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Tutte le mattine dalle 6.00 alle 6.45

Tutte le mattine dalle 6.00 alle 6.45 storie, musiche, immagini, idee e racconti. A cura di Elisabetta Parisi e Federico Vizzaccaro. Consulente letterario Claudia Marsili. Conduzioni di Anna Menichetti, Attilio Scarpellini e Arturo Stalteri. Scelte musicali e regie di Ennio Speranza e Federico Vizzaccaro.

Lista episodi

15 Ago 2022

Il Mare: Mito Storia Natura. Arte Italiana 1860-1940 (Carrara, Palazzo Cucchiari)

Con Anna Menichetti. Scelte musicali di Ennio Speranza. Regia di Luigi Iavarone | Il Mare: Mito Storia Natura. Arte Italiana 1860-1940 (Carrara, Palazzo Cucchiari, dal 9 luglio – 30 ottobre 2022), a cura di Massimo Bertozzi | Ottanta anni cruciali per la cultura italiana. E un solo fil rouge che riguarda una cinquantina di artisti. Il Mare: Mito Storia Natura. Arte italiana 1860 - 1940, curata da Massimo Bertozzi e articolata in sei diverse sezioni, propone un viaggio attraverso varie scuole artistiche italiane in anni decisivi, compresi tra la nascita del Regno d'Italia e lo scoppio della seconda guerra mondiale. Si tratta di un panorama d'arte che, in un centinaio di opere, va dai macchiaioli (Fattori) e post macchiaioli (Lloyd, Ulvi Liegi, Puccini) ai pittori cosiddetti labronici (March e Natali), dalla figurazione simbolista (Sartorio, Benvenuti, Baracchini Caputi), dal mondo colorato dei divisionisti (Nomellini) alla stagione delle avanguardie (Ram e Thayaht) e dei "ritorni all'ordine", con richiami alle grandi individualità dell'arte italiana, De Chirico, Savinio, De Pisis, Campigli, Morandi, Nathan e tra gli scultori Martini, Marino, Manzù e Messina. Un'attenzione particolare è riservata all'area ligure-apuana, e quindi ai pittori versiliesi autoctoni, come Chini, Moses Levy, Viani, o d'adozione, come Carrà, Carena, De Grada, Funi, e quindi ai cantori delle terre di Liguria, come Telemaco Signorini e agli scultori apuani come Carlo Fontana e Arturo Dazzi. Per tutti, un solo comune denominatore: il mare e quelle terre - piatte o scoscese - che vi si affacciano e che da millenni accolgono popoli che hanno scelto di viverci. Ecco, quel mare è di tutti, ma non appartiene a nessuno; e se pur questi artisti hanno visto lo stesso mare, alla fine ognuno se l'è immaginato e figurato a modo suo. La mostra è corredata da un catalogo in cui oltre alle immagini di tutte le opere in mostra, trovano spazio i testi di Franca Conti (Presidente della Fondazione Giorgio Conti) e di Massimo Bertozzi (curatore della mostra).
43 min
13 Ago 2022

Costanza Rizzacasa D'Orsogna, "Scorrettissimi" (Laterza)

Con Renata Scognamiglio. Scelte musicali e regia di Ennio Speranza | Costanza Rizzacasa D'Orsogna, "Scorrettissimi. La cancel culture nella cultura americana" (Laterza) | Costanza Rizzacasa d'Orsogna ci porta al cuore del dibattito sulla cancel culture che infuria nella società non solo americana ma ormai anche europea. Parole come 'appropriazione culturale', 'supremazia bianca', 'mascolinità tossica', usate spesso a sproposito, popolano le conversazioni quotidiane. Sullo sfondo, negli Stati Uniti, una polarizzazione politica e del pensiero che per gli esperti ha raggiunto un punto di non ritorno, e il modello parentale ed educativo del safetyism: la sicurezza emotiva come valore sacro. La retorica di sinistra che da anni infuria dentro e fuori i campus, eliminando tutto ciò che può apparire politicamente scorretto, alimenta il bigottismo di destra, in un circolo vizioso in cui perdono tutti. Le guerre culturali dilaniano la scuola dell'obbligo, con il numero dei libri banditi o contestati che sfonda ogni mese nuovi record. Se mettere i libri al bando non è nulla di nuovo nelle scuole americane, diverse oggi sono le tattiche, e fortissima la politicizzazione. Da Mark Twain a Philip Roth, da Hemingway a Toni Morrison, da Salinger a Margaret Atwood, "Scorrettissimi" ci racconta questo terremoto culturale, ne ricostruisce la genesi e le ragioni all'interno del contesto storico e politico americano in cui è nato.
66 min
11 Ago 2022

Hugo von Hofmannsthal, "Le parole non sono di questo mondo" (Quodlibet)

Con Anna Menichetti. Scelte musicali e regia di Ennio Speranza | Hugo von Hofmannsthal, "Le parole non sono di questo mondo. Lettere al guardiamarina E.K. 1892-1895", a cura di Marco Rispoli (Quodlibet) | Tra i carteggi tenuti da Hugo von Hofmannsthal (1874-1929), le lettere scambiate in gioventù con Edgar Karg (1872-1905) occupano un posto d'eccellenza, tanto che lo stesso poeta pensò di pubblicarne un buon numero, in un'antologia che avrebbe dovuto raccogliere il meglio della sua produzione giovanile. Mentre il suo precoce talento viene celebrato nei cenacoli letterari, Hofmannsthal cerca qui di avvicinare alla propria esistenza da "poeta" un amico che, impegnato nel servizio di marina in località spesso assai remote, non può condividere con lui la stessa ricchezza culturale. Non si trattava, però, di fare opera di vacua divulgazione, ma di strappare la poesia all'atmosfera artificiosa dei salotti e delle accademie, e di porla in relazione all'esistenza degli uomini. Temi e problemi che hanno un peso fondamentale nella sua opera e in molta poesia moderna, vengono allora affrontati in modo immediato, e di continuo vengono intrecciati a esperienze quotidiane e affetti comuni. Da un lato i primi passi compiuti da Hofmannsthal lungo il "cammino verso la vita", nel tentativo di infrangere, grazie a questa amicizia, l'isolamento dell'artista (egli stesso ricorda quegli anni come "il periodo più solitario" della sua esistenza). Dall'altro una limpida, inedita prospettiva sulla riflessione condotta da Hofmannsthal sulla letteratura, sul suo rapporto con la vita, e più in generale sull'amicizia e la formazione dell'individuo. Uno di quei rari casi in letteratura dove l'espressione congiunge felicemente immediatezza e profondità.
43 min
07 Ago 2022

Fabio Marzano, "I racconti delle piante" (EDT)

Con Renata Scognamiglio Scelte musicali di Federico Vizzaccaro. Regia di Luigi Iavarone | Fabio Marzano, "I racconti delle piante. Viaggio curioso nel mondo vegetale italiano" (EDT) | Alberi-monumento, foreste urbane, fossili viventi, antenati selvatici, specie in pericolo e salvataggi in extremis, viaggi avventurosi e spionaggio vegetale, coltivazioni fantascientifiche e termometri del pianeta. Il mondo vegetale, a chi lo sa ascoltare, racconta storie incredibili. Storie che parlano soprattutto di noi. In Italia entrare in un orto o in un giardino botanico senza una guida esperta può lasciare del tutto indifferenti: spesso l'unica informazione disponibile è un'etichetta con un nome in latino o un numero sulla pianta. In realtà, a un orecchio sufficientemente preparato, i fiori e gli alberi parlano, e raccontano storie straordinarie. Storie di foreste nascoste e alberi secolari, di collezionisti maniacali o di specie che hanno attraversato il mondo e la storia. Lo scrittore ed esperto di botanica Fabio Marzano ha raccolto in questo libro alcune fra le più interessanti. Si parla di specie importate da paesi esotici e protagoniste in Italia di fallimenti industriali memorabili o di arricchimenti fulminei. Degli itinerari segreti, spesso favoriti da atti di vera e propria pirateria biologica, che molti di questi rari esemplari hanno seguito per arrivare alle nostre latitudini. Dell'attività di quelli che all'epoca si chiamavano cacciatori di piante, a metà tra il botanico e il trafficante, e che oggi lavorano nelle università e nei centri di ricerca - e sono soprattutto donne. Sulla scia di questi racconti si seguirà una spedizione verso Sumatra alla ricerca del "fiore cadavere" scoperto dall'esploratore toscano Odoardo Beccari, ispiratore dei personaggi di Salgari, mentre da Torino si partirà sulle tracce di naturalisti in esilio per conoscere nuove varietà di cactus e piante ancora sconosciute. Nel libro ci sono anche le testimonianze e le vicende dei custodi delle orchidee o delle foreste: volontari che si dedicano nel loro giardino o in aree pubbliche alla moltiplicazione e alla conservazione di specie a rischio estinzione.
72 min
30 Lug 2022

Felice Pozzo, "La vera storia di Emilio Salgari" (Odoya)

Regia e scelte musicali di Federico Vizzaccaro | Felice Pozzo, "La vera storia di Emilio Salgari" (Odoya) | Una biografia completa di Emilio Salgari, il creatore del genere avventuroso, l'uomo che ha incantato intere generazioni con tigri, pirati e fanciulle da salvare, si presenta ben diversa da come ci si potrebbe immaginare. La scrittura è per lui un modo di sfuggire da una realtà che gli sta troppo stretta; e così i suoi straordinari racconti esotici, spesso attribuiti a fantastici viaggi compiuti nella giovinezza, sono il semplice frutto della sua fervida fantasia. Felice Pozzo ripercorre con dovizia di aneddoti la vita dell'uomo e dello scrittore, con notizie spesso sconosciute o dimenticate, raccolte durante molti decenni di ricerca scrupolosa tra carteggi e documenti ufficiali. Dopo l'approfondimento dei difficili anni dell'esordio, che rende più agevole la comprensione della carriera futura di un uomo tenace, autodidatta e appassionato, Pozzo si concentra sulle opere che hanno reso famoso Salgari, mantenendo nel contempo desta l'attenzione sulle vicende familiari, che evidenziano aspetti finora poco esplorati. Proprio le numerose sventure che si abbattono sulla sua famiglia, unite a insostenibili ritmi di lavoro e diverse altre difficoltà, portano Salgari, nel 1911, al gesto estremo. La sua rinuncia alla vita, che ha purtroppo destato qualche fantasticheria di troppo, è qui affrontata con l'opportuna cautela, tramite la verità che emerge dai documenti noti, nel rispetto per la dignità di chiunque si volga a una scelta così drastica. Proprio come uno dei suoi libri, la storia avventurosa e straordinaria della vita di Emilio Salgari è raccontata con grande cura del dettaglio.
65 min
29 Lug 2022

Ernst Jünger, "La forbice" (Ed. Guanda)

Con Attilio Scarpellini, regia di Francesco Mandica, scelte musicali di Federico Vizzaccaro | Ernst Jünger, "La forbice" (Ed. Guanda). Per un numero considerevole di pagine a partire dall'inizio, Die Schere appare come un allinearsi di aforismi. Che cosa tiene insieme allora questi frammenti di pensiero? Compare, in modo enigmatico, la figura della forbice, immagine decisiva, emblematica in questo libro «adamantino». La forbice rescinde, separa. La vita dalla morte, il pensiero dall'essere. Ma, osservata come simbolo, modello, non taglia più: riposa, «sogna». Una forbice che non taglia è un oggetto privo di senso? Nel peggiore dei casi, è privo di utilità. Jünger distingue tra la forbice che si vede, in potenza, e quella che agisce, in funzione. Colto dalla visione della propria morte, l'individuo prova timore; raggiunto dal proprio destino non teme più, né prova dolore. Distingue inoltre tra «un modello in cui la forbice taglia» e «un modello in cui la forbice non taglia». Non taglia, ma sta lì aperta, pronta a richiudersi, nelle zone ai confini del tempo, nella memoria come nei presentimenti e nei fenomeni visionari. Non taglia nel mondo delle figure tipiche, comunque più potenti di quelle storiche: l'effetto che fa una figura eroica è più forte di quello di un personaggio nazionale. Un racconto o un sogno, irrealizzati, sono più nitidi della realtà. In questo mondo separato delle idee la forbice non taglia. Ma la prospettiva è presto ribaltata. La forbice si serra inaspettatamente nel mondo reale: la medicina e la fisica hanno realizzato le mitologie, il pensiero non riesce più a star dietro alle realizzazioni della tecnica. La scienza ha sfatato tutti i miti. E tuttavia, continuiamo a stare in un universo che vive: lo spirito, la venerazione «vive nel mondo, sta già nella materia, nell'essere pulsante».
43 min
23 Lug 2022

Richard Thompson e Scott Timberg, "Beeswing" (Jimenez)

Con Arturo Stalteri. Regia e scelte musicali di Federico Vizzaccaro | Richard Thompson e Scott Timberg, "Beeswing. I Fairport Convention, il folk-rock, la mia voce. 1967-75", traduzione di Gianluca Testani (Jimenez) | Richard Thompson raggiunse la maggiore età in un momento cruciale della cultura britannica; era il 1967 e la popular music era lo specchio di un grande risveglio culturale. Nel pieno di questi fermenti, il diciottenne Thompson fondò i Fairport Convention e contribuì a inventare un nuovo genere di musica. Nei suoi anni giovanili Thompson collezionò più di una vita di esperienze. Nel periodo chiave compreso tra il 1967 e il 1975 mise a frutto il suo talento innato per diventare un musicista importante e stimato, sopravvisse a un tremendo incidente automobilistico e abbandonò i Fairport Convention al picco della loro popolarità, per formare un duo insieme alla moglie Linda, sodalizio artistico e sentimentale che avrebbe fruttato alcuni dei dischi più suggestivi degli anni Settanta. La scoperta del sufismo, che abbracciò incondizionatamente, avrebbe poi rimodellato il suo approccio alla vita e, di conseguenza, alla musica. In Beeswing, titolo preso in prestito da una delle sue canzoni più celebri e struggenti, Thompson torna con la memoria alla propria infanzia, ricrea lo spirito dei Sixties e ci porta con sé sulle strade d'Inghilterra e d'America, incrociando il cammino - e spesso dividendo il palco - con gente come Led Zeppelin, Pink Floyd, Nick Drake, Jimi Hendrix. Racconto di scoperte musicali, storie personali e rivelazioni sociali, Beeswing restituisce vividamente l'esistenza di uno degli artisti più significativi della musica moderna colto in un passaggio di inebriante slancio creativo, in un mondo sull'orlo del cambiamento.
72 min
18 Lug 2022

La voce delle ombre (Mudec, Milano)

Con Attilio Scarpellini. Scelte musicali di Ennio Speranza. Regia di Elisabetta Parisi | La Voce delle Ombre. Presenze africane nell'arte dell'Italia settentrionale (Milano, Mudec – Museo delle Culture, dal 13 maggio al 18 settembre) | La mostra, a cura del personale scientifico del Mudec, indaga i modi della rappresentazione artistica di uomini e donne originarie del continente africano nel nord Italia fra XVI e XIX secolo, e si inserisce nel progetto di ricerca più ampio iniziato con il riallestimento della collezione permanente del museo. La mostra si configura come un primo tentativo di individuare modalità differenti di raffigurazione dell'altro, svelando canoni e cliché di questa tipologia di immagini e cercando di restituire a queste figure un'identità attraverso il recupero delle loro vicende umane e del ruolo che ricoprivano nella società dell'epoca. Attraverso l'esposizione di opere di diverso genere, provenienti da importanti istituzioni pubbliche e private, sarà dunque possibile riflettere sulla percezione e rappresentazione dell'alterità, distinguendo i personaggi storici da quelli mitici, gli stereotipi dalle persone reali. Accostando le testimonianze documentarie, costituite anche dalle opere stesse presenti in mostra, agli studi del comitato scientifico (ampiamente documentati nel catalogo edito da Silvana Editoriale) è stato possibile comprendere la variabilità delle occasioni in cui le persone di origine africana giungevano in Nord Italia – in prevalenza attraverso la tratta del Mediterraneo – e con finalità – per lo più di servitù domestica – legate anche a ragioni extra economiche e di prestigio sociale.
43 min
16 Lug 2022

Ella Maillart, "Vagabonda nel Turkestan" e "Oasi Proibite" (EDT)

Con Arturo Stalteri. Scelte musicali di Ennio Speranza. Regia di Luigi Iavarone | Ella Maillart, "Vagabonda nel Turkestan. Viaggio in solitaria attraverso l'Asia Centrale", traduzione di Silvia Vacca e "Oasi Proibite. Il viaggio impossibile da Pechino al Kashmir", traduzione di Giancarlo Condò (EDT) | Nel 1932, nel corso di un lungo soggiorno in Russia, Ella Maillart decide improvvisamente di intraprendere un viaggio che all'epoca non poteva che apparire folle, specialmente per una donna: attraversare in solitaria l'intero Turkmenistan russo, da Alma Ata (Almaty) a Kazalynsk (oggi Kazaly, in Kazakistan). Affidandosi per gli spostamenti ai più diversi mezzi di trasporto, dal treno a un piccolo aereo a tre posti, da un carretto contadino dalle grandi ruote, a un battello su cui naviga buona parte del fiume Amu Darya, persino in cammello e, naturalmente, per lunghi tratti, viaggiando a piedi. Le meravigliose città che esplora erano allora fuori da tutte le rotte del turismo: Almaty, Tashkent, Samarcanda, Bukhara, Chardzhou, Turkmenabat, e ancora il deserto di Karakum, il fiume Amu Darya, Turkul, Nukus, Chinboy, il lago Aral, il deserto del Kazylkum (su un cammello), fino a Kazalinsk. Nel corso di questo incredibile e avventuroso viaggio, come era sua consuetudine si mescola alla popolazione locale, descrive gli incontri, partecipa a momenti conviviali e ad attività quotidiane, incontra intellettuali e persone di ogni estrazione sociale. In Vagabonda nel Turkestan, ancora una volta, Ella Maillart è capace di stupire il lettore per la semplicità e la franchezza con cui descrive esperienze ai limiti dell'immaginabile. | Pechino, 1935. Ella Maillart e il giornalista del "Times" (e spia inglese) Peter Fleming – l'uomo che ispirerà al fratello Ian il personaggio di James Bond – lasciano la città imperiale. Il loro obiettivo è di attraversare la Cina, allora occupata dai giapponesi, da Est a Ovest, visitare le oasi "proibite" dello Xinjiang, da mille anni culla di un'antica cultura di origine iranica, e raggiungere quindi il Kashmir, dall'altra parte del mondo, attraverso le mulattiere del Pamir e del Karakoram. Di nascosto, perché il Turkestan cinese, la cui popolazione è in maggioranza musulmana, è in piena rivolta. Il percorso, scelto per sottrarsi ai controlli militari e all'autorità dei grandi governatori, passa attraverso le diramazioni nord e sud dell'antica Via della seta, alla quale si congiunge ai piedi del Pamir. L'estrema povertà di quelle regioni, la rigidezza del clima, la difficoltà di trovare cammelli e le bande di razziatori tanguti che lì si nascondono rendono l'itinerario così pericoloso e faticoso che il governo non ha pensato di chiuderlo e per decenni nessun occidentale lo ha più ripercorso. Un viaggio considerato allora impossibile per chiunque, ma doppiamente impossibile per una donna. Ma, al tempo stesso, come scrive Nicolas Bouvier nella sua introduzione, "senza dubbio il più bel percorso di terra che si possa fare sul nostro pianeta". Otto mesi dopo aver lasciato Pechino, Maillart e Fleming raggiungeranno effettivamente l'India (ancora britannica), ritroveranno le cime dell'Himalaya viste in precedenza dal basso, berranno nei bicchieri e avranno una stanza da bagno, ma vivranno intensamente il rimpianto di avere "voltato le spalle all'ignoto smisurato", nel quale avevano vissuto così a lungo e così intensamente.
64 min
13 Lug 2022

Jean Pierre Vernant, "L'immagine e il suo doppio" (Mimesis)

Con Attilio Scarpellini. Regia e scelte musicali di Ennio Speranza | Jean Pierre Vernant, "L'immagine e il suo doppio. Dall'era dell'idolo all'alba dell'arte" (Mimesis) | Pochi temi hanno occupato Jean-Pierre Vernant lungo tutto l'arco della sua carriera quanto quello dell'immagine e del suo statuto teorico. L'apertura dell'antropologia in direzione della psicologia storica gli ha consentito di riconoscere che il concetto di "rappresentazione figurata" non è un dato semplice e immediato, acquisito una volta per tutte, univoco e permanente, ma costituisce, al contrario, una categoria mentale con una sua specifica storia, anzi con tante specifiche storie che riflettono, e al contempo incentivano, i cambiamenti delle società. Concentrandosi sul suo terreno d'indagine elettivo, quello della grecità, Vernant tratteggia una storia dell'immagine che prende le mosse dalle svariate, spesso aniconiche forme di idoli e simboli religiosi per giungere alle soglie del V secolo, quando la rappresentazione degli dei in forma umana segna l'avvento dell'immagine in senso proprio, cioè della resa figurativa del reale. È l'alba dell'arte: il simbolo si libera dalla sua dimensione religiosa e ritualistica e si fa rappresentazione, vale a dire apparenza, imitazione, somiglianza. Indagando la paradossale compresenza di visibile e invisibile, di dato materiale e stratificazione simbolica, di elemento percettivo e piega immaginativa, Vernant delinea una vera e propria fenomenologia dell'immagine, capace di interessare - e non di rado di provocare - non solo l'antropologia e la storia delle religioni, ma anche e forse soprattutto l'estetica.
43 min
12 Lug 2022

Tina Modotti. Donne, Messico e libertà (Palazzo Ducale, Genova)

Con Attilio Scarpellini. Regia e scelte musicali di Federico Vizzaccaro | Tina Modotti. Donne, Messico e libertà (Genova, Palazzo Ducale, dall'8 aprile al 22 ottobre) Mostra promossa da Fondazione Palazzo Ducale, Regione Liguria, Comune di Genova, prodotta da 24 ORE Cultura-Gruppo 24 ORE, a cura di Biba Giacchetti, in collaborazione con Sudest57 e realizzata grazie al fondamentale contributo scientifico del Comitato Tina Modotti | Tra le più grandi interpreti femminili dell'avanguardia artistica del secolo scorso, Tina Modotti espresse la sua idea di libertà attraverso la fotografia e l'impegno politico e sociale, diventando icona del Paese che l'aveva accolta ma trascendendo ben presto i confini del Messico nella sua pur breve vita, per essere così riconosciuta sulla scena artistica mondiale. Ancora oggi Tina Modotti rimane il simbolo di una donna emancipata e moderna, la cui arte è indissolubilmente legata alla ricerca verso una "nuova umanità". In esposizione un centinaio di fotografie, stampe originali ai sali d'argento degli anni Settanta realizzate a partire dai negativi di Tina, che Vittorio Vidali consegnò al fotografo Riccardo Toffoletti, il quale fu protagonista della sua riscoperta, oltre a fotografie, lettere e documenti conservati dalla sorella Jolanda, e video per un racconto affascinante, che avvicinerà il pubblico a questo spirito libero, che attraversò miseria e fama, arte e impegno politico e sociale, arresti e persecuzioni, ma che suscitò anche un'ammirazione sconfinata per il pieno e costante rispetto di sé stessa, del suo pensiero, e della sua libertà. Tina Modotti è oggi una fotografa che ha lasciato un'impronta indelebile nella storia contemporanea. I suoi celebri scatti compongono le collezioni dei più importanti musei del mondo e la sua fama è planetaria. La mostra è accompagnata da un catalogo edito da 24 ORE Cultura e a cura di Biba Giacchetti che illustra, con il corredo di un ampio apparato storico, l'affascinante viaggio tra i confini del Messico attraverso la fotografia di Tina Modotti, simbolo di emancipazione e modernità, la cui arte è indissolubilmente legata all'impegno sociale.
43 min
11 Lug 2022

Marlene Dumas. Open-End (Palazzo Grassi, Venezia)

Con Attilio Scarpellini. Regia e scelte musicali di Ennio Speranza | Marlene Dumas. Open-End (Venezia, Palazzo Grassi, dal 27 marzo 2022 all'8 gennaio 2023) | La mostra intitolata "open-end" è curata da Caroline Bourgeois in collaborazione con Marlene Dumas e presenta oltre 100 opere, tracciando un percorso incentrato sulla sua produzione pittorica, con una selezione di dipinti e disegni che vanno dal 1984 a oggi e opere inedite realizzate negli ultimi anni, provenienti dalla Collezione Pinault, da musei internazionali e collezioni private. Considerata una delle artiste più influenti nel panorama artistico contemporaneo, Marlene Dumas nasce nel 1953 a Cape Town, Sudafrica dove cresce e studia belle arti durante il brutale regime dell'apartheid. Nel 1976 si trasferisce in Europa per proseguire gli studi e si stabilisce ad Amsterdam, dove ancora oggi vive e lavora. Se nei primi anni della sua carriera è conosciuta per i suoi collage e testi, Dumas oggi lavora principalmente con olio su tela e inchiostro su carta. La maggior parte della sua produzione è costituita da ritratti che rappresentano la sofferenza, l'estasi, la paura, la disperazione, ma che spesso sono anche un commento sull'atto stesso di dipingere. Un aspetto cruciale del lavoro di Dumas è l'uso delle immagini dalle quali trae ispirazione, provenienti da giornali, riviste, fotogrammi cinematografici o polaroid scattate personalmente. Del suo lavoro dichiara: "Sono un'artista che utilizza immagini di seconda mano ed esperienze di primo ordine". L'amore e la morte, le questioni di genere e razziali, l'innocenza e la colpa, la violenza e la tenerezza: sono questi alcuni dei temi del suo lavoro, in cui la sfera intima si combina con istanze sociopolitiche, fatti di cronaca o la storia dell'arte. Tutta la sua produzione è basata sulla consapevolezza che il flusso senza fine di immagini da cui siamo investiti quotidianamente interferisca sulla percezione di noi stessi e sulla nostra modalità di leggere il mondo. Per Marlene Dumas dipingere è un atto molto fisico, che ha a che fare con l'erotismo e le sue diverse storie. Il lavoro di Marlene Dumas si concentra sulla rappresentazione delle figure umane alle prese con i paradossi delle emozioni più intense: "La pittura è la traccia del tocco umano, è la pelle di una superficie. Un dipinto non è una cartolina." L'esposizione sarà accompagnata da un catalogo pubblicato in coedizione da Palazzo Grassi - Punta della Dogana in collaborazione con Marsilio Editori, Venezia.
44 min
06 Lug 2022

Pietro Del Soldà, "La vita fuori di sé" (Marsilio)

Con Attilio Scarpellini. Regia e scelte musicali di Federico Vizzaccaro | Pietro Del Soldà, "La vita fuori di sé. Una filosofia dell'avventura" (Marsilio) | A chi non è mai capitato di veder riaffiorare all'improvviso nella memoria il viaggio che ha spazzato via molte certezze, quell'incontro erotico tanto intenso da far scoprire il vero piacere o l'effetto imprevisto e sconcertante di un libro, un quadro, una melodia che ci hanno letteralmente trascinati oltre i limiti del nostro Io? Sono le avventure, esperienze che spezzano la routine, fratture dimenticate o rimosse che, se rievocate, riaccendono i desideri messi a tacere. In un avvincente corpo a corpo con i testi fondativi della cultura occidentale e le letture più originali della contemporaneità, l'autore fa dialogare i problemi del nostro quotidiano e le Storie di Erodoto, le intuizioni di Georg Simmel e l'Odissea di Kazantzakis, il teatro di Sartre e le «confessioni» di Platone nel suo scritto più autobiografico, la saggezza ironica di Montaigne e le spiazzanti metafore di Jankélévitch. Come in un diario di viaggio, affascinanti connessioni attraverso i secoli e i continenti ci riportano così sul campo di Maratona, alle radici dei concetti di libertà e di felicità per i greci; in Sudamerica con Alexander von Humboldt, precursore di un'idea di natura che non possiamo non fare nostra; a Praga, tra il pubblico scandalizzato della prima assoluta del Don Giovanni di Mozart, e nel deserto nordafricano, sulle tracce della scrittrice Isabelle Eberhardt. Un invito a metterci in discussione senza necessariamente ricorrere a una fuga into the wild, perché «un'impresa ardita o un episodio irrilevante: tutto può essere avventura oppure ordinaria esistenza, può inserirsi nella sceneggiatura della nostra vita o configurarsi come eccezione esaltante, che però "misteriosamente" racchiude quella vocazione inconfessata che il quotidiano non sa portare alla luce».
43 min
04 Lug 2022

Ruggero Savinio. Opere 1959-2022 (Palazzo Reale, Milano)

Con Attilio Scarpellini. Regia e scelte musicali di Ennio Speranza | Ruggero Savinio. Opere 1959-2022 (Milano, Palazzo Reale, dal 26 maggio al 4 settembre) Mostra promossa e prodotta dal Comune di Milano – Cultura, Palazzo Reale e Silvana Editoriale, curata da Luca Pietro Nicoletti | Ruggero Savinio (Torino 1934) torna a Milano con un'esposizione antologica che presenta al pubblico alcune opere in parte inedite, provenienti da collezioni pubbliche e private, ma anche dai depositi del Museo del Novecento, e che ripercorrono per intero la sua vicenda artistica e biografica. Sono passati ventitré anni dal 1999, quando Milano ospitò nella Sala Viscontea del Castello Sforzesco una grande mostra dell'artista. L'esposizione, che raduna dipinti, disegni e opere su carta, prende avvio dagli anni di formazione di Savinio avvenuti fra Roma, Parigi e soprattutto Milano: la città è teatro di una delle sue stagioni più intense e tormentate, quando l'artista era in cerca di un luogo dove radicarsi e trovare una propria identità umana ed artistica. La storia raccontata in questa mostra - affidata a un gruppo di studiosi coordinato da Luca Pietro Nicoletti - non è quella del figlio di Alberto Savinio e del nipote di Giorgio de Chirico, numi tutelari mai rinnegati ma tutto sommato lontani, eco sullo sfondo di questa esposizione: è, invece, il racconto autonomo di un uomo che ha fatto della pittura, come scrisse lui stesso nel 2008, la «melodia interna» della sua vita. Dei tre de Chirico, infatti, Ruggero è sicuramente quello più "pittore", che pur amando la letteratura e portandone le care e grandi ombre nel proprio immaginario visivo, ha capito che la via, per lui nato negli anni Trenta del Novecento, era di recuperare quel valore retinico della pittura che si disfa sulla tela, che è tutta colore e materia, attraverso cui raggiungere le vette di un'immaginazione arcadica, di panica adesione alla natura; salire il picco del sublime nel silenzio maestoso delle rovine antiche, e calarsi infine nella quiete domestica di anni maturi, finalmente sereni. Savinio punta, come ha scritto nel 2019 ne Il senso della pittura, a un "assoluto" pittorico scevro da possibili altre implicazioni, capace di guardare ai maestri del passato con la freschezza di una scoperta declinata al presente. Non un'arte che descrive, la sua, ma «una sorta di abbandono alla vitalità della pittura». La mostra di Palazzo Reale propone, in cinque sezioni, dipinti, disegni e opere su carta dall'inizio degli anni Sessanta al secondo decennio degli anni Duemila, mettendo in evidenza il rapporto fra ricerca pittorica, cultura letteraria e memoria autobiografica.
43 min
03 Lug 2022

Marc Chagall, una storia di due mondi (Museo delle Culture, Milano)

Con Anna Menichetti. Scelte musicali di Ennio Speranza. Regia di Luigi Iavarone | Marc Chagall, una storia di due mondi. Dalla collezione dell'Israel Museum di Gerusalemme (Milano, Museo delle Culture, dal 16 marzo al 31 luglio) | La mostra, curata dall'Israel Museum di Gerusalemme affronta l'opera di Marc Chagall da un punto di vista nuovo, collocandola nel contesto del suo background culturale, grazie alla straordinaria collezione nell'Israel Museum, che presenta in mostra una selezione di oltre 100 opere donate per la maggior parte dalla famiglia e dagli amici di Chagall. Il progetto espositivo è dedicato in particolare ai lavori grafici di Chagall e alla sua attività di illustratore editoriale. La mostra ripercorre alcuni temi fondamentali della vita e della produzione dell'artista: dalle radici nella nativa Vitebsk (oggi Bielorussia), descritta con amore e nostalgia nella serie Ma vie, all'incontro con l'amata moglie Bella Rosenfeld, della quale illustrò i libri Burning Lights e First Encounter, dedicati ai ricordi della vita di Bella nella comunità ebraica, pubblicati dopo la morte prematura della donna e di cui in mostra sono esposti i disegni originali. I lavori esposti riflettono dunque l'identità poliedrica dell'artista, che è al tempo stesso il bambino ebreo di Vitebsk; il marito che correda di immagini i libri dell'amata moglie; l'artista che illustra la Bibbia, volendo rimediare così alla mancanza di una tradizione ebraica nelle arti visive; e infine l'originale pittore moderno che, attraverso l'uso dell'iconografia cristiana, piange la sorte toccata nel suo secolo al popolo ebraico. Saranno presenti, infine, una selezione di oggetti rituali, usati nelle cerimonie religiose delle comunità ebraiche e che sono spesso raffigurati nelle opere di Chagall. La prima sezione abbraccia il tema della cultura ebraica e Yiddish. Temi fondamentali nella definizione dell'opera di Chagall, al pari della vita a Vitebsk (oggi in Bielorussia) e dell'espressione dell'identità Russa, sono state l'osservanza della religione ebraica e la cultura Yiddish. La seconda sezione della mostra è dedicata al tema della nostalgia, evidente in molte sue opere, dalle radici nella nativa Vitebsk, descritta con amore e nostalgia nella serie Ma vie, all'incontro con la prima moglie Bella Rosenfeld. La terza sezione in mostra descrive le fonti di ispirazione di Chagall. La mostra presenta le sue illustrazioni della Bibbia: disegni e stampe su temi che esercitarono sempre un grande fascino su di lui e che rivelano un'interpretazione straordinariamente "umanista" delle Scritture; la Bibbia Ebraica (quella che racconta l'Antico Testamento) è infatti rappresentata come un ciclo di incontri storici tra l'uomo e Dio. Infine, l'ultima sezione ci porta in Francia, la nuova patria. Il ricco cromatismo che si suole associare ai dipinti e alle stampe di Chagall emerse solo nel momento in cui egli lasciò la Russia per la Francia.
64 min
01 Lug 2022

Julio Cortázar, "Uno che passa di qui" (Guanda)

Con Attilio Scarpellini. Scelte musicali di Ennio Speranza. Regia di Francesco Mandica | Julio Cortázar, "Uno che passa di qui", traduzione di Flaviarosa Nicoletti Rossini (Guanda) | In "Cambiamento di luci", una ragazza si innamora di un attore radiofonico, per la sua voce. I due si conoscono e cominciano ad amarsi. Poco a poco, l'immagine del corpo reale comincia a perdere la sua fittizia consistenza. Ciò che contava davvero era l'assenza. È anche così che può finire un amore... In "Alisei", ancora la fine di un amore. Mauricio e Vera, sposati da vent'anni, per dare nuovo sapore alla loro storia decidono di volare in Kenya viaggiando su due aerei diversi, ma approdando allo stesso albergo, dove dormiranno in due camere separate. Qui, ciascuno vivrà una sua storia, con nuovi partner. In "Apocalisse a Solentinam"e, il protagonista è lo stesso autore, in visita nell'isola in cui un suo amico, il poeta, prete e guerrigliero Ernesto Cardenal insegna ai bambini e ai contadini. Cortázar scatta delle diapositive di alcuni quadri naïf e, più tardi, proiettandole nella sua casa di Parigi vedrà apparire immagini atroci della violenza latino-americana... Sono alcune delle storie che il grande scrittore argentino ci racconta in questo libro, con il suo stile tutto ellissi e, quindi, tutto fulmineità. Del resto, l'essere fulmineo è forse la caratteristica essenziale di quella letteratura fantastica di cui Cortázar è uno dei maestri.
43 min
28 Giu 2022

Jason Bailey, "Fun City Cinema. New York in un secolo di film" (Jimenez)

Con Attilio Scarpellini. Regia e scelte musicali di Federico Vizzaccaro | Jason Bailey, "Fun City Cinema. New York in un secolo di film", traduzione di Gianluca Testani (Jimenez) | New York è forse l'unica città al mondo che si ha l'impressione di avere visitato anche senza averla mai vista dal vivo. Times Square, la Statua della Libertà, Wall Street, il Bronx, quelle che un tempo erano le Torri Gemelle: basta chiudere gli occhi per avere questi luoghi di fronte a sé. Se ciò è possibile è senz'altro grazie al cinema, che da oltre un secolo ha scelto New York come set privilegiato. Da Martin Scorsese a Oliver Stone a Spike Lee, alcuni dei più grandi registi di tutti i tempi hanno scelto New York come location dei propri film, poi diventati rappresentazioni iconiche della vita nella Grande Mela. In Fun City Cinema, Jason Bailey ha selezionato numerosi film realizzati a New York dagli anni Venti del Novecento a oggi, mostrando come potessero essere ambientati solo lì e non altrove, e al tempo stesso svelando quali immagini di New York offrono, quali atmosfere, quali realtà. Il volume è suddiviso in decenni e per ciascuno l'autore ha approfondito una pietra miliare del cinema di quel periodo: Il cantante di jazz (1927), King Kong (1933), La città nuda (1948), Piombo rovente (1957), Un uomo da marciapiede (1969), Taxi Driver (1976), Wall Street (1987), Kids (1995), La 25a ora (2002) e Frances Ha (2012) sono il punto di partenza per ampliare il discorso ai tanti altri film ambientati a New York e per raccontare la storia di una città in perenne cambiamento. Una storia che rive-la come questi classici - e i loro leggendari registi - si siano ispirati allo splendore e all'audacia di New York, trasformandosi in "involontari documentari" delle mode e degli stati d'animo della città. Una narrazione approfondita e documentata, che descrive la storia della produzione cinematografica a New York e che attraverso di essa racconta la nascita, la decadenza e la resurrezione della città.
43 min
27 Giu 2022

Vittore Grubicy De Dragon (Museo della città di Livorno)

Con Attilio Scarpellini. Regia e scelte musicali di Ennio Speranza | Vittore Grubicy De Dragon. Un intellettuale-artista e la sua eredità. Aperture internazionali tra divisionismo e simbolismo (Livorno, Museo della città di Livorno, dall'8 aprile al 10 luglio) Progetto di mostra a cura di Sergio Rebora e Aurora Scotti, promosso da Fondazione Livorno e realizzato da Fondazione Livorno - Arte e Cultura insieme al Comune di Livorno | La mostra illustra quanto Vittore Grubicy De Dragon sia stato al tempo un singolare artista oltre che gallerista e scopritore di talenti, e come abbia inciso sulla scena artistica internazionale tra il divisionismo e il simbolismo seguendo più fili paralleli di racconto: l'uomo, innanzitutto, le sue passioni, le sue scelte di vita, gli ambienti italiani e internazionali che ebbe a frequentare e l'arte del suo tempo, che seppe precorrere, guidare, promuovere e poi lui stesso interpretare. E con l'arte, il nuovo che era in arrivo, di cui coglie le opportunità, innanzitutto quelle offerte dai progressi delle tecniche di riproduzione, perfette per creare un nuovo mercato o allagarlo. Il tutto in anni in cui si transita dalla scapigliatura, al divisionismo giungendo sino agli esordi del futurismo. Come puntualmente, e con ricchezza di testimonianze, la mostra livornese documenta. È lo stesso Vittore, ritratto in diversi momenti della sua vita, a introdurre il visitatore nelle nove ampie sezioni dell'esposizione che, grazie anche alla possibilità di attingere ai materiali inediti conservati dagli eredi di Ettore Benvenuti (dipinti, disegni, incisioni, documenti, fotografie, oggetti d'arredo, suppellettili…) consentono di proporre una dimensione privata dell'uomo, sino a oggi poco, o mai, esplorata. I Grubicy appartengono a un nobile casato magiaro trapiantato a Milano. Mamma Antonietta è pittrice per diletto ma in casa ci sono i dipinti degli artisti più promettenti del momento, che è quello tra gli anni '70 e '80 dell'Ottocento. Grubicy è molto attento anche alle arti industriali, ma apprezza anche altre produzioni artigianali, e colleziona ceramiche rinascimentali. L'amore per ogni forma di espressione artistica si tradusse nella pratica diretta del disegno e della pittura, trovando una specifica collocazione nell'alveo del divisionismo e del simbolismo internazionale. Una intera sezione è riservata al rapporto tra Vittore e Toscanini. In mostra troviamo anche un gruppo di dipinti appartenuti al celebre direttore d'orchestra recentemente acquisiti da Fondazione Livorno. Accompagna la mostra un catalogo, edito da Pacini Editore, riccamente illustrato. Una vera e propria monografia con saggi e documenti inediti.
43 min
26 Giu 2022

Maddalena. Il mistero e l'immagine (Musei San Domenico, Forlì)

Con Anna Menichetti. Regia e scelte musicali di Federico Vizzaccaro | Maddalena. Il mistero e l'immagine (Forlì, Musei San Domenico, dal 27 marzo al 10 luglio) | Un appuntamento espositivo dedicato a un grande mito femminile della nostra storia, una figura misteriosa e travisata: Maria Maddalena. A lei l'arte, la letteratura, il cinema hanno dedicato centinaia di opere e di eventi. L'arte soprattutto, ponendola al centro della propria produzione e dando vita a capolavori che segnano, lungo la trama del tempo, la storia dell'arte stessa e i suoi sviluppi. Chi era davvero la Maddalena? E perché si è generata e sviluppata quella confusa, affascinante sequenza di rappresentazioni che hanno portato alla costruzione della sua sfaccettata identità? Attraverso alcune delle più preziose e affascinanti opere d'arte a lei dedicate, l'esposizione forlivese del 2022 – a cura di Cristina Acidini, Paola Refice, Fernando Mazzocca – intende indagare il mistero irrisolto di una donna di nome Maria che ancora inquieta e affascina. Ideata e realizzata dalla Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì in collaborazione con il Comune di Forlì e i Musei San Domenico, la mostra si avvale di un comitato scientifico presieduto da Antonio Paolucci e della direzione generale di Gianfranco Brunelli. Il progetto espositivo porta in Italia capolavori provenienti dalle più importanti istituzioni nazionali e internazionali. Il percorso espositivo si articola all'interno della Chiesa di San Giacomo e delle grandi sale che costituirono la biblioteca del Convento di San Domenico ed è accompagnato da un catalogo edito da Silvana Editoriale.
65 min
24 Giu 2022

Bernardo Zannoni, "I miei stupidi intenti" (Sellerio)

Regia di Francesco Mandica. Scelte musicali di Federico Vizzaccaro | Bernardo Zannoni, "I miei stupidi intenti" (Sellerio) | Questa è la lunga vita di una faina, raccontata di suo pugno. Fra gli alberi dei boschi, le colline erbose, le tane sotterranee e la campagna soggiogata dall'uomo, si svela la storia di un animale diverso da tutti. Archy nasce una notte d'inverno, assieme ai suoi fratelli: alla madre hanno ucciso il compagno, e si ritrova a doverli crescere da sola. Gli animali in questo libro parlano, usa-no i piatti per il cibo, stoviglie, tavoli, letti, accendono fuochi, ma il loro mondo rimane una lotta per la sopravvivenza, dura e spietata, come d'altronde è la natura. Sono mossi dalle necessità e dall'istinto, il più forte domina e chi perde deve arrangiarsi. È proprio intuendo la debolezza del figlio che la madre baratta Archy per una gallina e mezzo. Il suo nuovo padrone si chiama Solomon, ed è una vecchia volpe piena di segreti, che vive in cima a una collina. Questi cambiamenti sconvolgeranno la vita di Archy: gli amori rubati, la crudeltà quotidiana del vivere, il tempo presente e quello passato si manifesteranno ai suoi occhi con incredibile forza. Fra terrore e meraviglia, con il passare implacabile delle stagioni e il pungolo di nuovi desideri, si schiuderanno fra le sue zampe misteri e segreti. Archy sarà sempre meno animale, un miracolo silenzioso fra le foreste, un'anomalia. A contraltare, tra le pagine di questo libro, il miracolo di una narrazione trascinante, che accompagna il lettore in una dimensione non più umana, proprio quando lo pone di fronte alle domande essenziali del nostro essere uomini e donne. "I miei stupidi intenti" è un romanzo ambizioso e limpido, opera prima di un autore promettente.
43 min
22 Giu 2022

Kandinskij. L'opera, 1900 – 1940 (Palazzo Roverella, Rovigo)

Con Anna Menichetti. Regia e scelte musicali di Ennio Speranza | Kandinskij. L'opera / 1900 – 1940 (Rovigo, Palazzo Roverella dal 26 febbraio al 26 giugno), a cura di Paolo Bolpagni e Evgenia Petrova. Promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo in collaborazione con il Comune di Rovigo e l'Accademia dei Concordi | Di mostre su o intorno a Kandinskij in Italia ne sono state proposte parecchie negli ultimi anni, ma nessuna con ambizioni come quelle si propongono i curatori. Da un lato, c'è l'impianto scientifico dell'esposizione, dall'altro il numero e soprattutto la qualità delle opere riunite nelle dodici sezioni. A precederle è una sala introduttiva riservata all'arte popolare russa, con un focus sulle espressioni creative dei popoli della Vologda (Russia settentrionale), con le quali l'artista entrò in contatto durante un soggiorno in quei territori nel 1889. Nel 1896, all'età di trent'anni, Kandinskij si trasferisce a Monaco di Baviera per studiare pittura, prima con Anton Ažbe, poi con Franz von Stuck. Le sue opere rilevanti sono xilografie e dipinti dalle atmosfere fiabesche, che spesso si rifanno al folklore russo. Dopo un periodo di peregrinazioni tra l'Europa centro-occidentale e la Russia, nel 1908 Kandinskij si stabilisce a Murnau, in Baviera. I suoi dipinti si caratterizzano ora per grandi zone di colore brillanti giustapposti. Il modello musicale (con le celebri "improvvisazioni" e "composizioni") è fondamentale nel passaggio dalla figurazione all'astrattismo, ed è ravvisabile anche nel rapporto con il compositore e pittore Arnold Schönberg, di cui sono presenti in mostra due importanti dipinti. Poi ha inizio una fase creativa magmatica, fino al suo approdo definitivo all'astrattismo. Il colore si libera dal disegno, dalla linea, e perde ogni funzione rappresentativa: è un mezzo autonomo, che serve a suscitare sensazioni, a esprimere l'animo dell'artista e le sue percezioni non soltanto visive, ma sonore, tattili, psicologiche. Una sezione è dedicata al gruppo del "Cavaliere azzurro". Alla fine del 1914, dopo alcuni mesi trascorsi in Svizzera, Kandinskij rientra in patria, stabilendosi a Mosca. Dopo la rivoluzione riceve incarichi d'insegnamento e organizzazione. Continua a teorizzare la correlazione tra forma, colore e musica, contrastato da parte degli assertori di posizioni più costruttiviste e materialiste. Ritrovatosi isolato, nel dicembre del 1921 Kandinskij torna in Germania. La sua pittura, nel frattempo, ha conosciuto una progressiva tendenza alla geometrizzazione. Un approfondimento è riservato ai dipinti di Kandinskij su vetro eseguiti nel 1918. Nel 1922 Kandinskij si trasferisce a Weimar a insegnare al Bauhaus. Qui ritrova l'ideale di comunanza e sintesi tra le arti da lui sostenuto sin dai tempi del "Cavaliere azzurro". I dipinti del periodo di Weimar evidenziano singoli elementi come il cerchio, l'angolo e le linee curve e rette, un gusto per una certa disarmonia e per una cromia fredda. Al geometrismo di questi lavori continua ad accompagnarsi una base irrazionale, in cui le scelte espressive sono determinate da un'intuizione spirituale. Infine, l'approdo in Francia. Già nell'ultima fase del Bauhaus a Dessau emerge un Kandinskij più giocoso, connotato da una certa leggerezza. In talune opere appare l'influenza dell'amico e collega Klee. Di grande importanza è anche il catalogo realizzato da Silvana Editoriale, nel quale, oltre ai saggi dei curatori Paolo Bolpagni e Evgenia Petrova, sono presenti quelli di Silvia Burini, Andrea Gottdang, Jolanda Nigro Covre e Philippe Sers, una biografia dell'artista di Brigitte Hermann e la riedizione della rara traduzione in italiano dello scritto di Kandinskij "Sguardi sul passato", dalla versione russa del 1918.
43 min
18 Giu 2022

Biancamaria Frabotta, "Nessuno veda nessuno" (Mondadori)

Con Maria Grazia Calandrone. Regia e scelte musicali di Ennio Speranza | Biancamaria Frabotta, "Nessuno veda nessuno" (Mondadori) | In un ampio e articolato ventaglio di temi e situazioni, tra presente e memoria, non solo personale, nella testimonianza attiva di uno sguardo aperto sulle molte trame che compongono un'umana vicenda, Biancamaria Frabotta realizza questa sua nuova, densissima opera. In Nessuno veda nessuno appaiono personaggi vari e anche figure anonime, volti di poeti che ritornano alla mente, compagni di strada che si ripropongono, come in un sorprendente affresco, nel concreto e insieme lieve dettaglio dei loro tratti e caratteri. Frabotta si rivede fin dall'infanzia e dal suo entrare nel mondo, nella sensibile delicatezza delle immagini che emergono da una memoria sempre attiva, delle figure familiari che ne accompagnano il sentimento, e ragiona su quella «melma / del tempo che ci governa e affonda». Le realtà indagate sono dunque innumerevoli, nel progetto forte di un'umana vita, quello di uscire, giorno dopo giorno, da una desolante «cecità senza visione». La poesia di Frabotta respira ad ampio fiato in un vasto territorio, fitto di presenze e riferimenti, muovendosi dal nascere della passione d'impegno sociale e politico, svariando da Epicuro a Trakl, dalla stella Sirio all'Africa della filosofia Ubuntu, in una continua circolazione di umori. In questa esplorazione senza confini, in questa diffusa meditazione lirica, appare anche un luogo di respiro e pace, immerso nella quiete maremmana, in un dialogo, a volte commosso, con presenze spontanee e naturali. Eccoci allora nel campo di un poema composto di interni capitoli sottilmente tra loro connessi, nell'invito incessante ad aprirsi – nel tono e nella pronuncia di una pacata, matura saggezza sensibile – alla necessità di una concezione del vivere che sappia «non farci sentire soli nell'universo». Siamo dunque di fronte a pagine di una intensa densità materica di parola e pensiero, a una riflessione poetica articolata e inquieta sull'esistere, sulla sua condizione precaria, ma nondimeno mirabilmente molteplice.
42 min
16 Giu 2022

Riccardo Capoferro, "Oceanides" (il Saggiatore)

Con Arturo Stalteri. Con Arturo Stàlteri. Regia e scelte musicali di Federico Vizzaccaro | Riccardo Capoferro, "Oceanides" (il Saggiatore) | Discepolo di Stevenson e Defoe, Conrad e Salgari, con "Oceanides" Riccardo Capoferro rende omaggio alla grande tradizione del romanzo d'avventura, rinnovandone gli stilemi dall'interno con una scrittura capace tanto di evocare i suggestivi paesaggi caraibici, quanto di spiazzare con virate improvvise, che socchiudono la porta verso nuovi mondi. Al di là lampeggia - simile al guizzo di una sciabola - il potere unico della letteratura: rapire, come il più indiavolato dei bucanieri, il lettore. | Negli anni ottanta del Seicento, il giovane Kenton si imbarca per la Giamaica per lavorare in una piantagione di zucchero. Ma, convinto di essere destinato a cose più grandi, presto risponde al richiamo dell'avventura e della libertà: abbandona la piantagione e si unisce a una ciurma di bucanieri con i quali, appresa l'arte della navigazione e della pirateria, esplora i mari dei Caraibi, le acque del Pacifico e i chilometri di costa che preludono a foreste rigogliose. Ed è nella giungla di Darien - dove gli uccelli lasciano scie leggere e fuggevoli, e in un battito di ciglia sembrano moltiplicarsi - che Kenton sente il suo anelito di conoscenza esaltarsi. Lo sa bene: non esistono i draghi, gli unicorni o le sirene; ma nell'osservazione del mondo naturale c'è più di quanto sogni la mitologia. La sua indole di esploratore lo porta a riprendere il largo, in cerca di nuove terre, nuove verità. Sbarca quindi su un'isola enigmatica in cui vivono, in un lago dalle acque salvifiche, gli Oceanides, meravigliosi uccelli anfibi dalle cangianti piume azzurrine, entità affascinanti e indecifrabili che diventano la sua ossessione. Dedicherà la sua vita a loro e all'isola, deciso a comprenderne il segreto e destinato a rimanerne vittima
43 min
10 Giu 2022

Elijah Wald, "Il giorno che Bob Dylan prese la chitarra elettrica" (Vallardi)

Con Arturo Stalteri. Regia di Francesco Mandica. Scelte musicali di Federico Vizzaccaro | Elijah Wald, "Il giorno che Bob Dylan prese la chitarra elettrica" (Vallardi) | Il 25 luglio 1965 Bob Dylan, che era considerato il massimo rappresentante della musica folk, salì sul palco del Newport Folk Festival, il più importante raduno della scena acustica americana, imbracciando una chitarra elettrica e accompagnato da una rock band. Fu uno scandalo. La «rivoluzione elettrica» del futuro premio Nobel per la letteratura scatenò reazioni controverse dando origine a uno smottamento socioculturale destinato a entrare nella leggenda. Per alcuni rappresentò una dichiarazione di indipendenza, per altri un tradimento, e per tutti la fine dell'esplosione del folk e dell'innocenza dei primi anni Sessanta. Perché un avvenimento apparentemente così marginale diede origine a un'eco che risuona ancora oggi? Grazie a un meticoloso lavoro di ricerca sui nastri originali e alle parole di un vasto coro di testimoni, Elijah Wald restituisce un quadro dettagliato e vividissimo che getta nuova luce sulla figura di Bob Dylan. Dalla purezza del revival folk dei primi anni Cinquanta ai compromessi commerciali del decennio successivo, passando per le vie del Greenwich Village, le strade degli stati del Sud battute dal movimento per i diritti civili e le rotte seguite dalla British invasion, Wald ci trasporta in un viaggio alle radici del rock e della cultura popolare moderna.
43 min
08 Giu 2022

Gunnar Gunnarsson, "L'uccello nero" (Iperborea)

Con Arturo Stalteri.Regia e scelte musicali di Ennio Speranza | Gunnar Gunnarsson, "L'uccello nero", traduzione di Maria Valeria D'Avino (Iperborea) | In un'Islanda inquietante e desolata, due coppie sposate vivono in una fattoria isolata nei fiordi Nord Occidentali. Il destino ha voluto che, da una parte, a un uomo forte ed energico di nome Bjarni sia toccata una moglie che tossisce di continuo, mentre dall'altra una donna di bellezza non comune di nome Steinunn abbia accettato, per ragioni che è difficile comprendere, di legarsi a un mediocre contadino. Quando una delle mogli muore e il marito dell'altra scompare misteriosamente, i due sopravvissuti vengono processati per omicidio. Il narratore della vicenda è Eiúlvur, un giovane pastore timoroso e inesperto la cui influenza spirituale si estende fino alla sventurata fattoria, che osserva il susseguirsi degli eventi e partecipa al dibattito giudiziario. Mentre la situazione tesa e insostenibile delle relazioni fra i quattro viene lentamente svelata dalle testimonianze del processo, la storia acquisisce rapidamente profondità e suspense proprio attraverso lo sguardo e le riflessioni del curato, che si fa ogni giorno più tormentato dai dubbi e dalle domande sul vero significato di colpa, giustizia ed espiazione. Scritto nel 1928 e basato su un vero crimine, un duplice omicidio avvenuto agli inizi del XIX secolo che aveva lasciato ampie tracce di sé nella memoria collettiva islandese, "L'uccello nero" è un classico della letteratura nordica che ha fatto il giro del mondo.
43 min
03 Giu 2022

Milan Kundera, "Un Occidente prigioniero" (Adelphi)

Con Attilio Scarpellini. Regia di Francesco Mandica. Scelte musicali di Federico Vizzaccaro | Milan Kundera, "Un Occidente prigioniero", traduzione di Giorgio Pinotti (Adelphi) | Nel giugno del 1967, poco dopo la lettera aperta di Solženicyn sulla censura nell'Urss, si tiene in Cecoslovacchia il IV Congresso dell'Unione degli scrittori. Un congresso diverso da tutti i precedenti – memorabile. Ad aprire i lavori, con un discorso di un'audacia limpida e pacata, è Milan Kundera, allora già autore di successo. Se si guarda al destino della giovane nazione ceca, e più in generale delle «piccole nazioni», appare evidente – dichiara Kundera – che la sopravvivenza di un popolo dipende dalla forza dei suoi valori culturali. Il che esige il rifiuto di qualsiasi interferenza da parte dei «vandali», gli ideologi del regime. La rottura fra scrittori e potere è consumata, e la Primavera di Praga confermerà sino a che punto la rinascita delle arti, della letteratura, del cinema avesse accelerato il disfacimento della struttura politica. A questo discorso, che segna un'epoca, si ricollega un intervento del 1983, destinato a «rimodellare la mappa mentale dell'Europa» prima del 1989. Con una veemenza che il nitore argomentativo non riesce a occultare, Kundera accusa l'Occidente di avere assistito inerte alla sparizione del suo estremo lembo, essenziale crogiolo culturale. Polonia, Ungheria e Cecoslovacchia, che all'Europa appartengono a tutti gli effetti, e che fra il 1956 e il 1970 hanno dato vita a grandiose rivolte, sorrette dal «connubio di cultura e vita, creazione e popolo», non sono infatti agli occhi dell'Occidente che una parte del blocco sovietico. Una «visione centroeuropea del mondo», quella qui proposta, che oggi appare ancora più preziosa e illuminante.
43 min
01 Giu 2022

Chimamanda Ngozi Adichie, "Appunti sul dolore" (Einaudi)

Con Attilio Scarpellini. Regia e scelte musicali di Federico Vizzaccaro | Chimamanda Ngozi Adichie, "Appunti sul dolore", traduzione di Susanna Basso (Einaudi) | La morte improvvisa dell'amatissimo padre nel giugno 2020, in piena pandemia, getta Chimamanda Ngozi Adichie in uno stato di rabbiosa prostrazione. Le consuete parole della consolazione la irritano, il formalismo dei riti la esaspera, il dolore la dilania. Ma i suoi pensieri e le sue sensazioni, l'analisi dei diversi modi di affrontare il lutto, quello nigeriano e quello occidentale, diventano occasione per una lucida e penetrante meditazione sulle cose ultime, oltre che un canto d'amore per colui che per primo le ha insegnato a non temere il giudizio degli uomini. Cosa significa morire in tempo di pandemia? Può significare che la notizia, addirittura l'immagine di un padre senza vita, arrivi tramite una call su Zoom; se si vive in continenti diversi e il lockdown inchioda il mondo intero alla propria abitazione, può significare anche attendere spasmodicamente la riapertura degli aeroporti per poter raggiungere la città natia e celebrare finalmente l'indispensabile rito del funerale. La Chimamanda che apprende della morte improvvisa del padre per una malattia silente è la bambina inconsolabile del suo amatissimo papà, ma è anche la donna che vive a cavallo di due mondi, con le loro enormi differenze nell'avvicinare le fasi piú salienti dell'esistenza umana; è la scrittrice che medita sul senso dei rituali; è la femminista che vorrebbe sottrarre la madre a quelli piú umilianti, ma al contempo si rende conto del loro potere catartico. Il lutto è violento e fisico, è un ladro che strappa via i ricordi lasciando paura e furia. Eppure porta con sé un monito che in qualche modo spinge avanti: «Una voce nuova si fa strada nella mia scrittura, carica della vicinanza che avverto con la morte, della consapevolezza capillare e acutissima della mia stessa caducità. Un'urgenza nuova. Un senso di incombente precarietà. Devo scrivere tutto adesso, perché chissà quanto tempo mi resta».
43 min
30 Mag 2022

Weston. Una dinastia di fotografi (Museo di Santa Giulia, Brescia)

con Attilio Scarpellini. Regia e scelte musicali di Ennio Speranza | Weston. Edward, Brett, Cole, Cara. Una dinastia di fotografi (Brescia, Museo di Santa Giulia, dal 31 marzo al 24 luglio) | Il Museo di Santa Giulia a Brescia ospita la mostra WESTON. Edward, Brett, Cole, Cara. Mostra inserita all'interno del programma della quinta edizione del Brescia Photo Festival, iniziativa promossa da Comune di Brescia e Fondazione Brescia Musei, in collaborazione con Ma.Co.f – Centro della fotografia italiana che quest'anno verterà sul tema Le forme del ritratto. L'esposizione, curata da Filippo Maggia, prodotta da Fondazione Brescia Musei e da Skira e progettata in stretta sinergia con la famiglia Weston, riunisce per la prima volta le fotografie di Edward Weston, dei figli Brett e Cole, e della nipote Cara. L'esposizione, lungi dall'essere considerata come un ritratto di famiglia per opere, si configura come un racconto di esperienze artistiche che attraversa oltre un secolo di fotografia, di storia e di immagini di un mondo in costante cambiamento. Il percorso, allestito al Museo di Santa Giulia, presenta 80 opere dei quattro fotografi, 40 del solo Edward, tra cui i maggiori capolavori: dai ritratti plastici ai nudi che esaltano forme e volumi, dalle dune di sabbia agli oggetti trasformati in sculture, sino ai celebri vegetable – peperoni, carciofi, cavoli – e le conchiglie riprese in primissimo piano. Spesso direttamente paragonata alla pittura e alla scultura, la fotografia di Edward Weston è l'espressione di una ricerca ostinata di purezza, nelle forme compositive come nella perfezione quasi maniacale dell'immagine. L'autore indaga gli oggetti nella loro quintessenza, eleggendoli a metafore visive degli elementi stessi della natura.
43 min
27 Mag 2022

Wyndham Lewis, "Uomini senz'arte" (Neri Pozza)

Con Attilio Scarpellini. Regia e scelte musicali di Federico Vizzaccaro | Wyndham Lewis, "Uomini senz'arte. Saggi su Joyce, Hemingway, Faulkner, T.S. Eliot, Woolf", traduzione di Aridea Fezzi Price (Neri Pozza) | Vecchio vulcano solitario per W.H. Auden, preda delle furie per Pound, uomo bilioso e intrattabile per Leonard Woolf, Wyndham Lewis è noto come uno dei maggiori esponenti della pittura inglese tra le due guerre. Che sia stato anche un grande stilista di prosa, come diceva di lui T.S. Eliot, è tuttavia una verità riservata ancora a pochi. Intento a demolire la roccaforte letteraria del proprio tempo, Wyndham Lewis ha infatti scritto una serie di saggi - ne proponiamo qui una scelta per la prima volta in traduzione italiana - che si segnalano per le ardite divagazioni e irrisioni, l'insolente satira, la furia immaginifica che li alimenta. Una simile, veemente prosa è, naturalmente, inconcepibile senza una chiamata alle armi contro lo spirito della propria epoca, quella Siberia dell'anima, quell'incalzante imbarbarimento del mondo moderno che, voltando le spalle al cosmo, trasforma l'arte, per dirla con Gottfried Benn, in una vuota cosmesi o in un estenuato moralismo melodrammatico. Sparare sul quartiere generale, sui mostri sacri della letteratura del proprio tempo, diventa per - ciò il compito ineludibile di Wyndham Lewis, il «critico filosofo», come scrive Aridea Fezzi Price nell'introduzione a questo volume. Ecco, dunque, Joyce, «questo tranquillo e composto maestro irlandese dal fare positivo, con quell'aria di decoro signorile e bienséance del ceto medio irlandese», comporre con l'Ulisse «un immenso esercizio di stile, un'orgia di scimmiottamento... un'enciclopedia di tecnica letteraria inglese». Ecco il realista Hemingway dare vita a un'arte in cui «come il cinema, o come quelle nature morte "moderniste", invece di dipingere una scatola di fiammiferi sulla tela, ci si appende una scatola di fiammiferi vera e propria», per narrare poi di figure irrilevanti, senza scopo, «fantasmi drogati o per lo meno ubriachi fradici, come sotto shock dopo un'esplosione». Ecco Faulkner, il cantore di un'America «moralista da cima a fondo, di una moralità sadica, feroce e assetata di sangue». Ecco T.S. Eliot, «l'ultimo agonisant dell'agonia romantica». Ecco, infine, Virginia Woolf e gli aedi dell'interiorità dell'anima del circolo Bloomsbury muoversi dentro e fuori la «città irreale» di un mondo fatto di «fallimenti e frammenti».
43 min
23 Mag 2022

La luce del nero (Fondazione Burri, Città di Castello)

Con Attilio Scarpellini. Regia e scelte musicali di Ennio Speranza | La luce del nero. (Città di Castello, Fondazione Burri, dal 15 aprile 2022 al 28 agosto 2022) | "La Luce del Nero" è il titolo della grande mostra che si tiene a Città di Castello agli Ex Seccatoi del Tabacco, sede espositiva della Fondazione Burri insieme a quella di Palazzo Albizzini. Curata da Bruno Corà, la mostra esplora il tema del Nero che da buio, assenza, si rifà Colore, come evidenziano le opere di Burri ma anche di molti grandi artisti del Novecento, le opere dei quali sono presenti in mostra. Il Nero, "tra la fine del Medioevo e il XVII secolo, perse il suo statuto di colore. Com'era prevedibile, sono stati gli artisti a riconferire al Nero la sua valenza cromatica e in particolare, tra loro, appare essenziale l'azione di Kazimir Malevič esponente di punta della corrente suprematista russa e autore del celebre "Quadrato nero su fondo bianco" (1915), opera richiamata in questa mostra mediante una stampa che ne riproduce l'immagine. Nella religione, nella mitologia e nell'astrofisica il Nero è stato l'immagine originaria di un mondo precedente alla manifestazione della luce e la sua tenebra si è estesa fino al concetto di "materia oscura", di cui tuttora sembra sia costituito tutto l'universo". Tra gli artisti del XX secolo, dopo il secondo conflitto mondiale, Burri è colui che più di ogni altro ha usato il Nero nelle sue opere, soprattutto con un'intensità crescente a partire dagli anni '70-'80, giungendo perfino a dipingere totalmente di nero anche gli Ex Seccatoi del Tabacco di Città di Castello, edifici industriali diventati sedi museali dei suoi grandi cicli pittorici. Insieme a Burri hanno realizzato opere elaborate col nero anche artisti documentati in mostra, come Agnetti, Bassiri, Bendini, Castellani, Fontana, Hartung, Kounellis, Lo Savio, Morris, Nevelson, Nunzio, Parmiggiani, Schifano, Soulages e Tàpies. Ciascuno con modalità, intenzioni e valenze diverse, tutti purtuttavia capaci di suscitare nel visitatore stati d'animo, percezioni e sensazioni differenti.
43 min
22 Mag 2022

Gribouillage / Scarabocchio. Da Leonardo da Vinci a Cy Twombly (Villa Medici, Roma)

Con Anna Menichetti. Regia e scelte musicali di Ennio Speranza | Gribouillage / Scarabocchio. Da Leonardo da Vinci a Cy Twombly (Roma, Villa Medici, dal 3 marzo al 22 maggio e poi Parigi, Beaux-Arts, dal 19 ottobre 2022 al 15 gennaio 2023) | Con circa 300 opere originali che vanno dal Rinascimento all'epoca contemporanea, questa duplice presentazione mette in luce uno degli aspetti più sconosciuti e meno controllati della pratica del disegno. Affrontando le molteplici sfaccettature dello scarabocchiare in ambito artistico, dagli schizzi imbrattati sul retro dei dipinti agli scarabocchi che diventano vera e propria opera, l'esposizione mostra come queste pratiche grafiche sperimentali, trasgressive, regressive e liberatorie, che sembrano non obbedire a nessuna regola, hanno da sempre scandito la storia della creazione artistica. Il Rinascimento, per liberarsi dai vincoli del Disegno poi detto "accademico", ha prodotto forme grafiche libere, istintive e gestuali, che evocano i disegni rudimentali dei bambini, le divagazioni calligrafiche ai margini dei manoscritti o ancora i graffiti di mani anonime che ricoprono i muri delle città. Picasso, parlando appunto dei bambini, affermava: "Mi ci è voluta una vita intera per disegnare come loro"; ma già Michelangelo si divertiva a imitare i personaggi (fantocci) disegnati maldestramente sulle facciate fiorentine. L'esposizione esplora questo lato nascosto del fare artistico e invita i visitatori a spostare lo sguardo sul retro dei dipinti o sulle pareti della bottega, al margine dei disegni o sotto gli affreschi staccati. Proponendo accostamenti inediti tra le opere dei maestri della prima modernità e quelle di noti artisti moderni e contemporanei, la mostra rimette in questione gli ordini cronologici e le categorie tradizionali e pone la pratica dello scarabocchiare al centro della pratica artistica. Nata da un progetto di ricerca promosso dalle curatrici, la mostra, co-prodotta con i Beaux-Arts di Parigi, è il risultato di un lavoro di coordinazione internazionale su ampia scala. Si avvale del sostegno del Centre Pompidou di Parigi e di una partnership con l'Istituto Centrale per la Grafica a Roma. | Curatrici: Francesca Alberti, direttrice del dipartimento di storia dell'arte all'Accademia di Francia a Roma – Villa Medici, professore di storia dell'arte a l'Università de Tours – CESR. Diane Bodart, professore di storia dell'arte alla Columbia University, New York. Curatore associato: Philippe-Alain Michaud, storico dell'arte, curatore al Musée national d'art moderne – Centre Pompidou, Parigi. Curatore associato per i Beaux-Arts di Parigi: Anne-Marie Garcia, curatrice, responsabile delle collezioni dei Beaux-Arts di Parigi. Curatore per l'istituzione partner: Giorgio Marini, storico dell'arte, curatore designato dall'Istituto centrale per la grafica, Roma. | Il catalogo della mostra, che riunisce tutte le 300 opere esposte a Roma e Parigi, è pubblicato in versione italiana e francese e coeditato da Villa Medici e Beaux-Arts de Paris éditions. Questa pubblicazione di riferimento su uno degli aspetti meno conosciuti e più controllati della pratica del disegno offre una sintesi riccamente documentata delle due mostre.
43 min
18 Mag 2022

Laurie Verchomin, "Il grande amore. Vita e morte con Bill Evans" (minimum fax)

Con Attilio Scarpellini. Regia di Federico Vizzaccaro. Scelte musicali di Ennio Speranza | Laurie Verchomin, "Il grande amore. Vita e morte con Bill Evans", traduzione di Flavio Erra (minimum fax) | Una storia d'amore e di amicizia intensa e struggente. Il ritratto di una ragazza anticonformista e ribelle quanto naif, e del suo incontro con uno dei maestri del jazz, ormai malato e prossimo alla fine. Un memoir che è al tempo stesso il ritratto più potente e sincero di Bill Evans che la scrittura ci abbia consegnato, e un vero romanzo di formazione. Laurie Verchomin ha ventidue anni e lavora come cameriera in una chiesa sconsacrata di Edmonton, Canada, riconvertita in ristorante cinese e discoteca, quando nel locale arriva a esibirsi il trio jazz di Bill Evans. Il grande pianista ha cinquant'anni, è già molto malato e sa che non gli rimane molto da vivere. L'incontro con Laurie è destinato a trasformare gli ultimi mesi che gli restano, ma anche per Laurie niente sarà più lo stesso. Trasferitasi a New York per stare accanto a quell'uomo dal corpo martoriato, ne scoprirà ben presto la disperata vitalità, la capacità di trascendere il male con la forza della musica e dello spirito. Una potenza inarrestabile, che troverà in "Laurie", il capolavoro che Bill le dedica, la sublimazione e l'esito perfetto. Memoir, storia d'amore, ritratto di un genio, riflessione sulla morte, il libro di Laurie Verchomin è stato autopubblicato nel 2010, ma per canali misteriosi ha raggiunto la grande comunità degli appassionati, trasformandosi in un vero e proprio oggetto di culto, già tradotto in Francia.
42 min
16 Mag 2022

Leonor Fini segreta (Museo Internazionale del Design Ceramico di Laveno-Mombello, Varese

Con Attilio Scarpellini. Regia e scelte musicali di Ennio Speranza | Leonor Fini segreta. Ceramica e pittura, note e profumi (Laveno- Mombello, Varese, dal 10 aprile al 3 luglio) | La rassegna, realizzata in collaborazione con l'Assessorato alla Cultura del Comune di Laveno-Mombello, ideata e curata da Marianna Accerboni prosegue, a poco più di 25 anni dalla morte di Leonor, anche attraverso opere mai esposte in assoluto, l'indagine della curatrice sull'arte e la personalità della grande pittrice surrealista, che fu anche costumista, scenografa, incisore, illustratrice e scrittrice. In primo piano nella mostra al MIDeC (unico museo al mondo a detenere le preziose ceramiche realizzate nel '51 con decori tratti da disegni della Fini, dalla S.C.I. – Società Ceramica Italiana di Laveno-Mombello) c'è l'ampia sezione dedicata a tali materiali, che rappresenta una sorta di mostra nella mostra. Infatti un'ottantina di pezzi rari e spesso inediti testimonia l'attività di designer di Leonor per la S.C.I, alla quale fu chiamata a collaborare da Guido Andloviz, designer d'avanguardia e direttore artistico della fabbrica, che ideò le forme del vasellame. Si tratta di vasi, servizi da tavola e da the, fogli di lavoro preparatori, una matrice in rame con i bozzetti della pittrice e riviste d'epoca. Le ceramiche sono decorate mediante decalcomanie tratte dai disegni di Leonor o con suoi motivi impressi a stampa. La mostra propone anche oli, disegni, incisioni, abiti appartenuti all'artista, video con interviste a lei e a personaggi che la conobbero e un'analisi sul piano letterario e grafologico della sua personalità comparata a quella degli amici artisti Arturo Nathan e Gillo Dorfles.
42 min
15 Mag 2022

Donatello, il Rinascimento (Palazzo Strozzi e Museo Nazionale del Bargello, Firenze)

Con Anna Menichetti. Regia e scelte musicali di Federico Vizzaccaro | Donatello, il Rinascimento (Firenze, Palazzo Strozzi e Museo Nazionale del Bargello, dal 19 marzo al 31 luglio) | Curata da Francesco Caglioti, professore ordinario di Storia dell'Arte medievale presso la Scuola Normale Superiore di Pisa, la mostra ospita oltre 130 opere tra sculture, dipinti e disegni con prestiti unici, alcuni dei quali mai concessi prima, provenienti da quasi sessanta tra i più importanti musei e istituzioni al mondo. Distribuita su due sedi, Palazzo Strozzi e il Museo Nazionale del Bargello, Donatello, il Rinascimento propone un viaggio attraverso la vita e la fortuna del "maestro dei maestri". Scultore supremo del Quattrocento, Donatello diede il via alla straordinaria stagione del Rinascimento, proponendo nuove idee e soluzioni figurative che hanno segnato per sempre la storia dell'arte occidentale. Attraverso le sue opere Donatello rigenera l'idea stessa di scultura, unendo le scoperte sulla prospettiva e la dimensione psicologica dell'arte, abbracciando in tutta la loro profondità le più diverse forme delle emozioni. A Palazzo Strozzi, la mostra ricostruisce l'itinerario artistico di Donatello attraverso cento capolavori quali il David in marmo e l'Amore-Attis del Bargello, gli Spiritelli del Pergamo del Duomo di Prato, i bronzi dell'altare maggiore della Basilica di Sant'Antonio a Padova, oltre a numerose opere in prestito dai più importanti musei del mondo come il Louvre di Parigi o il Metropolitan Museum di New York. Per la prima volta nella storia, escono dal loro contesto originario opere quali il celebre "Convito di Erode" del Fonte battesimale di Siena e le straordinarie porte della Sagrestia Vecchia di San Lorenzo a Firenze, che rappresentano alcuni dei quattordici restauri realizzati in connessione con la mostra. L'esposizione continua al Museo Nazionale del Bargello nel Salone di Donatello, che ospita tra gli altri il San Giorgio e il David di bronzo in dialogo con altre celebri opere. Le ultime sezioni della mostra illustrano l'influenza fondamentale che Donatello ebbe sull'opera degli artisti della Maniera Moderna e oltre, attraverso una serie di confronti inediti.
43 min
13 Mag 2022

Henri Michaux, "Altrove" (Quodlibet)

Con Attilio Scarpellini. Regia e scelte musicali di Ennio Speranza | Henri Michaux, "Altrove: Viaggio in Gran Garabagna -Nel paese della magia - Qui Poddema", traduzione di Jean Talon (Quodlibet) | «Altrove è una delle opere più felici di tutto questo secolo. Pubblicato nel 1948, in quasi sessant'anni ha preso sempre più sapore ed è diventato un libro senza tempo, come a pochi succede. Descrive paesi immaginari, come quelli evocati da antichi cronisti, da antichi viaggiatori fantastici. Molti di questi paesi però sono quelli delle nostre fissazioni, dei nostri vaneggiamenti morali. Ogni paese serve a descrivere un temperamento. Si sente l'eco d'una vocazione etnografica, che l'autore ha seguito in gioventù. Ma anche quando parla di paesi che ha visitato davvero, in altri libri molto insoliti, Michaux lascia andare le frasi dove vogliono loro: non le frena con l'avarizia dell'intellettuale che vuol sempre confermare le sue idee. Allora ogni frase diventa una acrobazia immaginativa, una specie di volteggio sul trapezio delle virgole. E tutte queste acrobazie sono comiche, naturali – "naturali come le piante, gli insetti, naturali come la fame, le abitudini, l'età, gli usi, le consuetudini..." In tutti i libri di Michaux la scrittura sembra qualcosa che viene fuori come una secrezione naturale, come la bava delle lumache, come la tela del ragno, come un porro sulla pelle, o come gli escrementi che ogni giorno evacuiamo. Si sente che non c'è mai il problema di dimostrare qualcosa, ma solo di lasciar fluire una secrezione che lascia tracce sulla pagina. Perciò a momenti è così rasserenante. Perché in lui non c'è niente dell'"artista creatore", niente di queste pretese di serietà artificiale. Lui lascia andare avanti le frasi per vedere cosa si inventano. Ma mentre un mercato di professionisti ci scaraventa addosso mattoni con centinaia di pagine da leggere in fretta per arrivare alla fine inebetiti, Michaux spesso ci lascia lieti e sazi con poche righe» (Gianni Celati)
43 min
09 Mag 2022

Surrealismo e magia (Collezione Peggy Guggenheim, Venezia)

Con Attilio Scarpellini. Regia e scelte musicali di Ennio Speranza | Surrealismo e magia (Venezia, Collezione Peggy Guggenheim, dal 9 aprile al 22 settembre 2022). A cura di Gražina Subelytė. Nata dalla collaborazione tra la Collezione Peggy Guggenheim e il Museum Barberini, è la prima mostra internazionale ad affrontare l'interesse dei surrealisti per la magia, l'esoterismo, la mitologia e l'occulto. Con una sessantina di opere, nella sede veneziana, provenienti da oltre 40 grandi istituzioni internazionali e collezioni private, l'esposizione offre un'ampia ed esaustiva panoramica del Surrealismo nel suo complesso, e prende in esame gli innumerevoli modi in cui la magia e l'occulto ne hanno caratterizzato lo sviluppo, dalla Pittura metafisica di Giorgio de Chirico all'iconico dipinto di Max Ernst "La vestizione della sposa", del 1940, per arrivare all'immaginario occulto delle ultime opere di Leonora Carrington e Remedios Varo. In generale gli artisti che aderiscono al movimento alimentano la nozione dell'artista come alchimista, mago o visionario, guardando alla magia come a una forma di discorso poetico e filosofico, legato a processi di emancipazione personale. All'origine dell'esposizione è il superbo patrimonio di opere surrealiste della Collezione Peggy Guggenheim, opere iconiche che riflettono con grande enfasi il dialogo tra gli autori stessi e la tradizione dell'occulto. Molti artisti, le cui opere sono incluse in mostra, vengono esposti da Peggy Guggenheim, che alla fine degli anni trenta del XX secolo è considerata una delle collezioniste più vivaci del Surrealismo. È in quegli anni che la mecenate acquisisce familiarità con il movimento e presto diventa intima amica di Max Ernst e André Breton, che con il suo Manifesto del Surrealismo, pubblicato nell'ottobre del 1924, è considerato il fondatore del movimento letterario e artistico che di lì a poco sarebbe diventato la principale avanguardia dell'epoca. Il percorso espositivo include lavori di Victor Brauner, Leonora Carrington, Salvador Dalí, Giorgio de Chirico, Paul Delvaux, Maya Deren, Óscar Domínguez, Max Ernst, Leonor Fini, René Magritte, Roberto Matta, Wolfgang Paalen, Kay Sage, Kurt Seligmann, Yves Tanguy, Dorothea Tanning, e Remedios Varo.
43 min
08 Mag 2022

Canova Ebe (Musei Civici di Bassano del Grappa)

Con Anna Menichetti. Regia e scelte musicali di Ennio Speranza | Canova Ebe (Bassano del Grappa, Musei Civici, dal 4 dicembre 2021 al 30 maggio 2022) | Ebe, simbolo dell'eterna giovinezza, coppiera degli Dei, è risorta dalle ceneri. O più correttamente dai frammenti che, all'indomani del bombardamento alleato su Bassano del 24 aprile 1945, vennero raccolti come reliquie. Reliquie di un gesso tra i più belli e affascinanti tra quelli realizzati dal celebre scultore di Possagno. Questi frammenti sono rimasti nei depositi dei Musei Civici per più di 70 anni, abbandonati all'oblio perché la loro ricomposizione è stata a lungo ritenuta impossibile. Poi, la messa a punto di nuove tecnologie applicate al restauro ha permesso alla mitica Ebe di Bassano del Grappa di ritrovare la sua forma e la sua grazia. A ridarle vita ha provveduto un innovativo intervento conservativo, interamente finanziato dal Rotary Bassano e dal Rotary Asolo Pedemontana del Grappa. All'impresa hanno collaborato anche il Comune e i Musei San Domenico di Forlì, proprietario della versione marmorea di Ebe cui il gesso bassanese è collegato. La mostra e la pubblicazione che l'accompagna – che, oltre alla collaborazione della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Verona, Rovigo e Vicenza, vede il contributo di autorevoli studiosi e dei curatori dei musei che conservano le molteplici versioni della popolare opera canoviana – intendono così celebrare la restituzione di questa importante testimonianza artistica alla pubblica fruizione.
43 min
06 Mag 2022

"Storia dell'Accademia Filarmonica Romana. 1821 – 2021" (LIM)

Con Arturo Stalteri. Regia e scelte musicali di Federico Vizzaccaro | "Storia dell'Accademia Filarmonica Romana. 1821 – 2021" a cura di Arrigo Quattrocchi, Sandro Cappelletto e Matteo D'Amico (LIM) | Un grande affresco storico, o, più semplicemente, un insostituibile spaccato della vita – non solo musicale – di Roma e dell'Italia. Passata attraverso lunghe e complesse vicende storiche, l'Accademia Filarmonica Romana è giunta a compiere duecento anni. Sorta per iniziativa di un gruppo di nobili dilettanti, la Filarmonica si è guadagnata spazio nella città del Papa Re, grazie soprattutto all'esecuzione di opere in forma di concerto, sottratte alla caotica e censurata vita dei teatri romani: molti lavori di Rossini, Donizetti, Verdi sono approdati così a Roma. Nel corso degli anni, è divenuto centrale l'interesse verso la musica strumentale, mentre è tramontata l'epoca dei dilettanti e si è imposta la figura del musicista professionista. Dopo aver inaugurato precocemente, ancora nel diciannovesimo secolo, l'era dei direttori artistici con Giovanni Sgambati, la Filarmonica nel Novecento ha scelto alla sua guida, da Alfredo Casella in poi, figure ben note della musica italiana, da Goffredo Petrassi a Luciano Berio, da Massimo Bogianckino a Roman Vlad, e si è trasformata in una moderna istituzione, aperta ai migliori esecutori in campo internazionale, mantenendo la sua vocazione originaria al sostegno e alla diffusione delle proposte artistiche più nuove, in un costante, vitale rapporto con la società civile.
43 min
30 Apr 2022

Manlio Sgalambro, "Contro la musica" (Carbonio Editore)

Regia e scelte musicali di Federico Vizzaccaro | Manlio Sgalambro, "Contro la musica" (Carbonio Editore) | «Contro la musica», il pamphlet pubblicato nel gennaio 1994, suscitò grandi discussioni alla sua uscita e fu foriero della lunga collaborazione tra Manlio Sgalambro e Franco Battiato. "Un fantasma si aggira tra noi. Il fantasma della musica. Una opprimente melassa, un indistinto in cui si trova di tutto, musica da camera e musica da piazza, per pochi e per molti, buona e cattiva musica", Il filosofo, in effetti, non si scaglia qui contro la musica tout court, ma svolge kantianamente una critica dell'ascolto. Un ascolto subìto, dove l'ascoltatore inciampa nella musica ed è obbligato ad ascoltarla, anche quando non lo vuole, come quando entra in un negozio per comprare un paio di mutande e, oltre a pagare, deve pure sorbirsi un sottofondo musicale, sia esso un quartetto d'archi o una canzone da stadio. "Un rozzo ascoltatore, senza ethos alcuno, si è impadronito della musica (come una volta si diceva che la musica si impadroniva dell'ascoltatore). Essa lo segue ipnotizzata e sprigiona suoni dai suoi stessi fan. Dalle loro orecchie spalancate suona la musica che essi vogliono ascoltare. In realtà in un ascolto giusto l'ethos impone di ascoltare nei suoni la dissoluzione del mondo. Per un momento esso non c'è più. La promessa della città d'utopia s'è adempiuta dal lato peggiore. Gli angeli che suonano la tromba non somigliano agli angeli". E così chiude Manlio Sgalambro, "Chi ascolta veramente, ascolta l'ascolto. Chi ascolta veramente, ascolta la fine del mondo".
43 min
29 Apr 2022

Francesco Gazzara, "Genesis dalla A alla Z" (Odoya)

Con Arturo Stalteri. Regia e scelte musicali di Federico Vizzaccaro | Francesco Gazzara, "Genesis dalla A alla Z" (Odoya) | Un accurato dizionario per raccontare i membri storici dei Genesis - quelli della formazione a cinque della cosiddetta "era prog" tra il 1971 e il 1975 - attraverso le 26 lettere dell'alfabeto. Ogni lettera rappresenta così una diversa porta d'accesso alla carriera e alla vita privata di ciascun musicista, creando infinite combinazioni e una moltitudine di incroci che lentamente rivelano, in maniera ampia e dettagliata, una storia magica e unica nel suo genere. Francesco Gazzara mette insieme racconti e aneddoti in apparenza lontani ma che, una volta letti come fossero punti da unire, si dimostrano rivelatori di una grande immagine nascosta, risultando molto più vicini tra loro. Così si passa dalla A di "Rosanna Arquette" alla C dei "Costumi" nel caso di Peter Gabriel, o dalla I di "In The Air Tonight" alla M di "Miami Vice" in quello di Phil Collins. Ancora, dalla G dei "gtr" alla T di "Tapping" per Steve Hackett, dalla D del "Doppio Manico" e la P del "Polo" per Mike Rutherford, alla A di "Accordi" e alla M di "Mellotron" per Tony Banks. Come nelle antiche mappe nautiche, le 26 lettere di ogni profilo tratteggiano una storia che si sviluppa nell'arco di oltre cinquant'anni, fatta di luoghi, persone, suoni, strumenti, travestimenti, palchi, studi di registrazione, sale prova, festival, tour, abbandoni e reunion.
43 min
27 Apr 2022

Daniele Gigli, "T. S. Eliot, Nel fuoco del conoscere" (Edizioni Ares)

Con Arturo Stalteri. Regia e scelte musicali di Federico Vizzaccaro | Daniele Gigli, "T. S. Eliot, Nel fuoco del conoscere" (Edizioni Ares) e T. S. Eliot "La terra desolata" (Internopoesia). A cura di Rossella Pretto. Traduzione di Elio Chinol | A oltre cinquant'anni dalla morte, il nome di T.S. Eliot e della sua Terra desolata, il poema metamorfico sulla caduta dell'Occidente, risuonano ancora alti e chiari. Ma che cosa c'è dietro le quinte della poesia eliotiana? Che cosa lo rende così capace di trascenderne la natura artistica e di farne una forma-pensiero? Con una messe di documenti inediti in Italia e nuove traduzioni che ne ravvivano i testi già editi, il libro di Daniele Gigli ricostruisce con rigore ed essenzialità la biografia intellettuale di Eliot, disvelando la potenza conoscitiva e il vigore ancora inesausto dei suoi versi e della sua critica sociale. | La collana «Interno Novecento» ripropone un capolavoro assoluto della poesia di tutti i tempi, opera simbolo della letteratura del '900. Un viaggio nel cuore della terra e dell'umanità, nella desolazione di un tempo devastato dalla guerra e dal nulla, che ieri come oggi non smette di mettere a fuoco la civiltà occidentale, le sue paure e le speranze, l'inferno di un mondo abbandonato, desolato, dove la vita e la morte, l'ombra e la luce si inseguono in una lotta fine. "La terra desolata" torna in libreria nella traduzione Elio Chinol, uno dei suoi più appassionati interpreti, nel doppio centenario dell'opera poetica e del suo traduttore, entrambi nati nell'ottobre del 1922.
43 min
26 Apr 2022

Algernon Blackwood, "L'uomo che gli alberi amavano" (Galaad Edizioni)

Con Arturo Stalteri. Regia e scelte musicali di Ennio Speranza | Algernon Blackwood, "L'uomo che gli alberi amavano" (Galaad Edizioni) Traduzione di Michele Piumini. Introduzione di Luca Ambrogiani | La visita di Sanderson, pittore e maestro nel rivelare l'anima degli alberi, sconvolge il quieto ménage dei coniugi David e Sophia Bittacy, solitari abitanti di un cottage nello Hampshire al limitare della Foresta. David è già entrato in contatto con l'arcano potere delle creature silvestri nella giungla indiana: un amore febbrile ridestato e amplificato giorno dopo giorno fino a trasformarsi in una delirante ossessione. Sophia, figlia devota di un pastore evangelico, proverà a salvare il marito dall'inquietante richiamo, ma il magnetismo dell'universo vegetale finirà per stregare anche lei. Le atmosfere da gotico noir evocate da Blackwood sono costellate in questa sua opera di slanci metafisici e intuizioni poetiche attorno ai misteri della Natura. L'ipnotica qualità della prosa, le mirabili descrizioni dei paesaggi, dei mutamenti atmosferici, e la straordinaria empatia con cui riesce a dar voce alla vita ambiguamente cosciente degli alberi ne riflettono la statura di classico che travalica i generi. Come accade nei migliori tra i visionari, i suoi avventurosi viaggi oltre le porte della percezione non si limitano a creare stupore ma si fanno tramite di scoperte essenziali attorno ai segreti più scomodi dell'essere umano.
43 min
25 Apr 2022

Sergio Vartolo, "L'Arte della fuga di Johann Sebastian Bach" (Zecchini)

Con Arturo Stalteri. Regia e scelte musicali di Ennio Speranza | Sergio Vartolo, "Das grosse Clavierbuch für Anna Magdalena ovvero «L'arte della fuga» di Johann Sebastian Bach". Con CD Audio (Zecchini) | Una monografia capace di restituire finalmente calore a un'opera di cui spesso si esalta solo la perfezione intellettuale: Sergio Vartolo racconta con voce appassionata la storia dell'Arte della Fuga, cercandone costantemente il significato più profondo. Nasce così una visione in cui scienza, musica, spirito ed emozione sono saldati per raggiungere un'espressione altissima, forse la più alta mai raggiunta da un'opera musicale. Impressionano la perizia filologica, lo studio delle fonti compiuto nel lavoro di una vita, la ricchezza di aneddoti che sostengono la narrazione infondendole colore, senza mai perdere visione d'insieme e scorrevolezza. Vengono rivelati dettagli nuovi di grande interesse, a partire dall'analisi delle incisioni floreali in stampa che testimoniano l'amore di Johann Sebastian per Anna Magdalena, forse la vera dedicataria dell'opera. Inoltre lo studio di Vartolo conferma la destinazione dell'Arte della Fuga per strumento a tastiera, probabilmente come quinta parte dei Clavier-Übung. Questo libro è la testimonianza del metodo di lavoro di un grande interprete della musica di Bach: la passione autentica del musicista sostenuta da uno studio curato e sempre aggiornato della storia, del contrappunto e della filologia dell'opera. [Filippo Gorini] | Il contenuto del CD audio allegato: Johann Sebastian Bach: Sonata 5 a 2 Clav. e Ped., BWV 529 - Die Kunst der Fuge, BWV 1080 (scelti dal CD Naxos 8.570577-78) - Sonata 6 a 2 Clav. e Ped., BWV 530 (Organo e Clavicembalo: Sergio Vartolo; Secondo Clavicembalo nelle Fughe a 2 Claviere: Maddalena Vartolo)
43 min
24 Apr 2022

Federico Maria Sardelli, "Il volto di Vivaldi" (Sellerio)

Con Ennio Speranza. Scelte musicali di Ennio Speranza | Federico Maria Sardelli, "Il volto di Vivaldi" (Sellerio) con 130 illustrazioni. | Questo libro è interdisciplinare: parla di pittura, di musica e di storia. Incrocia l'analisi tecnico-scientifica e stilistica dei ritratti con i dati noti o dubbi della biografia, alla ricerca di un volto vero, quello di Antonio Vivaldi, il Prete rosso, il settecentesco creatore delle Quattro stagioni e firma di una moltitudine di musiche barocche che si vanno ancora scoprendo. Chiunque segua la musica conosce il desiderio bruciante di vedere l'espressione del viso di chi compose una volta certe note che hanno attraversato secoli; e qui i primi capitoli, molto vivaci, indicano i pericoli, i falsi amici, le fuorvianti scorciatoie che l'iconografia musicale può incontrare. Così le pagine iniziali sono piene di buffi abbagli storici e divertenti paradossi che nascono quando si pretende di ricavare le informazioni biografiche e caratteriali dai tratti somatici. Nel caso del musicista veneziano è ancor più difficile scongiurare le trappole del riconoscimento, dato che Vivaldi, dopo la morte, cadde nell'oblio completo, per riuscirne solo agli inizi del Novecento. Le tracce sono quindi da districare in una serie di dipinti e disegni a lungo anonimi, e in quelli identificati solo due secoli dopo, scoperti per un puro caso e attribuiti con scarso approfondimento. Questo libro intende fare il punto della situazione: quanti e quali sono i ritratti di Vivaldi; quali quelli autentici, dubbi o mal attribuiti. Di ciascuno analizzare il contesto storico, in relazione alla sua vicenda biografica. E per la prima volta indagare chi erano quei pittori e incisori che si cimentarono con il suo volto, perché lo ritrassero, quanto erano capaci e cos'altro erano soliti fare nella propria attività: così contestualizzati quei ritratti ci parlano diversamente. Alla fine si trovano conferme di tradizionali attribuzioni e smentite di altre ritenute sicure, spuntano rarità conosciute pochissimo nonché scoperte ex novo di ritratti finora ignoti, di cui uno forse importantissimo. Perciò questi atti relativi all'effigie del Prete rosso formano un'indagine serrata, intellettualmente insidiosa, un'avventura dell'induzione e della deduzione in base a dati setacciati con precisione; limpida prova di ciò che è stato definito il «paradigma indiziario», ovvero un'anatomia di dettagli per accedere al grande fatto artistico e culturale.
43 min
22 Apr 2022

Beatrice Monroy, "Custodi del silenzio. Donne all'opera" (Editoria & Spettacolo)

Con Anna Menichetti. Regia e scelte musicali di Federico Vizzaccaro | Beatrice Monroy, "Custodi del silenzio. Donne all'opera" (Editoria & Spettacolo) | Ci troviamo a teatro, nel grande apparato scenico dell'opera lirica: il sipario si chiude, gli spettatori lasciano la sala soddisfatti mentre, sulle tavole del palcoscenico, resta da sola una donna morta. È questo l'epilogo narrativo più frequente nell'ambito del melodramma, a cui è dedicato questo volume di Beatrice Monroy. La narrazione dell'autrice, incentrata sulle figure di quattro donne, Violetta, Norma, Lady Macbeth e Giuditta, i cui corpi rimangono sulla scena, si concentra sulle protagoniste delle vicende narrate nelle opere in programma al Teatro Massimo di Palermo; le loro storie, vengono qui rilette, prima di ogni Prima, con i loro stessi occhi, segretamente, silenziosamente. Vi sono i cedimenti, i lutti e le rinunce, storie di donne prigioniere di un modello sociale imposto a gran parte delle donne italiane. Nessuna di esse, le cui figure straordinarie appaiono, ancora oggi, emblematiche della nostra cultura, possiede infatti forza sufficiente per opporsi ad uno stereotipo di comportamento che le vorrebbe tutte relegate in un ruolo predefinito che finiscono col dover accettare, arrivando ad essere esattamente ciò che la società vuole che siano: persone destinate al sacrificio. Distruggendo se stesse e i propri desideri, ciascuna finirà col divenire, attraverso tormentati percorsi, custode di quella stessa società che le tiene prigioniere, senza alcuna possibilità di sottrarsi a schemi che non possono essere mutati e che, diversamente, potrebbero generare situazioni di angoscia e di profonda instabilità. Sarà proprio tale condotta, autoinflitta come una ferita mortale, a condurre le quattro protagoniste di questo volume a un sacrificio estremo, accettato da tutte loro per porre fine a ogni conflitto.
43 min
20 Apr 2022

Chiara Frugoni, "Donne medievali. Sole, indomite, avventurose" (il Mulino)

Con Anna Menichetti. Regia e scelte musicali di Ennio Speranza | Chiara Frugoni, "Donne medievali. Sole, indomite, avventurose" (il Mulino) | «Ma d'ongni chosa mi darei pace, pure che fosi chognosciuto la metà di quello ch'io fo» Margherita Datini, lettera del 28 agosto 1398. Nella società medievale, guerriera e violenta, la presenza femminile rimane in ombra: le donne, per lo più analfabete e sottomesse, offese e abusate, a volte addirittura considerate specie a parte rispetto agli uomini, come gli animali, non hanno voce. A meno di non essere obbligate al monastero, dove possono vivere in modo più dignitoso, imparando a leggere e scrivere. Da dove viene tanta misoginia? Una volta affermatosi il celibato dei preti con Gregorio VII, ogni donna è una Eva tentatrice, non compagna dell'uomo ma incarnazione del peccato da cui fuggire. Eppure, da questa folla negletta emergono alcune personalità eccezionali, capaci di rompere le barriere di un destino rigidamente segnato. Illuminate dalla finezza decifratoria di Chiara Frugoni, oltre che da un bellissimo corredo di immagini, incontriamole: sono monache e regine come Radegonda di Poitiers, scrittrici geniali come Christine de Pizan, personaggi leggendari come la papessa Giovanna, figure potenti come Matilde di Canossa, donne comuni ma talentuose come Margherita Datini. Tutte hanno scontato con la solitudine il coraggio e la determinazione con cui hanno ricercato la piena realizzazione di sé.
43 min
19 Apr 2022

Agostino Ruscillo, "Umberto Giordano. L'uomo e la musica" (EDT)

Con Anna Menichetti. Regia e scelte musicali di Ennio Speranza | Agostino Ruscillo, "Umberto Giordano. L'uomo e la musica" (EDT) | "In epigrafe allo spartito di Siberia, l'opera che più amava, Umberto Giordano riporta le parole incise da un prigioniero sul pilastro di confine fra la Russia e l'estrema regione della sua condanna: «L'amore e il dolore non hanno nazionalità». Un motto che potrebbe essere assunto a sintesi estrema del pensiero su cui poggia il teatro musicale del maestro foggiano". Autore di opere popolarissime e raffinate come Andrea Chénier, Fedora o Siberia, Umberto Giordano è una delle personalità di maggiore spicco del clima culturale e musicale europeo fin de siècle. Fra i pochissimi compositori del periodo ad avere mantenuto un posto stabile nel repertorio di tutti i teatri del mondo, Giordano visse la vocazione melodrammatica con cieca fiducia e spirito conservatore: pur guardando, come tanti suoi colleghi del tempo, al teatro wagneriano, il musicista pugliese preferì restare nel solco della tradizione melodrammatica italiana, accogliendo tiepidamente i rinnovamenti europei di primo Novecento. Attraverso un attento lavoro di analisi di tutta la documentazione biografica e le fonti, primarie e secondarie, disponibili, l'iter artistico di Giordano viene qui ricostruito con perizia e accuratezza di particolari: l'infanzia nella Puglia dei primi anni dell'Unità d'Italia, i severissimi studi musicali al Conservatorio di Napoli, i primi successi operistici (Mala vita, 1892), i rapporti con l'editore Sonzogno e con i librettisti, fra cui spicca la figura del talentuoso drammaturgo Luigi Illica, i grandi capolavori, da Andrea Chénier (1896) a Fedora (1898), Siberia (1903) e Mese mariano (1910), la compromissione con il regime fascista, la grandissima fama internazionale, la scomparsa poco dopo la fine della Seconda guerra mondiale.
43 min
18 Apr 2022

"Palazzo Barberini - Galleria Corsini: 100 capolavori", a cura di Yuri Primarosa (Officina Libraria)

Con Anna Menichetti. Regia e scelte musicali di Federico Vizzaccaro | "Palazzo Barberini - Galleria Corsini: 100 capolavori", a cura di Yuri Primarosa, introduzione di Flaminia Gennari Santori (Officina Libraria). Le Gallerie Nazionali di Arte Antica, situate nel cuore di Roma e ospitate in palazzi di grande pregio architettonico, custodiscono dipinti e sculture di eccezionale valore storico e artistico. Pagina dopo pagina, attraverso i capolavori dei più grandi artisti italiani dal Medioevo al Settecento (Beato Angelico, Raffaello, Piero di Cosimo, Bronzino, Lotto, Tintoretto, Pietro da Cortona, Caravaggio, Bernini, Reni, Guercino, Batoni, Canaletto) si segue lo sviluppo della storia dell'arte nel nostro paese. Basti pensare alla Fornarina di Raffaello o alla Giuditta e Oloferne di Caravaggio. Non mancano i grandi maestri dell'arte europea: Holbein, El Greco, Rubens, Poussin, Mengs, Boucher. L'importanza dei due edifici e del formarsi delle loro collezioni in capo a due delle più illustri famiglie italiane, i Barberini e i Corsini, così strettamente legate alla storia del loro pontificato, sono trattate in un breve saggio introduttivo a firma di Flaminia Gennari Santori. Oltre alle 100 schede, sono descritti elementi di particolare rilievo che fanno parte dell'arredo dei palazzi, ad esempio la Scala elicoidale di Borromini e il soffitto affrescato da Pietro da Cortona con il Trionfo della Divina Provvidenza. Grazie all'accurata campagna fotografica intrapresa dalla Bibliotheca Hertziana, e in seguito ai numerosi restauri degli ultimi anni, è possibile ammirare tutte le opere a piena pagina, fin nei minimi particolari. Le semplici ma dettagliate schede che accompagnano le immagini guidano il lettore alla comprensione dello stile e dell'iconografia di ogni pezzo, fornendo notizie biografiche, storiche e stilistiche sugli autori. Si tratta della prima guida che include le opere conservate a Palazzo Barberini e nella Galleria Corsini.
43 min
17 Apr 2022

Thich Nhat Hanh, "Chiamami coi miei veri nomi. Le poesie" (Ubiliber)

Con Ennio Speranza. Scelte musicali di Ennio Speranza | Thich Nhat Hanh, "Chiamami coi miei veri nomi. Le poesie" (Ubiliber) Traduzione di Chandra Candiani. Prefazione di Phap Ban | L'unica raccolta poetica del maestro zen Thich Nhat Hanh, per la prima volta in italiano. Il volume consiste di due sezioni: "La dimensione storica" e "La dimensione ultima". La prima raccoglie poesie scritte negli anni '60, mentre nella seconda trovano collocazione testi composti dagli inizi degli anni '70 ai primi anni '90. "La dimensione storica" è per lo più riferita a componimenti dedicati a quell'orrore che chiamiamo guerra del Vietnam e nella maggior parte traggono ispirazione da avvenimenti legati a una tragica quotidianità. Nella seconda parte del libro i componimenti si allontanano invece dal panorama della realtà oggettiva per farsi più distaccati, e il tutto diventa simile a una preghiera. Sono pagine in cui la lettura ci rende umili e in cui l'anelito alla bellezza e alla saggezza è dirompente. Grazie alla sua capacità di generare significato in maniera creativa, Thich Nhat Hanh torna a farsi ponte tra arte e religione, tra lirica e filosofia. Qui la tensione della prima parte si stempera in un fintamente semplice abbandonarsi a osservazioni del mondo naturale, appoggiandosi in maniera spesso lieve a una sottile trama di dottrina buddhista. Una riuscita alchimia artistica capace di far assaporare la compassione profonda che permea ogni parola di questo volume. Il modo migliore per avvicinarsi alla poesia di Thich Nhat Hanh è probabilmente quello di leggere questi versi ad alta voce, quasi fossero istruzioni di una meditazione guidata, così da poter assaporare in pieno la speranza profonda che, nonostante le terribili verità che vengono descritte nella prima parte, le informa.
44 min
15 Apr 2022

Elisabetta Fava, "Oltre la parola. Il fantastico nel Lied" (Armando Editore)

Con Anna Menichetti. Regia e scelte musicali di Federico Vizzaccaro | Elisabetta Fava, "Oltre la parola. Il fantastico nel Lied" (Armando Editore) | Spesso la musica è stata chiamata in causa dalla letteratura per dare voce alla inafferrabile dimensione del fantastico. È sempre parsa l'arte più prossima a far percepire l'indicibile. In effetti, la musica ha cercato di crearsi un vero e proprio vocabolario da applicare al magico e al sovrannaturale, trasformandolo nel tempo dal meraviglioso fiabesco del Settecento agli elfi romantici fino ad arrivare alle prospettive inquietanti dell'incubo e della follia che esplodono nel XX secolo. Elisabetta Fava seleziona un'angolazione essenziale di questo argomento: il Lied per voce e pianoforte, che quando si avventura nella terra misteriosa del fantastico sfida i compositori a trovare soluzioni capaci di far percepire questo slittamento dal reale all'impossibile, dal concreto all'immateriale. Dalle intonazioni pionieristiche della ballata "Lenore" di Gottfried Bürger, icona del gotico orrifico, fino alle sottigliezze della scrittura di Hugo Wolf passando per le straordinarie, diverse invenzioni di Schubert, Loewe, Schumann, Berlioz, Musorgskij, questo libro riscopre le potenzialità di una scrittura musicale enigmatica e sfuggente, declinata in mille diverse sfaccettature per suggerire ciò che per definizione sfugge a qualsiasi possibilità di conoscenza e di comprensione.
43 min
11 Apr 2022

Antonio Ligabue. L'uomo, l'artista (Villa Reale, Monza)

Con Anna Menichetti. Regia e scelte musicali di Federico Vizzaccaro | Antonio Ligabue. L'uomo, l'artista (Monza, Villa Reale, dall'11 febbraio al 1 Maggio 2022) | Curata da Sandro Parmiggiani, prodotta e organizzata da ViDi in collaborazione con il Comune di Monza e il Consorzio Villa Reale e Parco di Monza, la mostra propone. 90 opere tra dipinti, sculture, disegni e incisioni che ripercorrono la vicenda umana e creativa di Antonio Ligabue, lungo un arco cronologico che dagli anni venti del secolo scorso giunge fino al 1962, quando una paresi pose di fatto fine alla sua attività. L'esposizione si snoda attraverso i due poli principali lungo i quali si è sviluppato il suo percorso artistico: gli animali, selvaggi e domestici, e i ritratti di sé, senza dimenticare altri soggetti come le scene di vita agreste o i paesaggi padani, nei quali irrompono, come un flusso di coscienza, le raffigurazioni dei castelli, delle chiese, delle guglie e delle case con le bandiere al vento sui tetti ripidi della natia Svizzera, dov'era nato e dove aveva vissuto fino all'espulsione nel 1919 – la memoria della patria perduta. La rassegna monzese riserva particolare attenzione alla sua produzione plastica, con un nucleo di oltre venti sculture in bronzo, soprattutto di animali. Accompagna la mostra il catalogo Skira con testi di Sandro Parmiggiani, Alberto Manguel, Luciano Manicardi e un'ampia sezione, ricca di immagini, dedicata alla ricostruzione del suo "mito", a partire dai rotocalchi degli anni cinquanta e allo sceneggiato televisivo di Salvatore Nocita nel 1977 fino ai lavori a lui dedicati: la trilogia teatrale "Progetto Ligabue" di Mario Perrotta e il film "Volevo nascondermi" di Giorgio Diritti.
43 min
04 Apr 2022

Joaquin Sorolla, pittore di luce (Palazzo Reale, Milano)

Con Attilio Scarpellini. Regia e scelte musicali di Ennio Speranza | Joaquin Sorolla, pittore di luce (Milano, Palazzo Reale, dal 25 febbraio al 26 giugno 2022) | A cura di Micol Forti e Consuelo Luca de Tena. Catalogo Skira editore. | Poco noto al pubblico italiano, Joaquín Sorolla y Bastida (Valencia 1863-Cercedilla 1923) è stato uno dei massimi rappresentanti della moderna pittura iberica a cavallo tra Ottocento e Novecento, contribuendo in modo determinante al suo rinnovamento e aprendola al clima della Belle Époque. Tra gli artisti più amati e apprezzati del suo tempo sia per la grande qualità tecnica che per il carattere umile e benevolo, Joaquín Sorolla ottiene una fama che travalica ben presto i confini nazionali, partecipando e ottenendo prestigiosissimi premi alle grandi manifestazioni internazionali. Sarà però l'ambìto Grand Prix, ottenuto alla nota Esposizione Universale di Parigi nel 1900, a lanciare la sua pittura di luce e colore definitivamente sulla scena internazionale. A Londra nel 1908 viene acclamato come "il più grande pittore vivente al mondo". La sua straordinaria storia di successi internazionali si incrocia spesso con l'Italia, a partire da un primissimo soggiorno romano vinto grazie a una borsa di studio nel 1885. Sorolla ha visitato a lungo l'Italia in questa occasione, stabilendosi per un periodo nella splendida Assisi, ma soprattutto è ritornato spesso e con gioia nel Bel Paese, partecipando assiduamente alle Biennali di Venezia, sin dalla sua primissima edizione nel 1895, e alla famosa Esposizione Internazionale di Roma nel 1911. Questa personale si presenta allora come un'ottima occasione per riannodare i fili tra il grande maestro di luce e l'Italia, un Paese a cui egli è sempre stato legato e un'opportunità per far conoscere all'ampio pubblico la sua straordinaria arte attraverso alcuni dei capolavori più significativi della sua vastissima produzione pittorica. "Joaquín Sorolla pittore di luce" racconta, attraverso circa 60 opere la straordinaria evoluzione artistica di questo pittore ambizioso e determinato, che ha fatto dell'arte la sua ragione di vita.
43 min
03 Apr 2022

Le tre Pietà  di Michelangelo (Museo dell'€™Opera del Duomo, Firenze)

Con Anna Menichetti. Regia e scelte musicali di Federico Vizzaccaro | Le tre Pietà di Michelangelo (Firenze, Museo dell'Opera del Duomo, dal 24 febbraio al 1 agosto 2022) | A cura di Barbara Jatta, Sergio Risaliti, Claudio Salsi, Timothy Verdon, la mostra è un progetto che vede eccezionalmente coinvolti i Musei Vaticani, il Museo dell'Opera del Duomo, il Museo Novecento di Firenze, il Castello Sforzesco di Milano e le istituzioni dell'Opera di Santa Maria del Fiore, Comune di Firenze, Comune di Milano e Fabbrica di San Pietro. Collocate una vicina all'altra, le tre Pietà offriranno l'opportunità al pubblico di vedere l'evoluzione dell'arte di Michelangelo nonché la sua maturazione spirituale, dalla prima giovinezza - quando a Roma scolpì per la Cappella dei Re di Francia nell'antica San Pietro l'opera ora nella navata laterale nord della Basilica - alla sua ultima stagione, quando, ormai vecchio, mise mano alla Pietà oggi a Firenze e poi alla Pietà Rondanini conservata a Milano. L'esposizione fiorentina ruota intorno al recente e delicato restauro della Pietà Bandini mettendola a confronto con due calchi conservati nei Musei Vaticani, di interessanti provenienze diverse, ma che riproducono in maniera straordinaria e mirabile le altre due Pietà michelangiolesche. | Catalogo Silvana Editoriale con saggi e schede dei direttori dei musei Barbara Jatta (Musei Vaticani), Sergio Risaliti (Museo Novecento Firenze), Claudio Salsi (Area Soprintendenza Castello, Musei Archeologici e Musei Storici), Timothy Verdon (Museo dell'Opera del Duomo a Firenze) e di altri studiosi.
43 min
01 Apr 2022

Hugo von Hofmannsthal, "Nel centro di ogni cosa" (Del Vecchio editore)

Con Attilio Scarpellini. Regia e scelte musicali di Federico Vizzaccaro | Hugo von Hofmannsthal, "Nel centro di ogni cosa" (Del Vecchio editore) | Celebrata al suo apparire nella Vienna di fine Ottocento come una vera e propria epifania che in Austria, in Germania e nel resto dell'Europa avrebbe impresso una cesura definitiva allo sviluppo delle lettere, ancora oggi la lirica del giovane Hugo von Hofmannsthal appare come uno di quei rari fenomeni in cui si concentra, al massimo grado di limpidezza ed efficacia, la cifra di un'intera epoca e di un intero mondo. A cinquant'anni dall'ultima raccolta di poesie pubblicata in Italia (la silloge einaudiana curata da Elena Croce nel 1971), questa edizione propone per la prima volta una scelta molto ampia della lirica di Hofmannsthal, orientata tuttavia sui soli componimenti che videro la luce su decisione e impulso dello stesso autore. Così, se nella prima delle tre sezioni di cui si compone il volume trovano accoglienza tutte le poesie che lo stesso Hofmannsthal selezionò e pubblicò nell'ultima edizione delle proprie opere da lui curata (1924), nella seconda figurano una ventina di liriche scelte dal curatore tra quante furono comunque "pubblicate in vita su riviste e periodici"; la terza sezione, infine, ospita il Prologo alla Antigone di Sofocle (1900), un testo che, quasi sconosciuto in Italia, oltre che per l'intrinseco valore poetico si segnala come un vero e proprio manifesto di poetica, in nulla inferiore alla tanto più nota e celebrata Lettera di Lord Chandos.
43 min
22 Mar 2022

Anna Di Prospero, "Nei miei occhi" (Contrasto)

Con Attilio Scarpellini. Regia e scelte musicali di Federico Vizzaccaro | Anna Di Prospero, "Nei miei occhi", con testi di Francine Prose (Contrasto) | Contrasto pubblica "Nei miei occhi", la prima monografia dedicata al lavoro di Anna Di Prospero. Tra gli sguardi più innovativi del panorama fotografico contemporaneo, la fotografa realizza un racconto che è un'originale ricerca sull'identità e la sua storia personale: il volume raccoglie le sue serie più famose, le fotografie più interessanti, ed è arricchito dal testo vibrante e coinvolgente della scrittrice americana Francine Prose. Accompagnata dalla macchina fotografica, Anna Di Prospero posa ogni giorno i suoi occhi sul quotidiano, restituendocelo in immagini dal valore intimo e, al tempo stesso, assoluto: «Per me lo straordinario sta nella rielaborazione che faccio attraverso le mie fotografie costruite, dove il mio personale diventa qualcosa di più universale, ma con un mio punto di vista», racconta. Le fotografie la ritraggono così nella sua casa, nel giardino, insieme alle persone con cui condivide la vita, i genitori, il compagno, i figli. Il suo sguardo si sposta verso la sua città, Latina, o verso quelle che frequenta per lavoro, come Parigi o New York. I ritratti sono l'esatto contrario dei selfie del nostro tempo, perché in ogni immagine Anna Di Prospero ci appare di spalle, assumendo così una nuova forma ogni volta, per raccontare quella complessità che ci accomuna e permettendo il coinvolgimento e l'immedesimazione di chi osserva: «Le straordinarie fotografie di Anna di Prospero ci ricordano che ognuno di noi ospita molti sé. È nella natura degli esseri umani», spiega Francine Prose nel testo che apre il volume.
43 min
20 Mar 2022

Keith Haring (Pisa, Palazzo Blu)

Con Anna Menichetti. Regia e scelte musicali di Ennio Speranza | Keith Haring (Pisa, Palazzo Blu) dal 12 novembre al 17 aprile) | La mostra"Keith Haring", realizzata dalla Fondazione Pisa in collaborazione con MondoMostre e con la straordinaria partecipazione della Nakamura Keith Haring Collection, a cura di Kaoru Yanase, Chief Curator della Nakamura Keith Haring Collection rende omaggio all'artista statunitense, universalmente riconosciuto tra i padri della street-art, che proprio a Pisa ha soggiornato nel 1989, per dipingere su una parete del convento di S. Antonio, il celeberrimo murale "Tuttomondo". La mostra presenta per la prima volta in Europa una ricca selezione di opere, oltre 170, provenienti dalla Nakamura Keith Haring Collection, la collezione personale di Kazuo Nakamura, che si trova nel museo dedicato all'artista, in Giappone. Fanno parte della collezione, e sono in mostra a Pisa, opere che vanno dai primi lavori di Haring fino agli ultimi, molte serie complete quali Apocalypse (1988), Flowers, (1990) e svariati altri disegni, sculture nonché grandi opere su tela come Untitled (1985). Ampiamente riconosciuto per le sue opere d'arte dai colori vivaci e giubilanti, i lavori di Haring sono familiari e noti anche a chi non conosce la sua breve parabola artistica perché i suoi omini stilizzati e in movimento, i suoi cuori, i suoi cani e i suoi segni in generale fanno parte del bagaglio di immagini pubbliche e non solo, in tutto il mondo e sono proprio queste ad averlo reso un simbolo della cultura e dell'arte pop degli anni Ottanta.
42 min
28 Gen 2022

Yang Wanli, "La contrada natale dei sogni" (Quodlibet)

Con Attilio Scarpellini. Regia di Francesco Mandica, scelte musicali di Federico Vizzaccaro | Yang Wanli, "La contrada natale dei sogni" (Quodlibet). La poesia di Yang Wanli, dal nome d'arte di Cheng Zhai («Studio – nel senso di laboratorio – della sincerità»), ci presenta intatta a distanza di quasi un millennio l'immagine di una natura restituita alla vita quando una fantasia smisurata ne personifica le forze e ne intuisce le volontà. Nei circa 20.000 componimenti che formano il suo sterminato lascito si avverte il rispetto callido, partecipe, navigato per la natura nei suoi diversi aspetti, con una fiducia generata dalla consapevolezza che questa può essere capita solo ubbidendole, e che un comportamento esistenziale dignitoso si trova quando si riesce a rinunciare alla pretesa di controllo su quello che può essere invece vissuto a pieno solo se a tale controllo si impara a rinunciare. Secondo l'insegnamento, la stesura delle poesie dovrà avvenire in uno stato di wu wei (letteralmente «non-fare»), cioè comportare un'azione non finalizzata, un'intenzione non intenzionale, priva di interferenze mentali; il che è possibile solo sviluppando la facoltà di non aderire passivamente e inconsapevolmente agli oggetti del pensiero, e quindi la capacità di non rispondere in modo obbligato o compulsivo agli impulsi, esterni o interni che siano. Le tappe di un viaggio a sud del fiume Azzurro, su barche che solcano laghi e fiumi, navigando in zone selvagge, alle prese con le asperità delle stagioni e gli animali selvatici; la poesia come ascolto delle parole di un universo sensibile e animato, la cui essenza più vera è di solito oscurata dai feticci del noto, del risaputo; uno studio della sincerità che, per il lettore occidentale di oggi, è in grado di rinnovare quella schiettezza di visione e percezione di fronte al reale che forse, sola ormai, potrebbe salvarci. Inedita in Italia, la poesia di Yang Wanli è qui presentata in un'ampia antologia con testo cinese a fronte nella traduzione di Paolo Morelli, un autore da sempre attento a quella visione del mondo.
43 min
25 Gen 2022

Attore, il nome non è esatto. Il teatro di Romeo Castellucci nelle fotografie di Luca Del Pia (Cron

Con Attilio Scarpellini. Regia di Ennio Speranza | Attore, il nome non è esatto. Il teatro di Romeo Castellucci nelle fotografie di Luca Del Pia (Cronopio editore): Questo volume è una veduta di alcuni lampi nel firmamento di Romeo Castellucci, artista che, assieme alla Socìetas Raffaello Sanzio, ha attraversato la storia del teatro occidentale dai primi anni Ottanta illuminandola come un tracciante. Le fotografie Attore, il nome non è esatto di Luca Del Pia cristallizzano i momenti di un flusso indimenticabile e perduto, tradendo la semplice memoria di aver visto. A completare il libro è una conversazione del regista con Velia Papa, colei che ha favorito e nutrito in veste di sostenitrice il suo lungo percorso dalle origini all'ascesa sui palchi di tutto il mondo, e che oggi ha ideato e curato questa pubblicazione, intitolata all'attore, con una dedica allo spettatore. Romeo Castellucci, regista, creatore di scene, luci e costumi, è conosciuto in tutto il mondo per aver dato vita a un teatro fondato sulla totalità delle arti e rivolto a una percezione integrale dell'opera. Cofondatore nel 1981 della Socìetas Raffaello Sanzio, oggi Societas, propone una drammaturgia che ribalta il primato della letteratura, facendo del teatro una complessa forma d'arte. Le sue messe in scena sono prodotte dai più prestigiosi teatri internazionali, festival e teatri d'opera, in oltre sessanta Paesi che coprono tutti i continenti. Da gennaio 2021 fino alla fine del 2024 Castellucci sarà il Grand Invité di Triennale Milano.
43 min
21 Gen 2022

Hiroko Hoyamada, "La fabbrica" (Neri Pozza editore)

Con Attilio Scarpellini. In regia: Federico Vizzaccaro. Libro del giorno: Hiroko Hoyamada, "La fabbrica" (Neri Pozza editore) | La fabbrica è grande, grigia e assomiglia in tutto e per tutto a una vera e propria città, con un ponte a due corsie, un servizio di autobus e una propria compagnia di taxi. Vetture e furgoni con il suo celebre logo percorrono tutti i giorni le strade dei dintorni, e non vi è genitore che non auguri ai figli una brillante carriera alle sue dipendenze. Per la giovane Yoshiko, fresca di laurea, l'assunzione nella fabbrica rappresenta di certo un sogno che si realizza, e poco importa che il lavoro le venga pagato a ore, sia a tempo determinato e preveda un'unica mansione: azionare una macchina distruggi documenti per tutto il giorno, in qualità di membro della cosiddetta «Squadra distruttori». Per il briologo esperto in muschi Yoshio il salto di qualità è evidente: da ricercatore precario di una università di provincia a dipendente a tempo indeterminato nella famosa azienda in cui, a detta del suo professore, tutti i migliori laureati del paese sognano di entrare. E cosí Yoshio si ritrova a dirigere l'ufficio «sviluppo tetti verdi» del Reparto nuove soluzioni ambientali, che nemmeno esisteva prima del suo arrivo. L'assunzione nella fabbrica pare provvidenziale anche per Ushiyama, che lavorava come tecnico informatico per una piccola ditta prima di essere licenziato in tronco e senza spiegazioni. Ora lavora come correttore di bozze al Reparto dati e documenti della fabbrica. Ha a che fare solo con fogli di carta, penne e matite e ancora non ha capito se deve ritenersi fortunato. Tre giovani vite dedicate a una liturgia, il lavoro nella fabbrica, che, come un servizio di culto dovuto a un dio sconosciuto, governa il loro tempo. Che cosa produce, infatti, la fabbrica? Ed esiste ancora un mondo oltre i suoi confini?
43 min
20 Gen 2022

Edward Bernays, "Propaganda. L'arte di manipolare l'opinione pubblica" (piano b edizioni)

Con Attilio Scarpellini. Regia di Federico Vizzaccaro. Libro del giorno: Edward Bernays, "Propaganda. L'arte di manipolare l'opinione pubblica" (piano b edizioni) | "Propaganda. L'arte di manipolare l'opinione pubblica" è un saggio del 1928 di Edward L. Bernays, 'padre delle pubbliche relazioni' e pioniere dell'arte propagandistica in senso moderno. Sebbene il suo nome sia ancora oggi poco noto al grande pubblico, l'opera e le idee di Bernays hanno influenzato profondamente le strategie comunicative e politiche dal secolo scorso e fino ai giorni nostri. In occasione dell'anniversario dei 90 anni dalla prima pubblicazione, riproponiamo con una nuova traduzione questo controverso - e per certi versi inquietante - saggio breve, divenuto nel corso degli anni un testo culto in cui si teorizza, forse per la prima volta in termini così espliciti, la necessità, per una democrazia sana, di ricorrere a tecniche "scientifiche" per "plasmare" e "inquadrare" l'opinione pubblica: per dar luogo a quell'«ingegneria del consenso» di cui Bernays fu pioniere e primo teorico. La propaganda come strumento d'elezione per la manipolazione dell'opinione pubblica in democrazia è teorizzata da Bernays come essenziale al buon funzionamento di ogni settore della società: la manipolazione "scientifica" dell'opinione pubblica – «per portare ordine laddove regna il caos» – deve essere l'obiettivo principale del moderno consulente in pubbliche relazioni e raggiungere ogni campo della vita: politica, affari, arte, scienza e servizi sociali. L'arte delle pubbliche relazioni diviene quindi essenziale per permettere la piena realizzazione della società democratica, in cui la «minoranza intelligente» riesca a plasmare la maggioranza silente e gregaria in vista di obiettivi e scopi «positivi e costruttivi», tendenti alla pace sociale e al benessere del maggior numero di uomini possibili.
43 min
15 Gen 2022

Marco Ferri, "I sepolcri dei Medici" (ed. Angelo Pontecorboli)

Con Anna Menichetti - in regia Federico Vizzaccaro | Marco Ferri, "I sepolcri dei Medici": Traslazioni, esumazioni, ricognizioni (1467-2019) La storia. La cronaca. Due casi emblematici | Nel mare magnum della materia medicea, c'è una tematica spesso tirata in ballo da storici e storici dell'arte, poco nota nella sua interezza e quindi mai trattata come tale. È quella relativa alle traslazioni, esumazioni e ricognizioni dei depositi funebri della Dinastia Medici avvenute sia nel mausoleo di Piazza Madonna degli Aldobrandini, a Firenze, sia altrove. Si tratta di un numero considerevole di operazioni di cui talvolta sfuggono alcuni passaggi e dettagli. Da qui l'esigenza di mettere ordine nei "cassetti" della memoria, tra gli avvenimenti e le storie testimoniate dai manoscritti e riportate nei libri tra il 1467 (data della prima traslazione medicea di cui si ha notizia) e il 2019, integrandole con altre ricerche e poi – per gli eventi più contemporanei – con la pubblicazione di verbali inediti e documenti ufficiali, utili per capire le idee e le azioni di chi ha concepito e condotto le operazioni più recenti. Nasce così I sepolcri dei Medici, con l'intento di fornire un quadro completo delle traslazioni, esumazioni e ricognizioni delle sepolture medicee, che si articola in tre parti e si dipana attraverso 23 capitoli: i primi 16 costituiscono La Storia e vanno dalla prima traslazione di un Medici di cui si ha testimonianza scritta – quella relativa al deposito funebre di Cosimo il Vecchio pater patriae nel 1467 – fino all'operazione di Pieraccini e Genna che si aprì nel 1945 e si esaurì dopo circa un ventennio; i cinque capitoli successivi rappresentano La Cronaca, scritti con un taglio più giornalistico e comprendenti sia il «Progetto Medici» (la più ambiziosa operazione di studio scientifico dei depositi funebri del ramo granducale dei Medici), sia le altre operazioni successive che giungono praticamente sino ai giorni nostri; vi è infine una terza parte in cui trovano spazio Due casi emblematici, cioè la ricostruzione documentaria sia della ricerca del luogo di sepoltura di Bianca Cappello, sia dei "viaggi" post mortem che il deposito funebre di Cosimo I de' Medici ha compiuto all'interno (e anche fuori) del complesso laurenziano di Firenze tra il 1574 e il 2004.
43 min
13 Gen 2022

Massimo Oldoni, La famiglia di Arlecchino (Donzelli editore)

Con Attilio Scarpellini. regia di Federico Vizzaccaro | Normandia, 1° gennaio 1091: in una notte di luna il prete Gualchelino sta tornando a casa dopo essersi recato presso un malato in una contrada lontana. All'improvviso sente un chiasso che s'avvicina: Gualchelino ha paura, cerca di nascondersi, ma qualcuno gli sbarra la strada… Comincia la più bella e incredibile storia vera del Medioevo. Giganti, Nani, Etiopi, demoni, morti redivivi, carovane di viandanti misteriosi, uomini, donne, animali, e poi paesaggi, caverne, grotte e incantesimi… Tutto in obbedienza ad Arlecchino, signore dell'impossibile e del fuoco, nell'immenso palcoscenico colorato della terra e del cielo dove si muove la sua interminabile Famiglia. Il libro racconta il drammatico circuito di emozioni che dall'antichità e dal Medioevo patiscono intrecci d'esistenze privi di certezze e intrisi di paure e rimorsi. Nella giostra delle apparizioni i protagonisti s'interrogano in un disperato colloquio sulla vita e la morte, in un incessante paesaggio di cortei, treni apocalittici all'intersezione di due mondi. E Gualchelino porta in faccia il segno fisico di quell'esperienza, dove diventano reali perfino le dimensioni di un immaginario che affollerà i sentieri, le strade e le piazze fino a recite grottesche. Un indimenticabile universo, abitato da chi riflette sulla vera destinazione dell'individuo oltre il tempo suo. Come se Gualchelino abbia visto le sorprendenti e complesse profondità di un Medioevo che svela il proprio abisso.
43 min
08 Gen 2022

"Il Rinascimento di Bergamo e Brescia" (ed. Skira), con Anna Menichetti

in regia: Federico Vizzaccaro. Il Rinascimento di Bergamo e Brescia. Lotto Moretto Savoldo Moroni, a cura di Simone Facchinetti e Francesco Frangi, ed Skira: Il volume che accompagna la rassegna di Palazzo Marino a Milano punta i riflettori su due città che in età rinascimentale hanno visto nascere civiltà artistiche originali. Nonostante Bergamo e Brescia fossero entrambe dominio della Serenissima, i loro principali pittori hanno sviluppato una parlata diversa, autonoma, segnata da una vivace attenzione al vero e alla natura. Sono autori del Cinquecento di primaria grandezza: Moretto, Savoldo Moroni, con l'aggiunta del veneziano Lorenzo Lotto, documentato tramite un capolavoro della sua stagione bergamasca. Quattro le opere presentate: il Matrimonio mistico di santa Caterina d'Alessandria, san Francesco d'Assisi e un devoto in preghiera di Giovanni Battista Moroni conservato alla Pinacoteca di Brera, le Nozze mistiche di santa Caterina d'Alessandria, un angelo e Nicolò Bonghi di Lorenzo Lotto, prestato dall'Accademia Carrara di Bergamo e, provenienti dalla Pinacoteca Tosi Martinengo di Brescia, l'Adorazione dei pastori di Giovan Girolamo Savoldo e la Pala Rovellio di Alessandro Bonvicino detto il Moretto. Si tratta di opere di grande impatto, che ben rappresentano l'originalità del Rinascimento bergamasco e bresciano in cui trovarono espressione e sintesi influenze locali e milanesi, accanto quelle veneziane e romano-fiorentine. Incentrate sul tema della Natività e della Madonna con il Bambino, queste quattro opere dialogano tra loro per l'inedita immediatezza delle scene, il vibrante realismo dei personaggi e lo studio degli effetti chiaroscurali. Tutti ingredienti che saranno ereditati e condotti alle estreme conseguenze, alla fine del secolo, da Caravaggio.
43 min
07 Gen 2022

Javier Cercas, "Indipendenza" (ed. Guanda), con Attilio Scarpellini

in regia: Ennio Speranza Come smascherare coloro che esercitano il potere nell'ombra? Come vendicarsi di chi ti ha inferto le ferite più sanguinose e umilianti? Ritroviamo in questo nuovo romanzo Melchor Marín, il poliziotto appassionato di libri protagonista di Terra Alta. Ad alcuni anni di distanza dalla morte dell'amatissima moglie Olga, torna insieme alla figlia Cosette nella sua Barcellona, dove dovrà affrontare l'indagine più spinosa e difficile: qualcuno infatti tiene sotto ricatto la sindaca della città, utilizzando un video hard che risale a molto tempo prima. Ancora segnato dal profondo dolore per non aver trovato gli assassini di sua madre, ma sempre guidato dalla sua rigorosa integrità morale, Melchor dovrà capire se il ricatto faccia parte di un progetto più articolato di destabilizzazione politica. E questo lo costringerà a entrare nelle stanze del potere, dove regnano il cinismo, l'ambizione sfrenata e la corruzione. Javier Cercas racconta il nostro presente attraverso un giallo teso, avvincente, popolato da personaggi emblematici, delineando un ritratto spietato delle élite politico-economiche che governano il mondo. E soprattutto porta a una sorprendente conclusione la vicenda personale di un uomo giusto, che senza volerlo si è conquistato la fama di eroe, e che cerca di ristabilire una giustizia forse impossibile, muovendosi lungo il crinale sottile tra legge e vendetta.
43 min
01 Gen 2022

Guido Tonelli, Tempo

Libro del giorno: Guido Tonelli, Tempo. Il sogno di Uccidere, Chrònos, Feltrinelli In conduzione: Arturo Stalteri Regia e scelte musicali: Ennio Speranza Consulenza letteraria: Claudia Marsili Esiste un tempo delle grandi distanze cosmiche. Esiste un tempo dell'esperienza, scandito dalla memoria e dal desiderio. Esiste un tempo del battito cardiaco. "Il tempo del mondo è fuori dai cardini; ed è un dannato scherzo della sorte ch'io sia nato per riportarlo in sesto," dice Amleto. "Chrónos" è un mistero e non solo per i fisici. Lo era per i primi uomini e continua a esserlo per noi oggi. Da Newton a Einstein, da Planck all'orologio cosmico, è stato protagonista di metamorfosi vertiginose, affascinanti e mostruose. Il tempo scorre? Oppure sta fermo? E come si misura? Come fa la gravità a rallentarlo? E in che modo i buchi neri riescono a fermarlo? Da sempre viviamo nel tempo, che però non è eterno. La sua è una lunga storia, segnata da un prima e un dopo. Per avventurarci in questa straordinaria vicenda dobbiamo accettare un paradosso e chiederci cosa ci fosse all'inizio, per immaginare il non-luogo del non-tempo da cui scaturì la coppia indissolubile: spazio-tempo e massa-energia. Avremo bisogno della logica e anche della fantasia, dell'arte e della filosofia per vedere la bizzarra relazione che lega il tempo all'energia, alla massa e alla gravità. Guido Tonelli ci conduce lungo la tortuosa via d'accesso alla comprensione di mondi dominati da effetti relativistici, dove esiste un futuro che arriva prima del passato e anzi lo crea. Un viaggio in cui si impara ad ascoltare anche la misura del nostro tempo interiore, per sentire la velocità e la sospensione, l'attesa e l'accelerazione, che alterano le dimensioni del tempo attraverso i nostri ricordi e le nostre aspettative.
148 min
31 Dic 2021

Riccardo Carnovalini: Balcone con vista

Libri del giorno: Riccardo Carnovalini: Balcone con vista (Edizioni Magister) -Roberta Ferraris: Il sentiero e l'altrove (Ediciclo) In conduzione: Valentina Lo Surdo Regia e scelte musicali: Ennio Speranza Consulenza letteraria: Claudia Marsili Libro fotografico con testo il bilingue: italiano e inglese. 248 foto scattate nell'arco di un decennio dallo stesso luogo. Da un balcone, o meglio tre, di una grangia costruita a partire dal Settecento sul lato solatio della media Val di Viù, nelle Alpi Graie torinesi. Preziosi metri quadrati di vetuste tavole di castagno per affacciarsi a un mondo di balze rocciose e minuscoli spazi pianeggianti, sorretti da muri a secco e un tempo coltivati a segale o destinati a pascolo per le capre, oggi dominio della foresta. Un luogo remoto a 920 metri di altezza dove il silenzio quotidiano è interrotto dalla risata beffarda del picchio e accompagnato dalla voce della fontana che dà il nome alla minuscola frazione in cui l'autore ha scelto di vivere tra un viaggio e l'altro. A Fontanetta il suo viaggio continua da fermo, contemplando e fotografando le piccole cose e i sorprendenti colpi di scena della natura che lo abbraccia e lo sostiene. Se è vero che Viù sta per via, poiché i Romani utilizzavano i passi dell'alta valle per raggiungere la Gallia, anche un piccolo balcone diventa la via per conoscere, amare e raccontare la nostra terra. Prefazione di Tiziano Fratus. Ciao Lorella. (due libri di viaggio di una famosa coppia di viaggiatori, hanno viaggiato insieme per 20 anni...)
43 min