2023) a cura di Nicoletta Boschiero | La mostra è stata ideata da Electa in collaborazione con il Mart, Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, in esclusiva per gli spazi di Palazzo della Ragione ed è a cura di Nicoletta Boschiero, responsabile della Casa d'Arte Futurista Depero. Esporrà per la prima volta a Mantova circa 90 opere significative di Depero attraverso l'arco temporale 1917-1938. La rassegna è un viaggio attraverso molteplici ambiti creativi, scandita nelle tre tappe geografiche del suo percorso artistico. A Capri prende il via una delle stagioni più creative che avrà il suo acme tra il 1916 e il 1918, quella legata all'avventura teatrale vissuta con lo svizzero Gilbert Clavel, suo sodale, ripercorsa attraverso alcuni disegni che appartennero a Clavel stesso. Esposto anche un importante capolavoro, come Meccanica di ballerina, del 1917, e alcune bellissime chine dedicate al progetto di Istituto per suicidi, preludio alla nascita dell'automa con i Balli plastici. A Rovereto nel 1919, finita la guerra, Depero dà vita a un suo grande sogno, quello di aprire una casa d'arte specializzata nel settore della grafica pubblicitaria, dell'arredo e delle arti applicate e, in particolare, in quello delle tarsie in panno che avranno un grande successo a Parigi, all'Exposition internationale des arts décoratifs et industriels modernes, "aperta a tutti gli industriali i cui prodotti siano artistici nel carattere e mostrino chiaramente una tendenza moderna". Infine, dopo i successi ottenuti nelle principali esposizioni nazionali e internazionali, Depero e la moglie Rosetta si trasferiscono negli Stati Uniti a New York nel 1928 aprendo la Depero's Futurist House, una sorta di filiale americana della casa d'arte di Rovereto. L'impegno pubblicitario di Depero si concretizza con collaborazioni con marchi di spicco, e prepara numerosi progetti di copertine per American Printer, Vogue, Vanity Fair, oltre a realizzare le scenografie per New Babel.
43 min
23 Set 2022

Clarice Lispector, "Il lampadario" (Adelphi)

Con Attilio Scarpellini. Scelte musicali di Ennio Speranza. Regia di Francesco Mandica | Clarice Lispector, "Il lampadario", trad. di Roberto Francavilla (Adelphi) | Nella grande casa in cui, magra, scalza, solitaria, la piccola Virgínia si aggira «in concentrata distrazione» i mobili spariscono un po' alla volta, «venduti, rotti o troppo vecchi», e le porte si aprono su stanze in cui regnano «il vuoto, il silenzio e l'ombra». Abbandonato nella vasta sala da pranzo - dove brillano «vetri e cristalli addormentati nella polvere» - c'è però un lampadario, unico sopravvissuto di antichi fasti: «Il grande ragno avvampava», e Virgínia «lo guardava immobile, inquieta, sembrava presagire una vita tremenda. Quell'esistenza di ghiaccio». Ma soprattutto insieme a lei c'è Daniel, il fratello di poco più grande, che da quando è nata la considera «solo sua», che la protegge e la tormenta, e con lei condivide straordinari segreti: dal misterioso cappello che vedono scivolare lungo il fiume - e che immaginano appartenga a un annegato - alla scatola piena di ragni velenosi di Daniel, fino alla Società delle Ombre di cui sono gli unici membri. Quando i due, cresciuti, lasceranno insieme la tenuta di Granja Quieta per andare a studiare in città, i loro destini si separeranno. E quando, dopo un'ardua educazione sentimentale, Virgínia deciderà di tornarci, capirà «che il posto dove si è stati felici non è il posto dove si può vivere»: sul treno che la riporterà lontano si accorgerà di essersi scordata di guardare il lampadario e saprà «di averlo perduto per sempre», così come ha perduto per sempre la sua infanzia miserabile e incantata. Lispector narra questa struggente iniziazione alla vita con la sua lingua lussureggiante e visionaria: «attenta» ha scritto Franco Marcoaldi «al cuore che batte, alla vena che pulsa, alla vibrazione cieca del sentimento nel corpo».
43 min
22 Set 2022

Carlo Ginzburg, "Rapporti di forza" (Quodilibet)

Con Attilio Scarpellini. Scelte musicali e regia di Federico Vizzaccaro | Carlo Ginzburg, "Rapporti di forza. Storia, retorica, prova" (Quodilibet) | Le discussioni sul metodo storico non riguardano solo gli addetti ai lavori: oggi, più che mai, riguardano tutti. Da decenni gli scettici postmoderni sostengono che è impossibile distinguere in maniera rigorosa tra verità e finzione, perché la storia s'identifica con la retorica. Ma di quale retorica si tratta? Questo libro dimostra che lo scetticismo postmoderno s'ispira allo scritto giovanile di Friedrich Nietzsche sulla verità e la menzogna, pubblicato postumo, in cui la retorica veniva, contro Aristotele, vigorosamente contrapposta alle prove. Nella tradizione fondata da Aristotele e trasmessa da Quintiliano a Lorenzo Valla, il nesso tra retorica e prove è invece centrale. E la dimostrazione della falsità della donazione di Costantino da parte di Valla rappresenta, nell'epoca delle fake news, un punto di riferimento più che mai attuale. Uno storico che rinunci a distinguere il vero dal falso sulla base di prove farà bene a cambiare mestiere. Ma il mestiere dello storico non finisce qui. La distinzione tra le due versioni della retorica apre la strada a una lettura inattesa delle opere d'immaginazione. Chi legge si troverà di fronte a testimonianze diversissime: la violenta denuncia del colonialismo europeo da parte del capo di una rivolta indigena, inserita nell'opera di un gesuita francese del Settecento; lo spazio bianco dell'Educazione sentimentale in cui Proust vide il culmine dell'intera opera di Flaubert; il tortuoso itinerario che condusse Picasso verso le Demoiselles d'Avignon. Da queste opere emerge una rete di rapporti di forza che le rese possibili: un'esperienza di lettura a distanza che ci riporta al presente.
43 min
19 Set 2022

Espressionismo svizzero (Museo Archeologico Regionale, Aosta)

Con Attilio Scarpellini. Scelte musicali e regia di Federico Vizzaccaro | Espressionismo svizzero. Linguaggi degli artisti d'oltralpe (Aosta, Museo Archeologico Regionale, dal 25 giugno al 23 ottobre), a cura di David Schmidhauser in collaborazione con Daria Jorioz | Il Museo Archeologico Regionale di Aosta presenta al pubblico per la prima volta in Italia una mostra d'eccezione, frutto della collaborazione scientifica con uno dei più importanti musei d'arte elvetica, il Kunst Museum di Winterthur e racconta una stagione straordinaria ma ancora poco conosciuta dell'arte del Novecento, quella dell'Espressionismo svizzero. Grazie ai prestigiosi prestiti provenienti dal Kunst Museum di Winterthur e da una serie di importanti nuclei collezionistici museali e privati svizzeri, la rassegna riunisce per la prima volta capolavori provenienti da tutta l'area geografica elvetica, includendo sia il Ticino sia la zona della Svizzera francese, fino ad ora poco conosciuti dal grande pubblico. Nei primi anni del Novecento furono numerosi gli artisti di provenienza elvetica che trovarono nell'estetica cruda e nei colori forti e simbolici tipici dell'Espressionismo piena espressione di sé e del tempo in cui vivevano. Il movimento si sviluppò gradualmente - dagli inizi alla prima metà del Novecento - in diverse aree geografiche del paese, tanto da definire approcci espressivi e tendenze stilistiche molto diverse tra loro che portarono alla definizione di numerosi gruppi di artisti, per cui si può parlare di "plurilinguismo elvetico". Se da un lato l'influenza del vicino Fauvismo francese si manifestava nei lavori dell'artista solettese Cuno Amiet, precursore dell'Espressionismo svizzero, e a Ginevra nelle intense gamme cromatiche del gruppo Le Falot interessato all'estetica del colore, dall'altro l'esperienza tedesca del Die Brücke ebbe riscontro nel gruppo lucernese Der Moderne Bund e in quello basilese dei Rot-Blau, più interessati al valore simbolico del colore. Ad Ascona, inoltre, si formò il gruppo dell'Orsa Maggiore, rivolto alla rappresentazione dell'idilliaco paesaggio ticinese. Tuttavia, furono numerosi anche quegli artisti che perseguirono una ricerca individuale senza aderire ad alcun gruppo e affrontando i temi più vari: dalla politica alle questioni sociali, dalla sofferenza della guerra alla rappresentazione paesaggistica. Non mancano straordinarie figure femminili come quella di Alice Bailly, che verranno valorizzate nel percorso espositivo mostrando ancora una volta un aspetto poco esplorato delle avanguardie europee del Novecento. Il pubblico avrà l'opportunità di ammirare capolavori quali Il grande carosello di Louis Moilliet, Paesaggio nel Mendrisiotto di Hermann Scherer, e opere dall'inconfondibile tratto crudo tipico della stagione espressionista come Interno con tre donne di Albert Muller o La lettrice di Hans Berger. La mostra, prodotta da Expona di Bolzano, è accompagnata da un catalogo bilingue italiano/francese edito da Silvana Editoriale che, oltre ai saggi dei curatori, comprende le immagini di tutte le opere in mostra.
43 min
18 Set 2022

Federico Capitoni/Richard Wagner, "Quella cosa priva di nome/La quadratura del cerchio" (Aragno)

Con Arturo Stalteri. Regia e scelte musicali di Federico Vizzaccaro | Federico Capitoni/Richard Wagner, "Quella cosa priva di nome. La quadratura del cerchio" (Aragno) | Parafrasando una battuta di Victor Hugo sul Rinascimento, disse una volta Claude Debussy che la rivoluzione di Wagner, che si voleva un'alba, era invece un tramonto. Di ogni confine si possono esaltare tanto le costanti che le varianti; ma non c'è dubbio che Wagner abbia salato il sangue a più generazioni di novatori, da Baudelaire a Nietzsche (il quale farà in tempo a cambiare idea; ma anche Debussy era un «bidello del Walhalla» pentito) sino a d'Annunzio, Campana e Joyce. Per un media philosopher come Friedrich Kittler, senza il Gesamtkunstwerk non sarebbero concepibili neppure il progressive rock o la disco. Ma tutta la multimedialità di oggi, in fondo, viene dritta da Bayreuth. I suoi grandi testi teorici sono affetti dalla stessa ipertrofia delle opere di Wagner: momenti splendidi, e interminabili quarti d'ora (per dirla con un altro collega malevolo). Così Federico Capitoni, che tra i saggisti dell'ultima generazione è quello dalla più spiccata vocazione interdisciplinare (illuminando, di questo pensiero, quello che «è vivo» e quello che «è morto»; non senza indicare quanto di ancora-wagneriano alligni nella sperimentazione di oggi), ha pensato bene di "pescare" dagli scritti più agili e d'occasione. Faville del maglio che si rivelano piccoli gioielli. Una volta per esempio, in alternativa alla formula più vulgata (e volgare) di «arte dell'avvenire», Wagner definisce la sua opera «quella cosa priva di nome». Un po' come «il sogno di una cosa» di cui parlava il giovane Marx.
43 min
15 Set 2022

Gianfranco Manfredi, "A qualcuno piace scorretto" (DeriveApprodi)

Con Attilio Scarpellini. Scelte musicali e regia di Ennio Speranza | Gianfranco Manfredi, "A qualcuno piace scorretto. Per una storia delle provocazioni letterarie (1851-1969)" (DeriveApprodi) | Attraverso una ricca e minuziosa analisi storica e letteraria, l'autore mette a critica le semplificazioni e le schematizzazioni dominanti delle forme narrative e dell'immaginario di un secolo, dimostrando che la letteratura si fa largo attraverso la «devianza». Trenta opere narrative di largo consumo dalla metà dell'Ottocento agli anni Settanta del Novecento sono l'oggetto di questo libro. Con il progressivo allargamento del mercato editoriale, è in questo arco temporale che si definiscono nuovi generi letterari e si affermano campi narrativi specifici: il romanzo storico oppure erotico, l'avventura, il western, il giallo e l'horror, la commedia o il melodramma ecc. Mentre i processi diventano sempre più rapidi e i prodotti culturali sempre più effimeri, che senso ha parlare di correttezza e scorrettezza? I parametri imposti dalle accademie e dalla censura vengono continuamente violati da deviazioni letterarie che diventano nuovi paradigmi, attraverso cui è possibile aderire alla rapidità dei tumultuosi mutamenti del mercato e della società. Il concetto di politically correct, pur nato dai movimenti di contestazione, implica un passaggio problematico al riconoscimento istituzionale, all'adozione cioè di un nuovo codice di riconoscimento universalmente valido.
43 min
13 Set 2022

Gianni Berengo Gardin, "L'occhio come mestiere" (Contrasto, MAXXI, Roma)

Con Attilio Scarpellini. Scelte musicali e regia di Federico Vizzaccaro | Gianni Berengo Gardin, "L'occhio come mestiere" (Contrasto - MAXXI), in margine alla mostra omonima al MAXXI di Roma dal 4 maggio al 18 settembre a cura di Margherita Guccione e Alessandra Mauro | "L'occhio come mestiere" è un libro di Gianni Berengo Gardin con un testo di Edoardo Albinati. Oltre alle fotografie, il libro è arricchito anche dalla prefazione di Giovanna Melandri, da un testo di Alessandra Mauro e da una conversazione tra Margherita Guccione e Berengo Gardin. Il titolo richiama quello del celebre libro curato da Cesare Colombo, uscito nel 1970, che raccoglieva un'antologia di fotografie di Gianni Berengo Gardin e testimoniava l'importanza del suo sguardo, del suo metodo e del suo mestiere, per riuscire a narrare il suo tempo attraverso le immagini. Questo volume vuole proporre ora un nuovo racconto visivo di Berengo Gardin dedicato all'Italia e composto di quasi duecento fotografie, alcune celebri, altre meno note, altre ancora inedite. Una lunga sequenza in bianco e nero che ferma in immagini perfette grandi momenti e situazioni di una semplice, splendida normalità; personaggi, reportage dirompenti, paesaggi che conosciamo e che speriamo non cambino mai. | Il racconto si snoda lungo un percorso di oltre 150 fotografie, tra le più celebri, le meno conosciute, fino a quelle inedite: un patrimonio visivo unico, dal dopoguerra a oggi, caratterizzato dalla coerenza nelle scelte linguistiche e da un approccio "artigianale" alla pratica fotografica. Dalla Venezia delle prime immagini alla Milano dell'industria, degli intellettuali, delle lotte operaie; dai luoghi del lavoro (i reportage realizzati per Alfa Romeo, Fiat, Pirelli, e soprattutto Olivetti) a quelli della vita quotidiana; dagli ospedali psichiatrici (con Morire di classe del 1968), all'universo degli zingari; dai tanti piccoli borghi rurali alle grandi città; dall'Aquila colpita dal terremoto al MAXXI in costruzione fotografato nel 2009. Attraverso un percorso fluido e non cronologico, la mostra offre una riflessione sui caratteri peculiari della ricerca di Berengo Gardin: la centralità dell'uomo e della sua collocazione nello spazio sociale; la natura concretamente ma anche poeticamente analogica della sua "vera" fotografia (non tagliata, non manipolata); la potenza e la specificità del suo modo di costruire la sequenza narrativa, che non lascia spazio a semplici descrizioni dello spazio ma costruisce naturalmente storie.
43 min
12 Set 2022

Ketty La Rocca. Se io fotovivo. Opere 19567-1975 (CAMERA, Torino)

Con Attilio Scarpellini. Scelte musicali e regia di Ennio Speranza | Ketty La Rocca. Se io fotovivo. Opere 19567-1975 (Torino, CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia, dal 14 luglio al 2 ottobre) | La mostra Ketty La Rocca. Se io fotovivo. Opere 1967-1975, curata da Raffaella Perna e Monica Poggi, e realizzata grazie alla collaborazione con l'Archivio Ketty La Rocca, e con il contributo della Galleria Frittelli di Firenze, esplora per la prima volta il rapporto tra Ketty La Rocca (La Spezia 1938 – Firenze 1976) e la fotografia, al fine di porre in evidenza il ruolo cruciale che questo medium ha avuto nel suo modo di rappresentare il corpo e la gestualità e nel documentare la sua attività performativa. Fin dai suoi primi lavori, l'artista utilizza infatti la fotografia sotto forma di collage verbo-visivi, componendo immagini e scritte tratte dai rotocalchi e dalle riviste in circolazione, ma è la pubblicazione del libro fotografico "In principio erat" nel 1971 a segnare una svolta importante nel percorso dell'artista, che inizia a farsi ritrarre mentre compie gesti con le mani, concentrandosi sulla relazione tra fotografia, corpo e linguaggio verbale. Da quel momento la sua ricerca e il suo orizzonte di riferimenti culturali si allargano e l'attenzione per la comunicazione di massa che aveva contrassegnato la prima fase del suo lavoro, legato all'attività con il Gruppo 70, s'indirizza verso forme espressive primigenie fondate sul corpo, con un'apertura significativa agli studi di antropologia, alla storia delle culture preistoriche e dei rituali extra-europei. Fra le tematiche da lei trattate, emergono in maniera significativa il ruolo della donna all'interno della comunicazione di massa e un'esplicita critica al capitalismo e all'influenza che la Chiesa ha all'interno della società moderna. Agli immaginari stereotipati dell'editoria femminile che avevano contraddistinto le sue prime ricerche, La Rocca aggiunge al suo repertorio anche immagini storiche, come quelle tratte dagli archivi Alinari, o scientifiche, come nel caso delle Craniologie, dove impiega le radiografie del cranio, sovrapposte a fotografie delle mani o frasi scritte a mano. In questa fase la fotografia assume per lei un ruolo centrale, che la mostra documenta attraverso una selezione di oltre cinquanta opere, datate tra il 1967 e il 1975, che comprendono immagini delle sue performance, opere con i gesti delle mani e le espressioni facciali legate agli studi sulla fisiognomica, lavori realizzati con la macchina xerox, sino alle serie delle già ricordate Craniologie e delle Riduzioni, in cui La Rocca riconduce la fotografia sotto il dominio della soggettività attraverso l'impiego della grafia manuale. Ad accompagnare la mostra il catalogo edito da Silvana Editoriale.
43 min
11 Set 2022

Valerio Mattioli, "Ex Machina" (minimum fax)

Con Arturo Stàlteri. Regia e scelte musicali di Ennio Speranza | Valerio Mattioli, "Ex Machina. Storia musicale della nostra estinzione 1992 - ?" (minimum fax) | Forte di una competenza musicale ai limiti dell'ossessione, Mattioli non ha paura di contaminare la teoria - da Kerényi a McLuhan, dalla scuola cibernetica del dopoguerra a Mark Fisher, da Erik Davis a Nick Land - con la propria sensibilità e i propri incubi. Il risultato è uno strumento precisissimo che ci ascolta dal futuro, intercettando nella musica la frequenza anomala che è lo spirito di questo tempo terrorizzante. Nei primi anni Novanta il cyberteorico Arthur Kroker profetizzò che la nuova musica elettronica sarebbe stata l'avanguardia per i futuri rapporti tra specie umana e tecnologie digitali. Nello stesso periodo Brian Behlenford, fondatore di Apache e guru della Silicon Valley, lanciava una mailing list tutta dedicata alla cosiddetta Intelligent Dance Music di produttori come Aphex Twin, Autechre e in seguito Boards of Canada: tre nomi tra i più venerati del panorama musicale degli ultimi decenni, maestri indiscussi del suono elettronico nato dalla grande stagione techno. Eppure AFX, AE e BOC restano figure misteriose, sfuggenti, le cui biografie non hanno nulla del respiro epico a cui ci hanno abituati decenni di mitologie pop. Ma allora perché la loro influenza è tanto cruciale? A trent'anni da Artificial Intelligence, la compilation- manifesto che sancì la nascita della «musica da ballo intelligente» imponendosi come testo sacro per l'allora emergente internet culture, Exmachina offre una risposta - azzardata, paranoide, eppure spaventosamente convincente - invitandoci a leggere le parabole di questi artisti come tre capitoli di un'unica storia: quella che comincia con l'irruzione dell'algoritmo nella quiete delle nostre camerette, passa per la spietata potenza di calcolo del processo macchinico, e finisce con l'estinzione della nostra specie.
65 min
10 Set 2022

Roger McGough, "La resa dei conti" (Medusa Edizioni)

Con Arturo Stàlteri. Regia e scelte musicali di Ennio Speranza | Roger McGough, "La resa dei conti", a cura di Franco Nasi (Medusa Edizioni) || Emilia Barbato, "Primo piano increspato", a cura di Maurizio Cucchi (Stampa 2009) | «La gente va avanti con la propria vita e la poesia tiene il passo: tutto lì. Niente di ciò che succede alla nostra specie è fuori dalla portata della poesia, e la poesia giustifica la propria esistenza con il suo trovarsi lì, ad ogni angolo della vita di ciascuno». Così scrive Roger McGough in uno dei suoi rari interventi critici, e così ha sempre fatto la sua poesia. È stata presente in ogni angolo della vita dell'autore, e ne ha raccontato ogni stagione: dall'adolescenza nella Liverpool distrutta dalla Seconda guerra mondiale, alla vibrante giovinezza degli anni 60 del Mersey Sound e della Swinging London, alle crisi di mezza età, alla piena maturità e alla vecchiaia. E come solo la buona poesia sa fare, pur parlando di un io, parla di ciascuno di noi. La poesia stessa e alcuni dei suoi protagonisti sono al centro di numerose composizioni qui proposte, così come lo sono gli eventi nei quali ci sentiamo soffocare ogni giorno, da una orwelliana e distopica Banca delle Parole alla solitudine della pandemia. Sono temi che ci riguardano e che McGough tratta con la sua peculiare arguzia e leggera profondità. Marche stilistiche che segnano anche il modo in cui affronta il tema qui più ricorrente: l'invecchiamento. La vecchiaia non è una malattia. È una stagione come le altre, né più né meno complicata, irrequieta e strana dell'adolescenza. La Awkward Age di McGough non è certo rose e fiori, ma non è ingrata: è una stagione ancora produttiva e fantastica, piena anche di apparizioni che vengono dal passato, come ricordi a volte deformati, a volte gioiosi, a volte malinconici, ma raramente nostalgici, raccontati con lo spirito giocondo, ironico e "grato di esserci" di uno dei più amati funamboli inglesi della parola. || L'estrema aleatorietà dell'esserci è un concetto implicito che attraversa il tessuto di questi versi di Emilia Barbato, nei quali una lievità concisa è un tratto specifico e di qualità. Momenti di malinconia diffusa non offuscano la complessità di un paesaggio d'assieme, che si pone come una sorta di impeccabile specchio in cui si riflettono immagini di una natura misteriosa e in movimento e sprazzi di vita quotidiana. Nella raffinatezza del tocco, Barbato, compone inquiete trame narrative, portando in superficie un reale còlto anche nell'opacità fisica degli oggetti, nei frammenti dell'esperienza, che si imprimono nella mente come in certe associazioni oniriche. C'è un costante tratto di incerta solitudine in Barbato, che ne ha consapevolezza e ce lo dice: «Le occasioni di chi ama la solitudine sono misteriose, / profonde». Solitudine che si coniuga con il silenzio circostante, e al quale la parola poetica cerca di sottrarsi, in intervalli, in «frattempi», di provvisoria felicità, partendo dalle «regioni recondite del cuore». "Primo piano increspato" è un'opera ricca di interne suggestioni, che segnala un'autrice di originale personalità, dalla scrittura incisiva e impeccabile.
65 min
09 Set 2022

Jonas Hassen Khemiri, "Chiamo i miei fratelli" (Einaudi)

Con Attilio Scarpellini. Scelte musicali e regia di Federico Vizzaccaro | Jonas Hassen Khemiri, "Chiamo i miei fratelli" (Einaudi), trad. di Katia De Marco | Un'auto è esplosa nel centro di Stoccolma. Parole come «attentatore suicida» e «terrorista» lampeggiano dai telegiornali e si installano nella testa delle persone. Amor vaga per le strade di una città surreale. Ha una missione – deve andare a comprare per la cugina un ricambio per il trapano – ma è scosso da questa nuova città paranoica dove la polizia riempie le strade. Non farti notare, agisci normalmente, si dice. Ma cosa significa normale? Chi è un potenziale sospettato? E non sembra anche a voi che tutti gli occhi siano puntati su di lui? Nel corso di ventiquattro intense ore, vediamo il mondo attraverso gli occhi spaventati e ansiosi di Amor. A volte è difficile sapere cosa sta realmente accadendo e cosa è solo la creazione della mente sempre più febbrile di Amor. Chiamo i miei fratelli è un romanzo breve ma potentissimo su ciò che accade quando la paura e la paranoia ci entrano dentro, come individui e come società, e ci fanno vedere noi stessi e gli altri in modo diverso. Scritto con uno stile elettrico e coinvolgente, Chiamo i miei fratelli costringe il lettore a confrontarsi con il nostro impulso a dividere il mondo in «noi» e «loro». Ma loro chi sono? E chi siamo noi? E se la nostra paura, la paura per cui siamo pronti a tutto, fosse una profezia che si autoavvera?
43 min
07 Set 2022

Stefano Godano, "Kundera e Fellini" (Rizzoli)

Con Attilio Scarpellini. Scelte musicali e regia di Federico Vizzaccaro | Stefano Godano, "Kundera e Fellini. L'arte di non incontrarsi", prefazione di Vincenzo Mollica (Rizzoli) | Kundera considerava Fellini la vetta dell'arte della seconda metà del Novecento e Fellini ricambiava definendolo il più grande scrittore contemporaneo: si scrivevano e si stimavano. Perché non si sono mai incontrati? Dopo la scomparsa di Fellini, Stefano Godano e la moglie Daniela, nipote e assistente del regista, incontrano Milan e Vera Kundera nel 2001: ne nasce una straordinaria amicizia, fatta di incontri, lettere e lunghe telefonate, di ore e ore a chiacchierare a casa Kundera e nei ristoranti di Saint-Germain. Lo scrittore più inaccessibile e irraggiungibile al mondo si confida con l'autore sull'onda di una forte amicizia esaltata dalla passione per Federico Fellini e dalla ricerca dei punti di contatto creativi e immaginifici con il lavoro del grande regista riminese. Un lungo viaggio alla scoperta di Milan Kundera, uno scrittore timido e geniale che ha fatto della riservatezza il suo marchio originale. I romanzi e la fuga dalla Cecoslovacchia, l'amore per la Francia e l'insofferenza per la gauche caviar, la passione per Venezia, Capri e Roma, e per i paesi italiani, dove vince il silenzio e dove si sentono solo le campane, e i giudizi su alcuni grandi scrittori contemporanei. E poi la sua voce dolce e musicale, la timidezza e l'intransigenza... Un ritratto fedele dello scrittore, arricchito dai suoi disegni e da quelli di Fellini.
43 min
06 Set 2022

Adieu des glaciers. Il Gran Paradiso: ricerca fotografica e scientifica (Forte di Bard, Aosta)

Con Attilio Scarpellini. Scelte musicali e regia di Ennio Speranza | Adieu des glaciers. Il Gran Paradiso: ricerca fotografica e scientifica (Aosta, Forte di Bard, dal 9 luglio al 13 novembre) a cura di Enrico Peyrot e Michele Freppaz | La mostra Il Gran Paradiso: ricerca fotografica e scientifica, terza tappa del progetto L'Adieu des glaciers: ricerca fotografica e scientifica, ha come principale oggetto di indagine l'area glaciale e periglaciale compresa tra le valli di Cogne, Valsavarenche, Valle di Rhêmes, Valgrisenche, Valle Soana e Valle Orco. I curatori del progetto sono Enrico Peyrot, fotografo e storico della fotografia e Michele Freppaz, professore del Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari dell'Università di Torino, che si è occupato della parte scientifica. L'edizione 2022 del progetto L'Adieu des glaciers è frutto di ricerche volte a promuovere il patrimonio fotografico – opere e autori, archivi e collezioni – per lo più inedito e tendenzialmente storico-analogico. Le indagini, con l'obiettivo di individuare soggetti fotografici relativi ai soli ramificati versanti geomorfologici valdostani, sono state condotte presso archivi pubblici, associazioni e privati in ambito valdostano, e in Piemonte presso il CGI-Comitato Glaciologico Italiano, la GAM-Galleria Civica d'Arte Moderna e Contemporanea e il Museo Nazionale della Montagna Duca degli Abruzzi, di Torino. In mostra un 'paradiso' fotografico nel quale immergersi e smarrirsi tra stampe originali e fine art. La produzione fotografica, storica e contemporanea rivela la convivenza di creazioni formalmente contemplative della natura accanto alle fotografie scientifico-documentali realizzate nell'ambito dello studio e della gestione del ricco patrimonio naturale. Il catalogo è pubblicato da Forte di Bard.
43 min
05 Set 2022

Crazy. La follia nell'arte contemporanea (Chiostro del Bramante, Roma)

Con Attilio Scarpellini. Scelte musicali e regia di Federico Vizzaccaro | Crazy. La follia nell'arte contemporanea (Roma, Chiostro del bramante, dal 19 febbraio 2022 all'8 gennaio 2023) a cura di Danilo Eccher | 21 artisti di rilievo internazionale, oltre 11 installazioni site-specific pensate e realizzate appositamente per CRAZY: per la prima volta le opere d'arte invadono non solo gli spazi interni ma anche gli spazi esterni del Chiostro del Bramante di Roma, perché la follia non può avere limiti. La percezione del mondo è il primo segnale di instabilità, il primo contatto fra realtà e cervello, fra verità fisica e creatività poetica, fra leggi ottiche e sistemi neurologici, sono parte di questa follia: Carlos Amorales, Hrafnhildur Arnardóttir / Shoplifter, Massimo Bartolini, Gianni Colombo, Petah Coyne, Ian Davenport, Janet Echelman, Fallen Fruit / David Allen Burns e Austin Young, Lucio Fontana, Anne Hardy, Thomas Hirschhorn, Alfredo Jaar, Alfredo Pirri, Gianni Politi, Tobias Rehberger, Anri Sala, Yinka Shonibare CBE, Sissi, Max Streicher, Pascale Marthine Tayou, Sun Yuan & Peng Yu. La pazzia, come l'arte, rifiuta gli schemi stabiliti, fugge da ogni rigido inquadramento, si ribella alle costrizioni, così anche CRAZY, il progetto organizzato e prodotto da Dart - Chiostro del Bramante a cura di Danilo Eccher. Il nuovo percorso narrativo è stato costruito, passo dopo passo, grazie alla stretta e straordinaria collaborazione con gli artisti protagonisti e, anche attraverso i tempi dilatati della pandemia, ha potuto crescere aspirando a una nuova definizione di esperienza espositiva. «Nella più ampia accezione di "follia", non di rado sinonimo di "creatività fantastica", l'arte si è sempre ritrovata a proprio agio, ma è soprattutto con i primi studi psicanalitici e neurologici d'inizio secolo scorso che il rapporto fra disturbi psichici e arte si è fatto più intenso e consapevole. Nel corso del tempo, il confine netto fra il dato medico e l'orizzonte poetico si è via via attenuato, svaporato, liberando piani di confronto e contaminazione, la folle creatività ha cominciato a occupare la scena mostrando le sue innumerevoli maschere.» (Danilo Eccher)
43 min
03 Set 2022

Giorgio Caponetti, "Drovetti l'egizio" (UTET)

Con Arturo Stàlteri. Regia e scelte musicali di Federico Vizzaccaro | Giorgio Caponetti, "Drovetti l'egizio" (UTET) | Oltre 150 papiri, 5000 gioielli (compresi numerosi scarabei), 150 statue, decine di mummie. Questa è solo una parte del patrimonio che nel 1829 Bernardino Drovetti riportò con sé in Italia dall'Egitto, dove aveva passato gli ultimi ventisette anni della sua incredibile vita. Nato nella provincia piemontese, Drovetti si era mostrato da subito ambizioso e intraprendente. Soldato nell'esercito napoleonico impegnato in Egitto, poi ufficiale di campo del generale Gioacchino Murat durante le campagne d'Italia, nel 1802 fu mandato ad Alessandria d'Egitto, prima come viceconsole, poi come console generale di Francia incaricato di avviare dei nuovi rapporti commerciali con il Cairo. Ma Drovetti non si limitò alla sua pur prolifica attività diplomatica alla corte del viceré della Sublime Porta ottomana, Mehmet Alì Pascià. Appassionato di reperti e scavi, ancora prima che gli esploratori inglesi cominciassero le spedizioni per completare gli spazi bianchi rimasti nelle mappe del globo, si avventurò per l'Egitto a caccia di antichità e monumenti, intercettando la neonata passione europea per l'archeologia. Per anni Drovetti "l'Egizio" si destreggiò abilmente tra i rivolgimenti della storia, tra imperi che crollavano, guerre civili e abdicazioni, facendo arrivare in Italia le ricchezze che costituiscono oggi il nucleo iniziale del Museo Egizio di Torino, oltre a svariati pezzi finiti poi ad arricchire le sale del Louvre, del Neues Museum di Berlino, o le collezioni esposte a Vienna, Ginevra e Monaco.
65 min
29 Ago 2022

Dall'alto. Aeropittura futurista (Labirinto della Masone, Fontanellato)

Con Attilio Scarpellini. Scelte musicali e regia di Ennio Speranza | DALL'ALTO. Aeropittura futurista (Labirinto della Masone, Fontanellato, Parma, dal 9 aprile al 18 settembre), a cura di Massimo Duranti con la collaborazione di Andrea Baffoni | L'esposizione offre una ricognizione sistematica di un movimento che coinvolse alcuni tra i principali artisti italiani della prima metà del Novecento, rimarcandone le specificità anche nei confronti delle altre correnti che si svilupparono a partire dal Futurismo. Paesaggi, aerei, visioni dall'alto a volte dilatate, distorte o addirittura capovolte: l'Aeropittura esalta con sintesi ed essenzialità la velocità, il movimento e la simultaneità del volo come atto fisico e come stato d'animo. Questa specificazione futurista vide la sua consacrazione nel 1931 con un Manifesto dedicato a firma di Balla, Depero, Dottori, Benedetta, Fillia, Somenzi e Tato, ma già dalla metà degli anni Venti aveva iniziato a diffondersi tra alcuni pittori futuristi – fino ad assumere ufficialità alla fine del decennio a partire da uno scritto di Mino Somenzi del 1928 e da un articolo di Filippo Tommaso Marinetti del 1929. l successo dell'Aeropittura è tale che per la III Quadriennale d'Arte Nazionale (1939) verrà realizzata una mostra collettiva intitolata Mostra futurista di aeropittori e aeroscultori, introdotta da Marinetti che per la prima volta analizza diffusamente la tendenza classificando il movimento in quattro declinazioni pittoriche e in due aeroscultoree. È con questo testo che si confronta la mostra del Labirinto della Masone, mettendo in luce le peculiarità degli artisti dell'Aeropittura che evolvono i concetti di velocità e dinamismo non limitandosi più a treni, automobili o motocicli, bensì sfidando i cieli. Le opere presentate in questa mostra sono numerose, per meglio rendere le sfaccettature stilistiche dei protagonisti del movimento: sono circa un centinaio, di oltre trenta artisti tra pittura, disegni, acquerelli, grafiche di medie dimensioni e anche aerosculture come quelle di Renato Di Bosso, Umberto Peschi e Mino Rosso. In concomitanza con la mostra il volume Franco Maria Ricci Editore dedicato all'aeropittura.
43 min
28 Ago 2022

Treni fra arte, grafica e design (Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa, Napoli)

Con Renata Scognamiglio. Regia e scelte musicali di Ennio Speranza | Treni fra arte, grafica e design (Napoli, Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa, dal 21 maggio al 13 novembre) a cura di Oreste Orvitti e Nicoletta Ossanna Cavadini. | Il progetto di mostra integrata tra il Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa, Napoli-Portici e il m.a.x. museo di Chiasso, che ha già ospitato la mostra, è un articolato percorso su uno dei mezzi di trasporto più rivoluzionari nella storia della mobilità che ha influenzato l'arte, la grafica e il design, dalla fine del XIX secolo fino ai nostri giorni. La mostra, organizzata dalla Fondazione FS, custode e gestore del grande patrimonio storico delle Ferrovie italiane, prevede l'esposizione di opere di Giacomo Balla, Umberto Boccioni, Fortunato Depero, Filippo Tommaso Marinetti. Inoltre, sono esposti manifesti, litografie, cartoline, dépliant, orari ferroviari, menù, calendari, almanacchi, medaglie del Regno delle Due Sicilie e ticinesi, nonché il processo di ricerca del logo. La collaborazione fra il Cantone Ticino - in particolare Chiasso con la sua stazione internazionale inaugurata nel 1932 - e il Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa, Napoli-Portici - il più importante museo ferroviario europeo – vede anche il sostegno dell'Historic SBB di Windisch, del Museo svizzero dei trasporti di Lucerna, della Boga Foundation e della Fondazione per l'Istituto Svizzero di Roma.
72 min
24 Ago 2022

Franca V. Bessi, "Il roseto Fineschi" (Nicla Edizioni)

Con Anna Menichetti. Scelte musicali e regia di Ennio Speranza | Franca V. Bessi, "Il Roseto Fineschi. Storia di una collezione unica. Oltre cinquemila 'varietà' di un solo fiore", prefazione di Francesco Maria Raimondo (Nicla Edizioni) | Apprezzata, coltivata, moltiplicata, diffusa, celebrata, resa simbolo del sentimento più nobile che l'uomo sia capace di coltivare. Si tratta della rosa, uno dei fiori più ricchi di simbologia, cantato, declamato e descritto innumerevoli volte. Il volume di Franca V. Bessi è dedicato ad uno dei più prestigiosi roseti europei, il Roseto "Gianfranco e Carla Fineschi" a Cavriglia, nell'aretino. Biologa, esperta del genere Rosa e di antiche varietà, Franca V. Bessi è autrice di numerose pubblicazioni scientifiche riguardanti le rose e lungo tutto il percorso del volume si evidenzia, netta, la sua grande passione, la stessa che ha accompagnato il creatore della collezione – il professor Gianfranco Fineschi – nel mettere insieme, curare, mantenere la più rinomata raccolta italiana di questo straordinario genere di pianta. Il Roseto di Cavriglia – sostenuto dall'Associazione Roseto Botanico 'Gianfranco e Carla Fineschi' – accoglie oltre 5.000 varietà di rose e di ognuna, quasi sempre, un solo esemplare; ciò per problemi di spazio a disposizione: una estensione di circa tre ettari fitta fino all'inverosimile di piante. All'interno rarissime le replicazioni, inserite accanto ad altre solo per mettere in evidenza talune peculiarità. A illustrare il volume, oltre che varie foto delle rose più rappresentative, ci sono gli acquerelli di Silvana Rava.
43 min
20 Ago 2022

Jonathan Coe, "Io e Mr Wilde" (Feltrinelli)

Con Renata Scognamiglio. Scelte musicali di Ennio Speranza. Regia di Elisabetta Parisi | Jonathan Coe, "Io e Mr Wilde", traduzione di Mariagiulia Castagnone (Feltrinelli) | Calista Frangopoulos è una donna sposata di cinquantasette anni, con due figlie in procinto di lasciare casa. Francesca, la grande, andrà a fare l'università negli Stati Uniti e Arlene, la piccola, è stata presa per l'anno successivo a Oxford. Dopo aver lasciato Francesca all'aeroporto, Calista ricorda quando lei stessa era stata in America per tre settimane nel 1976 e l'incontro casuale che le aveva segnato l'esistenza, quando una sera a Los Angeles, con la sua amica Gill, si era ritrovata a tavola con Billy Wilder, senza sapere chi fosse. Un'occasione fortuita che un anno dopo l'aveva portata a lavorare come interprete dal greco sul set del penultimo film di Wilder, Fedora, che avrebbe determinato la sua scelta di diventare compositrice di colonne sonore e che, molti anni dopo, le avrebbe permesso di maturare una decisione importante con la leggerezza del finale di A qualcuno piace caldo: "Why not?". Già, perché no? La vita è grande. Billy Wilder è Hollywood, la celebrità, il genio, ma anche il Novecento, il nazismo, la Shoah, la fuga di tanti verso l'America, è una potente ossessione che permette a Jonathan Coe di scrivere un romanzo bellissimo e complesso, nelle cui pagine scorre con forza una vena di nostalgia: la nostalgia degli anni che passano, delle cose che si lasciano, di quello che siamo stati e non siamo più. E, soprattutto, di ciò che possiamo ancora dare e di cui nessuno sembra avere più bisogno.
43 min
15 Ago 2022

Il Mare: Mito Storia Natura. Arte Italiana 1860-1940 (Carrara, Palazzo Cucchiari)

Con Anna Menichetti. Scelte musicali di Ennio Speranza. Regia di Luigi Iavarone | Il Mare: Mito Storia Natura. Arte Italiana 1860-1940 (Carrara, Palazzo Cucchiari, dal 9 luglio – 30 ottobre 2022), a cura di Massimo Bertozzi | Ottanta anni cruciali per la cultura italiana. E un solo fil rouge che riguarda una cinquantina di artisti. Il Mare: Mito Storia Natura. Arte italiana 1860 - 1940, curata da Massimo Bertozzi e articolata in sei diverse sezioni, propone un viaggio attraverso varie scuole artistiche italiane in anni decisivi, compresi tra la nascita del Regno d'Italia e lo scoppio della seconda guerra mondiale. Si tratta di un panorama d'arte che, in un centinaio di opere, va dai macchiaioli (Fattori) e post macchiaioli (Lloyd, Ulvi Liegi, Puccini) ai pittori cosiddetti labronici (March e Natali), dalla figurazione simbolista (Sartorio, Benvenuti, Baracchini Caputi), dal mondo colorato dei divisionisti (Nomellini) alla stagione delle avanguardie (Ram e Thayaht) e dei "ritorni all'ordine", con richiami alle grandi individualità dell'arte italiana, De Chirico, Savinio, De Pisis, Campigli, Morandi, Nathan e tra gli scultori Martini, Marino, Manzù e Messina. Un'attenzione particolare è riservata all'area ligure-apuana, e quindi ai pittori versiliesi autoctoni, come Chini, Moses Levy, Viani, o d'adozione, come Carrà, Carena, De Grada, Funi, e quindi ai cantori delle terre di Liguria, come Telemaco Signorini e agli scultori apuani come Carlo Fontana e Arturo Dazzi. Per tutti, un solo comune denominatore: il mare e quelle terre - piatte o scoscese - che vi si affacciano e che da millenni accolgono popoli che hanno scelto di viverci. Ecco, quel mare è di tutti, ma non appartiene a nessuno; e se pur questi artisti hanno visto lo stesso mare, alla fine ognuno se l'è immaginato e figurato a modo suo. La mostra è corredata da un catalogo in cui oltre alle immagini di tutte le opere in mostra, trovano spazio i testi di Franca Conti (Presidente della Fondazione Giorgio Conti) e di Massimo Bertozzi (curatore della mostra).
43 min
13 Ago 2022

Costanza Rizzacasa D'Orsogna, "Scorrettissimi" (Laterza)

Con Renata Scognamiglio. Scelte musicali e regia di Ennio Speranza | Costanza Rizzacasa D'Orsogna, "Scorrettissimi. La cancel culture nella cultura americana" (Laterza) | Costanza Rizzacasa d'Orsogna ci porta al cuore del dibattito sulla cancel culture che infuria nella società non solo americana ma ormai anche europea. Parole come 'appropriazione culturale', 'supremazia bianca', 'mascolinità tossica', usate spesso a sproposito, popolano le conversazioni quotidiane. Sullo sfondo, negli Stati Uniti, una polarizzazione politica e del pensiero che per gli esperti ha raggiunto un punto di non ritorno, e il modello parentale ed educativo del safetyism: la sicurezza emotiva come valore sacro. La retorica di sinistra che da anni infuria dentro e fuori i campus, eliminando tutto ciò che può apparire politicamente scorretto, alimenta il bigottismo di destra, in un circolo vizioso in cui perdono tutti. Le guerre culturali dilaniano la scuola dell'obbligo, con il numero dei libri banditi o contestati che sfonda ogni mese nuovi record. Se mettere i libri al bando non è nulla di nuovo nelle scuole americane, diverse oggi sono le tattiche, e fortissima la politicizzazione. Da Mark Twain a Philip Roth, da Hemingway a Toni Morrison, da Salinger a Margaret Atwood, "Scorrettissimi" ci racconta questo terremoto culturale, ne ricostruisce la genesi e le ragioni all'interno del contesto storico e politico americano in cui è nato.
66 min
11 Ago 2022

Hugo von Hofmannsthal, "Le parole non sono di questo mondo" (Quodlibet)

Con Anna Menichetti. Scelte musicali e regia di Ennio Speranza | Hugo von Hofmannsthal, "Le parole non sono di questo mondo. Lettere al guardiamarina E.K. 1892-1895", a cura di Marco Rispoli (Quodlibet) | Tra i carteggi tenuti da Hugo von Hofmannsthal (1874-1929), le lettere scambiate in gioventù con Edgar Karg (1872-1905) occupano un posto d'eccellenza, tanto che lo stesso poeta pensò di pubblicarne un buon numero, in un'antologia che avrebbe dovuto raccogliere il meglio della sua produzione giovanile. Mentre il suo precoce talento viene celebrato nei cenacoli letterari, Hofmannsthal cerca qui di avvicinare alla propria esistenza da "poeta" un amico che, impegnato nel servizio di marina in località spesso assai remote, non può condividere con lui la stessa ricchezza culturale. Non si trattava, però, di fare opera di vacua divulgazione, ma di strappare la poesia all'atmosfera artificiosa dei salotti e delle accademie, e di porla in relazione all'esistenza degli uomini. Temi e problemi che hanno un peso fondamentale nella sua opera e in molta poesia moderna, vengono allora affrontati in modo immediato, e di continuo vengono intrecciati a esperienze quotidiane e affetti comuni. Da un lato i primi passi compiuti da Hofmannsthal lungo il "cammino verso la vita", nel tentativo di infrangere, grazie a questa amicizia, l'isolamento dell'artista (egli stesso ricorda quegli anni come "il periodo più solitario" della sua esistenza). Dall'altro una limpida, inedita prospettiva sulla riflessione condotta da Hofmannsthal sulla letteratura, sul suo rapporto con la vita, e più in generale sull'amicizia e la formazione dell'individuo. Uno di quei rari casi in letteratura dove l'espressione congiunge felicemente immediatezza e profondità.
43 min
07 Ago 2022

Fabio Marzano, "I racconti delle piante" (EDT)

Con Renata Scognamiglio Scelte musicali di Federico Vizzaccaro. Regia di Luigi Iavarone | Fabio Marzano, "I racconti delle piante. Viaggio curioso nel mondo vegetale italiano" (EDT) | Alberi-monumento, foreste urbane, fossili viventi, antenati selvatici, specie in pericolo e salvataggi in extremis, viaggi avventurosi e spionaggio vegetale, coltivazioni fantascientifiche e termometri del pianeta. Il mondo vegetale, a chi lo sa ascoltare, racconta storie incredibili. Storie che parlano soprattutto di noi. In Italia entrare in un orto o in un giardino botanico senza una guida esperta può lasciare del tutto indifferenti: spesso l'unica informazione disponibile è un'etichetta con un nome in latino o un numero sulla pianta. In realtà, a un orecchio sufficientemente preparato, i fiori e gli alberi parlano, e raccontano storie straordinarie. Storie di foreste nascoste e alberi secolari, di collezionisti maniacali o di specie che hanno attraversato il mondo e la storia. Lo scrittore ed esperto di botanica Fabio Marzano ha raccolto in questo libro alcune fra le più interessanti. Si parla di specie importate da paesi esotici e protagoniste in Italia di fallimenti industriali memorabili o di arricchimenti fulminei. Degli itinerari segreti, spesso favoriti da atti di vera e propria pirateria biologica, che molti di questi rari esemplari hanno seguito per arrivare alle nostre latitudini. Dell'attività di quelli che all'epoca si chiamavano cacciatori di piante, a metà tra il botanico e il trafficante, e che oggi lavorano nelle università e nei centri di ricerca - e sono soprattutto donne. Sulla scia di questi racconti si seguirà una spedizione verso Sumatra alla ricerca del "fiore cadavere" scoperto dall'esploratore toscano Odoardo Beccari, ispiratore dei personaggi di Salgari, mentre da Torino si partirà sulle tracce di naturalisti in esilio per conoscere nuove varietà di cactus e piante ancora sconosciute. Nel libro ci sono anche le testimonianze e le vicende dei custodi delle orchidee o delle foreste: volontari che si dedicano nel loro giardino o in aree pubbliche alla moltiplicazione e alla conservazione di specie a rischio estinzione.
72 min
30 Lug 2022

Felice Pozzo, "La vera storia di Emilio Salgari" (Odoya)

Regia e scelte musicali di Federico Vizzaccaro | Felice Pozzo, "La vera storia di Emilio Salgari" (Odoya) | Una biografia completa di Emilio Salgari, il creatore del genere avventuroso, l'uomo che ha incantato intere generazioni con tigri, pirati e fanciulle da salvare, si presenta ben diversa da come ci si potrebbe immaginare. La scrittura è per lui un modo di sfuggire da una realtà che gli sta troppo stretta; e così i suoi straordinari racconti esotici, spesso attribuiti a fantastici viaggi compiuti nella giovinezza, sono il semplice frutto della sua fervida fantasia. Felice Pozzo ripercorre con dovizia di aneddoti la vita dell'uomo e dello scrittore, con notizie spesso sconosciute o dimenticate, raccolte durante molti decenni di ricerca scrupolosa tra carteggi e documenti ufficiali. Dopo l'approfondimento dei difficili anni dell'esordio, che rende più agevole la comprensione della carriera futura di un uomo tenace, autodidatta e appassionato, Pozzo si concentra sulle opere che hanno reso famoso Salgari, mantenendo nel contempo desta l'attenzione sulle vicende familiari, che evidenziano aspetti finora poco esplorati. Proprio le numerose sventure che si abbattono sulla sua famiglia, unite a insostenibili ritmi di lavoro e diverse altre difficoltà, portano Salgari, nel 1911, al gesto estremo. La sua rinuncia alla vita, che ha purtroppo destato qualche fantasticheria di troppo, è qui affrontata con l'opportuna cautela, tramite la verità che emerge dai documenti noti, nel rispetto per la dignità di chiunque si volga a una scelta così drastica. Proprio come uno dei suoi libri, la storia avventurosa e straordinaria della vita di Emilio Salgari è raccontata con grande cura del dettaglio.
65 min
29 Lug 2022

Ernst Jünger, "La forbice" (Ed. Guanda)

Con Attilio Scarpellini, regia di Francesco Mandica, scelte musicali di Federico Vizzaccaro | Ernst Jünger, "La forbice" (Ed. Guanda). Per un numero considerevole di pagine a partire dall'inizio, Die Schere appare come un allinearsi di aforismi. Che cosa tiene insieme allora questi frammenti di pensiero? Compare, in modo enigmatico, la figura della forbice, immagine decisiva, emblematica in questo libro «adamantino». La forbice rescinde, separa. La vita dalla morte, il pensiero dall'essere. Ma, osservata come simbolo, modello, non taglia più: riposa, «sogna». Una forbice che non taglia è un oggetto privo di senso? Nel peggiore dei casi, è privo di utilità. Jünger distingue tra la forbice che si vede, in potenza, e quella che agisce, in funzione. Colto dalla visione della propria morte, l'individuo prova timore; raggiunto dal proprio destino non teme più, né prova dolore. Distingue inoltre tra «un modello in cui la forbice taglia» e «un modello in cui la forbice non taglia». Non taglia, ma sta lì aperta, pronta a richiudersi, nelle zone ai confini del tempo, nella memoria come nei presentimenti e nei fenomeni visionari. Non taglia nel mondo delle figure tipiche, comunque più potenti di quelle storiche: l'effetto che fa una figura eroica è più forte di quello di un personaggio nazionale. Un racconto o un sogno, irrealizzati, sono più nitidi della realtà. In questo mondo separato delle idee la forbice non taglia. Ma la prospettiva è presto ribaltata. La forbice si serra inaspettatamente nel mondo reale: la medicina e la fisica hanno realizzato le mitologie, il pensiero non riesce più a star dietro alle realizzazioni della tecnica. La scienza ha sfatato tutti i miti. E tuttavia, continuiamo a stare in un universo che vive: lo spirito, la venerazione «vive nel mondo, sta già nella materia, nell'essere pulsante».
43 min
23 Lug 2022

Richard Thompson e Scott Timberg, "Beeswing" (Jimenez)

Con Arturo Stalteri. Regia e scelte musicali di Federico Vizzaccaro | Richard Thompson e Scott Timberg, "Beeswing. I Fairport Convention, il folk-rock, la mia voce. 1967-75", traduzione di Gianluca Testani (Jimenez) | Richard Thompson raggiunse la maggiore età in un momento cruciale della cultura britannica; era il 1967 e la popular music era lo specchio di un grande risveglio culturale. Nel pieno di questi fermenti, il diciottenne Thompson fondò i Fairport Convention e contribuì a inventare un nuovo genere di musica. Nei suoi anni giovanili Thompson collezionò più di una vita di esperienze. Nel periodo chiave compreso tra il 1967 e il 1975 mise a frutto il suo talento innato per diventare un musicista importante e stimato, sopravvisse a un tremendo incidente automobilistico e abbandonò i Fairport Convention al picco della loro popolarità, per formare un duo insieme alla moglie Linda, sodalizio artistico e sentimentale che avrebbe fruttato alcuni dei dischi più suggestivi degli anni Settanta. La scoperta del sufismo, che abbracciò incondizionatamente, avrebbe poi rimodellato il suo approccio alla vita e, di conseguenza, alla musica. In Beeswing, titolo preso in prestito da una delle sue canzoni più celebri e struggenti, Thompson torna con la memoria alla propria infanzia, ricrea lo spirito dei Sixties e ci porta con sé sulle strade d'Inghilterra e d'America, incrociando il cammino - e spesso dividendo il palco - con gente come Led Zeppelin, Pink Floyd, Nick Drake, Jimi Hendrix. Racconto di scoperte musicali, storie personali e rivelazioni sociali, Beeswing restituisce vividamente l'esistenza di uno degli artisti più significativi della musica moderna colto in un passaggio di inebriante slancio creativo, in un mondo sull'orlo del cambiamento.
72 min
18 Lug 2022

La voce delle ombre (Mudec, Milano)

Con Attilio Scarpellini. Scelte musicali di Ennio Speranza. Regia di Elisabetta Parisi | La Voce delle Ombre. Presenze africane nell'arte dell'Italia settentrionale (Milano, Mudec – Museo delle Culture, dal 13 maggio al 18 settembre) | La mostra, a cura del personale scientifico del Mudec, indaga i modi della rappresentazione artistica di uomini e donne originarie del continente africano nel nord Italia fra XVI e XIX secolo, e si inserisce nel progetto di ricerca più ampio iniziato con il riallestimento della collezione permanente del museo. La mostra si configura come un primo tentativo di individuare modalità differenti di raffigurazione dell'altro, svelando canoni e cliché di questa tipologia di immagini e cercando di restituire a queste figure un'identità attraverso il recupero delle loro vicende umane e del ruolo che ricoprivano nella società dell'epoca. Attraverso l'esposizione di opere di diverso genere, provenienti da importanti istituzioni pubbliche e private, sarà dunque possibile riflettere sulla percezione e rappresentazione dell'alterità, distinguendo i personaggi storici da quelli mitici, gli stereotipi dalle persone reali. Accostando le testimonianze documentarie, costituite anche dalle opere stesse presenti in mostra, agli studi del comitato scientifico (ampiamente documentati nel catalogo edito da Silvana Editoriale) è stato possibile comprendere la variabilità delle occasioni in cui le persone di origine africana giungevano in Nord Italia – in prevalenza attraverso la tratta del Mediterraneo – e con finalità – per lo più di servitù domestica – legate anche a ragioni extra economiche e di prestigio sociale.
43 min
16 Lug 2022

Ella Maillart, "Vagabonda nel Turkestan" e "Oasi Proibite" (EDT)

Con Arturo Stalteri. Scelte musicali di Ennio Speranza. Regia di Luigi Iavarone | Ella Maillart, "Vagabonda nel Turkestan. Viaggio in solitaria attraverso l'Asia Centrale", traduzione di Silvia Vacca e "Oasi Proibite. Il viaggio impossibile da Pechino al Kashmir", traduzione di Giancarlo Condò (EDT) | Nel 1932, nel corso di un lungo soggiorno in Russia, Ella Maillart decide improvvisamente di intraprendere un viaggio che all'epoca non poteva che apparire folle, specialmente per una donna: attraversare in solitaria l'intero Turkmenistan russo, da Alma Ata (Almaty) a Kazalynsk (oggi Kazaly, in Kazakistan). Affidandosi per gli spostamenti ai più diversi mezzi di trasporto, dal treno a un piccolo aereo a tre posti, da un carretto contadino dalle grandi ruote, a un battello su cui naviga buona parte del fiume Amu Darya, persino in cammello e, naturalmente, per lunghi tratti, viaggiando a piedi. Le meravigliose città che esplora erano allora fuori da tutte le rotte del turismo: Almaty, Tashkent, Samarcanda, Bukhara, Chardzhou, Turkmenabat, e ancora il deserto di Karakum, il fiume Amu Darya, Turkul, Nukus, Chinboy, il lago Aral, il deserto del Kazylkum (su un cammello), fino a Kazalinsk. Nel corso di questo incredibile e avventuroso viaggio, come era sua consuetudine si mescola alla popolazione locale, descrive gli incontri, partecipa a momenti conviviali e ad attività quotidiane, incontra intellettuali e persone di ogni estrazione sociale. In Vagabonda nel Turkestan, ancora una volta, Ella Maillart è capace di stupire il lettore per la semplicità e la franchezza con cui descrive esperienze ai limiti dell'immaginabile. | Pechino, 1935. Ella Maillart e il giornalista del "Times" (e spia inglese) Peter Fleming – l'uomo che ispirerà al fratello Ian il personaggio di James Bond – lasciano la città imperiale. Il loro obiettivo è di attraversare la Cina, allora occupata dai giapponesi, da Est a Ovest, visitare le oasi "proibite" dello Xinjiang, da mille anni culla di un'antica cultura di origine iranica, e raggiungere quindi il Kashmir, dall'altra parte del mondo, attraverso le mulattiere del Pamir e del Karakoram. Di nascosto, perché il Turkestan cinese, la cui popolazione è in maggioranza musulmana, è in piena rivolta. Il percorso, scelto per sottrarsi ai controlli militari e all'autorità dei grandi governatori, passa attraverso le diramazioni nord e sud dell'antica Via della seta, alla quale si congiunge ai piedi del Pamir. L'estrema povertà di quelle regioni, la rigidezza del clima, la difficoltà di trovare cammelli e le bande di razziatori tanguti che lì si nascondono rendono l'itinerario così pericoloso e faticoso che il governo non ha pensato di chiuderlo e per decenni nessun occidentale lo ha più ripercorso. Un viaggio considerato allora impossibile per chiunque, ma doppiamente impossibile per una donna. Ma, al tempo stesso, come scrive Nicolas Bouvier nella sua introduzione, "senza dubbio il più bel percorso di terra che si possa fare sul nostro pianeta". Otto mesi dopo aver lasciato Pechino, Maillart e Fleming raggiungeranno effettivamente l'India (ancora britannica), ritroveranno le cime dell'Himalaya viste in precedenza dal basso, berranno nei bicchieri e avranno una stanza da bagno, ma vivranno intensamente il rimpianto di avere "voltato le spalle all'ignoto smisurato", nel quale avevano vissuto così a lungo e così intensamente.
64 min
13 Lug 2022

Jean Pierre Vernant, "L'immagine e il suo doppio" (Mimesis)

Con Attilio Scarpellini. Regia e scelte musicali di Ennio Speranza | Jean Pierre Vernant, "L'immagine e il suo doppio. Dall'era dell'idolo all'alba dell'arte" (Mimesis) | Pochi temi hanno occupato Jean-Pierre Vernant lungo tutto l'arco della sua carriera quanto quello dell'immagine e del suo statuto teorico. L'apertura dell'antropologia in direzione della psicologia storica gli ha consentito di riconoscere che il concetto di "rappresentazione figurata" non è un dato semplice e immediato, acquisito una volta per tutte, univoco e permanente, ma costituisce, al contrario, una categoria mentale con una sua specifica storia, anzi con tante specifiche storie che riflettono, e al contempo incentivano, i cambiamenti delle società. Concentrandosi sul suo terreno d'indagine elettivo, quello della grecità, Vernant tratteggia una storia dell'immagine che prende le mosse dalle svariate, spesso aniconiche forme di idoli e simboli religiosi per giungere alle soglie del V secolo, quando la rappresentazione degli dei in forma umana segna l'avvento dell'immagine in senso proprio, cioè della resa figurativa del reale. È l'alba dell'arte: il simbolo si libera dalla sua dimensione religiosa e ritualistica e si fa rappresentazione, vale a dire apparenza, imitazione, somiglianza. Indagando la paradossale compresenza di visibile e invisibile, di dato materiale e stratificazione simbolica, di elemento percettivo e piega immaginativa, Vernant delinea una vera e propria fenomenologia dell'immagine, capace di interessare - e non di rado di provocare - non solo l'antropologia e la storia delle religioni, ma anche e forse soprattutto l'estetica.
43 min
12 Lug 2022

Tina Modotti. Donne, Messico e libertà (Palazzo Ducale, Genova)

Con Attilio Scarpellini. Regia e scelte musicali di Federico Vizzaccaro | Tina Modotti. Donne, Messico e libertà (Genova, Palazzo Ducale, dall'8 aprile al 22 ottobre) Mostra promossa da Fondazione Palazzo Ducale, Regione Liguria, Comune di Genova, prodotta da 24 ORE Cultura-Gruppo 24 ORE, a cura di Biba Giacchetti, in collaborazione con Sudest57 e realizzata grazie al fondamentale contributo scientifico del Comitato Tina Modotti | Tra le più grandi interpreti femminili dell'avanguardia artistica del secolo scorso, Tina Modotti espresse la sua idea di libertà attraverso la fotografia e l'impegno politico e sociale, diventando icona del Paese che l'aveva accolta ma trascendendo ben presto i confini del Messico nella sua pur breve vita, per essere così riconosciuta sulla scena artistica mondiale. Ancora oggi Tina Modotti rimane il simbolo di una donna emancipata e moderna, la cui arte è indissolubilmente legata alla ricerca verso una "nuova umanità". In esposizione un centinaio di fotografie, stampe originali ai sali d'argento degli anni Settanta realizzate a partire dai negativi di Tina, che Vittorio Vidali consegnò al fotografo Riccardo Toffoletti, il quale fu protagonista della sua riscoperta, oltre a fotografie, lettere e documenti conservati dalla sorella Jolanda, e video per un racconto affascinante, che avvicinerà il pubblico a questo spirito libero, che attraversò miseria e fama, arte e impegno politico e sociale, arresti e persecuzioni, ma che suscitò anche un'ammirazione sconfinata per il pieno e costante rispetto di sé stessa, del suo pensiero, e della sua libertà. Tina Modotti è oggi una fotografa che ha lasciato un'impronta indelebile nella storia contemporanea. I suoi celebri scatti compongono le collezioni dei più importanti musei del mondo e la sua fama è planetaria. La mostra è accompagnata da un catalogo edito da 24 ORE Cultura e a cura di Biba Giacchetti che illustra, con il corredo di un ampio apparato storico, l'affascinante viaggio tra i confini del Messico attraverso la fotografia di Tina Modotti, simbolo di emancipazione e modernità, la cui arte è indissolubilmente legata all'impegno sociale.
43 min
11 Lug 2022

Marlene Dumas. Open-End (Palazzo Grassi, Venezia)

Con Attilio Scarpellini. Regia e scelte musicali di Ennio Speranza | Marlene Dumas. Open-End (Venezia, Palazzo Grassi, dal 27 marzo 2022 all'8 gennaio 2023) | La mostra intitolata "open-end" è curata da Caroline Bourgeois in collaborazione con Marlene Dumas e presenta oltre 100 opere, tracciando un percorso incentrato sulla sua produzione pittorica, con una selezione di dipinti e disegni che vanno dal 1984 a oggi e opere inedite realizzate negli ultimi anni, provenienti dalla Collezione Pinault, da musei internazionali e collezioni private. Considerata una delle artiste più influenti nel panorama artistico contemporaneo, Marlene Dumas nasce nel 1953 a Cape Town, Sudafrica dove cresce e studia belle arti durante il brutale regime dell'apartheid. Nel 1976 si trasferisce in Europa per proseguire gli studi e si stabilisce ad Amsterdam, dove ancora oggi vive e lavora. Se nei primi anni della sua carriera è conosciuta per i suoi collage e testi, Dumas oggi lavora principalmente con olio su tela e inchiostro su carta. La maggior parte della sua produzione è costituita da ritratti che rappresentano la sofferenza, l'estasi, la paura, la disperazione, ma che spesso sono anche un commento sull'atto stesso di dipingere. Un aspetto cruciale del lavoro di Dumas è l'uso delle immagini dalle quali trae ispirazione, provenienti da giornali, riviste, fotogrammi cinematografici o polaroid scattate personalmente. Del suo lavoro dichiara: "Sono un'artista che utilizza immagini di seconda mano ed esperienze di primo ordine". L'amore e la morte, le questioni di genere e razziali, l'innocenza e la colpa, la violenza e la tenerezza: sono questi alcuni dei temi del suo lavoro, in cui la sfera intima si combina con istanze sociopolitiche, fatti di cronaca o la storia dell'arte. Tutta la sua produzione è basata sulla consapevolezza che il flusso senza fine di immagini da cui siamo investiti quotidianamente interferisca sulla percezione di noi stessi e sulla nostra modalità di leggere il mondo. Per Marlene Dumas dipingere è un atto molto fisico, che ha a che fare con l'erotismo e le sue diverse storie. Il lavoro di Marlene Dumas si concentra sulla rappresentazione delle figure umane alle prese con i paradossi delle emozioni più intense: "La pittura è la traccia del tocco umano, è la pelle di una superficie. Un dipinto non è una cartolina." L'esposizione sarà accompagnata da un catalogo pubblicato in coedizione da Palazzo Grassi - Punta della Dogana in collaborazione con Marsilio Editori, Venezia.
44 min
06 Lug 2022

Pietro Del Soldà, "La vita fuori di sé" (Marsilio)

Con Attilio Scarpellini. Regia e scelte musicali di Federico Vizzaccaro | Pietro Del Soldà, "La vita fuori di sé. Una filosofia dell'avventura" (Marsilio) | A chi non è mai capitato di veder riaffiorare all'improvviso nella memoria il viaggio che ha spazzato via molte certezze, quell'incontro erotico tanto intenso da far scoprire il vero piacere o l'effetto imprevisto e sconcertante di un libro, un quadro, una melodia che ci hanno letteralmente trascinati oltre i limiti del nostro Io? Sono le avventure, esperienze che spezzano la routine, fratture dimenticate o rimosse che, se rievocate, riaccendono i desideri messi a tacere. In un avvincente corpo a corpo con i testi fondativi della cultura occidentale e le letture più originali della contemporaneità, l'autore fa dialogare i problemi del nostro quotidiano e le Storie di Erodoto, le intuizioni di Georg Simmel e l'Odissea di Kazantzakis, il teatro di Sartre e le «confessioni» di Platone nel suo scritto più autobiografico, la saggezza ironica di Montaigne e le spiazzanti metafore di Jankélévitch. Come in un diario di viaggio, affascinanti connessioni attraverso i secoli e i continenti ci riportano così sul campo di Maratona, alle radici dei concetti di libertà e di felicità per i greci; in Sudamerica con Alexander von Humboldt, precursore di un'idea di natura che non possiamo non fare nostra; a Praga, tra il pubblico scandalizzato della prima assoluta del Don Giovanni di Mozart, e nel deserto nordafricano, sulle tracce della scrittrice Isabelle Eberhardt. Un invito a metterci in discussione senza necessariamente ricorrere a una fuga into the wild, perché «un'impresa ardita o un episodio irrilevante: tutto può essere avventura oppure ordinaria esistenza, può inserirsi nella sceneggiatura della nostra vita o configurarsi come eccezione esaltante, che però "misteriosamente" racchiude quella vocazione inconfessata che il quotidiano non sa portare alla luce».
43 min
04 Lug 2022

Ruggero Savinio. Opere 1959-2022 (Palazzo Reale, Milano)

Con Attilio Scarpellini. Regia e scelte musicali di Ennio Speranza | Ruggero Savinio. Opere 1959-2022 (Milano, Palazzo Reale, dal 26 maggio al 4 settembre) Mostra promossa e prodotta dal Comune di Milano – Cultura, Palazzo Reale e Silvana Editoriale, curata da Luca Pietro Nicoletti | Ruggero Savinio (Torino 1934) torna a Milano con un'esposizione antologica che presenta al pubblico alcune opere in parte inedite, provenienti da collezioni pubbliche e private, ma anche dai depositi del Museo del Novecento, e che ripercorrono per intero la sua vicenda artistica e biografica. Sono passati ventitré anni dal 1999, quando Milano ospitò nella Sala Viscontea del Castello Sforzesco una grande mostra dell'artista. L'esposizione, che raduna dipinti, disegni e opere su carta, prende avvio dagli anni di formazione di Savinio avvenuti fra Roma, Parigi e soprattutto Milano: la città è teatro di una delle sue stagioni più intense e tormentate, quando l'artista era in cerca di un luogo dove radicarsi e trovare una propria identità umana ed artistica. La storia raccontata in questa mostra - affidata a un gruppo di studiosi coordinato da Luca Pietro Nicoletti - non è quella del figlio di Alberto Savinio e del nipote di Giorgio de Chirico, numi tutelari mai rinnegati ma tutto sommato lontani, eco sullo sfondo di questa esposizione: è, invece, il racconto autonomo di un uomo che ha fatto della pittura, come scrisse lui stesso nel 2008, la «melodia interna» della sua vita. Dei tre de Chirico, infatti, Ruggero è sicuramente quello più "pittore", che pur amando la letteratura e portandone le care e grandi ombre nel proprio immaginario visivo, ha capito che la via, per lui nato negli anni Trenta del Novecento, era di recuperare quel valore retinico della pittura che si disfa sulla tela, che è tutta colore e materia, attraverso cui raggiungere le vette di un'immaginazione arcadica, di panica adesione alla natura; salire il picco del sublime nel silenzio maestoso delle rovine antiche, e calarsi infine nella quiete domestica di anni maturi, finalmente sereni. Savinio punta, come ha scritto nel 2019 ne Il senso della pittura, a un "assoluto" pittorico scevro da possibili altre implicazioni, capace di guardare ai maestri del passato con la freschezza di una scoperta declinata al presente. Non un'arte che descrive, la sua, ma «una sorta di abbandono alla vitalità della pittura». La mostra di Palazzo Reale propone, in cinque sezioni, dipinti, disegni e opere su carta dall'inizio degli anni Sessanta al secondo decennio degli anni Duemila, mettendo in evidenza il rapporto fra ricerca pittorica, cultura letteraria e memoria autobiografica.
43 min
03 Lug 2022

Marc Chagall, una storia di due mondi (Museo delle Culture, Milano)

Con Anna Menichetti. Scelte musicali di Ennio Speranza. Regia di Luigi Iavarone | Marc Chagall, una storia di due mondi. Dalla collezione dell'Israel Museum di Gerusalemme (Milano, Museo delle Culture, dal 16 marzo al 31 luglio) | La mostra, curata dall'Israel Museum di Gerusalemme affronta l'opera di Marc Chagall da un punto di vista nuovo, collocandola nel contesto del suo background culturale, grazie alla straordinaria collezione nell'Israel Museum, che presenta in mostra una selezione di oltre 100 opere donate per la maggior parte dalla famiglia e dagli amici di Chagall. Il progetto espositivo è dedicato in particolare ai lavori grafici di Chagall e alla sua attività di illustratore editoriale. La mostra ripercorre alcuni temi fondamentali della vita e della produzione dell'artista: dalle radici nella nativa Vitebsk (oggi Bielorussia), descritta con amore e nostalgia nella serie Ma vie, all'incontro con l'amata moglie Bella Rosenfeld, della quale illustrò i libri Burning Lights e First Encounter, dedicati ai ricordi della vita di Bella nella comunità ebraica, pubblicati dopo la morte prematura della donna e di cui in mostra sono esposti i disegni originali. I lavori esposti riflettono dunque l'identità poliedrica dell'artista, che è al tempo stesso il bambino ebreo di Vitebsk; il marito che correda di immagini i libri dell'amata moglie; l'artista che illustra la Bibbia, volendo rimediare così alla mancanza di una tradizione ebraica nelle arti visive; e infine l'originale pittore moderno che, attraverso l'uso dell'iconografia cristiana, piange la sorte toccata nel suo secolo al popolo ebraico. Saranno presenti, infine, una selezione di oggetti rituali, usati nelle cerimonie religiose delle comunità ebraiche e che sono spesso raffigurati nelle opere di Chagall. La prima sezione abbraccia il tema della cultura ebraica e Yiddish. Temi fondamentali nella definizione dell'opera di Chagall, al pari della vita a Vitebsk (oggi in Bielorussia) e dell'espressione dell'identità Russa, sono state l'osservanza della religione ebraica e la cultura Yiddish. La seconda sezione della mostra è dedicata al tema della nostalgia, evidente in molte sue opere, dalle radici nella nativa Vitebsk, descritta con amore e nostalgia nella serie Ma vie, all'incontro con la prima moglie Bella Rosenfeld. La terza sezione in mostra descrive le fonti di ispirazione di Chagall. La mostra presenta le sue illustrazioni della Bibbia: disegni e stampe su temi che esercitarono sempre un grande fascino su di lui e che rivelano un'interpretazione straordinariamente "umanista" delle Scritture; la Bibbia Ebraica (quella che racconta l'Antico Testamento) è infatti rappresentata come un ciclo di incontri storici tra l'uomo e Dio. Infine, l'ultima sezione ci porta in Francia, la nuova patria. Il ricco cromatismo che si suole associare ai dipinti e alle stampe di Chagall emerse solo nel momento in cui egli lasciò la Russia per la Francia.
64 min
01 Lug 2022

Julio Cortázar, "Uno che passa di qui" (Guanda)

Con Attilio Scarpellini. Scelte musicali di Ennio Speranza. Regia di Francesco Mandica | Julio Cortázar, "Uno che passa di qui", traduzione di Flaviarosa Nicoletti Rossini (Guanda) | In "Cambiamento di luci", una ragazza si innamora di un attore radiofonico, per la sua voce. I due si conoscono e cominciano ad amarsi. Poco a poco, l'immagine del corpo reale comincia a perdere la sua fittizia consistenza. Ciò che contava davvero era l'assenza. È anche così che può finire un amore... In "Alisei", ancora la fine di un amore. Mauricio e Vera, sposati da vent'anni, per dare nuovo sapore alla loro storia decidono di volare in Kenya viaggiando su due aerei diversi, ma approdando allo stesso albergo, dove dormiranno in due camere separate. Qui, ciascuno vivrà una sua storia, con nuovi partner. In "Apocalisse a Solentinam"e, il protagonista è lo stesso autore, in visita nell'isola in cui un suo amico, il poeta, prete e guerrigliero Ernesto Cardenal insegna ai bambini e ai contadini. Cortázar scatta delle diapositive di alcuni quadri naïf e, più tardi, proiettandole nella sua casa di Parigi vedrà apparire immagini atroci della violenza latino-americana... Sono alcune delle storie che il grande scrittore argentino ci racconta in questo libro, con il suo stile tutto ellissi e, quindi, tutto fulmineità. Del resto, l'essere fulmineo è forse la caratteristica essenziale di quella letteratura fantastica di cui Cortázar è uno dei maestri.
43 min
28 Giu 2022

Jason Bailey, "Fun City Cinema. New York in un secolo di film" (Jimenez)

Con Attilio Scarpellini. Regia e scelte musicali di Federico Vizzaccaro | Jason Bailey, "Fun City Cinema. New York in un secolo di film", traduzione di Gianluca Testani (Jimenez) | New York è forse l'unica città al mondo che si ha l'impressione di avere visitato anche senza averla mai vista dal vivo. Times Square, la Statua della Libertà, Wall Street, il Bronx, quelle che un tempo erano le Torri Gemelle: basta chiudere gli occhi per avere questi luoghi di fronte a sé. Se ciò è possibile è senz'altro grazie al cinema, che da oltre un secolo ha scelto New York come set privilegiato. Da Martin Scorsese a Oliver Stone a Spike Lee, alcuni dei più grandi registi di tutti i tempi hanno scelto New York come location dei propri film, poi diventati rappresentazioni iconiche della vita nella Grande Mela. In Fun City Cinema, Jason Bailey ha selezionato numerosi film realizzati a New York dagli anni Venti del Novecento a oggi, mostrando come potessero essere ambientati solo lì e non altrove, e al tempo stesso svelando quali immagini di New York offrono, quali atmosfere, quali realtà. Il volume è suddiviso in decenni e per ciascuno l'autore ha approfondito una pietra miliare del cinema di quel periodo: Il cantante di jazz (1927), King Kong (1933), La città nuda (1948), Piombo rovente (1957), Un uomo da marciapiede (1969), Taxi Driver (1976), Wall Street (1987), Kids (1995), La 25a ora (2002) e Frances Ha (2012) sono il punto di partenza per ampliare il discorso ai tanti altri film ambientati a New York e per raccontare la storia di una città in perenne cambiamento. Una storia che rive-la come questi classici - e i loro leggendari registi - si siano ispirati allo splendore e all'audacia di New York, trasformandosi in "involontari documentari" delle mode e degli stati d'animo della città. Una narrazione approfondita e documentata, che descrive la storia della produzione cinematografica a New York e che attraverso di essa racconta la nascita, la decadenza e la resurrezione della città.
43 min
27 Giu 2022

Vittore Grubicy De Dragon (Museo della città di Livorno)

Con Attilio Scarpellini. Regia e scelte musicali di Ennio Speranza | Vittore Grubicy De Dragon. Un intellettuale-artista e la sua eredità. Aperture internazionali tra divisionismo e simbolismo (Livorno, Museo della città di Livorno, dall'8 aprile al 10 luglio) Progetto di mostra a cura di Sergio Rebora e Aurora Scotti, promosso da Fondazione Livorno e realizzato da Fondazione Livorno - Arte e Cultura insieme al Comune di Livorno | La mostra illustra quanto Vittore Grubicy De Dragon sia stato al tempo un singolare artista oltre che gallerista e scopritore di talenti, e come abbia inciso sulla scena artistica internazionale tra il divisionismo e il simbolismo seguendo più fili paralleli di racconto: l'uomo, innanzitutto, le sue passioni, le sue scelte di vita, gli ambienti italiani e internazionali che ebbe a frequentare e l'arte del suo tempo, che seppe precorrere, guidare, promuovere e poi lui stesso interpretare. E con l'arte, il nuovo che era in arrivo, di cui coglie le opportunità, innanzitutto quelle offerte dai progressi delle tecniche di riproduzione, perfette per creare un nuovo mercato o allagarlo. Il tutto in anni in cui si transita dalla scapigliatura, al divisionismo giungendo sino agli esordi del futurismo. Come puntualmente, e con ricchezza di testimonianze, la mostra livornese documenta. È lo stesso Vittore, ritratto in diversi momenti della sua vita, a introdurre il visitatore nelle nove ampie sezioni dell'esposizione che, grazie anche alla possibilità di attingere ai materiali inediti conservati dagli eredi di Ettore Benvenuti (dipinti, disegni, incisioni, documenti, fotografie, oggetti d'arredo, suppellettili…) consentono di proporre una dimensione privata dell'uomo, sino a oggi poco, o mai, esplorata. I Grubicy appartengono a un nobile casato magiaro trapiantato a Milano. Mamma Antonietta è pittrice per diletto ma in casa ci sono i dipinti degli artisti più promettenti del momento, che è quello tra gli anni '70 e '80 dell'Ottocento. Grubicy è molto attento anche alle arti industriali, ma apprezza anche altre produzioni artigianali, e colleziona ceramiche rinascimentali. L'amore per ogni forma di espressione artistica si tradusse nella pratica diretta del disegno e della pittura, trovando una specifica collocazione nell'alveo del divisionismo e del simbolismo internazionale. Una intera sezione è riservata al rapporto tra Vittore e Toscanini. In mostra troviamo anche un gruppo di dipinti appartenuti al celebre direttore d'orchestra recentemente acquisiti da Fondazione Livorno. Accompagna la mostra un catalogo, edito da Pacini Editore, riccamente illustrato. Una vera e propria monografia con saggi e documenti inediti.
43 min
26 Giu 2022

Maddalena. Il mistero e l'immagine (Musei San Domenico, Forlì)

Con Anna Menichetti. Regia e scelte musicali di Federico Vizzaccaro | Maddalena. Il mistero e l'immagine (Forlì, Musei San Domenico, dal 27 marzo al 10 luglio) | Un appuntamento espositivo dedicato a un grande mito femminile della nostra storia, una figura misteriosa e travisata: Maria Maddalena. A lei l'arte, la letteratura, il cinema hanno dedicato centinaia di opere e di eventi. L'arte soprattutto, ponendola al centro della propria produzione e dando vita a capolavori che segnano, lungo la trama del tempo, la storia dell'arte stessa e i suoi sviluppi. Chi era davvero la Maddalena? E perché si è generata e sviluppata quella confusa, affascinante sequenza di rappresentazioni che hanno portato alla costruzione della sua sfaccettata identità? Attraverso alcune delle più preziose e affascinanti opere d'arte a lei dedicate, l'esposizione forlivese del 2022 – a cura di Cristina Acidini, Paola Refice, Fernando Mazzocca – intende indagare il mistero irrisolto di una donna di nome Maria che ancora inquieta e affascina. Ideata e realizzata dalla Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì in collaborazione con il Comune di Forlì e i Musei San Domenico, la mostra si avvale di un comitato scientifico presieduto da Antonio Paolucci e della direzione generale di Gianfranco Brunelli. Il progetto espositivo porta in Italia capolavori provenienti dalle più importanti istituzioni nazionali e internazionali. Il percorso espositivo si articola all'interno della Chiesa di San Giacomo e delle grandi sale che costituirono la biblioteca del Convento di San Domenico ed è accompagnato da un catalogo edito da Silvana Editoriale.
65 min
24 Giu 2022

Bernardo Zannoni, "I miei stupidi intenti" (Sellerio)

Regia di Francesco Mandica. Scelte musicali di Federico Vizzaccaro | Bernardo Zannoni, "I miei stupidi intenti" (Sellerio) | Questa è la lunga vita di una faina, raccontata di suo pugno. Fra gli alberi dei boschi, le colline erbose, le tane sotterranee e la campagna soggiogata dall'uomo, si svela la storia di un animale diverso da tutti. Archy nasce una notte d'inverno, assieme ai suoi fratelli: alla madre hanno ucciso il compagno, e si ritrova a doverli crescere da sola. Gli animali in questo libro parlano, usa-no i piatti per il cibo, stoviglie, tavoli, letti, accendono fuochi, ma il loro mondo rimane una lotta per la sopravvivenza, dura e spietata, come d'altronde è la natura. Sono mossi dalle necessità e dall'istinto, il più forte domina e chi perde deve arrangiarsi. È proprio intuendo la debolezza del figlio che la madre baratta Archy per una gallina e mezzo. Il suo nuovo padrone si chiama Solomon, ed è una vecchia volpe piena di segreti, che vive in cima a una collina. Questi cambiamenti sconvolgeranno la vita di Archy: gli amori rubati, la crudeltà quotidiana del vivere, il tempo presente e quello passato si manifesteranno ai suoi occhi con incredibile forza. Fra terrore e meraviglia, con il passare implacabile delle stagioni e il pungolo di nuovi desideri, si schiuderanno fra le sue zampe misteri e segreti. Archy sarà sempre meno animale, un miracolo silenzioso fra le foreste, un'anomalia. A contraltare, tra le pagine di questo libro, il miracolo di una narrazione trascinante, che accompagna il lettore in una dimensione non più umana, proprio quando lo pone di fronte alle domande essenziali del nostro essere uomini e donne. "I miei stupidi intenti" è un romanzo ambizioso e limpido, opera prima di un autore promettente.
43 min
22 Giu 2022

Kandinskij. L'opera, 1900 – 1940 (Palazzo Roverella, Rovigo)

Con Anna Menichetti. Regia e scelte musicali di Ennio Speranza | Kandinskij. L'opera / 1900 – 1940 (Rovigo, Palazzo Roverella dal 26 febbraio al 26 giugno), a cura di Paolo Bolpagni e Evgenia Petrova. Promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo in collaborazione con il Comune di Rovigo e l'Accademia dei Concordi | Di mostre su o intorno a Kandinskij in Italia ne sono state proposte parecchie negli ultimi anni, ma nessuna con ambizioni come quelle si propongono i curatori. Da un lato, c'è l'impianto scientifico dell'esposizione, dall'altro il numero e soprattutto la qualità delle opere riunite nelle dodici sezioni. A precederle è una sala introduttiva riservata all'arte popolare russa, con un focus sulle espressioni creative dei popoli della Vologda (Russia settentrionale), con le quali l'artista entrò in contatto durante un soggiorno in quei territori nel 1889. Nel 1896, all'età di trent'anni, Kandinskij si trasferisce a Monaco di Baviera per studiare pittura, prima con Anton Ažbe, poi con Franz von Stuck. Le sue opere rilevanti sono xilografie e dipinti dalle atmosfere fiabesche, che spesso si rifanno al folklore russo. Dopo un periodo di peregrinazioni tra l'Europa centro-occidentale e la Russia, nel 1908 Kandinskij si stabilisce a Murnau, in Baviera. I suoi dipinti si caratterizzano ora per grandi zone di colore brillanti giustapposti. Il modello musicale (con le celebri "improvvisazioni" e "composizioni") è fondamentale nel passaggio dalla figurazione all'astrattismo, ed è ravvisabile anche nel rapporto con il compositore e pittore Arnold Schönberg, di cui sono presenti in mostra due importanti dipinti. Poi ha inizio una fase creativa magmatica, fino al suo approdo definitivo all'astrattismo. Il colore si libera dal disegno, dalla linea, e perde ogni funzione rappresentativa: è un mezzo autonomo, che serve a suscitare sensazioni, a esprimere l'animo dell'artista e le sue percezioni non soltanto visive, ma sonore, tattili, psicologiche. Una sezione è dedicata al gruppo del "Cavaliere azzurro". Alla fine del 1914, dopo alcuni mesi trascorsi in Svizzera, Kandinskij rientra in patria, stabilendosi a Mosca. Dopo la rivoluzione riceve incarichi d'insegnamento e organizzazione. Continua a teorizzare la correlazione tra forma, colore e musica, contrastato da parte degli assertori di posizioni più costruttiviste e materialiste. Ritrovatosi isolato, nel dicembre del 1921 Kandinskij torna in Germania. La sua pittura, nel frattempo, ha conosciuto una progressiva tendenza alla geometrizzazione. Un approfondimento è riservato ai dipinti di Kandinskij su vetro eseguiti nel 1918. Nel 1922 Kandinskij si trasferisce a Weimar a insegnare al Bauhaus. Qui ritrova l'ideale di comunanza e sintesi tra le arti da lui sostenuto sin dai tempi del "Cavaliere azzurro". I dipinti del periodo di Weimar evidenziano singoli elementi come il cerchio, l'angolo e le linee curve e rette, un gusto per una certa disarmonia e per una cromia fredda. Al geometrismo di questi lavori continua ad accompagnarsi una base irrazionale, in cui le scelte espressive sono determinate da un'intuizione spirituale. Infine, l'approdo in Francia. Già nell'ultima fase del Bauhaus a Dessau emerge un Kandinskij più giocoso, connotato da una certa leggerezza. In talune opere appare l'influenza dell'amico e collega Klee. Di grande importanza è anche il catalogo realizzato da Silvana Editoriale, nel quale, oltre ai saggi dei curatori Paolo Bolpagni e Evgenia Petrova, sono presenti quelli di Silvia Burini, Andrea Gottdang, Jolanda Nigro Covre e Philippe Sers, una biografia dell'artista di Brigitte Hermann e la riedizione della rara traduzione in italiano dello scritto di Kandinskij "Sguardi sul passato", dalla versione russa del 1918.
43 min
18 Giu 2022

Biancamaria Frabotta, "Nessuno veda nessuno" (Mondadori)

Con Maria Grazia Calandrone. Regia e scelte musicali di Ennio Speranza | Biancamaria Frabotta, "Nessuno veda nessuno" (Mondadori) | In un ampio e articolato ventaglio di temi e situazioni, tra presente e memoria, non solo personale, nella testimonianza attiva di uno sguardo aperto sulle molte trame che compongono un'umana vicenda, Biancamaria Frabotta realizza questa sua nuova, densissima opera. In Nessuno veda nessuno appaiono personaggi vari e anche figure anonime, volti di poeti che ritornano alla mente, compagni di strada che si ripropongono, come in un sorprendente affresco, nel concreto e insieme lieve dettaglio dei loro tratti e caratteri. Frabotta si rivede fin dall'infanzia e dal suo entrare nel mondo, nella sensibile delicatezza delle immagini che emergono da una memoria sempre attiva, delle figure familiari che ne accompagnano il sentimento, e ragiona su quella «melma / del tempo che ci governa e affonda». Le realtà indagate sono dunque innumerevoli, nel progetto forte di un'umana vita, quello di uscire, giorno dopo giorno, da una desolante «cecità senza visione». La poesia di Frabotta respira ad ampio fiato in un vasto territorio, fitto di presenze e riferimenti, muovendosi dal nascere della passione d'impegno sociale e politico, svariando da Epicuro a Trakl, dalla stella Sirio all'Africa della filosofia Ubuntu, in una continua circolazione di umori. In questa esplorazione senza confini, in questa diffusa meditazione lirica, appare anche un luogo di respiro e pace, immerso nella quiete maremmana, in un dialogo, a volte commosso, con presenze spontanee e naturali. Eccoci allora nel campo di un poema composto di interni capitoli sottilmente tra loro connessi, nell'invito incessante ad aprirsi – nel tono e nella pronuncia di una pacata, matura saggezza sensibile – alla necessità di una concezione del vivere che sappia «non farci sentire soli nell'universo». Siamo dunque di fronte a pagine di una intensa densità materica di parola e pensiero, a una riflessione poetica articolata e inquieta sull'esistere, sulla sua condizione precaria, ma nondimeno mirabilmente molteplice.
42 min
16 Giu 2022

Riccardo Capoferro, "Oceanides" (il Saggiatore)

Con Arturo Stalteri. Con Arturo Stàlteri. Regia e scelte musicali di Federico Vizzaccaro | Riccardo Capoferro, "Oceanides" (il Saggiatore) | Discepolo di Stevenson e Defoe, Conrad e Salgari, con "Oceanides" Riccardo Capoferro rende omaggio alla grande tradizione del romanzo d'avventura, rinnovandone gli stilemi dall'interno con una scrittura capace tanto di evocare i suggestivi paesaggi caraibici, quanto di spiazzare con virate improvvise, che socchiudono la porta verso nuovi mondi. Al di là lampeggia - simile al guizzo di una sciabola - il potere unico della letteratura: rapire, come il più indiavolato dei bucanieri, il lettore. | Negli anni ottanta del Seicento, il giovane Kenton si imbarca per la Giamaica per lavorare in una piantagione di zucchero. Ma, convinto di essere destinato a cose più grandi, presto risponde al richiamo dell'avventura e della libertà: abbandona la piantagione e si unisce a una ciurma di bucanieri con i quali, appresa l'arte della navigazione e della pirateria, esplora i mari dei Caraibi, le acque del Pacifico e i chilometri di costa che preludono a foreste rigogliose. Ed è nella giungla di Darien - dove gli uccelli lasciano scie leggere e fuggevoli, e in un battito di ciglia sembrano moltiplicarsi - che Kenton sente il suo anelito di conoscenza esaltarsi. Lo sa bene: non esistono i draghi, gli unicorni o le sirene; ma nell'osservazione del mondo naturale c'è più di quanto sogni la mitologia. La sua indole di esploratore lo porta a riprendere il largo, in cerca di nuove terre, nuove verità. Sbarca quindi su un'isola enigmatica in cui vivono, in un lago dalle acque salvifiche, gli Oceanides, meravigliosi uccelli anfibi dalle cangianti piume azzurrine, entità affascinanti e indecifrabili che diventano la sua ossessione. Dedicherà la sua vita a loro e all'isola, deciso a comprenderne il segreto e destinato a rimanerne vittima
43 min
10 Giu 2022

Elijah Wald, "Il giorno che Bob Dylan prese la chitarra elettrica" (Vallardi)

Con Arturo Stalteri. Regia di Francesco Mandica. Scelte musicali di Federico Vizzaccaro | Elijah Wald, "Il giorno che Bob Dylan prese la chitarra elettrica" (Vallardi) | Il 25 luglio 1965 Bob Dylan, che era considerato il massimo rappresentante della musica folk, salì sul palco del Newport Folk Festival, il più importante raduno della scena acustica americana, imbracciando una chitarra elettrica e accompagnato da una rock band. Fu uno scandalo. La «rivoluzione elettrica» del futuro premio Nobel per la letteratura scatenò reazioni controverse dando origine a uno smottamento socioculturale destinato a entrare nella leggenda. Per alcuni rappresentò una dichiarazione di indipendenza, per altri un tradimento, e per tutti la fine dell'esplosione del folk e dell'innocenza dei primi anni Sessanta. Perché un avvenimento apparentemente così marginale diede origine a un'eco che risuona ancora oggi? Grazie a un meticoloso lavoro di ricerca sui nastri originali e alle parole di un vasto coro di testimoni, Elijah Wald restituisce un quadro dettagliato e vividissimo che getta nuova luce sulla figura di Bob Dylan. Dalla purezza del revival folk dei primi anni Cinquanta ai compromessi commerciali del decennio successivo, passando per le vie del Greenwich Village, le strade degli stati del Sud battute dal movimento per i diritti civili e le rotte seguite dalla British invasion, Wald ci trasporta in un viaggio alle radici del rock e della cultura popolare moderna.
43 min
08 Giu 2022

Gunnar Gunnarsson, "L'uccello nero" (Iperborea)

Con Arturo Stalteri.Regia e scelte musicali di Ennio Speranza | Gunnar Gunnarsson, "L'uccello nero", traduzione di Maria Valeria D'Avino (Iperborea) | In un'Islanda inquietante e desolata, due coppie sposate vivono in una fattoria isolata nei fiordi Nord Occidentali. Il destino ha voluto che, da una parte, a un uomo forte ed energico di nome Bjarni sia toccata una moglie che tossisce di continuo, mentre dall'altra una donna di bellezza non comune di nome Steinunn abbia accettato, per ragioni che è difficile comprendere, di legarsi a un mediocre contadino. Quando una delle mogli muore e il marito dell'altra scompare misteriosamente, i due sopravvissuti vengono processati per omicidio. Il narratore della vicenda è Eiúlvur, un giovane pastore timoroso e inesperto la cui influenza spirituale si estende fino alla sventurata fattoria, che osserva il susseguirsi degli eventi e partecipa al dibattito giudiziario. Mentre la situazione tesa e insostenibile delle relazioni fra i quattro viene lentamente svelata dalle testimonianze del processo, la storia acquisisce rapidamente profondità e suspense proprio attraverso lo sguardo e le riflessioni del curato, che si fa ogni giorno più tormentato dai dubbi e dalle domande sul vero significato di colpa, giustizia ed espiazione. Scritto nel 1928 e basato su un vero crimine, un duplice omicidio avvenuto agli inizi del XIX secolo che aveva lasciato ampie tracce di sé nella memoria collettiva islandese, "L'uccello nero" è un classico della letteratura nordica che ha fatto il giro del mondo.
43 min
03 Giu 2022

Milan Kundera, "Un Occidente prigioniero" (Adelphi)

Con Attilio Scarpellini. Regia di Francesco Mandica. Scelte musicali di Federico Vizzaccaro | Milan Kundera, "Un Occidente prigioniero", traduzione di Giorgio Pinotti (Adelphi) | Nel giugno del 1967, poco dopo la lettera aperta di Solženicyn sulla censura nell'Urss, si tiene in Cecoslovacchia il IV Congresso dell'Unione degli scrittori. Un congresso diverso da tutti i precedenti – memorabile. Ad aprire i lavori, con un discorso di un'audacia limpida e pacata, è Milan Kundera, allora già autore di successo. Se si guarda al destino della giovane nazione ceca, e più in generale delle «piccole nazioni», appare evidente – dichiara Kundera – che la sopravvivenza di un popolo dipende dalla forza dei suoi valori culturali. Il che esige il rifiuto di qualsiasi interferenza da parte dei «vandali», gli ideologi del regime. La rottura fra scrittori e potere è consumata, e la Primavera di Praga confermerà sino a che punto la rinascita delle arti, della letteratura, del cinema avesse accelerato il disfacimento della struttura politica. A questo discorso, che segna un'epoca, si ricollega un intervento del 1983, destinato a «rimodellare la mappa mentale dell'Europa» prima del 1989. Con una veemenza che il nitore argomentativo non riesce a occultare, Kundera accusa l'Occidente di avere assistito inerte alla sparizione del suo estremo lembo, essenziale crogiolo culturale. Polonia, Ungheria e Cecoslovacchia, che all'Europa appartengono a tutti gli effetti, e che fra il 1956 e il 1970 hanno dato vita a grandiose rivolte, sorrette dal «connubio di cultura e vita, creazione e popolo», non sono infatti agli occhi dell'Occidente che una parte del blocco sovietico. Una «visione centroeuropea del mondo», quella qui proposta, che oggi appare ancora più preziosa e illuminante.
43 min
01 Giu 2022

Chimamanda Ngozi Adichie, "Appunti sul dolore" (Einaudi)

Con Attilio Scarpellini. Regia e scelte musicali di Federico Vizzaccaro | Chimamanda Ngozi Adichie, "Appunti sul dolore", traduzione di Susanna Basso (Einaudi) | La morte improvvisa dell'amatissimo padre nel giugno 2020, in piena pandemia, getta Chimamanda Ngozi Adichie in uno stato di rabbiosa prostrazione. Le consuete parole della consolazione la irritano, il formalismo dei riti la esaspera, il dolore la dilania. Ma i suoi pensieri e le sue sensazioni, l'analisi dei diversi modi di affrontare il lutto, quello nigeriano e quello occidentale, diventano occasione per una lucida e penetrante meditazione sulle cose ultime, oltre che un canto d'amore per colui che per primo le ha insegnato a non temere il giudizio degli uomini. Cosa significa morire in tempo di pandemia? Può significare che la notizia, addirittura l'immagine di un padre senza vita, arrivi tramite una call su Zoom; se si vive in continenti diversi e il lockdown inchioda il mondo intero alla propria abitazione, può significare anche attendere spasmodicamente la riapertura degli aeroporti per poter raggiungere la città natia e celebrare finalmente l'indispensabile rito del funerale. La Chimamanda che apprende della morte improvvisa del padre per una malattia silente è la bambina inconsolabile del suo amatissimo papà, ma è anche la donna che vive a cavallo di due mondi, con le loro enormi differenze nell'avvicinare le fasi piú salienti dell'esistenza umana; è la scrittrice che medita sul senso dei rituali; è la femminista che vorrebbe sottrarre la madre a quelli piú umilianti, ma al contempo si rende conto del loro potere catartico. Il lutto è violento e fisico, è un ladro che strappa via i ricordi lasciando paura e furia. Eppure porta con sé un monito che in qualche modo spinge avanti: «Una voce nuova si fa strada nella mia scrittura, carica della vicinanza che avverto con la morte, della consapevolezza capillare e acutissima della mia stessa caducità. Un'urgenza nuova. Un senso di incombente precarietà. Devo scrivere tutto adesso, perché chissà quanto tempo mi resta».
43 min
30 Mag 2022

Weston. Una dinastia di fotografi (Museo di Santa Giulia, Brescia)

con Attilio Scarpellini. Regia e scelte musicali di Ennio Speranza | Weston. Edward, Brett, Cole, Cara. Una dinastia di fotografi (Brescia, Museo di Santa Giulia, dal 31 marzo al 24 luglio) | Il Museo di Santa Giulia a Brescia ospita la mostra WESTON. Edward, Brett, Cole, Cara. Mostra inserita all'interno del programma della quinta edizione del Brescia Photo Festival, iniziativa promossa da Comune di Brescia e Fondazione Brescia Musei, in collaborazione con Ma.Co.f – Centro della fotografia italiana che quest'anno verterà sul tema Le forme del ritratto. L'esposizione, curata da Filippo Maggia, prodotta da Fondazione Brescia Musei e da Skira e progettata in stretta sinergia con la famiglia Weston, riunisce per la prima volta le fotografie di Edward Weston, dei figli Brett e Cole, e della nipote Cara. L'esposizione, lungi dall'essere considerata come un ritratto di famiglia per opere, si configura come un racconto di esperienze artistiche che attraversa oltre un secolo di fotografia, di storia e di immagini di un mondo in costante cambiamento. Il percorso, allestito al Museo di Santa Giulia, presenta 80 opere dei quattro fotografi, 40 del solo Edward, tra cui i maggiori capolavori: dai ritratti plastici ai nudi che esaltano forme e volumi, dalle dune di sabbia agli oggetti trasformati in sculture, sino ai celebri vegetable – peperoni, carciofi, cavoli – e le conchiglie riprese in primissimo piano. Spesso direttamente paragonata alla pittura e alla scultura, la fotografia di Edward Weston è l'espressione di una ricerca ostinata di purezza, nelle forme compositive come nella perfezione quasi maniacale dell'immagine. L'autore indaga gli oggetti nella loro quintessenza, eleggendoli a metafore visive degli elementi stessi della natura.
43 min
27 Mag 2022

Wyndham Lewis, "Uomini senz'arte" (Neri Pozza)

Con Attilio Scarpellini. Regia e scelte musicali di Federico Vizzaccaro | Wyndham Lewis, "Uomini senz'arte. Saggi su Joyce, Hemingway, Faulkner, T.S. Eliot, Woolf", traduzione di Aridea Fezzi Price (Neri Pozza) | Vecchio vulcano solitario per W.H. Auden, preda delle furie per Pound, uomo bilioso e intrattabile per Leonard Woolf, Wyndham Lewis è noto come uno dei maggiori esponenti della pittura inglese tra le due guerre. Che sia stato anche un grande stilista di prosa, come diceva di lui T.S. Eliot, è tuttavia una verità riservata ancora a pochi. Intento a demolire la roccaforte letteraria del proprio tempo, Wyndham Lewis ha infatti scritto una serie di saggi - ne proponiamo qui una scelta per la prima volta in traduzione italiana - che si segnalano per le ardite divagazioni e irrisioni, l'insolente satira, la furia immaginifica che li alimenta. Una simile, veemente prosa è, naturalmente, inconcepibile senza una chiamata alle armi contro lo spirito della propria epoca, quella Siberia dell'anima, quell'incalzante imbarbarimento del mondo moderno che, voltando le spalle al cosmo, trasforma l'arte, per dirla con Gottfried Benn, in una vuota cosmesi o in un estenuato moralismo melodrammatico. Sparare sul quartiere generale, sui mostri sacri della letteratura del proprio tempo, diventa per - ciò il compito ineludibile di Wyndham Lewis, il «critico filosofo», come scrive Aridea Fezzi Price nell'introduzione a questo volume. Ecco, dunque, Joyce, «questo tranquillo e composto maestro irlandese dal fare positivo, con quell'aria di decoro signorile e bienséance del ceto medio irlandese», comporre con l'Ulisse «un immenso esercizio di stile, un'orgia di scimmiottamento... un'enciclopedia di tecnica letteraria inglese». Ecco il realista Hemingway dare vita a un'arte in cui «come il cinema, o come quelle nature morte "moderniste", invece di dipingere una scatola di fiammiferi sulla tela, ci si appende una scatola di fiammiferi vera e propria», per narrare poi di figure irrilevanti, senza scopo, «fantasmi drogati o per lo meno ubriachi fradici, come sotto shock dopo un'esplosione». Ecco Faulkner, il cantore di un'America «moralista da cima a fondo, di una moralità sadica, feroce e assetata di sangue». Ecco T.S. Eliot, «l'ultimo agonisant dell'agonia romantica». Ecco, infine, Virginia Woolf e gli aedi dell'interiorità dell'anima del circolo Bloomsbury muoversi dentro e fuori la «città irreale» di un mondo fatto di «fallimenti e frammenti».
43 min
23 Mag 2022

La luce del nero (Fondazione Burri, Città di Castello)

Con Attilio Scarpellini. Regia e scelte musicali di Ennio Speranza | La luce del nero. (Città di Castello, Fondazione Burri, dal 15 aprile 2022 al 28 agosto 2022) | "La Luce del Nero" è il titolo della grande mostra che si tiene a Città di Castello agli Ex Seccatoi del Tabacco, sede espositiva della Fondazione Burri insieme a quella di Palazzo Albizzini. Curata da Bruno Corà, la mostra esplora il tema del Nero che da buio, assenza, si rifà Colore, come evidenziano le opere di Burri ma anche di molti grandi artisti del Novecento, le opere dei quali sono presenti in mostra. Il Nero, "tra la fine del Medioevo e il XVII secolo, perse il suo statuto di colore. Com'era prevedibile, sono stati gli artisti a riconferire al Nero la sua valenza cromatica e in particolare, tra loro, appare essenziale l'azione di Kazimir Malevič esponente di punta della corrente suprematista russa e autore del celebre "Quadrato nero su fondo bianco" (1915), opera richiamata in questa mostra mediante una stampa che ne riproduce l'immagine. Nella religione, nella mitologia e nell'astrofisica il Nero è stato l'immagine originaria di un mondo precedente alla manifestazione della luce e la sua tenebra si è estesa fino al concetto di "materia oscura", di cui tuttora sembra sia costituito tutto l'universo". Tra gli artisti del XX secolo, dopo il secondo conflitto mondiale, Burri è colui che più di ogni altro ha usato il Nero nelle sue opere, soprattutto con un'intensità crescente a partire dagli anni '70-'80, giungendo perfino a dipingere totalmente di nero anche gli Ex Seccatoi del Tabacco di Città di Castello, edifici industriali diventati sedi museali dei suoi grandi cicli pittorici. Insieme a Burri hanno realizzato opere elaborate col nero anche artisti documentati in mostra, come Agnetti, Bassiri, Bendini, Castellani, Fontana, Hartung, Kounellis, Lo Savio, Morris, Nevelson, Nunzio, Parmiggiani, Schifano, Soulages e Tàpies. Ciascuno con modalità, intenzioni e valenze diverse, tutti purtuttavia capaci di suscitare nel visitatore stati d'animo, percezioni e sensazioni differenti.
43 min
22 Mag 2022

Gribouillage / Scarabocchio. Da Leonardo da Vinci a Cy Twombly (Villa Medici, Roma)

Con Anna Menichetti. Regia e scelte musicali di Ennio Speranza | Gribouillage / Scarabocchio. Da Leonardo da Vinci a Cy Twombly (Roma, Villa Medici, dal 3 marzo al 22 maggio e poi Parigi, Beaux-Arts, dal 19 ottobre 2022 al 15 gennaio 2023) | Con circa 300 opere originali che vanno dal Rinascimento all'epoca contemporanea, questa duplice presentazione mette in luce uno degli aspetti più sconosciuti e meno controllati della pratica del disegno. Affrontando le molteplici sfaccettature dello scarabocchiare in ambito artistico, dagli schizzi imbrattati sul retro dei dipinti agli scarabocchi che diventano vera e propria opera, l'esposizione mostra come queste pratiche grafiche sperimentali, trasgressive, regressive e liberatorie, che sembrano non obbedire a nessuna regola, hanno da sempre scandito la storia della creazione artistica. Il Rinascimento, per liberarsi dai vincoli del Disegno poi detto "accademico", ha prodotto forme grafiche libere, istintive e gestuali, che evocano i disegni rudimentali dei bambini, le divagazioni calligrafiche ai margini dei manoscritti o ancora i graffiti di mani anonime che ricoprono i muri delle città. Picasso, parlando appunto dei bambini, affermava: "Mi ci è voluta una vita intera per disegnare come loro"; ma già Michelangelo si divertiva a imitare i personaggi (fantocci) disegnati maldestramente sulle facciate fiorentine. L'esposizione esplora questo lato nascosto del fare artistico e invita i visitatori a spostare lo sguardo sul retro dei dipinti o sulle pareti della bottega, al margine dei disegni o sotto gli affreschi staccati. Proponendo accostamenti inediti tra le opere dei maestri della prima modernità e quelle di noti artisti moderni e contemporanei, la mostra rimette in questione gli ordini cronologici e le categorie tradizionali e pone la pratica dello scarabocchiare al centro della pratica artistica. Nata da un progetto di ricerca promosso dalle curatrici, la mostra, co-prodotta con i Beaux-Arts di Parigi, è il risultato di un lavoro di coordinazione internazionale su ampia scala. Si avvale del sostegno del Centre Pompidou di Parigi e di una partnership con l'Istituto Centrale per la Grafica a Roma. | Curatrici: Francesca Alberti, direttrice del dipartimento di storia dell'arte all'Accademia di Francia a Roma – Villa Medici, professore di storia dell'arte a l'Università de Tours – CESR. Diane Bodart, professore di storia dell'arte alla Columbia University, New York. Curatore associato: Philippe-Alain Michaud, storico dell'arte, curatore al Musée national d'art moderne – Centre Pompidou, Parigi. Curatore associato per i Beaux-Arts di Parigi: Anne-Marie Garcia, curatrice, responsabile delle collezioni dei Beaux-Arts di Parigi. Curatore per l'istituzione partner: Giorgio Marini, storico dell'arte, curatore designato dall'Istituto centrale per la grafica, Roma. | Il catalogo della mostra, che riunisce tutte le 300 opere esposte a Roma e Parigi, è pubblicato in versione italiana e francese e coeditato da Villa Medici e Beaux-Arts de Paris éditions. Questa pubblicazione di riferimento su uno degli aspetti meno conosciuti e più controllati della pratica del disegno offre una sintesi riccamente documentata delle due mostre.
43 min
18 Mag 2022

Laurie Verchomin, "Il grande amore. Vita e morte con Bill Evans" (minimum fax)

Con Attilio Scarpellini. Regia di Federico Vizzaccaro. Scelte musicali di Ennio Speranza | Laurie Verchomin, "Il grande amore. Vita e morte con Bill Evans", traduzione di Flavio Erra (minimum fax) | Una storia d'amore e di amicizia intensa e struggente. Il ritratto di una ragazza anticonformista e ribelle quanto naif, e del suo incontro con uno dei maestri del jazz, ormai malato e prossimo alla fine. Un memoir che è al tempo stesso il ritratto più potente e sincero di Bill Evans che la scrittura ci abbia consegnato, e un vero romanzo di formazione. Laurie Verchomin ha ventidue anni e lavora come cameriera in una chiesa sconsacrata di Edmonton, Canada, riconvertita in ristorante cinese e discoteca, quando nel locale arriva a esibirsi il trio jazz di Bill Evans. Il grande pianista ha cinquant'anni, è già molto malato e sa che non gli rimane molto da vivere. L'incontro con Laurie è destinato a trasformare gli ultimi mesi che gli restano, ma anche per Laurie niente sarà più lo stesso. Trasferitasi a New York per stare accanto a quell'uomo dal corpo martoriato, ne scoprirà ben presto la disperata vitalità, la capacità di trascendere il male con la forza della musica e dello spirito. Una potenza inarrestabile, che troverà in "Laurie", il capolavoro che Bill le dedica, la sublimazione e l'esito perfetto. Memoir, storia d'amore, ritratto di un genio, riflessione sulla morte, il libro di Laurie Verchomin è stato autopubblicato nel 2010, ma per canali misteriosi ha raggiunto la grande comunità degli appassionati, trasformandosi in un vero e proprio oggetto di culto, già tradotto in Francia.
42 min
16 Mag 2022

Leonor Fini segreta (Museo Internazionale del Design Ceramico di Laveno-Mombello, Varese

Con Attilio Scarpellini. Regia e scelte musicali di Ennio Speranza | Leonor Fini segreta. Ceramica e pittura, note e profumi (Laveno- Mombello, Varese, dal 10 aprile al 3 luglio) | La rassegna, realizzata in collaborazione con l'Assessorato alla Cultura del Comune di Laveno-Mombello, ideata e curata da Marianna Accerboni prosegue, a poco più di 25 anni dalla morte di Leonor, anche attraverso opere mai esposte in assoluto, l'indagine della curatrice sull'arte e la personalità della grande pittrice surrealista, che fu anche costumista, scenografa, incisore, illustratrice e scrittrice. In primo piano nella mostra al MIDeC (unico museo al mondo a detenere le preziose ceramiche realizzate nel '51 con decori tratti da disegni della Fini, dalla S.C.I. – Società Ceramica Italiana di Laveno-Mombello) c'è l'ampia sezione dedicata a tali materiali, che rappresenta una sorta di mostra nella mostra. Infatti un'ottantina di pezzi rari e spesso inediti testimonia l'attività di designer di Leonor per la S.C.I, alla quale fu chiamata a collaborare da Guido Andloviz, designer d'avanguardia e direttore artistico della fabbrica, che ideò le forme del vasellame. Si tratta di vasi, servizi da tavola e da the, fogli di lavoro preparatori, una matrice in rame con i bozzetti della pittrice e riviste d'epoca. Le ceramiche sono decorate mediante decalcomanie tratte dai disegni di Leonor o con suoi motivi impressi a stampa. La mostra propone anche oli, disegni, incisioni, abiti appartenuti all'artista, video con interviste a lei e a personaggi che la conobbero e un'analisi sul piano letterario e grafologico della sua personalità comparata a quella degli amici artisti Arturo Nathan e Gillo Dorfles.
42 min
15 Mag 2022

Donatello, il Rinascimento (Palazzo Strozzi e Museo Nazionale del Bargello, Firenze)

Con Anna Menichetti. Regia e scelte musicali di Federico Vizzaccaro | Donatello, il Rinascimento (Firenze, Palazzo Strozzi e Museo Nazionale del Bargello, dal 19 marzo al 31 luglio) | Curata da Francesco Caglioti, professore ordinario di Storia dell'Arte medievale presso la Scuola Normale Superiore di Pisa, la mostra ospita oltre 130 opere tra sculture, dipinti e disegni con prestiti unici, alcuni dei quali mai concessi prima, provenienti da quasi sessanta tra i più importanti musei e istituzioni al mondo. Distribuita su due sedi, Palazzo Strozzi e il Museo Nazionale del Bargello, Donatello, il Rinascimento propone un viaggio attraverso la vita e la fortuna del "maestro dei maestri". Scultore supremo del Quattrocento, Donatello diede il via alla straordinaria stagione del Rinascimento, proponendo nuove idee e soluzioni figurative che hanno segnato per sempre la storia dell'arte occidentale. Attraverso le sue opere Donatello rigenera l'idea stessa di scultura, unendo le scoperte sulla prospettiva e la dimensione psicologica dell'arte, abbracciando in tutta la loro profondità le più diverse forme delle emozioni. A Palazzo Strozzi, la mostra ricostruisce l'itinerario artistico di Donatello attraverso cento capolavori quali il David in marmo e l'Amore-Attis del Bargello, gli Spiritelli del Pergamo del Duomo di Prato, i bronzi dell'altare maggiore della Basilica di Sant'Antonio a Padova, oltre a numerose opere in prestito dai più importanti musei del mondo come il Louvre di Parigi o il Metropolitan Museum di New York. Per la prima volta nella storia, escono dal loro contesto originario opere quali il celebre "Convito di Erode" del Fonte battesimale di Siena e le straordinarie porte della Sagrestia Vecchia di San Lorenzo a Firenze, che rappresentano alcuni dei quattordici restauri realizzati in connessione con la mostra. L'esposizione continua al Museo Nazionale del Bargello nel Salone di Donatello, che ospita tra gli altri il San Giorgio e il David di bronzo in dialogo con altre celebri opere. Le ultime sezioni della mostra illustrano l'influenza fondamentale che Donatello ebbe sull'opera degli artisti della Maniera Moderna e oltre, attraverso una serie di confronti inediti.
43 min
13 Mag 2022

Henri Michaux, "Altrove" (Quodlibet)

Con Attilio Scarpellini. Regia e scelte musicali di Ennio Speranza | Henri Michaux, "Altrove: Viaggio in Gran Garabagna -Nel paese della magia - Qui Poddema", traduzione di Jean Talon (Quodlibet) | «Altrove è una delle opere più felici di tutto questo secolo. Pubblicato nel 1948, in quasi sessant'anni ha preso sempre più sapore ed è diventato un libro senza tempo, come a pochi succede. Descrive paesi immaginari, come quelli evocati da antichi cronisti, da antichi viaggiatori fantastici. Molti di questi paesi però sono quelli delle nostre fissazioni, dei nostri vaneggiamenti morali. Ogni paese serve a descrivere un temperamento. Si sente l'eco d'una vocazione etnografica, che l'autore ha seguito in gioventù. Ma anche quando parla di paesi che ha visitato davvero, in altri libri molto insoliti, Michaux lascia andare le frasi dove vogliono loro: non le frena con l'avarizia dell'intellettuale che vuol sempre confermare le sue idee. Allora ogni frase diventa una acrobazia immaginativa, una specie di volteggio sul trapezio delle virgole. E tutte queste acrobazie sono comiche, naturali – "naturali come le piante, gli insetti, naturali come la fame, le abitudini, l'età, gli usi, le consuetudini..." In tutti i libri di Michaux la scrittura sembra qualcosa che viene fuori come una secrezione naturale, come la bava delle lumache, come la tela del ragno, come un porro sulla pelle, o come gli escrementi che ogni giorno evacuiamo. Si sente che non c'è mai il problema di dimostrare qualcosa, ma solo di lasciar fluire una secrezione che lascia tracce sulla pagina. Perciò a momenti è così rasserenante. Perché in lui non c'è niente dell'"artista creatore", niente di queste pretese di serietà artificiale. Lui lascia andare avanti le frasi per vedere cosa si inventano. Ma mentre un mercato di professionisti ci scaraventa addosso mattoni con centinaia di pagine da leggere in fretta per arrivare alla fine inebetiti, Michaux spesso ci lascia lieti e sazi con poche righe» (Gianni Celati)
43 min
09 Mag 2022

Surrealismo e magia (Collezione Peggy Guggenheim, Venezia)

Con Attilio Scarpellini. Regia e scelte musicali di Ennio Speranza | Surrealismo e magia (Venezia, Collezione Peggy Guggenheim, dal 9 aprile al 22 settembre 2022). A cura di Gražina Subelytė. Nata dalla collaborazione tra la Collezione Peggy Guggenheim e il Museum Barberini, è la prima mostra internazionale ad affrontare l'interesse dei surrealisti per la magia, l'esoterismo, la mitologia e l'occulto. Con una sessantina di opere, nella sede veneziana, provenienti da oltre 40 grandi istituzioni internazionali e collezioni private, l'esposizione offre un'ampia ed esaustiva panoramica del Surrealismo nel suo complesso, e prende in esame gli innumerevoli modi in cui la magia e l'occulto ne hanno caratterizzato lo sviluppo, dalla Pittura metafisica di Giorgio de Chirico all'iconico dipinto di Max Ernst "La vestizione della sposa", del 1940, per arrivare all'immaginario occulto delle ultime opere di Leonora Carrington e Remedios Varo. In generale gli artisti che aderiscono al movimento alimentano la nozione dell'artista come alchimista, mago o visionario, guardando alla magia come a una forma di discorso poetico e filosofico, legato a processi di emancipazione personale. All'origine dell'esposizione è il superbo patrimonio di opere surrealiste della Collezione Peggy Guggenheim, opere iconiche che riflettono con grande enfasi il dialogo tra gli autori stessi e la tradizione dell'occulto. Molti artisti, le cui opere sono incluse in mostra, vengono esposti da Peggy Guggenheim, che alla fine degli anni trenta del XX secolo è considerata una delle collezioniste più vivaci del Surrealismo. È in quegli anni che la mecenate acquisisce familiarità con il movimento e presto diventa intima amica di Max Ernst e André Breton, che con il suo Manifesto del Surrealismo, pubblicato nell'ottobre del 1924, è considerato il fondatore del movimento letterario e artistico che di lì a poco sarebbe diventato la principale avanguardia dell'epoca. Il percorso espositivo include lavori di Victor Brauner, Leonora Carrington, Salvador Dalí, Giorgio de Chirico, Paul Delvaux, Maya Deren, Óscar Domínguez, Max Ernst, Leonor Fini, René Magritte, Roberto Matta, Wolfgang Paalen, Kay Sage, Kurt Seligmann, Yves Tanguy, Dorothea Tanning, e Remedios Varo.
43 min
08 Mag 2022

Canova Ebe (Musei Civici di Bassano del Grappa)

Con Anna Menichetti. Regia e scelte musicali di Ennio Speranza | Canova Ebe (Bassano del Grappa, Musei Civici, dal 4 dicembre 2021 al 30 maggio 2022) | Ebe, simbolo dell'eterna giovinezza, coppiera degli Dei, è risorta dalle ceneri. O più correttamente dai frammenti che, all'indomani del bombardamento alleato su Bassano del 24 aprile 1945, vennero raccolti come reliquie. Reliquie di un gesso tra i più belli e affascinanti tra quelli realizzati dal celebre scultore di Possagno. Questi frammenti sono rimasti nei depositi dei Musei Civici per più di 70 anni, abbandonati all'oblio perché la loro ricomposizione è stata a lungo ritenuta impossibile. Poi, la messa a punto di nuove tecnologie applicate al restauro ha permesso alla mitica Ebe di Bassano del Grappa di ritrovare la sua forma e la sua grazia. A ridarle vita ha provveduto un innovativo intervento conservativo, interamente finanziato dal Rotary Bassano e dal Rotary Asolo Pedemontana del Grappa. All'impresa hanno collaborato anche il Comune e i Musei San Domenico di Forlì, proprietario della versione marmorea di Ebe cui il gesso bassanese è collegato. La mostra e la pubblicazione che l'accompagna – che, oltre alla collaborazione della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Verona, Rovigo e Vicenza, vede il contributo di autorevoli studiosi e dei curatori dei musei che conservano le molteplici versioni della popolare opera canoviana – intendono così celebrare la restituzione di questa importante testimonianza artistica alla pubblica fruizione.
43 min
06 Mag 2022

"Storia dell'Accademia Filarmonica Romana. 1821 – 2021" (LIM)

Con Arturo Stalteri. Regia e scelte musicali di Federico Vizzaccaro | "Storia dell'Accademia Filarmonica Romana. 1821 – 2021" a cura di Arrigo Quattrocchi, Sandro Cappelletto e Matteo D'Amico (LIM) | Un grande affresco storico, o, più semplicemente, un insostituibile spaccato della vita – non solo musicale – di Roma e dell'Italia. Passata attraverso lunghe e complesse vicende storiche, l'Accademia Filarmonica Romana è giunta a compiere duecento anni. Sorta per iniziativa di un gruppo di nobili dilettanti, la Filarmonica si è guadagnata spazio nella città del Papa Re, grazie soprattutto all'esecuzione di opere in forma di concerto, sottratte alla caotica e censurata vita dei teatri romani: molti lavori di Rossini, Donizetti, Verdi sono approdati così a Roma. Nel corso degli anni, è divenuto centrale l'interesse verso la musica strumentale, mentre è tramontata l'epoca dei dilettanti e si è imposta la figura del musicista professionista. Dopo aver inaugurato precocemente, ancora nel diciannovesimo secolo, l'era dei direttori artistici con Giovanni Sgambati, la Filarmonica nel Novecento ha scelto alla sua guida, da Alfredo Casella in poi, figure ben note della musica italiana, da Goffredo Petrassi a Luciano Berio, da Massimo Bogianckino a Roman Vlad, e si è trasformata in una moderna istituzione, aperta ai migliori esecutori in campo internazionale, mantenendo la sua vocazione originaria al sostegno e alla diffusione delle proposte artistiche più nuove, in un costante, vitale rapporto con la società civile.
43 min
30 Apr 2022

Manlio Sgalambro, "Contro la musica" (Carbonio Editore)

Regia e scelte musicali di Federico Vizzaccaro | Manlio Sgalambro, "Contro la musica" (Carbonio Editore) | «Contro la musica», il pamphlet pubblicato nel gennaio 1994, suscitò grandi discussioni alla sua uscita e fu foriero della lunga collaborazione tra Manlio Sgalambro e Franco Battiato. "Un fantasma si aggira tra noi. Il fantasma della musica. Una opprimente melassa, un indistinto in cui si trova di tutto, musica da camera e musica da piazza, per pochi e per molti, buona e cattiva musica", Il filosofo, in effetti, non si scaglia qui contro la musica tout court, ma svolge kantianamente una critica dell'ascolto. Un ascolto subìto, dove l'ascoltatore inciampa nella musica ed è obbligato ad ascoltarla, anche quando non lo vuole, come quando entra in un negozio per comprare un paio di mutande e, oltre a pagare, deve pure sorbirsi un sottofondo musicale, sia esso un quartetto d'archi o una canzone da stadio. "Un rozzo ascoltatore, senza ethos alcuno, si è impadronito della musica (come una volta si diceva che la musica si impadroniva dell'ascoltatore). Essa lo segue ipnotizzata e sprigiona suoni dai suoi stessi fan. Dalle loro orecchie spalancate suona la musica che essi vogliono ascoltare. In realtà in un ascolto giusto l'ethos impone di ascoltare nei suoni la dissoluzione del mondo. Per un momento esso non c'è più. La promessa della città d'utopia s'è adempiuta dal lato peggiore. Gli angeli che suonano la tromba non somigliano agli angeli". E così chiude Manlio Sgalambro, "Chi ascolta veramente, ascolta l'ascolto. Chi ascolta veramente, ascolta la fine del mondo".
43 min
29 Apr 2022

Francesco Gazzara, "Genesis dalla A alla Z" (Odoya)

Con Arturo Stalteri. Regia e scelte musicali di Federico Vizzaccaro | Francesco Gazzara, "Genesis dalla A alla Z" (Odoya) | Un accurato dizionario per raccontare i membri storici dei Genesis - quelli della formazione a cinque della cosiddetta "era prog" tra il 1971 e il 1975 - attraverso le 26 lettere dell'alfabeto. Ogni lettera rappresenta così una diversa porta d'accesso alla carriera e alla vita privata di ciascun musicista, creando infinite combinazioni e una moltitudine di incroci che lentamente rivelano, in maniera ampia e dettagliata, una storia magica e unica nel suo genere. Francesco Gazzara mette insieme racconti e aneddoti in apparenza lontani ma che, una volta letti come fossero punti da unire, si dimostrano rivelatori di una grande immagine nascosta, risultando molto più vicini tra loro. Così si passa dalla A di "Rosanna Arquette" alla C dei "Costumi" nel caso di Peter Gabriel, o dalla I di "In The Air Tonight" alla M di "Miami Vice" in quello di Phil Collins. Ancora, dalla G dei "gtr" alla T di "Tapping" per Steve Hackett, dalla D del "Doppio Manico" e la P del "Polo" per Mike Rutherford, alla A di "Accordi" e alla M di "Mellotron" per Tony Banks. Come nelle antiche mappe nautiche, le 26 lettere di ogni profilo tratteggiano una storia che si sviluppa nell'arco di oltre cinquant'anni, fatta di luoghi, persone, suoni, strumenti, travestimenti, palchi, studi di registrazione, sale prova, festival, tour, abbandoni e reunion.
43 min
27 Apr 2022

Daniele Gigli, "T. S. Eliot, Nel fuoco del conoscere" (Edizioni Ares)

Con Arturo Stalteri. Regia e scelte musicali di Federico Vizzaccaro | Daniele Gigli, "T. S. Eliot, Nel fuoco del conoscere" (Edizioni Ares) e T. S. Eliot "La terra desolata" (Internopoesia). A cura di Rossella Pretto. Traduzione di Elio Chinol | A oltre cinquant'anni dalla morte, il nome di T.S. Eliot e della sua Terra desolata, il poema metamorfico sulla caduta dell'Occidente, risuonano ancora alti e chiari. Ma che cosa c'è dietro le quinte della poesia eliotiana? Che cosa lo rende così capace di trascenderne la natura artistica e di farne una forma-pensiero? Con una messe di documenti inediti in Italia e nuove traduzioni che ne ravvivano i testi già editi, il libro di Daniele Gigli ricostruisce con rigore ed essenzialità la biografia intellettuale di Eliot, disvelando la potenza conoscitiva e il vigore ancora inesausto dei suoi versi e della sua critica sociale. | La collana «Interno Novecento» ripropone un capolavoro assoluto della poesia di tutti i tempi, opera simbolo della letteratura del '900. Un viaggio nel cuore della terra e dell'umanità, nella desolazione di un tempo devastato dalla guerra e dal nulla, che ieri come oggi non smette di mettere a fuoco la civiltà occidentale, le sue paure e le speranze, l'inferno di un mondo abbandonato, desolato, dove la vita e la morte, l'ombra e la luce si inseguono in una lotta fine. "La terra desolata" torna in libreria nella traduzione Elio Chinol, uno dei suoi più appassionati interpreti, nel doppio centenario dell'opera poetica e del suo traduttore, entrambi nati nell'ottobre del 1922.
43 min
26 Apr 2022

Algernon Blackwood, "L'uomo che gli alberi amavano" (Galaad Edizioni)

Con Arturo Stalteri. Regia e scelte musicali di Ennio Speranza | Algernon Blackwood, "L'uomo che gli alberi amavano" (Galaad Edizioni) Traduzione di Michele Piumini. Introduzione di Luca Ambrogiani | La visita di Sanderson, pittore e maestro nel rivelare l'anima degli alberi, sconvolge il quieto ménage dei coniugi David e Sophia Bittacy, solitari abitanti di un cottage nello Hampshire al limitare della Foresta. David è già entrato in contatto con l'arcano potere delle creature silvestri nella giungla indiana: un amore febbrile ridestato e amplificato giorno dopo giorno fino a trasformarsi in una delirante ossessione. Sophia, figlia devota di un pastore evangelico, proverà a salvare il marito dall'inquietante richiamo, ma il magnetismo dell'universo vegetale finirà per stregare anche lei. Le atmosfere da gotico noir evocate da Blackwood sono costellate in questa sua opera di slanci metafisici e intuizioni poetiche attorno ai misteri della Natura. L'ipnotica qualità della prosa, le mirabili descrizioni dei paesaggi, dei mutamenti atmosferici, e la straordinaria empatia con cui riesce a dar voce alla vita ambiguamente cosciente degli alberi ne riflettono la statura di classico che travalica i generi. Come accade nei migliori tra i visionari, i suoi avventurosi viaggi oltre le porte della percezione non si limitano a creare stupore ma si fanno tramite di scoperte essenziali attorno ai segreti più scomodi dell'essere umano.
43 min
25 Apr 2022

Sergio Vartolo, "L'Arte della fuga di Johann Sebastian Bach" (Zecchini)

Con Arturo Stalteri. Regia e scelte musicali di Ennio Speranza | Sergio Vartolo, "Das grosse Clavierbuch für Anna Magdalena ovvero «L'arte della fuga» di Johann Sebastian Bach". Con CD Audio (Zecchini) | Una monografia capace di restituire finalmente calore a un'opera di cui spesso si esalta solo la perfezione intellettuale: Sergio Vartolo racconta con voce appassionata la storia dell'Arte della Fuga, cercandone costantemente il significato più profondo. Nasce così una visione in cui scienza, musica, spirito ed emozione sono saldati per raggiungere un'espressione altissima, forse la più alta mai raggiunta da un'opera musicale. Impressionano la perizia filologica, lo studio delle fonti compiuto nel lavoro di una vita, la ricchezza di aneddoti che sostengono la narrazione infondendole colore, senza mai perdere visione d'insieme e scorrevolezza. Vengono rivelati dettagli nuovi di grande interesse, a partire dall'analisi delle incisioni floreali in stampa che testimoniano l'amore di Johann Sebastian per Anna Magdalena, forse la vera dedicataria dell'opera. Inoltre lo studio di Vartolo conferma la destinazione dell'Arte della Fuga per strumento a tastiera, probabilmente come quinta parte dei Clavier-Übung. Questo libro è la testimonianza del metodo di lavoro di un grande interprete della musica di Bach: la passione autentica del musicista sostenuta da uno studio curato e sempre aggiornato della storia, del contrappunto e della filologia dell'opera. [Filippo Gorini] | Il contenuto del CD audio allegato: Johann Sebastian Bach: Sonata 5 a 2 Clav. e Ped., BWV 529 - Die Kunst der Fuge, BWV 1080 (scelti dal CD Naxos 8.570577-78) - Sonata 6 a 2 Clav. e Ped., BWV 530 (Organo e Clavicembalo: Sergio Vartolo; Secondo Clavicembalo nelle Fughe a 2 Claviere: Maddalena Vartolo)
43 min
24 Apr 2022

Federico Maria Sardelli, "Il volto di Vivaldi" (Sellerio)

Con Ennio Speranza. Scelte musicali di Ennio Speranza | Federico Maria Sardelli, "Il volto di Vivaldi" (Sellerio) con 130 illustrazioni. | Questo libro è interdisciplinare: parla di pittura, di musica e di storia. Incrocia l'analisi tecnico-scientifica e stilistica dei ritratti con i dati noti o dubbi della biografia, alla ricerca di un volto vero, quello di Antonio Vivaldi, il Prete rosso, il settecentesco creatore delle Quattro stagioni e firma di una moltitudine di musiche barocche che si vanno ancora scoprendo. Chiunque segua la musica conosce il desiderio bruciante di vedere l'espressione del viso di chi compose una volta certe note che hanno attraversato secoli; e qui i primi capitoli, molto vivaci, indicano i pericoli, i falsi amici, le fuorvianti scorciatoie che l'iconografia musicale può incontrare. Così le pagine iniziali sono piene di buffi abbagli storici e divertenti paradossi che nascono quando si pretende di ricavare le informazioni biografiche e caratteriali dai tratti somatici. Nel caso del musicista veneziano è ancor più difficile scongiurare le trappole del riconoscimento, dato che Vivaldi, dopo la morte, cadde nell'oblio completo, per riuscirne solo agli inizi del Novecento. Le tracce sono quindi da districare in una serie di dipinti e disegni a lungo anonimi, e in quelli identificati solo due secoli dopo, scoperti per un puro caso e attribuiti con scarso approfondimento. Questo libro intende fare il punto della situazione: quanti e quali sono i ritratti di Vivaldi; quali quelli autentici, dubbi o mal attribuiti. Di ciascuno analizzare il contesto storico, in relazione alla sua vicenda biografica. E per la prima volta indagare chi erano quei pittori e incisori che si cimentarono con il suo volto, perché lo ritrassero, quanto erano capaci e cos'altro erano soliti fare nella propria attività: così contestualizzati quei ritratti ci parlano diversamente. Alla fine si trovano conferme di tradizionali attribuzioni e smentite di altre ritenute sicure, spuntano rarità conosciute pochissimo nonché scoperte ex novo di ritratti finora ignoti, di cui uno forse importantissimo. Perciò questi atti relativi all'effigie del Prete rosso formano un'indagine serrata, intellettualmente insidiosa, un'avventura dell'induzione e della deduzione in base a dati setacciati con precisione; limpida prova di ciò che è stato definito il «paradigma indiziario», ovvero un'anatomia di dettagli per accedere al grande fatto artistico e culturale.
43 min
22 Apr 2022

Beatrice Monroy, "Custodi del silenzio. Donne all'opera" (Editoria & Spettacolo)

Con Anna Menichetti. Regia e scelte musicali di Federico Vizzaccaro | Beatrice Monroy, "Custodi del silenzio. Donne all'opera" (Editoria & Spettacolo) | Ci troviamo a teatro, nel grande apparato scenico dell'opera lirica: il sipario si chiude, gli spettatori lasciano la sala soddisfatti mentre, sulle tavole del palcoscenico, resta da sola una donna morta. È questo l'epilogo narrativo più frequente nell'ambito del melodramma, a cui è dedicato questo volume di Beatrice Monroy. La narrazione dell'autrice, incentrata sulle figure di quattro donne, Violetta, Norma, Lady Macbeth e Giuditta, i cui corpi rimangono sulla scena, si concentra sulle protagoniste delle vicende narrate nelle opere in programma al Teatro Massimo di Palermo; le loro storie, vengono qui rilette, prima di ogni Prima, con i loro stessi occhi, segretamente, silenziosamente. Vi sono i cedimenti, i lutti e le rinunce, storie di donne prigioniere di un modello sociale imposto a gran parte delle donne italiane. Nessuna di esse, le cui figure straordinarie appaiono, ancora oggi, emblematiche della nostra cultura, possiede infatti forza sufficiente per opporsi ad uno stereotipo di comportamento che le vorrebbe tutte relegate in un ruolo predefinito che finiscono col dover accettare, arrivando ad essere esattamente ciò che la società vuole che siano: persone destinate al sacrificio. Distruggendo se stesse e i propri desideri, ciascuna finirà col divenire, attraverso tormentati percorsi, custode di quella stessa società che le tiene prigioniere, senza alcuna possibilità di sottrarsi a schemi che non possono essere mutati e che, diversamente, potrebbero generare situazioni di angoscia e di profonda instabilità. Sarà proprio tale condotta, autoinflitta come una ferita mortale, a condurre le quattro protagoniste di questo volume a un sacrificio estremo, accettato da tutte loro per porre fine a ogni conflitto.
43 min
20 Apr 2022

Chiara Frugoni, "Donne medievali. Sole, indomite, avventurose" (il Mulino)

Con Anna Menichetti. Regia e scelte musicali di Ennio Speranza | Chiara Frugoni, "Donne medievali. Sole, indomite, avventurose" (il Mulino) | «Ma d'ongni chosa mi darei pace, pure che fosi chognosciuto la metà di quello ch'io fo» Margherita Datini, lettera del 28 agosto 1398. Nella società medievale, guerriera e violenta, la presenza femminile rimane in ombra: le donne, per lo più analfabete e sottomesse, offese e abusate, a volte addirittura considerate specie a parte rispetto agli uomini, come gli animali, non hanno voce. A meno di non essere obbligate al monastero, dove possono vivere in modo più dignitoso, imparando a leggere e scrivere. Da dove viene tanta misoginia? Una volta affermatosi il celibato dei preti con Gregorio VII, ogni donna è una Eva tentatrice, non compagna dell'uomo ma incarnazione del peccato da cui fuggire. Eppure, da questa folla negletta emergono alcune personalità eccezionali, capaci di rompere le barriere di un destino rigidamente segnato. Illuminate dalla finezza decifratoria di Chiara Frugoni, oltre che da un bellissimo corredo di immagini, incontriamole: sono monache e regine come Radegonda di Poitiers, scrittrici geniali come Christine de Pizan, personaggi leggendari come la papessa Giovanna, figure potenti come Matilde di Canossa, donne comuni ma talentuose come Margherita Datini. Tutte hanno scontato con la solitudine il coraggio e la determinazione con cui hanno ricercato la piena realizzazione di sé.
43 min
19 Apr 2022

Agostino Ruscillo, "Umberto Giordano. L'uomo e la musica" (EDT)

Con Anna Menichetti. Regia e scelte musicali di Ennio Speranza | Agostino Ruscillo, "Umberto Giordano. L'uomo e la musica" (EDT) | "In epigrafe allo spartito di Siberia, l'opera che più amava, Umberto Giordano riporta le parole incise da un prigioniero sul pilastro di confine fra la Russia e l'estrema regione della sua condanna: «L'amore e il dolore non hanno nazionalità». Un motto che potrebbe essere assunto a sintesi estrema del pensiero su cui poggia il teatro musicale del maestro foggiano". Autore di opere popolarissime e raffinate come Andrea Chénier, Fedora o Siberia, Umberto Giordano è una delle personalità di maggiore spicco del clima culturale e musicale europeo fin de siècle. Fra i pochissimi compositori del periodo ad avere mantenuto un posto stabile nel repertorio di tutti i teatri del mondo, Giordano visse la vocazione melodrammatica con cieca fiducia e spirito conservatore: pur guardando, come tanti suoi colleghi del tempo, al teatro wagneriano, il musicista pugliese preferì restare nel solco della tradizione melodrammatica italiana, accogliendo tiepidamente i rinnovamenti europei di primo Novecento. Attraverso un attento lavoro di analisi di tutta la documentazione biografica e le fonti, primarie e secondarie, disponibili, l'iter artistico di Giordano viene qui ricostruito con perizia e accuratezza di particolari: l'infanzia nella Puglia dei primi anni dell'Unità d'Italia, i severissimi studi musicali al Conservatorio di Napoli, i primi successi operistici (Mala vita, 1892), i rapporti con l'editore Sonzogno e con i librettisti, fra cui spicca la figura del talentuoso drammaturgo Luigi Illica, i grandi capolavori, da Andrea Chénier (1896) a Fedora (1898), Siberia (1903) e Mese mariano (1910), la compromissione con il regime fascista, la grandissima fama internazionale, la scomparsa poco dopo la fine della Seconda guerra mondiale.
43 min
18 Apr 2022

"Palazzo Barberini - Galleria Corsini: 100 capolavori", a cura di Yuri Primarosa (Officina Libraria)

Con Anna Menichetti. Regia e scelte musicali di Federico Vizzaccaro | "Palazzo Barberini - Galleria Corsini: 100 capolavori", a cura di Yuri Primarosa, introduzione di Flaminia Gennari Santori (Officina Libraria). Le Gallerie Nazionali di Arte Antica, situate nel cuore di Roma e ospitate in palazzi di grande pregio architettonico, custodiscono dipinti e sculture di eccezionale valore storico e artistico. Pagina dopo pagina, attraverso i capolavori dei più grandi artisti italiani dal Medioevo al Settecento (Beato Angelico, Raffaello, Piero di Cosimo, Bronzino, Lotto, Tintoretto, Pietro da Cortona, Caravaggio, Bernini, Reni, Guercino, Batoni, Canaletto) si segue lo sviluppo della storia dell'arte nel nostro paese. Basti pensare alla Fornarina di Raffaello o alla Giuditta e Oloferne di Caravaggio. Non mancano i grandi maestri dell'arte europea: Holbein, El Greco, Rubens, Poussin, Mengs, Boucher. L'importanza dei due edifici e del formarsi delle loro collezioni in capo a due delle più illustri famiglie italiane, i Barberini e i Corsini, così strettamente legate alla storia del loro pontificato, sono trattate in un breve saggio introduttivo a firma di Flaminia Gennari Santori. Oltre alle 100 schede, sono descritti elementi di particolare rilievo che fanno parte dell'arredo dei palazzi, ad esempio la Scala elicoidale di Borromini e il soffitto affrescato da Pietro da Cortona con il Trionfo della Divina Provvidenza. Grazie all'accurata campagna fotografica intrapresa dalla Bibliotheca Hertziana, e in seguito ai numerosi restauri degli ultimi anni, è possibile ammirare tutte le opere a piena pagina, fin nei minimi particolari. Le semplici ma dettagliate schede che accompagnano le immagini guidano il lettore alla comprensione dello stile e dell'iconografia di ogni pezzo, fornendo notizie biografiche, storiche e stilistiche sugli autori. Si tratta della prima guida che include le opere conservate a Palazzo Barberini e nella Galleria Corsini.
43 min
17 Apr 2022

Thich Nhat Hanh, "Chiamami coi miei veri nomi. Le poesie" (Ubiliber)

Con Ennio Speranza. Scelte musicali di Ennio Speranza | Thich Nhat Hanh, "Chiamami coi miei veri nomi. Le poesie" (Ubiliber) Traduzione di Chandra Candiani. Prefazione di Phap Ban | L'unica raccolta poetica del maestro zen Thich Nhat Hanh, per la prima volta in italiano. Il volume consiste di due sezioni: "La dimensione storica" e "La dimensione ultima". La prima raccoglie poesie scritte negli anni '60, mentre nella seconda trovano collocazione testi composti dagli inizi degli anni '70 ai primi anni '90. "La dimensione storica" è per lo più riferita a componimenti dedicati a quell'orrore che chiamiamo guerra del Vietnam e nella maggior parte traggono ispirazione da avvenimenti legati a una tragica quotidianità. Nella seconda parte del libro i componimenti si allontanano invece dal panorama della realtà oggettiva per farsi più distaccati, e il tutto diventa simile a una preghiera. Sono pagine in cui la lettura ci rende umili e in cui l'anelito alla bellezza e alla saggezza è dirompente. Grazie alla sua capacità di generare significato in maniera creativa, Thich Nhat Hanh torna a farsi ponte tra arte e religione, tra lirica e filosofia. Qui la tensione della prima parte si stempera in un fintamente semplice abbandonarsi a osservazioni del mondo naturale, appoggiandosi in maniera spesso lieve a una sottile trama di dottrina buddhista. Una riuscita alchimia artistica capace di far assaporare la compassione profonda che permea ogni parola di questo volume. Il modo migliore per avvicinarsi alla poesia di Thich Nhat Hanh è probabilmente quello di leggere questi versi ad alta voce, quasi fossero istruzioni di una meditazione guidata, così da poter assaporare in pieno la speranza profonda che, nonostante le terribili verità che vengono descritte nella prima parte, le informa.
44 min
15 Apr 2022

Elisabetta Fava, "Oltre la parola. Il fantastico nel Lied" (Armando Editore)

Con Anna Menichetti. Regia e scelte musicali di Federico Vizzaccaro | Elisabetta Fava, "Oltre la parola. Il fantastico nel Lied" (Armando Editore) | Spesso la musica è stata chiamata in causa dalla letteratura per dare voce alla inafferrabile dimensione del fantastico. È sempre parsa l'arte più prossima a far percepire l'indicibile. In effetti, la musica ha cercato di crearsi un vero e proprio vocabolario da applicare al magico e al sovrannaturale, trasformandolo nel tempo dal meraviglioso fiabesco del Settecento agli elfi romantici fino ad arrivare alle prospettive inquietanti dell'incubo e della follia che esplodono nel XX secolo. Elisabetta Fava seleziona un'angolazione essenziale di questo argomento: il Lied per voce e pianoforte, che quando si avventura nella terra misteriosa del fantastico sfida i compositori a trovare soluzioni capaci di far percepire questo slittamento dal reale all'impossibile, dal concreto all'immateriale. Dalle intonazioni pionieristiche della ballata "Lenore" di Gottfried Bürger, icona del gotico orrifico, fino alle sottigliezze della scrittura di Hugo Wolf passando per le straordinarie, diverse invenzioni di Schubert, Loewe, Schumann, Berlioz, Musorgskij, questo libro riscopre le potenzialità di una scrittura musicale enigmatica e sfuggente, declinata in mille diverse sfaccettature per suggerire ciò che per definizione sfugge a qualsiasi possibilità di conoscenza e di comprensione.
43 min
11 Apr 2022

Antonio Ligabue. L'uomo, l'artista (Villa Reale, Monza)

Con Anna Menichetti. Regia e scelte musicali di Federico Vizzaccaro | Antonio Ligabue. L'uomo, l'artista (Monza, Villa Reale, dall'11 febbraio al 1 Maggio 2022) | Curata da Sandro Parmiggiani, prodotta e organizzata da ViDi in collaborazione con il Comune di Monza e il Consorzio Villa Reale e Parco di Monza, la mostra propone. 90 opere tra dipinti, sculture, disegni e incisioni che ripercorrono la vicenda umana e creativa di Antonio Ligabue, lungo un arco cronologico che dagli anni venti del secolo scorso giunge fino al 1962, quando una paresi pose di fatto fine alla sua attività. L'esposizione si snoda attraverso i due poli principali lungo i quali si è sviluppato il suo percorso artistico: gli animali, selvaggi e domestici, e i ritratti di sé, senza dimenticare altri soggetti come le scene di vita agreste o i paesaggi padani, nei quali irrompono, come un flusso di coscienza, le raffigurazioni dei castelli, delle chiese, delle guglie e delle case con le bandiere al vento sui tetti ripidi della natia Svizzera, dov'era nato e dove aveva vissuto fino all'espulsione nel 1919 – la memoria della patria perduta. La rassegna monzese riserva particolare attenzione alla sua produzione plastica, con un nucleo di oltre venti sculture in bronzo, soprattutto di animali. Accompagna la mostra il catalogo Skira con testi di Sandro Parmiggiani, Alberto Manguel, Luciano Manicardi e un'ampia sezione, ricca di immagini, dedicata alla ricostruzione del suo "mito", a partire dai rotocalchi degli anni cinquanta e allo sceneggiato televisivo di Salvatore Nocita nel 1977 fino ai lavori a lui dedicati: la trilogia teatrale "Progetto Ligabue" di Mario Perrotta e il film "Volevo nascondermi" di Giorgio Diritti.
43 min
04 Apr 2022

Joaquin Sorolla, pittore di luce (Palazzo Reale, Milano)

Con Attilio Scarpellini. Regia e scelte musicali di Ennio Speranza | Joaquin Sorolla, pittore di luce (Milano, Palazzo Reale, dal 25 febbraio al 26 giugno 2022) | A cura di Micol Forti e Consuelo Luca de Tena. Catalogo Skira editore. | Poco noto al pubblico italiano, Joaquín Sorolla y Bastida (Valencia 1863-Cercedilla 1923) è stato uno dei massimi rappresentanti della moderna pittura iberica a cavallo tra Ottocento e Novecento, contribuendo in modo determinante al suo rinnovamento e aprendola al clima della Belle Époque. Tra gli artisti più amati e apprezzati del suo tempo sia per la grande qualità tecnica che per il carattere umile e benevolo, Joaquín Sorolla ottiene una fama che travalica ben presto i confini nazionali, partecipando e ottenendo prestigiosissimi premi alle grandi manifestazioni internazionali. Sarà però l'ambìto Grand Prix, ottenuto alla nota Esposizione Universale di Parigi nel 1900, a lanciare la sua pittura di luce e colore definitivamente sulla scena internazionale. A Londra nel 1908 viene acclamato come "il più grande pittore vivente al mondo". La sua straordinaria storia di successi internazionali si incrocia spesso con l'Italia, a partire da un primissimo soggiorno romano vinto grazie a una borsa di studio nel 1885. Sorolla ha visitato a lungo l'Italia in questa occasione, stabilendosi per un periodo nella splendida Assisi, ma soprattutto è ritornato spesso e con gioia nel Bel Paese, partecipando assiduamente alle Biennali di Venezia, sin dalla sua primissima edizione nel 1895, e alla famosa Esposizione Internazionale di Roma nel 1911. Questa personale si presenta allora come un'ottima occasione per riannodare i fili tra il grande maestro di luce e l'Italia, un Paese a cui egli è sempre stato legato e un'opportunità per far conoscere all'ampio pubblico la sua straordinaria arte attraverso alcuni dei capolavori più significativi della sua vastissima produzione pittorica. "Joaquín Sorolla pittore di luce" racconta, attraverso circa 60 opere la straordinaria evoluzione artistica di questo pittore ambizioso e determinato, che ha fatto dell'arte la sua ragione di vita.
43 min
03 Apr 2022

Le tre Pietà  di Michelangelo (Museo dell'€™Opera del Duomo, Firenze)

Con Anna Menichetti. Regia e scelte musicali di Federico Vizzaccaro | Le tre Pietà di Michelangelo (Firenze, Museo dell'Opera del Duomo, dal 24 febbraio al 1 agosto 2022) | A cura di Barbara Jatta, Sergio Risaliti, Claudio Salsi, Timothy Verdon, la mostra è un progetto che vede eccezionalmente coinvolti i Musei Vaticani, il Museo dell'Opera del Duomo, il Museo Novecento di Firenze, il Castello Sforzesco di Milano e le istituzioni dell'Opera di Santa Maria del Fiore, Comune di Firenze, Comune di Milano e Fabbrica di San Pietro. Collocate una vicina all'altra, le tre Pietà offriranno l'opportunità al pubblico di vedere l'evoluzione dell'arte di Michelangelo nonché la sua maturazione spirituale, dalla prima giovinezza - quando a Roma scolpì per la Cappella dei Re di Francia nell'antica San Pietro l'opera ora nella navata laterale nord della Basilica - alla sua ultima stagione, quando, ormai vecchio, mise mano alla Pietà oggi a Firenze e poi alla Pietà Rondanini conservata a Milano. L'esposizione fiorentina ruota intorno al recente e delicato restauro della Pietà Bandini mettendola a confronto con due calchi conservati nei Musei Vaticani, di interessanti provenienze diverse, ma che riproducono in maniera straordinaria e mirabile le altre due Pietà michelangiolesche. | Catalogo Silvana Editoriale con saggi e schede dei direttori dei musei Barbara Jatta (Musei Vaticani), Sergio Risaliti (Museo Novecento Firenze), Claudio Salsi (Area Soprintendenza Castello, Musei Archeologici e Musei Storici), Timothy Verdon (Museo dell'Opera del Duomo a Firenze) e di altri studiosi.
43 min