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Radio3 Mondo -

Ogni giorno alle 6.50 la rassegna della stampa estera; dal lunedì al venerdì alle 11.00 personaggi, storie e eventi dall'attualità internazionale

Radio3 mondo offre quotidianamente una scelta ragionata degli articoli delle maggiori testate straniere nella rassegna stampa in onda alle 6.50. E continua a parlare di mondo con i suoi protagonisti alle ore 11.00 mettendo a fuoco eventi, luoghi e storie.

Lista episodi

22 Feb 2024

Agricoltori polacchi bloccano il confine con l'Ucraina | Boicottaggio giordano

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha proposto mercoledì un incontro con il governo polacco per risolvere il blocco al confine, che secondo lui avvantaggia solo Mosca. Il blocco, che potrebbe impedire le forniture di armi, ha riacceso le tensioni tra i vicini. Gli agricoltori polacchi hanno bloccato l'ingresso dei camion ucraini nel loro Paese per protestare contro quella che, a loro dire, è la concorrenza sleale delle importazioni più economiche dall'Ucraina: ne parliamo con Fabio Turco, giornalista di Centrum Report, progetto giornalistico sui paesi dell'Europa Centrale, in collegamento da Varsavia. Le #Interferenze di Andrea Borgnino ci porteranno invece verso la seconda tappa della nostra puntata, la Giordania, con il racconto di Radio al-Balad e Micro.radio: le storie e i suoni di due emittenti comunitarie indipendenti. Nel Paese inoltre, negli ultimi giorni, centinaia di manifestanti giordani hanno formato una catena umana per bloccare i camion che trasportano merci in Israele nel contesto del conflitto a Gaza. Gli attivisti protestavano contro la partecipazione della Giordania al cosiddetto corridoio terrestre "Dubai-Haifa", che collega il porto Jebel Ali di Dubai negli Emirati Arabi Uniti al porto israeliano di Haifa, attraverso strade che passano sia in Arabia Saudita che in Giordania. Le proteste sono continuate anche contro catene come McDonald's e Starbucks. Ieri si è tenuta una grande manifestazione davanti all'amministrazione della Valle del Giordano per impedire gli accordi sulla sostenibilità agricola e sull'acqua con Israele: ne parliamo con Laura Silvia Battaglia, giornalista esperta di Yemen e di zone di conflitto, voce di Radio3, autrice del documentario "Yemen, nonostante la guerra" (2020), in collegamento dalla Giordania. Ai microfoni, Marina Lalovic.
29 min
21 Feb 2024

Gasolina cubana | Stallo venezuelano | Crisi diplomatica tra Brasile e Israele

Dopo anni di prezzi relativamente stabili grazie all'aiuto del petrolio venezuelano, da qualche tempo il problema del costo della benzina a Cuba sta aggravando ulteriormente la già precaria situazione economica del Paese. In una dichiarazione resa alla televisione di Stato, il Ministro delle Finanze e dei Prezzi Vladimir Regueiro ha annunciato che il costo di un litro di benzina normale passerà da 25 pesos (20 centesimi di dollaro) a 132 pesos, mentre il prezzo della benzina premium passerà da 30 a 156 pesos. Le autorità hanno poi aggiunto che i turisti che visitano l'isola in difficoltà pagheranno il carburante in valuta estera. Il governo cubano, che sovvenziona quasi tutti i beni e i servizi essenziali, ha annunciato a fine dicembre una serie di misure volte a ridurre il deficit in un momento di grave crisi economica in tutta l'isola. Secondo le stime ufficiali, l'economia cubana si è ridotta del 2% nel 2023, mentre l'inflazione ha raggiunto il 30%: ne parliamo con Fabio Laurenzi, rappresentante di COSPE a Cuba. Il Venezuela intanto si trova nel mezzo dell'anno elettorale senza una data per le elezioni presidenziali che dovrebbero tenersi "nella seconda metà del 2024", senza leader dell'opposizione dopo che la conservatrice María Corina Machado, scelta a ottobre da forze politiche differenti, è stata inabilitata dal tribunale supremo di giustizia e con un'attivista importante imprigionata nell'elicoide, la prigione dei servizi segreti: ne parliamo con Roberto Da Rin, giornalista del Sole24ore esperto di America Latina. In chiusura la crisi diplomatica tra Brasile e Israele, con il presidente brasiliano Lula da Silva dichiarato "persona non grata" da Israele per le sue dichiarazioni che paragonano la guerra in corso a Gaza alla Shoah. Una crisi che potrebbe estendersi ad altri Paesi del Sudamerica, dato che nelle ultime ore i presidenti della Colombia, Gustavo Petro, e della Bolivia, Luis Arce, hanno espresso "piena solidarietà" al loro omologo brasiliano: ne parliamo con Claudileia Lemes Dias, scrittrice italano-brasiliana da 20 anni in Italia, ha pubblicato i saggi "Fascismo tropicale: il Brasile tra estrema destra e Covid-19" (Dissensi Edizioni, 2020); "Le catene del Brasile: un paese ostaggio delle religioni" (l'Asino d'Oro Edizioni, 2022). Collabora con la rivista Left. Ai microfoni, Marina Lalovic.
29 min
20 Feb 2024

L'ultima udienza di Assange | Gli israeliani vogliono tornare alle case di confine; allarme Unicef

La lotta del fondatore di WikiLeaks Julian Assange per evitare di essere accusato di spionaggio negli Stati Uniti potrebbe essere vicina alla fine, dopo una lunga saga legale nel Regno Unito che ha incluso sette anni di autoesilio nell'ambasciata ecuadoriana a Londra e cinque anni di prigione. Martedì Assange dovrà affrontare quella che potrebbe essere la sua ultima udienza in tribunale a Londra, nel tentativo di fermare la sua estradizione negli Stati Uniti. L'Alta Corte ha programmato due giorni di discussioni per stabilire se Assange possa chiedere a una corte d'appello di bloccare il suo trasferimento. Se la corte non dovesse autorizzare il ricorso, potrebbe essere mandato oltreoceano. Assange, 52 anni, esperto informatico australiano, è stato incriminato negli Stati Uniti con 18 capi d'accusa per la pubblicazione di centinaia di migliaia di documenti riservati da parte di Wikileaks nel 2010. Deve rispondere di 17 accuse di spionaggio e di un'accusa di uso improprio di computer. In caso di condanna, i suoi avvocati sostengono che potrebbe ricevere una pena detentiva fino a 175 anni, anche se le autorità statunitensi hanno dichiarato che la pena sarà probabilmente molto più bassa: ne parliamo con Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia. Mentre la legge sullo spionaggio è stata usata raramente contro coloro che fanno trapelare informazioni classificate, mai - fino ad ora - il governo l'ha citata contro qualcuno che pubblica tali informazioni. Anche se i membri più anziani dell'amministrazione Obama hanno criticato pubblicamente WikiLeaks e hanno discusso privatamente se perseguire Assange, alla fine si sono astenuti dal farlo ritenendo che una tale azione avrebbe minato il Primo Emendamento. L'approccio del governo è cambiato drasticamente durante l'amministrazione Trump, che ha avviato l'azione penale nei confronti di Assange, ed è purtroppo proseguito sotto l'amministrazione Biden, che sta confermando il caso ereditato dal suo predecessore: ne parliamo con Federico Romero, professore di Storia degli Stati Uniti d'America presso l'Università di Firenze. Nel conflitto in Medio Oriente intanto arriva l'allarme dell'Unicef sull'aumento delle morti infantili a Gaza mentre l'occupazione dei territori palestinesi da parte di Israele attira l'attenzione della Corte delle Nazioni Unite e gli israeliani spingono per tornare alle case di confine: ne parliamo con Nello Del Gatto, analista mediorientale, scrive per La Stampa, Eastwest, Affari Internazionali, in collegamento da Gerusalemme: ne parliamo con Nello Del Gatto, analista mediorientale, scrive per La Stampa, Eastwest, Affari Internazionali, in collegamento da Gerusalemme. Ai microfoni, Marina Lalovic.
29 min
19 Feb 2024

Il lascito di Navalny fuoricittà | Transazioni pericolose

Liberalismo, secolarismo, pacifismo, omosessualità e femminismo sono presi di mira oggi in Russia con leggi e campagne persecutorie, nel contesto di un sistema che si fa sempre più autoritario. Una crociata contro il mondo esterno, ma più spesso contro quello interno, per zittire qualsiasi tipo di opposizione. Cosa resta dell'opposizione ora che Navalny è morto in carcere? Per chi è significativa la sua figura e quanto le idee che rappresenta raggiungono i luoghi più remoti della Russia, al di là delle grandi città? Ne parliamo con Marta Allevato, giornalista redazione Esteri Agi, ex corrispondente a Mosca (dal 2010 al 2018), autrice del libro che uscirà domani "La Russia moralizzatrice. La crociata del Cremlino per i valori tradizionali" (Edizioni Piemme, 2024). |  Centinaia di persone di etnia serba hanno manifestato a Mitrovica Nord, nel nord del Kosovo, contro una nuova regolamentazione che prende di mira la valuta serba, il dinaro. Le restrizioni entrate in vigore dal 1° febbraio vietano agli istituti finanziari di utilizzare qualsiasi valuta diversa dall'euro per le transazioni locali. Anche se non è un membro dell'Unione Europea o della sua area valutaria, l'eurozona, il Kosovo ha adottato unilateralmente l'euro nel 2002 per contribuire a portare stabilità monetaria e per semplificare e ridurre i costi di transazione all'interno e all'esterno del paese. Intanto la Serbia ha ricevuto un'altra fornitura di armi dalla Russia, nonostante le sanzioni internazionali, e rimane l'unico paese in Europa che continua a firmare accordi di cooperazione con Mosca. Ne parliamo con Stefano Giantin, giornalista freelance in collegamento da Belgrado, si occupa di Balcani e di Europa centro-orientale e collabora con Ansa Nuova Europa e con Il Piccolo di Trieste, e con Francesco Ronchi, funzionario europeo e docente associato alla Columbia University di New York e autore di "La Scomparsa del Balcani" (Rubbettino editore, 2023). Ai microfoni Marina Lalovic.
28 min
16 Feb 2024

Regno Unito tra elezioni suppletive e recessione | Lasciateci cantare

Nel Regno Unito i Conservatori al governo hanno perso due elezioni suppletive nei collegi di Kingswood, vicino a Bristol, e Wellingborough, nel Northamptonshire: erano entrambi seggi alla Camera lasciati vacanti da Conservatori, e sono stati entrambi vinti da Laburisti. I risultati sono in linea con un grosso calo di popolarità dei Conservatori e del governo di Rishi Sunak avvenuto negli ultimi tempi, e arrivano in un momento complicato per l'economia del paese, appena entrato in recessione tecnica. Il mandato di Sunak scadrà alla fine di quest'anno ma non si sa ancora la data delle prossime elezioni. I Laburisti sono in ogni caso ampiamente in vantaggio nei sondaggi, per la prima volta da anni: ne parliamo con Nicol degli Innocenti, corrispondente da Londra per il Sole24Ore. Ramzi Aburedwan ha 44 anni ed è un musicista, compositore e arrangiatore palestinese. Cresciuto in un campo profughi vicino a Ramallah, a 8 anni fu immortalato in un foto mentre lanciava una pietra durante la Prima Intifada. La sua vita è cambiata quando ha iniziato a studiare musica, in Francia. Ora Ramzi insegna musica in Palestina, organizza eventi, programmi musicali e ha collaborato con vari musicisti. In un'intervista raccolta all'Auditorium di Roma da Roberto Zichittella, racconterà di come è cambiata la sua vita e di come è la situazione oggi in Palestina per chi fa musica. In Italia, intanto, un'opera in un atto con orchestra da camera racconta un'avventura umana sulla possibile amicizia tra due popoli perennemente opposti. "Voci da Hebron" nasce dalla coproduzione tra Opéra Théȃtre Eurométropole de Metz e Teatro Comunale Pavarotti Freni di Modena da un'idea del compositore e Direttore Artistico Cristian Carrara, che ha scritto la musica, e il giornalista, drammaturgo e scrittore Sandro Cappelletto, che firma il testo letterario e con il quale ne parleremo. Ai microfoni, Roberto Zichittella.
28 min
15 Feb 2024

L'opposizione indiana va in frantumi | La Francia e il mal d'oltremare

La coesione dell'opposizione indiana si sgretola, mettendo a rischio la sua capacità di sfidare Narendra Modi alle elezioni nazionali. L'alleanza tra partiti di centrosinistra e regionali, inaugurata lo scorso luglio sotto la bandiera patriottica dell'Indian National Developmental Inclusive Alliance, o INDIA, si è presentata come un fronte unitario per impedire al potente primo ministro indiano e al suo partito maggioritario indù Bharatiya Janata di arrivare al terzo mandato al potere. Tuttavia, i recenti sviluppi hanno dimostrato la fragilità di questa alleanza, con defezioni interne, arresti e intimidazioni che minano la sua coesione. La situazione politica indiana è in rapida evoluzione e il futuro dell'opposizione rimane incerto mentre si avvicinano le elezioni nazionali. Intanto gli agricoltori sono di nuovo in strada per protestare e provano a dirigersi verso la capitale Nuova Delhi andando incontro a una dura repressione della polizia: ne parliamo con Rita Cenni, corrispondente ANSA da Nuova Delhi. La Francia cerca nel frattempo di gestire territori d'oltremare: domenica 11 febbraio, a Mayotte, di fronte alle continue pressioni dell'immigrazione e alla rabbia dei residenti locali, il ministro dell'Interno e dell'Oltremare, Gérald Darmanin, ha annunciato misure "estremamente forti", la più "radicale" delle quali è una revisione costituzionale volta ad abolire lo ius soli nel 101° dipartimento francese. Con la legge sull'asilo e l'immigrazione del 2018, la legislazione prevede già che i genitori stranieri debbano risiedere legalmente sul suolo francese da almeno un anno prima che il loro figlio, se nato a Mayotte, possa rivendicare la nazionalità francese. Sostanzialmente, per ridurre il flusso migratorio verso Mayotte, il governo ha vuole rivedere il diritto al soggiorno legale e ridurre il numero di permessi di soggiorno rilasciati: ne parliamo con Stefano Montefiori, corrispondente del Corriere della Sera da Parigi. Ai microfoni, Roberto Zichittella.
29 min
14 Feb 2024

Rafah d'Egitto | Indonesia al voto

L'Egitto si è impegnato a rispettare un trattato di pace con Israele purché reciproco: è quanto affermato dal Ministro degli Esteri egiziano Shoukry dopo che nei giorni scorsi alcune fonti avevano ipotizzato una rottura del trattato se Israele avesse attaccato Rafah, al confine con l'Egitto. Intanto però le autorità egiziane si stanno affrettando a blindare e rafforzare militarmente la zona di confine con Gaza, per consolidare la loro posizione sul confine e prevenire una massiccia espulsione di palestinesi nel loro territorio. I colloqui tra Stati Uniti, Egitto, Israele e Qatar a Il Cairo per il rilascio degli ostaggi si sono conclusi ieri senza una svolta: ne parliamo con Alessia Melcangi, docente di Storia del Nord Africa e del Medio Oriente a La Sapienza di Roma e non-resident senior fellow all'Atlantic Council di Washington. Oggi si sono aperte le urne in Indonesia, dove più di 200 milioni di elettori votano per eleggere un nuovo presidente, in quella che è stata definita la più grande elezione del mondo in un solo giorno. L'estesa nazione del Sud-Est asiatico, la terza democrazia elettorale del mondo e il più grande Paese a maggioranza musulmana, ha compiuto progressi impressionanti dalla caduta del regime autoritario del defunto dittatore Suharto nel 1998, trasformandosi in una delle democrazie e delle economie più vivaci dell'Asia: ne parliamo con Emanuele Giordana, giornalista, direttore del sito atlantedelleguerre.it e tra i fondatori di Lettera22. Ai microfoni, Roberto Zichittella.
28 min
12 Feb 2024

Rafah sotto attacco | Un nuovo presidente per la Finlandia | Trump, la NATO e noi

Nella notte è cominciata l'offensiva via terra israeliana nella città di Rafah, a Gaza, con attacchi multipli da parte delle IDF. Due ostaggi israeliani sono stati liberati, Fernando Marman e Louis Norbeto Har. La stampa israeliana sostiene che le vittime palestinesi dell'operazione siano 22, mentre fonti palestinesi negano e parlano di centinaia di persone uccise dall'esercito israeliano. Ne parliamo con Maria Gianniti, corrispondente RAI a Gerusalemme. | Domenica i finlandesi hanno votato per il ballottaggio tra gli ex ministri degli Esteri, Alexander Stubb e Pekka Haavisto, entrambi candidati alle presidenziali, in un paese in cui è il presidente che guida la politica estera è anche il comandante in capo dell'esercito. La sicurezza internazionale e la difesa sono una priorità assoluta in Finlandia, soprattutto dopo aver aderito alla NATO lo scorso anno per contrastare la minaccia di un'espansione della Russia, con cui condivide il suo lungo confine. Il dibattito degli ultimi giorni si era concentrato non tanto sulle minacce esterne, quanto sulle preferenze sessuali di Haavisto, gay, che si è detto sorpreso di come negli ultimi giorni la sua sessualità sia diventata tema centrale del dibattito pubblico. La vittoria è andata a Alexander Stubb, che guiderà il paese da poco entrato in una NATO indebolita dalle dichiarazioni di Trump e che si prepara a difendere il "fronte Nord". Ne parliamo con Liisa Liimatainen, giornalista finlandese e con Andrea Carati, docente di relazioni internazionali all'Università di Milano. Ai microfoni Roberto Zichittella.
29 min
09 Feb 2024

Trattori spagnoli | Santo confine!

Agricoltori in piazza anche in Spagna, dove le rivendicazioni continuano nelle strade questo venerdì, quarto giorno consecutivo di proteste in cui si prevede che nuovi cortei di trattori e manifestazioni a piedi avranno luogo in diverse città del Paese. Il bilancio dei primi tre giorni di protesta conta 20 arresti e quasi 2.000 denunce per violazione della legge sulla sicurezza dei cittadini, la cosiddetta legge bavaglio. Si prevede che l'intensità delle proteste aumenti nel fine settimana, quando alcuni gruppi, tra cui il 6F, vogliono raggiungere la capitale con i loro trattori. I manifestanti chiedono soprattutto "prezzi equi" per i loro prodotti, un maggiore controllo sulle importazioni da paesi extra UE e una riduzione della burocrazia: ne parliamo con Lorenzo Pasqualini, giornalista freelance residente a Madrid, collabora con diverse testate ed è autore del sito El Itagnol. Intanto la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha annunciato che proporrà il ritiro del piano per dimezzare l'uso dei pesticidi in agricoltura, come concessione agli agricoltori europei che protestano: ne parliamo con Roberto Castaldi, Direttore di Euractiv.it, portale gratuito di informazione europea. In un clima di crescente preoccupazione per la sicurezza delle frontiere tra Stati Uniti e Messico, mentre continuano gli scontri in Senato tra Democratici e Repubblicani sulle politiche migratorie, un gruppo armato è emerso inaspettatamente e in modo aggressivo: si chiama "Take Our Border Back - Riprendiamoci il nostro confine - e conta più di 1.600 persone. Il gruppo si è formato su Telegram, si autodefinisce "l'Armata di Dio" e si è organizzato in convogli per andare a presidiare il confine. Intanto gli Stati Uniti hanno ripreso a deportare alcuni messicani su voli che li portano lontano dal confine meridionale. La mossa, dicono funzionari statunitensi e messicani, è progettata "per scoraggiarli dal tentare ripetutamente di entrare negli Stati Uniti": ne parliamo con Fausta Speranza, giornalista dell'Osservatore Romano e autrice del libro "Messico in bilico, viaggio da vertigine nel paese dei paradossi" (ed. Infinito, 2018), "Il senso della sete" (ed. Infinito, 2022). Ai microfoni, Anna Maria Giordano.
29 min
08 Feb 2024

Voto pakistano | Il caos al Congresso e la sentenza su Trump scuotono gli USA

L'8 febbraio, quando il Pakistan voterà alle elezioni nazionali, la democrazia del Paese dovrà affrontare la sua ultima prova. Si tratta di un'elezione che deciderà il prossimo governo della quinta nazione più popolosa del mondo: 128 milioni di persone si sono registrate per votare e scegliere 266 rappresentanti. Alcuni osservatori temono che la commissione elettorale di Islamabad possa rinviare il voto a causa del peggioramento delle condizioni di sicurezza e molti analisti temono che le elezioni, anche se si tenessero regolarmente, potrebbero non essere libere o giuste. Il Pakistan ha una lunga storia di interferenze politiche nei processi democratici da parte del suo potente esercito e questo rischio nel 2024 non viene meno: ne parliamo con Ejaz Ahmad, giornalista e mediatore culturale. Ha fondato l'associazione Nuove Diversità e il giornale Azad. Il Senato degli Stati Uniti ha di fatto affossato il pacchetto da 118 miliardi di dollari che include cospicui aiuti all'Ucraina (61 miliardi di dollari), a Israele (14 miliardi) e un fondo destinato a fronteggiare la crisi migratoria al confine con il Messico (20 miliardi). Un nutrito gruppo di repubblicani si oppone pervicacemente alla misura messa a punto dall'amministrazione Biden. Alcuni senatori stanno ora esplorando modi alternativi per inviare aiuti militari e finanziari a un'Ucraina sempre più in difficoltà. Una corte d'appello federale composta da tre giudici – di cui due nominati da Joe Biden – ha sentenziato in modo unanime che l'ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump non gode dell'immunità dai procedimenti penali per presunti crimini commessi durante il suo mandato. Il riferimento è all'imputazione di aver cercato il 6 gennaio 2021 di rovesciare l'esito delle ultime elezioni presidenziali, che hanno visto vittorioso il rivale democratico Biden. La questione è di rilievo in ottica sia elettorale sia istituzionale. Trump potrebbe perdere le elezioni qualora il processo avesse luogo nei prossimi mesi, quando la campagna elettorale per le presidenziali Usa entrerà nel vivo. È probabile quindi che il tycoon chieda alla Corte suprema di riesaminare la decisione, mantenendo così l'iter giudiziario congelato: ne parliamo con Alessia De Luca, giornalista e responsabile ISPI per le relazioni transatlantiche. Ai microfoni, Anna Maria Giordano.
29 min
07 Feb 2024

Marwan Barghouti è la chiave? | La Baku Connection

Hamas, nell'ambito dell'accordo sugli ostaggi e sul cessate il fuoco a Gaza, ha chiesto che Israele rilasci "migliaia" di detenuti palestinesi, anche con condanne all'ergastolo, e tra questi Marwan Barghouti,  possibile candidato presidente dell'Autorità nazionale palestinese che è in carcere dal 2002 in quanto leader della Seconda Intifada, condannato a 5 ergastoli. Ne parliamo con Roberto Bongiorni, giornalista del Sole 24 Ore. | Il 7 febbraio si tengono le elezioni presidenziali in Azerbaijan, con l'attuale presidente Ilham Aliyev che è già pronto ad assicurarsi un quinto mandato sull'onda di popolarità alimentata dalla vittoria del suo esercito contro i separatisti armeni del Nagorno-Karabakh. La cosa più inaspettata delle elezioni non è tanto il loro risultato, ormai scontato, ma è che siano state indette. Il voto era stato programmato per il 2025, ma Aliyev aveva annunciato all'inizio di dicembre che sarebbe stato anticipato. Aliyev è sicuro di mantenere il potere ma il modo in cui le elezioni e la campagna si stanno svolgendo, mostra che non intende lasciare spazio né all'opposizione né a critiche contro il suo operato, dicono i critici del presidente. Un'affermazione che i sostenitori di Aliyev invece negano. Negli ultimi mesi, intanto, un gruppo di giornalisti investigativi legato a Abzas Media, uno dei pochi media nazionali azeri che ancora osa indagare sulla corruzione ufficiale, è finito nelle mire del presidente: 13 di loro sono stati incarcerati negli ultimi mesi con accuse che diverse organizzazioni per i diritti umani hanno definito "inventate" sostenendo che l'operazione fa "parte di un giro di vite del governo sui media indipendenti". Ne parliamo con Eleonora Tafuro Ambrosetti, analista senior di Ispi, dipartimento Russia, Caucaso e Asia Centrale, e con Daniel Pommier, Professore assistente di Storia delle relazioni internazionali - Università ADA di Baku. Ai microfoni Anna Maria Giordano. 
29 min
06 Feb 2024

Senegal sull'orlo del baratro | Coppa d'Africa 2024 | Turchia, a un anno dal terremoto

La reputazione del Senegal come bastione della democrazia in una regione instabile è a rischio: i manifestanti si scontrano con la polizia fuori dall'Assemblea nazionale. All'interno, i legislatori hanno approvato un controverso disegno di legge per prolungare il mandato del presidente Macky Sall e ritardare le elezioni, dopo che quest'ultimo ha annullato le elezioni previste a sole tre settimane dalla scadenza. Khalifa Sall, uno dei principali oppositori ed ex sindaco di Dakar, che non è imparentato con il presidente, ha definito il ritardo un "colpo di stato costituzionale" e ha esortato la popolazione a protestare contro di esso. La sua coalizione politica ha promesso di andare in tribunale. Ne parliamo con Marco Simoncelli, fotografo freelance basato a Dakar del collettivo Fada  | Sempre con Marco Simoncelli parleremo anche della 34a edizione della Coppa d'Africa che si svolge dal 13 gennaio all'11 febbraio 2024 in Costa d'Avorio. | ll 6 febbraio 2023 alle 02:17 ore italiane (04:17 locali) la Turchia è stata colpita da un terremoto con una magnitudo pari a 7.9: le scosse hanno ucciso circa 53.000 persone e hanno spinto 6 milioni di persone a rifugiarsi temporaneamente nei dintorni o in altre regioni, ha dichiarato il ministero degli Interni mentre altre 8.000 persone sono state uccise nella vicina Siria, secondo i dati dell'agenzia turca per la gestione dei disastri Afad e della Fondazione internazionale per il soccorso e lo sviluppo della Mezzaluna blu. Tre settimane dopo il disastro, con il Paese ancora sconvolto, il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan aveva promesso che il suo governo avrebbe guarito "le ferite del terremoto in larga misura entro un anno". Ma nell'anniversario del disastro, un numero enorme di persone vive ancora in rifugi temporanei. Ne parliamo con Lea Nocera, docente di turco e storia Turchia contemporanea all'Università L'Orientale di Napoli e autrice per Zazà de La finestra sul Mediterraneo.   Ai microfoni Anna Maria Giordano.  --
29 min
05 Feb 2024

Oman, punto d'incontro | Siccità in Catalogna, prove di fine del mondo?

Il ministro degli Esteri dell'Oman ha espresso la sua "grave preoccupazione per la continua escalation nella regione" del Golfo in una dichiarazione condivisa con l'Oman News Agency. Badr al-Busaidi ha messo in dubbio l'efficacia degli attacchi di ritorsione statunitensi nello Yemen, sottolineando che "tali azioni compromettono la sicurezza, la stabilità e gli sforzi della regione per affrontare sfide come la violenza e l'estremismo". Ne parliamo con Eleonora Ardemagni, esperta monarchie del Golfo, forze militari arabe e Yemen, assistente all'università Cattolica di Milano e ricercatrice ISPI. | La Catalogna è entrata in fase di emergenza a causa della peggiore siccità mai registrata, e siamo solo a febbraio. La Generalitat ha esteso le restrizioni idriche all'80% della Catalogna, compresa Barcellona, per garantire l'approvvigionamento domestico nei prossimi mesi. In totale, quasi sei milioni di persone che per ora dovranno limitare il consumo a 200 litri al giorno per abitante, oltre a continuare ad applicare le restrizioni già in vigore, come il divieto di irrigare i giardini, di lavare l'auto se non in specifici esercizi commerciali che utilizzano acqua di ricircolo o di riempimento di piscine. Ne parliamo con Mario Magarò, giornalista freelance a Barcellona, esperto di Catalogna e crimini ambientali in Sudamerica, e con Giulio Boccaletti, autore di "Acqua, una biografia" (Mondadori 2022) e ricercatore associato onorario presso la Smith School dell'università di Oxford. Anna Maria Giordano ai microfoni.
29 min
02 Feb 2024

Biden, sanzioni e Iran | Divino Donald

Poche ore fa l'amministrazione statunitense ha approvato un piano per una serie di attacchi contro obiettivi iraniani sia in Siria che in Iraq. Il presidente Biden ha inoltre deciso di emettere sanzioni contro i coloni israeliani accusati di attaccare i palestinesi in Cisgiordania mentre tenta di guadagnare consenso elettorale: ne parliamo con Mario Del Pero, docente di Storia Internazionale e storia della politica estera statunitense all'Institut d'études politiques/SciencesPo a Parigi e autore di "Era Obama" (Feltrinelli) e "Libertà e Impero" (Laterza) e con Luciana Borsatti, giornalista e autrice dei libri: "Iran. Il tempo delle donne" (Castelvecchi 2023), "L'Iran al tempo di Biden" (Castelvecchi, 2021) e "L'Iran al tempo di Trump" (Castelvecchi, riedizione 2020). L'influenza del culto evangelico sulla vita politica dei Paesi, soprattutto nel continente americano, sta aumentando. Non fanno eccezione gli USA, dove l'ex presidente Trump in questi anni è rimasto al centro della vita politica statunitense anche grazie al sostegno della destra cristiana, che lo considera un leader benedetto da Dio. Negli ultimi quarant'anni, dall'elezione di Ronald Reagan in poi, le Chiese cristiano evangeliche statunitensi hanno sempre sostenuto i candidati e i presidenti Repubblicani. Hanno continuato a sostenere i Repubblicani anche nel 2016, quando Donald Trump vinse le primarie e poi divenne presidente, nonostante fosse un politico pluridivorziato, magnate dei casinò, che aveva mostrato fino a quel momento poca o nessuna attenzione alla religione. Oggi, otto anni dopo, Trump è con ampio margine il candidato preferito dall'elettorato che si riconosce come evangelico e analisti ed esperti di movimenti religiosi evidenziano come non ci sia mai stata una convergenza così compatta e convinta su un candidato: ne parliamo con Mario Del Pero, docente di Storia Internazionale e storia della politica estera statunitense all'Institut d'études politiques/SciencesPo a Parigi e autore di "Era Obama" (Feltrinelli) e "Libertà e Impero" (Laterza). Ai microfoni, Costanza Spocci. 
29 min
01 Feb 2024

Appuntamento (al buio) a Bruxelles | Le sfide interne dell'Ucraina

L'Unione europea sostiene ancora l'Ucraina. Questo è il messaggio che l'UE vuole inviare a Kiev questa settimana, poco prima del terzo anniversario dell'invasione russa. Vuole inviare lo stesso messaggio a Mosca e persino a Donald Trump. Per raggiungere questo obiettivo, l'UE vuole dare a Kiev 50 miliardi di euro e aumentare le spedizioni di armi, imporre nuove sanzioni alla Russia e prelevare i profitti dai beni russi congelati per sostenere la ricostruzione dell'Ucraina. In vista dell'incontro dei leader, diplomatici e funzionari hanno espresso ansia, sperando che il primo ministro ungherese Viktor Orbán abbandoni la sua opposizione al pacchetto di aiuti all'Ucraina - una misura che tecnicamente richiede l'accordo di tutti i 27 governi dell'UE. Sul tavolo ungherese anche il via libera all'adesione della Svezia alla NATO che, secondo quanto dichiarato dallo stesso Orban la scorsa settimana, dovrebbe procedere senza intoppi: ne parliamo con Adriana Cerretelli, editorialista del Sole24Ore esperta di temi europei. | Mentre l'Ucraina combatte contro una feroce offensiva russa e i suoi leader attendono di sapere se gli alleati occidentali approveranno più di 100 miliardi di dollari in aiuti molto necessari, il governo di Kiev sta affrontando un ulteriore problema: il tumulto nei suoi ranghi più alti, incentrato sul destino del comandante militare più importante. Questa settimana, nei circoli politici e militari, nei media e su internet, si è diffusa la voce che il Presidente Volodymyr Zelensky avesse licenziato il comandante, Gen. Valeriy Zaluzhny, tanto che l'ufficio del Presidente è stato costretto a smentire pubblicamente. La rimozione del generale Zaluzhny potrebbe anche portare a uno spinoso problema politico per Zelensky. Il comandante militare è ora più popolare del presidente in alcuni sondaggi d'opinione e il suo licenziamento sarebbe visto da alcuni come una mossa volta a sminuire il generale come potenziale avversario politico. Le frizioni tra i due non sono nuove ma si sono inasprite nel tempo. Pochi giorni fa, inoltre, l'agenzia di intelligence ucraina ha dichiarato di aver smascherato un piano di appropriazione indebita di 40 milioni di dollari da parte di una società di difesa: ne parliamo con Ugo Poletti fondatore di The Odessa Journal, magazine online in lingua inglese e italiano. Ai microfoni: Costanza Spocci
29 min
31 Gen 2024

Via la UNRWA dalla Striscia? | Gli ospedali di Gaza

La situazione del conflitto in Medio Oriente cambia rapidamente e uno degli ultimi sviluppi potrebbe avere un forte impatto sull'assistenza umanitaria nella Striscia di Gaza. Israele infatti ha accusato dodici - altre fonti parlano di tredici - dei circa 28mila dipendenti regionali dell'agenzia delle Nazioni Unite di essere coinvolti nell'attacco di Hamas del 7 ottobre. Questo ha portato dodici paesi, tra cui Stati Uniti, Canada e Germania, a sospendere i finanziamenti in attesa di chiarimenti. L'UNRWA ha fatto sapere intanto di avere licenziato i dipendenti indagati. Il 29 gennaio il segretario di Stato statunitense Antony Blinken aveva invitato l'agenzia a procedere con urgenza a un'indagine interna, pur riconoscendo che il suo lavoro a Gaza è "assolutamente necessario". Il blocco dei finanziamenti è stato fortemente criticato dai palestinesi e dalle ong, mentre il ministro degli esteri Yisrael Katz ha cancellato un incontro previsto per il 31 gennaio con il direttore dell'Unrwa Philippe Lazzarini, chiedendo le sue dimissioni: ne parliamo con Meron Rapoport, giornalista a Local Call/+972Mag, traduttore e attivista politico, tra i fondatori del movimento A Land for All, che chiede la creazione di due stati indipendenti, Israele e Palestina, con confini aperti, libertà di movimento e istituzioni comuni e con Antonino Brusa, direttore delle risorse umane dell'UNRWA. A Gaza non esiste più una struttura sanitaria in grado di fornire cure mediche salvavita nel caso di un grande afflusso di feriti. Questa la denuncia di MSF dopo che anche il Nasser Hospital non è più in grado di fornire assistenza medica vitale e lo European Hospital rimane ad oggi irraggiungibile. Gli ospedali devono rimanere spazi protetti e solo un cessate il fuoco duraturo permetterà di attuare le misure imposte a Israele dalla Corte internazionale di giustizia, afferma l'organizzazione. Ne parliamo con Giuseppe Soriani, chirurgo di Medici Senza Frontiere, ha lavorato nell'ospedale di Al-Aqsa a Gaza. In conduzione: Costanza Spocci.
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30 Gen 2024

Il piano per il dopo-guerra dell'estrema destra israeliana | Offensiva nel Myanmar

Domenica sera, a Gerusalemme, si è svolto il più grande evento dal 7 ottobre: 5.000 israeliani (secondo gli organizzatori) si sono riuniti all'International Convention Center, cantando e ballando alla "Conferenza per la vittoria di Israele - gli insediamenti portano sicurezza: Ritorno alla Striscia di Gaza e alla Samaria settentrionale". Il piano per la costruzione di sei nuovi insediamenti a Gaza è stato presentato in termini pragmatici di sicurezza. Questo è tutto ciò che vogliono, hanno detto: restituire la sicurezza agli israeliani attraverso la classica costruzione di insediamenti sionisti. Hanno già delle prospettive, anche sulle rovine di Gaza City, e nomi come Oz Haim, Hessed le'Alafim, Yishay e Maoz. Il quotidiano israeliano Haaretz scriveva proprio oggi in un commento, con amara ironia, che sembrano essere gli unici ad avere un piano per il dopo-guerra: ne parliamo con Maria Gianniti, corrispondente RAI da Gerusalemme. Nel Myanmar, devastato dalla guerra, un'offensiva lanciata a fine ottobre da un'alleanza di tre gruppi di ribelli appartenenti a minoranze etniche nella regione settentrionale del Paese ha rappresentato la più grande sfida ai militari dal colpo di Stato del 1° febbraio 2021, che ha spodestato il governo eletto di Aung San Suu Kyi. Insieme alle offensive di altri gruppi etnici ribelli e delle milizie di un governo parallelo formato da membri del partito politico di Suu Kyi, gli attacchi minacciano la presa del potere da parte dei militari a tre anni dal colpo di Stato. Ma gli osservatori avvertono che è troppo presto per aspettarsi che le forze di resistenza sconfiggano l'esercito, perché l'autorità è ancora consolidata nel capo della giunta e i ribelli etnici hanno rivendicazioni contrastanti sui territori. La Cina, preoccupata per il conflitto al di là del suo confine, ha mediato tra le due parti e ha annunciato accordi di cessate il fuoco a dicembre e gennaio. Ma gli accordi sono saltati, con l'alleanza che ha dato la colpa ai continui attacchi aerei e all'artiglieria dell'esercito: ne parliamo con Sara Perria, giornalista RAI esperta di Myanmar dove ha vissuto e su cui ha scritto per pubblicazioni internazionali come FT, Guardian, Nikkei asia e in Italia La Stampa e con la testimonianza di uno studente di italiano del Myanmar centrale. Ai microfoni, Costanza Spocci.
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29 Gen 2024

L'attacco alla Tower 22 | Polonia inquieta

Tre soldati dell'esercito statunitense sono stati uccisi e più di 30 membri del servizio sono rimasti feriti in un attacco di droni avvenuto nella notte contro un piccolo avamposto americano in Giordania, noto come Tower 22, segnando la prima volta che soldati statunitensi sono stati uccisi in Medio Oriente dall'inizio della guerra di Gaza."Risponderemo", ha detto il presidente Joe Biden parlando domenica in South Carolina. L'uccisione di tre statunitensi alla Tower22 in Giordania, vicino al confine con la Siria, rappresenta un'escalation significativa di una situazione già precaria in Medio Oriente. I funzionari hanno detto che il drone è stato sparato da militanti sostenuti dall'Iran e sembrava provenire dalla Siria: ne parliamo con Maria Fantappié, responsabile Programma Med Medio Oriente e Africa allo IAI e con Guido Olimpio, giornalista del Corriere della Sera. | Il leader dell'opposizione polacca Jarosław Kaczyński ha incoraggiato l'uso di "vari metodi" da parte dei sostenitori del suo partito Diritto e Giustizia (PiS) per sfidare il governo pro-UE di Donald Tusk, sollevando il timore che la tensione politica a Varsavia possa sfociare in violenze. Kaczyński, potente capo del partito nazionalista, giovedì ha messo in dubbio la legittimità del nuovo governo Tusk, chiedendo un "periodo di transizione" e nuove elezioni. "Abbiamo una situazione di emergenza. La Costituzione non è praticamente più valida. Pertanto, si possono usare vari metodi". Tusk, ex presidente del Consiglio europeo di Bruxelles, ha risposto al suo rivale di lunga data, accusandolo di fomentare un'insurrezione. Alcuni alleati di Tusk hanno paragonato le manovre di Kaczyński alle azioni intraprese dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump nel gennaio del 2021, quando la sua accesa retorica spinse i suoi sostenitori a prendere d'assalto il Campidoglio: ne parliamo con Fabio Turco, giornalista di Centrum Report residente a Varsavia. Ai microfoni: Costanza Spocci.
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26 Gen 2024

Negoziati incerti | Invasion day

Il conflitto in Medio Oriente va avanti aumentando il numero di vittime sul campo, la rabbia dei familiari degli ostaggi israeliani in mano ad Hamas e il numero di indiscrezioni sul fronte dei negoziati. La tensione nelle ultime ore è aumentata con Doha, con il portavoce del Ministero della Difesa del Qatar che ha accusato Netanyahu di ostacolare intenzionalmente gli sforzi di mediazione per ragioni politiche dopo che è emersa una registrazione in cui il premier israeliano criticava il ruolo di Doha. Questa settimana, inoltre, Israele avrebbe anche fatto un'offerta per un cessate il fuoco di due mesi durante il quale Hamas rilascerebbe gli ostaggi in cambio di prigionieri palestinesi. Il piano avverrebbe in più fasi: un approccio graduale per il rilascio di diverse categorie di ostaggi israeliani - a partire dai civili fino ai soldati - in cambio di una pausa nelle ostilità, del rilascio dei prigionieri palestinesi e di maggiori aiuti a Gaza. Secondo la proposta, a Yahya Sinwar e ad altri alti dirigenti di Hamas a Gaza verrebbe permesso di trasferirsi in altri Paesi. Nelle ultime settimane, si sono intensificati gli sforzi di mediazione guidati proprio dal Qatar, oltre che da Washington e dall'Egitto, ma il piano quadro è bloccato dalle divergenze tra le due parti su come porre fine in modo permanente alla guerra di Gaza. Ne parliamo con Daniele Raineri, giornalista e inviato de la Repubblica. | In Australia la festa nazionale, che ricorda lo sbarco della First Fleet nella baia di Sydney, avvenuto il 26 gennaio del 1788, è oggi turbata da manifestazioni e attacchi alle statue di Cook e Vittoria organizzate da chi l'ha ribattezzata "Invasion day". Le tensioni sono aumentate quando a ottobre gli australiani hanno bocciato il referendum che avrebbe cambiato la costituzione riconoscendo gli aborigeni come primo popolo dell'Australia e istituendo un organo rappresentativo che ne avrebbe portato la voce in Parlamento. Ne parliamo con Carlo Oreglia, giornalista radio di SBS Italian a Melbourne. Con Luigi Spinola alla conduzione.
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25 Gen 2024

L' Il-76 di Belgorod | Un nuovo candidato per la Russia

Un aereo militare Il-76 si è schiantato mercoledì nella regione meridionale russa di Belgorod, vicino all'Ucraina, uccidendo tutti i passeggeri a bordo. Il Ministero della Difesa russo ha definito l'incidente un un attacco terroristico e ha fatto sapere che l'aereo trasportava 65 prigionieri di guerra ucraini, sei membri dell'equipaggio e tre scorte. Il Cremilino ha detto che i prigionieri di guerra ucraini venivano trasportati in aereo per uno scambio di prigionieri. L'intelligence militare ucraina invece ha affermato che non le è stato detto di garantire uno spazio aereo sicuro come in precedenti occasioni. Ne parliamo con Marta Serafini, giornalista ed inviata del Corriere della Sera in Ucraina e autrice del libro "L'Ombra del nemico" (ed.Solferino, 2020). | Il Cremlino permetterà a un candidato contro la guerra di correre per la presidenza? Questa è la domanda principale che migliaia di russi si sono posti negli ultimi giorni mentre facevano lunghe file per mostrare il loro sostegno alla speranza presidenziale Boris Nadezhdin, 60 anni, politico veterano del partito di centro-destra Iniziativa Civica, che nel suo manifesto elettorale si definisce "un oppositore di principio" delle politiche di Putin. Chiedendo apertamente di porre fine alla guerra contro Kiev, Nadezhdin promette di porre fine alla mobilitazione, di riportare a casa i soldati russi e di liberare i prigionieri politici se verrà eletto. Ha anche descritto l'espansione delle restrizioni sull'aborto e il divieto del movimento LGBTQ+ come "completa assurdità", parlando di "Medioevo". In quella che alcuni considerano una nuova forma di protesta contro la guerra, migliaia di persone a Mosca e in tutto il Paese stanno lasciando le loro firme per Nadezhdin per permettergli di apparire sulla scheda elettorale alle elezioni di marzo. Ne parliamo con Alberto Zanconato, corrispondente ANSA da Mosca. Ai microfoni Luigi Spinola.
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24 Gen 2024

Il futuro degli USA | Paro general in Argentina

A pochi mesi dalle elezioni presidenziali in USA, previste per novembre, le vittorie dell'ex presidente Donald Trump in Iowa la scorsa settimana e in New Hampshire martedì 23 gennaio lasciano la sua principale rivale repubblicana, Nikki Haley, con una battaglia in salita: questa seconda vittoria nella lotta per la nomination repubblicana, infatti, ha accelerato la spinta di Trump affinché il partito si coalizzi dietro di lui. La sconfitta di Haley in New Hampshire è arrivata otto giorni dopo che l'ex presidente aveva battuto il governatore della Florida Ron DeSantis in Iowa in modo così netto da estromettere DeSantis dalla corsa. Trump e i suoi alleati hanno trasformato le due vittorie iniziali in una pietra miliare, dichiarando, dopo le prime due gare, che il partito deve unirsi dietro di lui per prepararsi a una rivincita a novembre tra Trump e il presidente Biden: ne parliamo con Alessia De Luca, consigliera ISPI, esperta di politica americana. Responsabile del progetto USA 2024 per ISPI | Il 24 gennaio in Argentina è previsto uno sciopero generale convocato dalla Confederazione Generale del Lavoro (CGT) per respingere il DNU, il Decreto di Necessità e Urgenza, e la legge omnibus del governo che Javier Milei cerca di approvare al Congresso. Il DNU è stato pubblicato in gazzetta ufficiale il 20 dicembre, solo undici giorni dopo l'insediamento presidenziale, e propone più di 300 articoli che modificano o abrogano leggi come la legge sulla gestione degli incendi , la legge sulle carte di credito. La mobilitazione per lo sciopero avrà inizio alle 12 davanti al Congresso Nazionale. Aderiranno i funzionari dei servizi pubblici, servizi ospedalieri, medici di base. Bloccati anche trasporti su linee di tram, metro e sciopero delle compagnie aeree, a cui aderiscono anche diverse banche. Ne parliamo con Paolo Galassi, freelance da Buenos Aires, collabora con Avvenire, Il Venerdi di Repubblica e Rai Italia. Ai microfoni, Luigi Spinola.
29 min
23 Gen 2024

Germania bipolare | La rabbia degli agricoltori

In Germania la corrente conservatrice della CDU, guidata dall' ex capo dei servizi segreti, ha deciso di formare un vero e proprio partito, disponibile a lavorare con l'estrema destra dell'AfD. La nuova formazione si chiama Werteunion, o Unione dei Valori, e mira a prendere parte alle prossime elezioni regionali in tre Länder della Germania orientale. Anche a sinistra, due settimane fa, è nato da una costola della Linke un nuovo partito che tenta di intercettare il sentimento anti-migranti, è la Sahra Wagenknecht Alliance (BSW). Ne parliamo con Tonia Mastrobuoni, corrispondente da Berlino per La Repubblica. | Da diversi giorni gli agricoltori francesi esprimono la loro rabbia boccando coi trattori la A64 nei pressi di Tolosa e minacciando di diffondere il movimento in tutto il resto della Francia. La tempistica della protesta non è casuale. Marc Fesneau, il ministro dell'Agricoltura e della Sovranità alimentare, avrebbe dovuto presentare a giorni al Consiglio dei ministri un progetto di legge sulla politica agricola, ma la decisione è stata rinviata di qualche settimana. Gli agricoltori hanno deciso di aumentare la pressione sul governo in vista del "sacrosanto" Salon de l'agriculture, che quest'anno avrà inizio il 24 febbraio, consapevoli che il tema "agricoltura" a livello europeo è sempre più caldo in vista delle elezioni europee di giugno. In questo quadro, l'estrema destra del Rassemblement National si erge a portavoce della rabbia contadina che da diversi mesi si diffonde in Europa, facendo eco ai suoi alleati olandesi e tedeschi, con Jordan Bardella candidato del partito di estrema destra alle elezioni europee, che si considera il rappresentante di questi movimenti. Ne parliamo con Stefano Montefiori, corrispondente del Corriere della Sera da Parigi, e con Angelo Di Mambro, giornalista, responsabile per lagrifood per il sito di informazione EurActiv.com. Ai microfoni Luigi Spinola.
28 min
22 Gen 2024

Il tempio della discordia | Kim si prepara alla guerra?

Il primo ministro indiano Narendra Modi inaugura oggi il tempio indù di Ayodhya, un grandioso sito religioso dedicato al dio indù Ram, dove milioni di credenti ritengono sia nata la divinità. In quel luogo sorgeva prima una moschea, distrutta da nazionalisti indù, e la costruzione del tempio è una promessa centrale del partito nazionalista indù Bharatiya Janata Party (BJP) di Modi, risalente a 35 anni fa, ed è il centro una questione politica controversa che ha contribuito a catapultare il partito alla ribalta e al potere. Lo spettacolo religioso guidato dal Primo Ministro Narendra Modi per l'inaugurazione avviene a pochi mesi dalle elezioni indiane, in cui il PM cercherà un raro terzo mandato. Ne parliamo con Rita Cenni, corrispondente ANSA da Nuova Delhi. Kim Jong Un ha davvero preso la decisione strategica di entrare in guerra? Del doman non c'è certezza, ma la situazione nella penisola coreana è più pericolosa di quanto lo sia mai stata dall'inizio di giugno 1950, dicono gli analisti di 38th North. Non si sa quando o come Kim intenda premere il grilletto, ma il pericolo sarebbe già ben oltre gli avvertimenti di routine lanciati a Washington, Seul e Tokyo sulle "provocazioni" di Pyongyang. Significativa in questo senso la decisione di cancellare dalla Costituzione l'obiettivo della riunificazione e di definire Sud Corea "il nemico principale". Kim ha ordinato che i sudcoreani non siano più considerati compatrioti e da tempo arrivano condanne ai lavori forzati per i giovani scoperti a guardare le serie TV sudcoreane. Anche il contesto militare non promette bene: a partire dagli ultimi test missilistici, oltre alla revisione della dottrina nucleare, il tutto mentre Pyongyang rafforza la cooperazione militare con la Russia. Ne parliamo con Francesco Alberti, giornalista, collabora con Chosun Ilbo, The Edge, e Mainichi Shinbun. Luigi Spinola ai microfoni.
29 min
19 Gen 2024

Fine guerra mai? | Le rivolte della Baschiria | La Russia dietro la cortina

Netanyahu ha convocato una conferenza stampa per respingere i piani diplomatici su cui lavorano USA e Stati arabi per la risoluzione del conflitto, con l'ipotesi di istituzione di uno Stato palestinese. Il piano per porre fine alla guerra tra Israele e Hamas prevede però non solo la creazione di uno Stato palestinese ma anche della normalizzazione dei rapporti tra Arabia Saudita e Israele: si tratterebbe di una fase fondamentale degli accordi di Abramo, una fase che lo stesso presidente israeliano Herzog a Davos ha definito come "fondamentali" per porre fine alla guerra a Gaza. Intanto la maggioranza interna al governo Netanyahu traballa, così come quella all'interno del suo stesso partito, il Likud. Il ministro israeliano ed ex capo di Stato Maggiore Eisenkot, Sfidando Netanyahu, ha detto che parlare di "sconfitta assoluta" di Hamas è una favola e dice che sono necessarie nuove elezioni per ripristinare la fiducia del pubblico. Ne parliamo con Eric Salerno, giornalista, inviato speciale, esperto di questioni africane e mediorientali, ex corrispondente del Messaggero. | Lunedì centinaia di residenti della Repubblica russa del Bashkortostan hanno organizzato una grande protesta a sostegno di Fail Alsynov, attivista e leader di Bashkort, un'organizzazione politica che difende la sovranità della Baschiria che le autorità russe hanno bollato come estremista, decretandone la chiusura nel 2020. La manifestazione ha avuto luogo nella città di Baymak, dove il tribunale locale ha ascoltato le conclusioni del caso Alsynov, che è agli arresti da ottobre 2023 e che le autorità accusano di "incitamento all'odio etnico". Manifestazioni con questi numeri difficilmente trovano spazio nella federazione russa e ancora più difficilmente trovano eco all'estero. Ne parliamo con Rosalba Castelletti, inviata de La Repubblica a Mosca. |   Per gli osservatori occidentali la Russia è tornata a essere una terra lontana, misteriosa e ostile. Sembra inverosimile, nell'era dei social media, che si sappia così poco del Paese che ha sconvolto l'ordine internazionale, ma le ombre che circondano la Russia sono solo aumentate dai tempi dell'Unione Sovietica. Una cosa è osservare il Paese dall'esterno, un'altra è cercare di capire come i russi vivono la guerra e reagiscono alle sanzioni dall'interno, e cosa sperano che ci sia nel futuro. Ne parliamo con Marzio Mian, giornalista e scrittore, autore dell'articolo di copertina di Harper's Magazine di gennaio "Behind the Iron Curtain. Caviar, counterculture, and the cult of Stalin reborn". Con Anna Maria Giordano ai microfoni.
29 min
18 Gen 2024

Germania in piazza contro l'estrema destra | Guerra ai narcos in Ecuador

Proteste contro il partito di estrema destra Alternativa per la Germania (AfD) continuano in tutta la Germania, dopo l'uscita notizia riportata dall' outlet Correctiv secondo cui due alti membri del partito avrebbero partecipato a una riunione per discutere i piani per la deportazione di massa di cittadini di origine straniera. Mentre il partito si scaglia da tempo contro gli immigrati, le proposte di deportazione di "cittadini non assimilati" in "uno stato modello nel Nord Africa" - così riporta Correctiv - hanno colpito un nervo scoperto in Germania. Alcuni li hanno paragonati al piano iniziale dei nazisti di deportare gli ebrei europei in Madagascar. Ne parliamo con Agnese Franceschini, giornalista della radio e televisione pubblica tedesca WDR. La guerra ai narcos in Ecuador è possibile? È una domanda da un miliardo di dollari, letteralmente. Il ministro delle Finanze ecuadoregno Juan Carlos Vega ha infatti annunciato il progetto di legge per un aumento dell'Iva che passerebbe dal 12 al 15%, dicendo che questo sarebbe l'unico modo per finanziare una guerra interna che, stima Vega, costerà "oltre 1 miliardo di dollari". Promesse di sostegno finanziario contro la lotta al narcotraffico arrivano anche da imprenditori e rappresentanti di imprese multinazionali che si sono incontrati con la Ministra degli Esteri a lato dei meeting ufficiali del World Economic Forum di Davos. Il 21 gennaio è prevista anche una riunione d'emergenza dei ministri dei Paesi andini per concordare risposte comuni alla criminalità transnazionale. Al momento però il futuro dell'Ecuador non sembra più roseo: il tasso di omicidi di minori è aumentato del 640% negli ultimi 3 anni, con 770 morti nel 2023 rispetto ai 104 del 2019, tutte violenze causate dall'aumento della criminalità in diverse zone del paese. Ne parliamo in studio con Federica Ciavoni, cooperante internazionale che ha lavorato a lungo in Ecuador nell'ambito di progetti con minori, migranti e rifugiati per UNHCR e Focsiv. Ai microfoni Anna Maria Giordano
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17 Gen 2024

Una pioggia di missili iraniani | Dall'Ucraina al Mar Rosso: la difesa UE nel 2024

L'Iran ha dichiarato di aver lanciato attacchi aerei nel Baluchistan pakistano per colpire il gruppo militante sunnita Jaish al-Adl. Gli attacchi arrivano a poco meno di ventiquattr'ore da una pioggia di missili iraniani che hanno colpito il Kurdistan iracheno e la provincia di Idlib in Siria. Ne parliamo con Maria Fantappié, responsabile Programma Med Medio Oriente e Africa allo IAI, e con Elisa Giunchi, professoressa ordinaria di Storia dell'Asia all'università degli Studi di Milano. Autrice di diversi libri, tra cui "Il pashtun armato" (2021). | La guerra della Russia contro l'Ucraina ha dimostrato chiaramente che la sicurezza europea continua ad essere "made in the US". Questo significa che il futuro della difesa europea nel 2024 dipenderà anche dall'esito delle elezioni americane di novembre, con annessi i rischi di una potenziale sfida all'articolo 5 di difesa collettiva della NATO e dall'interruzione del sostegno statunitense all'Ucraina. Nel 2024 gli europei dovranno cercare di mantenere gli Stati Uniti impegnati nella sicurezza europea e allo stesso tempo iniziare a preparare strategie per mitigare i rischi di un possibile abbandono in caso di rielezione di Trump. Ma la Ue, alla vigilia delle elezioni di giugno, è pronta ad affrontare una delle questioni cruciali per la sua tenuta? L'evoluzione del conflitto mediorientale e il fronte del Mar Rosso d'altro canto hanno mostrato la scarsa prontezza di riflessi e l'inadeguatezza di Bruxelles, che sarà mai pronta a formulare e attuare una sua strategia? Ne parliamo con Gilles Gressani, giornalista e saggista, dirige Le Grand Continent, rivista di riflessione politica. Ai microfoni Anna Maria Giordano.
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15 Gen 2024

USA, iniziano le primarie | 2024, anno di elezioni

Il 15 gennaio si tiene il caucus repubblicano dell'Iowa, l'evento elettorale che dà ufficialmente inizio alla stagione delle primarie negli Stati Uniti, in vista delle elezioni presidenziali di fine anno. Il termine "caucus" risale alla tradizione della tribù dei nativi Algonquin di riunirsi per prendere decisioni, seguendo le direttive del "caucauasu", un consigliere anziano, ma significa anche "stare seduti per terra a gambe incrociate davanti alle tende". Con i "caucus" - seduti in chiese, palestre e luoghi pubblici - si incontrano gli attivisti e gli iscritti di un partito, in una delle forme più antiche della democrazia dal basso con cui procedono alla scelta dei delegati da mandare alla convention nazionale che eleggerà il candidato alla Casa Bianca. Il caucus dell'Iowa è di solito investito di grande importanza, perché è la prima consultazione di ogni corsa elettorale, perché è da qui che si cominciano a misurare le intenzioni dell'elettorato. Ne parliamo con Mattia Diletti, docente di Scienza Politica a La Sapienza, e con Marilisa Palumbo, capa redattrice esteri Corriere della Sera. | Questo è l'anno del voto per eccellenza: i paesi che ospitano quasi la metà della popolazione mondiale sceglieranno i propri governi alle elezioni del 2024, cosa mai accaduta prima in un solo anno. Ne parliamo con Francesco Clementi, professore di Diritto pubblico comparato, autore di Eleggere il presidente. Gli Stati Uniti da Roosevelt a oggi (Marsilio, 2020). Ai microfoni Anna Maria Giordano.
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12 Gen 2024

Attacco nello Yemen | Israele accusato di genocidio | Elezioni a Taiwan

Gli Usa e la Gran Bretagna hanno lanciato nella notte attacchi contro postazioni degli Houthi in Yemen dopo che i miliziani hanno sfidato il monito a non intralciare il commercio internazionale sul Mar Rosso, una rotta chiave tra Europa e Asia, in supporto alla causa palestinese. Da circa due mesi, gli attacchi dei miliziani yemeniti, sostenuti da Teheran, alle navi commerciali nel Mar Rosso sono diventati una delle variabili più pericolose e meno prevedibili nel calcolo del rischio dello scenario più temuto: quello di un'escalation della guerra in Medio Oriente che coinvolga direttamente Usa e Iran. Ieri inoltre l'Iran ha sequestrato una petroliera nel Golfo di Oman, contiguo al Mar Rosso, per rappresaglia contro gli Stati Uniti. Ne parliamo con Laura Silvia Battaglia, giornalista esperta di Yemen e voce di Radio3, autrice del documentario "Yemen, nonostante la guerra" (2020). | La Corte internazionale di giustizia (Cig) tiene un'udienza a porte aperte l'11 e il 12 gennaio su un caso portato avanti dal Sudafrica che accusa Israele di genocidio nella guerra di Gaza e chiede una sospensione d'emergenza della sua campagna militare. Qualsiasi ordine della Corte Internazionale di Giustizia a Israele di cambiare le sue tattiche militari e di desistere da qualsiasi atto giudicato genocidio potrebbe produrre una modifica effettiva della sua campagna militare, poichè Israele è firmatario della convenzione ONU sul genocidio. Ne parliamo con Chantal Meloni, Professoressa associata di Diritto penale presso l'Università degli Studi di Milano dove è titolare del corso di International Criminal Law; è inoltre legal advisor dello European Center for Constitutional and Human Rights. | Il 13 gennaio gli elettori di Taiwan sceglieranno un nuovo presidente , che darà il tono alle relazioni tra le due maggiori superpotenze mondiali per gli anni a venire. Il voto sarà l'ottava elezione presidenziale diretta di Taiwan da quando è finita la legge marziale alla fine degli anni '80. L'attuale presidente, Tsai Ing-wen, deve dimettersi a causa dei limiti di mandato, e il suo attuale vice, Lai Ching-te, è in corsa per mantenere al potere il Partito Democratico Progressista. Si scontra con Hou Yo-ih dell'opposizione nazionale Kuomintang, che ha governato durante decenni di autoritarismo, e con il Partito popolare di Taiwan, guidato dal fondatore Ko Wen-je. La campagna è stata dominata dalla minaccia del Partito comunista cinese di annettere Taiwan , ma i sondaggi hanno dimostrato che sono le questioni economiche a costituire la principale preoccupazione degli elettori, tra cui i bassi salari, l'accessibilità degli alloggi, la sicurezza energetica e l'inflazione. Ne parliamo con Lorenzo Lamperti, Direttore editoriale di China Files e giornalista freelance da Taipei. Con Roberto Zicchitella alla conduzione.
29 min
11 Gen 2024

Duda vs Tusk in Polonia | Il costo climatico della guerra

Il presidente polacco Andrzej Duda ha detto che non avrà pace finché l'ex ministro degli Interni Mariusz Kamiński e il suo vice Maciej Wąsik non saranno rilasciati dalla custodia, dopo il loro arresto martedì scorso mentre si nascondevano nel palazzo presidenziale. I sostenitori dell'attuale coalizione di governo invece, capeggiato dal neo-eletto Primo Ministro Donald Tusk, sostengono che l'incarcerazione di Kamiński e Wąsik è una vittoria per il ripristino dello stato di diritto dopo otto anni di governi del partito Libertà e Giustizia (PiS). Ne parliamo con Fabio Turco, giornalista di Centrum Report, progetto giornalistico sui paesi dell'Europa Centrale, in collegamento da Varsavia. | INTERFERENZE: Anche in Israele tornano le trasmissioni radiofoniche in onde medie a causa della guerra in corso: come in Ucraina e in tutti i conflitti la radio è lo strumento principe di informazione. Con Andrea Borgnino. | Oltre il 5% delle emissioni globali sono legate ai conflitti o agli eserciti, ma i paesi continuano a nascondere la reale portata. Le emissioni derivanti dalla guerra israeliana a Gaza hanno un effetto "immenso" sulla catastrofe climatica. I primi mesi di conflitto hanno prodotto più gas che riscaldano il pianeta di quanto ne producano in un anno 20 nazioni vulnerabili al clima, secondo uno studio del Social Science Research Network britannico. Due decenni di analisi e dibattiti internazionali sul rapporto tra cambiamento climatico e sicurezza si sono concentrati su come il nostro clima in rapida destabilizzazione potrebbe minare la sicurezza degli Stati. Ma ha in gran parte ignorato il modo in cui le scelte di sicurezza nazionale, come la spesa militare o la guerra, possono avere un impatto sul clima, e quindi minare la nostra sicurezza collettiva. Ne parliamo con Gianni Silvestrini, direttore scientifico del Kyoto Club e direttore della rivista "QualEnergia", autore del libro "Due gradi, Innovazioni radicali per vincere la sfida del clima e trasformare l'economia" (ed. Ambiente 2016). Con Roberto Zichittella ai microfoni.
29 min
10 Gen 2024

Stato d'emergenza in Ecuador | Trent'anni con Zapata

Uomini armati mascherati hanno fatto irruzione in uno studio televisivo in diretta in Ecuador e hanno minacciato il personale terrorizzato. I dipendenti sono stati costretti a terra durante la trasmissione del canale televisivo pubblico TC nella città di Guayaquil prima che la diretta venisse interrotta. Ne parliamo con Tiziano Breda, coordinatore associato dell'analisi per l'America Latina ad ACLED, Armed Conflict Location and Event Data Project, e con la testimonianza di Giuseppe Tonello, un operatore sociale nello sviluppo rurale, da 50 anni nel paese, ex volontario dell'operazione Mato Grosso e da 40 anni nell'organizzazione "Fondo Ecuatoriano Populorum Progresio". | "La proprietà della terra dev'essere del popolo e dev'essere 'in comune', e il popolo si deve governare da solo. Lo abbiamo dimostrato trent'anni fa e continueremo su questa strada", ha detto il subcomandante Moisés, riprendendo un tema centrale nei comunicati che l'Ezln ha pubblicato negli ultimi mesi del 2023, ossia stabilire che una parte delle terre zapatiste non apparteranno più a nessuno, saranno una "non proprietà", e che verranno coltivate "in comune" con gli altri popoli della regione, stabilendo un sistema di turni. Così l'Ezln "festeggia" i suoi 30 anni dall'insurrezione armata in Chiapas, avvenuta il primo gennaio del 1994, quando i guerriglieri maya della regione più impoverita del Messico si sono ribellati a 500 anni di angherie: negli anni Novanta, ancora lavoravano come braccianti in condizione di semi-schiavitù, senza diritti né accesso scolastico o sanitario. Ne parliamo con Orsetta Bellani, giornalista freelance residente in Messico, e con Francesco Zanotelli, Professore di antropologia sociale e culturale all'Università di Messina, fa ricerca nei contesti rurali e indigeni del centro-nord e sud del Messico dal 1994. Ai microfoni Roberto Zichittella.
29 min
08 Gen 2024

Elezioni in Bangladesh | Lo sciopero dei trattori in Germania

La prima ministra del Bangladesh Sheikh Hasina ha ottenuto il suo quarto mandato consecutivo in un'elezione controversa. Hasina resterà in carica per altri cinque anni dopo che il suo partito, la Lega Awami, e i suoi alleati hanno conquistato 223 dei 300 seggi parlamentari contesi. Poiché il principale partito di opposizione, il Bangladesh Nationalist Party (BNP), ha boicottato le elezioni, si prevede che il partito di Hasina e i suoi alleati vinceranno anche i seggi rimanenti. Il BNP sostiene che lo scrutinio sia una farsa. Secondo le stime di Human Rights Watch (HRW), quasi 10.000 attivisti sono stati arrestati dopo che una manifestazione dell'opposizione del 28 ottobre è diventata violenta, causando la morte di almeno 16 persone e il ferimento di oltre 5.500. L'organizzazione ha accusato il governo di "riempire le carceri con gli oppositori politici della Lega Awami al governo". Ne parliamo con Giuliano Battiston, giornalista e ricercatore esperto di Afghanistan e della galassia jihadista, autore di "Arcipelago jihad. Lo Stato Islamico e il ritorno di Al Qaeda", edizioni dell'Asino (2016) e direttore dell'associazione di giornalisti indipendenti Lettera22. | Gli agricoltori tedeschi scendono in strada con i loro trattori in tutto il paese per chiedere al governo della "coalizione semaforo" di abbandonare i piani di taglio dei sussidi agricoli. I convogli di agricoltori hanno iniziato a radunarsi a Berlino in vista di massicce manifestazioni, e azioni di protesta sono previste anche a Monaco, Potsdam e in altre città tedesche. Nelle prime ore di lunedì centinaia di trattori hanno già bloccato l'accesso alle autostrade nello stato orientale del Meclemburgo-Pomerania occidentale e si prevede che i blocchi persisteranno per tutta la settimana. Ne parliamo con Agnese Franceschini, giornalista della radio e televisione pubblica tedesca WDR. Ai microfoni Roberto Zichittella.
28 min
05 Gen 2024

M.O: la proposta di Gallant | La federazione di Stati del Sahel

Il ministro della difesa israeliano Yoav Gallant ha avanzato una proposta per la gestione del territorio della Striscia di Gaza all'indomani del conflitto. Il cosiddetto "four corner plan" prevede, per l'appunto, quattro punti principali. Innanzitutto, il piano evidenzia come la gestione della sicurezza generale della Striscia sarà deputata a Israele. Poi, la ricostruzione dovrà essere affidata a una coalizione multinazionale che dovrà far fronte alle distruzioni causate dai massicci bombardamenti dell'esercito israeliano. Il documento evidenzia come un ruolo di rilievo nella gestione di Gaza post-conflitto verrà giocato dall'Egitto, per quanto non venga menzionato quale sarà nello specifico. Infine, viene esplicitato che la gestione del territorio sarà comunque affidata ai palestinesi. Mentre il primo ministro Netanyahu non ha ancora commentato la proposta del suo ministro della difesa, il documento ha già sollevato diversi malumori nell'ala destra della coalizione governativa israeliana. Ne parliamo con Giorgio Bernardelli, direttore responsabile di Asia News e Paola Caridi, saggista e giornalista, fondatrice e presidente di Lettera22, autrice di "Hamas Dalla resistenza al regime" (Feltrinelli, 2023). I ministri degli Esteri di Burkina Faso, Mali e Niger si sono incontrati e impegnati a dicembre nella creazione di una confederazione come parte di un obiettivo a lungo termine di unire i vicini dell'Africa occidentale in una federazione. I tre Paesi, attualmente governati dai loro militari, hanno annunciato la loro decisione in una dichiarazione congiunta pubblicata su X (ex Twitter), a seguito di un incontro di due giorni nella capitale del Mali, Bamako, incentrato sui piani per lo sviluppo della nuova Alleanza degli Stati del Sahel (AES). Inoltre, in questo incontro, la collaborazione con gli Stati europei non è stata rinnovata e si continuano ad aprire le porte alla Russia. Ne parliamo con Luca Raineri, ricercatore in relazioni internazionali presso la Scuola Sant'Anna di Pisa, esperto di Sahel. Con Laura Silvia Battaglia alla conduzione.
29 min
03 Gen 2024

L'omicidio di Saleh al-Arouri | Reclutamenti russi e ucraini | Serbia in piazza

Martedì 2 gennaio Hamas ha accusato Israele di aver ucciso Saleh al-Arouri, un alto dirigente del gruppo, insieme a due comandanti del suo braccio armato, le Brigate Qassam. Israele non ha confermato per ora di essere dietro l'esplosione, ma l'ha descritta come un "attacco chirurgico" a Hamas. Saleh al-Arouri è il più alto esponente di Hamas ad essere stato ucciso da quando Israele ha giurato di distruggere l'organizzazione e di eliminare la sua leadership dopo un attacco mortale condotto da Hamas il 7 ottobre. Al-Arouri è stato assassinato in un'esplosione in un sobborgo di Beirut, capitale del Libano, segnando il primo assassinio di un alto funzionario di Hamas al di fuori della Cisgiordania e di Gaza negli ultimi anni. La notizia giunge mentre i funzionari della regione sono preoccupati che la guerra a Gaza possa innescare una conflittualità più ampia: ne parliamo con Lorenzo Trombetta, corrispondente ANSA e Limes da Beirut, analista sul Medio Oriente e autore di "Negoziazione e potere in Medio Oriente. Alle radici dei conflitti in Siria e dintorni" (Mondadori Università, 2022). Intanto alle soglie del terzo anno di guerra su larga scala contro la Russia, l'Ucraina ha bisogno di soldati. Ma, dato il rischio di un contraccolpo pubblico, il compito di reclutare uomini per le forze armate è diventato una patata bollente per Kiev, che passa dalle mani dei leader politici a quelle dei suoi principali comandanti militari. La battaglia è iniziata il 19 dicembre, quando il Presidente Volodymyr Zelenskyy ha dichiarato, durante la conferenza stampa di fine anno, che i capi dell'esercito ucraino avevano richiesto l'arruolamento di 450.000-500.000 uomini. Dall'altro lato della frontiera, a pochi mesi dalle elezioni presidenziali, un rapporto dell'intelligence statunitense afferma che la guerra in Ucraina è costata alla Russia 315.000 morti e feriti, ovvero quasi il 90% del personale che aveva all'inizio del conflitto: ne parliamo con Marta Serafini, giornalista ed inviata del Corriere della Sera in Ucraina e autrice del libro "L'Ombra del nemico" (ed.Solferino, 2020). In Serbia migliaia di persone si sono radunate sabato 30 dicembre nella capitale Belgrado, in quella che è la più grande manifestazione mai registrata nel Paese, contro presunti brogli nelle elezioni parlamentari e locali dello scorso 17 dicembre. A organizzare la protesta è stato ProGlas, il movimento serbo a sostegno della democrazia che contesta i risultati secondo i quali il partito del presidente serbo Aleksandar Vucic ha rivendicato una vittoria schiacciante: ne parliamo con Marina Lalovic, voce di Radio3 Mondo e giornalista di RaiNews24.
28 min
02 Gen 2024

Israele, no alla riforma giudiziaria; la guerra ombra con l'Iran | L'India usa Pegasus sui media

Lunedì, la corte suprema israeliana ha stroncato una legge estremamente controversa che avrebbe limitato la supervisione della corte. Era stata approvata dal governo di estrema destra del primo ministro Benjamin Netanyahu. La legge faceva parte di una più ampia revisione giudiziaria proposta da Netanyahu e la sua coalizione di religiosi e nazionalisti. Ciò aveva scatenato mesi di proteste a livello nazionale e aveva causato una profonda spaccatura in Israele nonché preoccupazione sui principi democratici del paese tra gli alleati occidentali. Ne parliamo con Davide Lerner, giornalista, voce di radio 3 mondo, attualmente fa base a New York per un programma della Columbia University, in collegamento da Tel Aviv. Oltre al conflitto tra Hamas e Israele è in corso una parallela guerra cyber tra Iran e Israele per mano del gruppo hacker "Predatory Sparrow". Quest'ultimo ha dichiarato di essere il responsabile dell'attacco cyber al sistema di fornitura del carburante iraniano. L'attacco ha provocato un serio disagio a livello nazionale, causando un'interruzione di gas e diesel in alcune stazioni di servizio. Ne parliamo con Carola Frediani, co-fondatrice del sito guerredirete.it. Sono state rivelate nuove informazioni sull'utilizzo in India di Pegasus, uno spyware altamente invasivo sviluppato dalla società israeliana NSO Group. Questo strumento è stato impiegato per prendere di mira alcuni importanti giornalisti, tra in quali uno che precedentemente aveva già subito un attacco attraverso la medesima tipologia di spyware. L'uso di Pegasus, dice Amnesty International, si inserisce in un contesto di repressione senza precedenti da parte delle autorità indiane della libertà di espressione pacifica e di riunione, che ha avuto un impatto intimidatorio su organizzazioni della società civile, giornalisti e attivisti. Ne parliamo con Rita Cenni, corrispondente ANSA da Nuova Delhi. Con Laura Battaglia alla conduzione.
29 min
21 Dic 2023

Patto migrazione e asilo UE | Frontex e la nave pirata | Tombe di migranti senza nome

L'Unione europea, dopo quattro anni di negoziati, ha concordato ieri un accordo che cambierà in modo significativo il modo in cui il blocco limita l'ingresso delle persone migranti, su come le sposta nei paesi dell'UE e che rende effettivamente più facile l'espulsione dei richiedenti asilo respinti. La presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola ha salutato l'accordo come storico .Le ONG per i diritti umani denunciano il patto come "un sistema mal progettato, costoso e crudele" che limiterà "l'accesso all'asilo e i diritti di coloro che cercano protezione". Ne parliamo con Mattia Bagnoli, corrispondente ANSA da Bruxelles. | L'agenzia di frontiera dell'UE Frontex e il governo maltese stanno sistematicamente condividendo le coordinate delle imbarcazioni di rifugiati che cercano di fuggire dalla Libia con una nave gestita da una milizia libica legata alla Russia, accusata anche di uccisioni illegali, tortura, detenzione arbitraria e riduzione in schiavitù. Un'indagine di Lighthouse Reports, che collega diverse testate giornalistiche, dimostra come questa milizia avrebbe rimpatriato forzatamente i rifugiati con l'aiuto delle autorità europee. Si tratta di Tareq Bin Zeyad (TBZ) è uno dei gruppi di miliziani più pericolosi al mondo, ed è gestito da Saddam Haftar, il potente figlio del signore della guerra della Libia orientale Khalifa Haftar. Il gruppo opera da maggio nel Mediterraneo centrale con una nave, anche lei chiamata TBZ, con cui ha intercettato più di 1.000 persone in mare al largo delle coste libiche e di Malta e le ha riportate in Libia. Ne parliamo con Federica Marsi, giornalista di Al Jazeera e una delle autrici dell'inchiesta. | Rifugiati e migranti vengono sepolti in tombe anonime in tutta l'Unione europea a un ritmo senza precedenti al di fuori dei periodi di guerra. Giacciono in tombe spoglie, spesso vuote, lungo i confini: ruvide pietre bianche ricoperte di erbacce in Grecia; croci di legno grezzo a Lampedusa in Italia; nel nord della Francia lastre senza volto contrassegnate semplicemente "Monsieur X". Un consorzio di giornalisti ha messo insieme per la prima volta il numero di migranti e rifugiati morti negli ultimi dieci anni lungo i confini dell'UE, i cui nomi rimangono sconosciuti. Almeno 2.162 corpi non sono stati ancora identificati. Questi sono solo la punta dell'iceberg. In questo periodo sono morte più di 29.000 persone lungo le rotte migratorie europee, la maggior parte delle quali risulta ancora dispersa. Ne parliamo con Gabriele Cruciata, giornalista d'inchiesta freelance.
29 min
20 Dic 2023

Guerra in Sudan | Le anime di Israele

I civili sudanesi terrorizzati mentre RSF attacca la seconda città più grande. Le RSF sono sul punto di catturare Wad Madani, una città che ha ospitato centinaia di migliaia di sfollati di guerra. Le persone e gli attivisti temono che ne possano derivare abusi strazianti. | I più alti funzionari dell'intelligence e della difesa degli Stati Uniti hanno dato il via a un nuovo ciclo di colloqui diplomatici per il rilascio degli ostaggi israeliani ancora detenuti da Hamas a Gaza, mentre Israele è ancora alle prese con un mix di paura e rabbia, con una società ancora consumata dal trauma degli attacchi del 7 ottobre. Della guerra a Gaza si parla in modo molto diverso, a seconda dell'orientamento dei media nazionali. Il governo di Benjamin Netanyahu resta fermamente convinto che non si fermerà finché non avrà sradicato Hamas, mentre i familiari degli ostaggi manifestano e chiedono un cessate il fuoco immediato che consenta di riabbracciare i loro cari. Altri ancora sottolineano come una parte dei palestinesi della Cisgiordania restino sempre più indifesi di fronte alla violenza sempre più montante dei coloni israeliani. Ne parliamo con Miriam Camerini, regista teatrale, attrice, cantante e studiosa di ebraismo e della cultura yiddish, ha studiato Lettere e Storia del Teatro a Milano, Bibbia e Letteratura rabbinica a Gerusalemme, e con un'intervista a Yael Noy, a capo di Road to Recovery, un gruppo di volontari israeliani che accompagnano i palestinesi malati dai posti di blocco nella Cisgiordania e a Gaza agli appuntamenti ospedalieri in Israele. Ai microfoni Marina Lalovic.
29 min
15 Dic 2023

Un Consiglio difficile | Riforma dei trattati | 4 ore e 4 minuti con Putin

I leader dell'UE, riunitisi a Bruxelles nel primo giorno di consiglio europeo, hanno concordato di aprire i negoziati di adesione con Kiev scavalcando il più stretto alleato di Mosca nel blocco: il primo ministro ungherese: Vitkor Orbàn. I 27 non sono riusciti però a trovare un accordo su un pacchetto di aiuti da 50 miliardi di euro per l'Ucraina e su una rinegoziazione del bilancio condiviso dell'UE. La decisione è stata rinviata a una riunione straordinaria dei leader a gennaio. Ne parliamo con Marco Bresolin, inviato della Stampa a Bruxelles. |Oltre 150 personalità dell'accademia, della società civile e delle istituzioni chiedono al Consiglio europeo di convocare una Convenzione per la riforma dei Trattati. La Conferenza sul futuro dell'Europa è stata il primo esperimento di democrazia partecipativa dell'UE. È stato un processo fruttuoso, che ha fornito alle istituzioni dell'UE e agli Stati membri preziosi input da parte dei cittadini dell'UE. Ne parliamo con Roberto Castaldi AD del CESUE, Centro Studi Formazione, comunicazione e progettazione dell'Unione Europea e la Global Governance. | Il presidente Vladimir Putin ha cercato di sfruttare la sua conferenza stampa di fine anno, durata 4 ore e 4 minuti, per convincere i russi e il mondo che aveva fiducia in se stesso, nel del popolo e nella sconfitta dell'Ucraina. Il tutto in vista dell'inizio della sua quinta campagna presidenziale. Ne parliamo con Rosalba Castelletti, inviata de La Repubblica a Mosca. Con Anna Maria Giordano alla conduzione.
28 min
13 Dic 2023

Calendario americano | Zelensky a Washington

La Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti, controllata dai repubblicani, si appresta a votare per formalizzare l'impeachment contro il presidente democratico Joe Biden. Le accuse riguardano presunte irregolarità finanziarie e interferenze del Dipartimento di Giustizia nell'indagine sul figlio Hunter. Un voto slittato a causa dell'incontro del presidente USA con l'omologo ucraino Volodymyr Zelensky, mentre la questione dei finanziamenti a Kiev resta più che mai aperta. Biden procede intanto nella raccolta fondi per la campagna elettorale, che promette di essere la più costosa nella storia degli Stati Uniti, mentre la competizione all'interno del partito repubblicano è sempre più feroce. L'ex ambasciatrice delle Nazioni Unite Nikki Haley e il governatore della Florida Ron De Santis restano per ora in lizza per diventare l'alternativa all'ex presidente Donald Trump, che mantiene un vantaggio nei sondaggi. Ne parliamo con Giovanni Borgognone, professore di "Teoria e storia della democrazia" all'Università di Torino e autore di La destra americana. Dall'isolazionismo ai neocons (Laterza, Roma-Bari, 2004) e House of Trump. Ritratto di una presidenza privata (Università Bocconi Editore, Milano, 2020). | Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky nel suo viaggio a Washington ha ricevuto un'accoglienza benevola da parte del Congresso, ma non è riuscito a sbloccare l'impasse sugli aiuti militari al suo Paese, mentre il pacchetto di finanziamenti da lui richiesto rimane invischiato nella politica interna degli Stati Uniti. Ne parliamo con Nona Mikhelidze analista dello IAI su Asia Centrale e Caucaso. Ai microfoni Anna Maria Giordano.
29 min
12 Dic 2023

Il sistema ONU per la fine dei conflitti | Cop28 come Davos?

L'Assemblea generale delle Nazioni Unite vota oggi un progetto di risoluzione che chiede un cessate il fuoco umanitario immediato nella Striscia di Gaza. La mossa arriva dopo che venerdì gli Stati Uniti hanno posto il veto alla richiesta del Consiglio di Sicurezza dell'ONU per un cessate il fuoco umanitario immediato. La posizione assunta dal Segretario Generale Guterres in questi giorni pone il problema di una scarsa incisività dell'ONU nelle questioni internazionali e evidenzia ancora una volta la necessità di una sua riforma di cui si parla ormai da anni. Ne parliamo con Agostina Latino, docente di diritto internazionale all'Università di Camerino e alla Luiss di Roma. Da molti si occupa anche di formazione sui temi del diritto internazionale umanitario per le Forze armate. Le Conferenze delle Parti (COP) - promosse dalle Nazioni Unite nel quadro della Convenzione ONU sui cambiamenti climatici - sembrano allontanarsi dalla loro originaria missione di contrasto e mitigazione del cambiamento climatico, prendendo le sembianze di un summit economico su modello di Davos. Testimone di questa identità ibrida della COP28 è la centralità del settore privato nei negoziati, che vedono la partecipazioni di aziende tra le maggiori emittori mondiali di Co2. Ne parliamo con Valeria Termini, docente di Economia a RomaTre, senior fellow alla LUISS School of European Policy e autrice de "Il mondo rinnovabile", Luiss University Press e di "Energia. La Grande trasformazione" (ed. La Terza). Membro della commissione di esperti delle Nazioni Unite su Energia e clima. Con Anna Maria Giordano alla conduzione.
29 min
11 Dic 2023

Elezioni amare in Egitto | Intelligenza artificiale, in nome della legge

L'Egitto vota il suo presidente in una tornata elettorale di 3 giorni. Il voto molto probabilmente vedrà il 69enne presidente in carica Abdel Fattah el-Sissi vincere per la terza volta: un mandato che, grazie a una riforma costituzionale da lui voluta, lo vedrebbe al potere per altri 6 anni. Secondo i quotidiani governativi l'affluenza sarebbe buona e le elezioni trasparenti. Secondo i media dell'opposizione, tutti i candidati validi sarebbero stati squalificati e il paese sarebbe sull'orlo del baratro economico. Non ultima, la crisi dello zucchero, caratterizzata da carenze e da un aumento dei prezzi del 275% rispetto allo scorso anno. Ne parliamo con Laura Cappon, inviata RAI, e co-autrice insieme a Gianluca Costantini di "Patrick Zaki. Una storia egiziana" (Feltrinelli, 2022). | Si chiama AI Act ed è il primo quadro normativo al mondo sull'uso dell'intelligenza artificiale. Limiti e trasparenza, sanzioni per le aziende che contravvengono: dopo 37 ore di negoziato i giornali di tutto il mondo hanno potuto scrivere di un accordo storico raggiunto a Bruxelles. Una legge che dovrà essere discussa e approvata dall'Europarlamento e che pone la prima pietra di un edificio che proverà a contenere un fenomeno che, tra benefici e pericoli, in meno di un anno ha mostrato di poter cambiare sensibilmente molti comportamenti e attività umane. Un primato quello europeo che punta all'emulazione del resto del mondo mentre già Gran Bretagna, Giappone, Cina stanno tentando di definire le loro linee guida. Basterà? Ne parliamo con Luca Zorloni, responsabile economia e attualità di Wired. Con Anna Maria Giordano ai microfoni.
29 min
07 Dic 2023

Ecofin, Consiglio Europeo e la mossa di Orbán | M.O. : Guterres, Gaza e Cisgiordania

A pochi giorni da un appuntamento decisivo a Bruxelles, il Consiglio Europeo del 14-15 dicembre, il premier ungherese Viktor Orbán alza la posta e scrive di suo pugno al presidente del Consiglio Ue Charles Michel, che solo una settimana fa si era recato a Budapest per provare una mediazione con Orbán in grado di evitare uno stallo al vertice dei 27 capi di Stato e di governo: "Nella mia precedente lettera ho ribadito la mia iniziativa di tenere una discussione strategica sul nostro approccio generale e sulle nostre politiche nei confronti dell'Ucraina - il Consiglio Europeo non sia in grado di prendere decisioni fondamentali se non si trova un consenso sulla nostra futura strategia nei confronti dell'Ucraina". È per questa ragione che il premier ungherese, parlando proprio dei due temi prioritari al vertice di metà dicembre, scrive: "Vi esorto rispettosamente a non invitare il Consiglio Europeo a decidere" su negoziati di adesione per l'Ucraina e revisione del budget Ue, "poiché l'ovvia mancanza di consenso porterebbe inevitabilmente al fallimento": ne parliamo con Mattia Bagnoli, corrispondente ANSA da Bruxelles, già corrispondente da Mosca e autore di Modello Putin. Viaggio in un Paese che faremmo bene a conoscere (People, 2021). Tra oggi e domani inoltre si terrà la trattativa finale sulla riforma del Patto di stabilità, dove si registrano momenti di complessità e non si esclude, qualora la situazione lo richieda, che i lavori per trovare la quadra possano durare qualche giorno in più del previsto, oltre il vertice Ecofin di venerdì. La riforma della governance economica europea è all'esame dei ministri delle Finanze europei oggi, giovedì 7, e domani 8 dicembre. Dopo lo slancio a inizio autunno, il negoziato si è da ultimo fatto molto più complicato, in scia a un nuovo irrigidimento tedesco, anche legato alla crisi di bilancio interna: ne parliamo con Agnese Franceschini, giornalista della radio e televisione pubblica tedesca WDR. La seconda parte del nostro approfondimento sarà poi dedicata al conflitto in Medio Oriente: per la prima volta da quando è in carica, il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres ha invocato per la guerra a Gaza l'articolo 99 della Carta Onu. Questo consente al segretario generale di portare all'attenzione del Consiglio di sicurezza qualsiasi questione che, a suo avviso, possa minacciare il mantenimento della pace e sicurezza internazionale. La situazione in Cisgiordania, intanto, non migliora. Attacchi violenti, comprese le sparatorie mortali contro i palestinesi da parte di coloni ebrei armati in Cisgiordania, sono aumentati notevolmente e sono così numerosi che gli alleati più stretti di Israele, tra cui gli Stati Uniti e il Regno Unito, hanno condannato la violenza dei coloni estremisti e chiesto che i colpevoli dei crimini siano perseguiti. Tutto questo mentre due organizzazioni ultranazionaliste di estrema destra e diversi gruppi di attivisti del Monte del Tempio sono pronti a condurre una marcia attraverso il quartiere musulmano della Città Vecchia di Gerusalemme giovedì sera per chiedere il ripristino del "controllo ebraico" sul luogo santo: ne parliamo con Francesca Mannocchi, giornalista, in collegamento da Hebron, collabora da anni con numerose testate giornalistiche, italiane e internazionali. Ha realizzato reportage da Iraq, Libia, Libano, Siria, Yemen, Afghanistan, Ucraina. Al microfono, Costanza Spocci.
29 min
06 Dic 2023

Le vie del petrolio: il viaggio di Putin , il referendum in Venezuela e il futuro del Brasile

Vladimir Putin punta ora le sue carte sul Medio Oriente: visita-blitz in Arabia Saudita e negli Emirati oltre che un incontro a Mosca con il presidente iraniano: ne parliamo con Alberto Zanconato, corrispondente ANSA da Mosca. Il Venezuela ha votato domenica scorsa nel referendum consultivo sulla sua storica disputa territoriale con la vicina Guyana per l'Essequibo, un territorio sotto la giurisdizione della Guyana più grande del Portogallo. I risultati hanno assegnato la vittoria alla posizione, favorevole all'annessione, del governo di Maduro, con oltre il 90% dei voti e un'affluenza alle urne vicina al 50%, secondo il Centro Nazionale Elettorale (CNE). L'intenzione del governo venezuelano di conquistare questa parte della Guyana, che rappresenta due terzi del suo territorio, ha sollevato tensioni con il Paese vicino, che ha visto la chiamata alle urne del chavismo, o forse ormai sarebbe meglio dire madurismo, come un'esplicita provocazione. Il governo ha lanciato una massiccia campagna nazionalista per promuovere una mappa del Venezuela che aggiunga il territorio della Guayana Esequiba, ricco di petrolio e minerali. Nicolás Maduro è stato il primo a sostenere il referendum, che potrebbe servire a dare il via alla sua campagna per le elezioni presidenziali del 2024, in cui dovrà affrontare un candidato dell'opposizione, che potrebbe essere María Corina Machado, la vincitrice delle primarie, se la sua inabilitazione verrà revocata: ne parliamo con Antonella Mori, responsabile del programma America Latina di ISPI e docente di Economia all'Università Bocconi. Infine il Brasile sta passando al lato oscuro ambientale? Ne parliamo con la scrittrice e giornalista Claudileia Lemes Dias. Al microfono, Costanza Spocci.
28 min
04 Dic 2023

Il sud di Gaza | La nuova fase dell'estrema destra in Europa

Dopo la fine della tregua, la ripresa delle operazioni militari tra Hamas e Israele vede un'ulteriore complicazione del teatro bellico. Le forze di difesa israeliane allargano il campo d'azione verso la parte meridionale della striscia di Gaza; nel frattempo gli ufficiali palestinesi dichiarano che da sabato sono state uccise più di 800 persone. L'Iran mette in guardia Israele riguardo la possibilità di un allargamento del conflitto se l'IDF non pone freno agli incessanti bombardamenti sulla Striscia. Nel frattempo i ribelli sciiti Houthi Yemeniti hanno attaccato due navi nel Mar Rosso, coinvolgendo anche un'imbarcazione statunitense. Ne parliamo con Lucia Goracci, inviata RAI e con Elda Baggio, medico chirurgo che ha lavorato sul campo a Gaza, in Yemen e in Siria. Il 3 dicembre a Firenze il vice-premier Matteo Salvini ha ospitato i principali partiti anti-immigrazione e di estrema destra del Vecchio Continente, riuniti nella coalizione Identità e Democrazia, per lanciare la loro campagna per le elezioni europee 2024. Il lancio si colloca in un momento che diversi analisti definiscono la "nuova fase della politica di estrema destra nell'Europa occidentale", ovvero una fase in cui i partiti di estrema destra non languiscono più ai margini della politica, ignorati o manipolati dall'establishment politico. Oggi l'estrema destra non solo fa parte del mainstream politico, ma ne costituisce una parte sempre più dominante: ne parliamo con Guido Caldiron, esperto di estreme destre e giornalista del Manifesto. Autore de "I segreti del quarto Reich. La fuga dei criminali nazisti e la rete internazionale che li ha protetti", Newton Compton Editori, 2016 e di "Wasp, l'America razzista dal Ku Klux Klan a Donald Trump" (edizioni Fandango, 2016).
29 min
01 Dic 2023

40 anni di lotta contro l'AIDS

Sono oltre 38 milioni le persone che convivono con HIV/AIDS nel mondo, e 25 di questi risiedono in Africa. Identificato per la prima volta nel 1983, a 40 anni di distanza, il virus dell'HIV continua a contagiare 1,5 milioni di persone e a provocare oltre 600.000 morti ogni anno. Oggi abbiamo nuove terapie per curare chi è sieropositivo e chi ha sviluppato l'AIDS, ma c'è ancora molto da fare sul lato dell'informazione e della prevenzione: il 40% delle persone con HIV ha scoperto di essere stato contagiato per caso e spesso non condivide la notizia per paura del giudizio. In occasione della Giornata Mondiale per la lotta all'AIDS, facciamo il punto con Nicoletta Dentico, responsabile del programma salute globale di Society for International Development e co-presidente di Geneva Global Health Hub, e con l'infettivologa Laura Sannino, medico referente per HIV/Aids per Medici Senza Frontiere (MSF). L'Africa meridionale resta la regione del mondo con la più alta prevalenza di persone sieropositive. In alcune zone del Mozambico fino al 26% della popolazione è sieropositiva e in pochi conoscono i rischi della malattia e come proteggersi, come ci racconta Francesca Sabbatini, infettivologa di Medici Senza Frontiere e dirigente medico all'Ospedale San Gerardo Monza, tornata da poco da una missione MSF di un anno in Mozambico. Completamente diversa, ma difficile e complessa per altri motivi, è la situazione dell'Iran: ce lo facciamo raccontare da Zara Tofigh, avvocatessa componente dell'associazione Donne Libere Iraniane. In Europa, invece, Paolo Gorgoni, artista multidisciplinare e attivista, ci parlerà della sua esperienza. Mentre da Carla Vitantonio, scrittrice e cooperante, da anni residente a L'Avana, a Cuba, ci ricorda come l'isola caraibica sia stato il primo Paese al mondo a ricevere dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) la convalida dell'eliminazione della trasmissione da madre a figlio dell'HIV. Al microfono Roberta Fulci e Giulia De Luca.
59 min
30 Nov 2023

La Cop28 inizia negli EAU tra polemiche | Anziane per il clima

Domani inizia il vertice sul clima COP28 negli Emirati Arabi Uniti. Secondo i documenti informativi trapelati ottenuti dal Centro no-profit per il rapporto sul clima insieme alla BBC gli Emirati però hanno pianificato di utilizzare le riunioni della Cop che ospiteranno questa settimana per presentare accordi su petrolio e gas ai governi stranieri. L'industria dei combustibili fossili degli Emirati Arabi Uniti contribuisce in modo significativo all'inquinamento atmosferico tossico anche se il governo lavora per posizionarsi come leader globale sul clima alla conferenza delle Nazioni Unite sul clima COP28. Ne parliamo con Cinzia Bianco, Research Fellow sul Golfo per lo European Council on Foreign Relations e autrice con Matteo Legrenzi di Le monarchie arabe del Golfo. Nuovo centro di gravità in Medio Oriente (Il Mulino, 2023). | Con le Interferenze di Andrea Borgnino capteremo le frequenze di Radio Monocle, che trasmette dal quartier generale di Monocle a Midori House a Londra, e che segue Cop28. | Le Anziane per il clima è un'associazione che conta più di duemila donne dai 64 anni in su che hanno intrapreso una battaglia legale contro lo stato della Svizzera, accusandolo di non avere una strategia climatica abbastanza ambiziosa. Il caso è arrivato fino alla Grande camera della Corte europea dei diritti dell'uomo. Ne parliamo con Celeste Gonano, giornalista freelance. Con Giulia De Luca ai microfoni.
28 min
29 Nov 2023

Minori in prigione e in ostaggio | Vescovi spagnoli e pedofilia, interviene il Papa

Il continuo scambio di ostaggi con prigionieri apre gli occhi al mondo su arresti, interrogatori e persino abusi sui bambini palestinesi da parte delle autorità israeliane. Emergono dettagli sul trattamento riservato alle migliaia di palestinesi detenuti per anni nelle carceri israeliane senza alcuna forma di processo giudiziario. Intanto, dall'altra parte, che ne è dei bambini israeliani in ostaggio? In che condizioni sono quelli che sono stati liberati? Ne parliamo con Nello Del Gatto, analista mediorientale, scrive per Eastwest, Affari Internazionali, in collegamento da Gerusalemme. Papa Francesco ha deciso di punire uno dei suoi critici di più alto rango, il cardinale Raymond Burke , revocandogli il diritto a un appartamento e a uno stipendio sovvenzionati in Vaticano nella seconda azione radicale di questo tipo contro un prelato americano conservatore questo mese, secondo a due persone informate sulle misure. Papa Francesco ha anche convocato l'intera Conferenza episcopale spagnola (CEE), sia prelati attivi che emeriti, più di cento in totale, in un'iniziativa senza precedenti. In linea di principio si tratta dell'ispezione eccezionale che Roma ha effettuato quest'anno nei seminari spagnoli, ma fonti episcopali hanno fatto sapere al Paìs che probabilmente la questione di fondo sarà la gestione degli abusi da parte della Chiesa spagnola. Il rifiuto da parte dei vertici della CEE dei risultati del rapporto del Garante - secondo il quale l'1,13% della popolazione adulta spagnola ha subito abusi nell'infanzia in ambienti religiosi, una percentuale equivalente a oltre 440.000 persone - dipinge all'episcopato spagnolo come una tra i più negazionisti della Chiesa cattolica nello scandalo pedofilia. Ne parliamo con Daniel Verdú, corrispondente a Roma di El Paìs, giornale che dal 2018 ha avviato un'indagine, ancora in corso, sulla pedofilia nella Chiesa spagnola, e con Jacopo Scaramuzzi, Giornalista vaticanista de La Repubblica e autore di "Il sesso degli angeli. Pedofilia, femminismo, lgbtq+. Il dibattito nella Chiesa", edizioni dell'Asino (2022).
29 min
27 Nov 2023

La tregua sta finendo | La guerra di rete continua | Mani russe sull'Afghanistan?

La sospensione dei combattimenti di quattro giorni, descritta dalle Forze di Difesa Israeliane (IDF) come "una pausa operativa", dovrebbe terminare martedì alle 7 del mattino se il trasferimento concordato di 50 ostaggi detenuti da Hamas e altri a Gaza andrà secondo i piani. Secondo diversi analisti Israele farà pressione per riavviare l'offensiva aerea e terrestre in una campagna che alcuni esperti prevedono potrebbe durare il prossimo anno. Il primo ministro del Qatar, Sheikh Mohammed bin Abdulrahman al-Thani, ha detto che più di 40 altre donne e bambini sono tenuti prigionieri a Gaza e non si ritiene siano detenuti da Hamas e sostiene che la tregua potrebbe essere prolungata se Hamas fosse in grado di sfruttare la pausa nel conflitto per localizzare gli ostaggi. Ne parliamo con Paola Caridi, saggista e giornalista, fondatrice e presidente di Lettera22, autrice di Hamas Dalla resistenza al regime (Feltrinelli, 2023). Elon Musk raggiunge un'intesa con il Ministero delle Comunicazioni israeliano: le unità satellitari Starlink possono essere utilizzate in Israele solo con l'approvazione del Ministero delle Comunicazioni, compresa la Striscia di Gaza. Intanto come gli algritmi di X, tiktok e Meta plasmano l'opinione pubblica e la retorica sul conflitto? Ne parliamo con Alessandro Accorsi, Senior Analyst Techology and Conflict di International Crisis Group. Giovedì a Mosca si è tenuto un incontro dal titolo "L'Afghanistan nel passato e nel futuro" con la partecipazione di oppositori dell'Emirato islamico e di inviati di vari Paesi. Tra i partecipanti c'erano ex funzionari del governo afghano e alcune altre élite afghane - che si oppongono al governo dell'Emirato islamico - e inviati di Iran, Russia. Si è discusso della formazione di un governo inclusivo, della situazione delle donne e delle attività delle Nazioni Unite in Afghanistan. L'inviato dell'Iran ha parlato della lotta dell'Emirato Islamico contro Daesh e altri gruppi in Afghanistan. Da parte sua, il portavoce dell'Emirato islamico, Zabiullah Mujahid, ha dichiarato che Kabul non è stata invitata all'incontro, sottolineando che tali riunioni non porteranno benefici all'Afghanistan. Ha inoltre esortato i Paesi vicini a non "creare sedizione tra gli afghani". Ne parliamo con Giuliano Battiston, giornalista e ricercatore esperto di Afghanistan e della galassia jihadista, autore di "Arcipelago jihad. Lo Stato Islamico e il ritorno di Al Qaeda", edizioni dell'Asino e direttore dell'associazione di giornalisti indipendenti Lettera22. Con Giulia De Luca ai microfoni.
29 min
23 Nov 2023

Olanda: fine dell'era Rutte e rapporti con l'UE | Germania: corte costituzionale e "debt brake"

Le elezioni legislative in Olanda - tenute il 22 Novembre - sanciscono la fine dell'era Rutte e l'inizio di una nuova fase della storia del paese. I risultati attestano la vittoria del Partito per la libertà (Pvv), formazione di estrema destra guidata da Geert Wilders, che si aggiudica 35 dei 150 seggi in palio nella Camera Bassa. Il leader del partito di maggioranza è conosciuto per le sue idee islamofobiche ed euroscettiche, tanto che si paventa la possibilità di un "Nexit", sulla scia dell'esperimento britannico. Le ripercussioni del voto olandese, pertanto, potranno essere sentite da tutta l'eurozona. Ne parliamo con Maarten Lulof van Aalderen, corrispondente del De Telegraaf a Roma e con Beda Romano, corrispondente del Sole 24 Ore a Bruxelles. Una sentenza della Corte costituzionale federale tedesca ha dichiarato incostituzionale il secondo bilancio suppletivo per il 2021, il quale aveva trasferito al Fondo per il clima e la trasformazione autorizzazioni di credito inutilizzate per 60 miliardi di euro. Se da un lato, ciò rafforza sostanzialmente il freno al debito; dall'altro, apre un ulteriore buco considerevole nel bilancio per i prossimi anni. Tale sentenza, dunque, rischia di esacerbare ulteriormente i conflitti all'interno della coalizione di governo. Ne parliamo con Tonia Mastrobuoni, corrispondente da Berlino per La Repubblica. Con Luigi Spinola alla conduzione.
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22 Nov 2023

M.O. : raggiunto l'accordo sugli ostaggi | HRW, la Cina chiude le Moschee | Haiti a mano armata

Israele e Hamas hanno raggiunto un accordo per la tregua, spianando la via per il rilascio di alcuni ostaggi. Cinquanta tra donne e bambini tenuti in ostaggio a Gaza saranno rilasciati in cambio della liberazione di donne e bambini palestinesi in prigioni israeliane. Intanto, il presidente USA Joe Biden ne approfitta per ringraziare il presidente del Qatar al-Thani e il presidente egiziano al-Sisi per il ruolo chiave che hanno avuto nella fase negoziale che ha portato a questo risultato. Ne parliamo con Nello Del Gatto, analista mediorientale, scrive per Eastwest, Affari Internazionali, La Stampa, in collegamento da Gerusalemme. L'ONG Human Rights Watch ha comunicato in un rapporto che il governo cinese sta riducendo drasticamente il numero di moschee. Le autorità cinesi avrebbero demolito e convertito moschee per uso secolare come parte degli sforzi del governo per limitare la pratica dell'Islam, violando il diritto alla libertà di professione di fede. Ne parliamo con Giulia Pompili, giornalista redazione esteri del Foglio, co-autrice del podcast Bambù insieme a Francesco Radicioni. La violenza delle Gang ad Haiti ha ucciso più di 530 haitiani quest'anno e 187 solo nelle ultime due settimane, mentre la sicurezza e la situazione politica nella nazione caraibica continuano a degenerare. Decenni di leadership corrotta e istituzioni democratiche indebolite hanno portato uno stato di terrore e illegalità senza una soluzione politica realizzabile. Negli ultimi giorni, una gang ha attaccato un ospedale con armi da fuoco per prenderne il controllo. Ne parliamo con Roberto Codazzi, educatore e cooperante in Repubblica Dominicana. Nel 2008 fonda l'associazione Color Esperanza che propone l'educazione alla mondialità e progetti di sviluppo ad Haiti. E' autore di "Haiti, l'isola che non c'era" (2011) scritto a un anno dal terremoto e "Haiti, il terremoto senza fine". Con Luigi Spinola alla conduzione.
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21 Nov 2023

Medio Oriente, negoziati su ostaggi e cessate il fuoco | la giustizia francese insegue Assad

Sulla liberazione degli ostaggi si fanno sempre più forti le voci che vorrebbero ormai imminente un accordo tra Israele e i miliziani palestinesi. L'accordo dovrebbe prevede l'impegno a congelare le ostilità per almeno 5 giorni mentre circa 50 ostaggi vengono rilasciati in gruppi ogni 24 ore. A che punto siamo? Intanto lunedì 20 Novembre 2023 la Knesset, il parlamento israeliano - è stato teatro di un aspro dibattito. La discussione si è accesa sul disegno di legge proposto da membri del governo conservatore che vorrebbe la pena di morte per i terroristi condannati. I parenti delle vittime si sono opposti, sostenendo che oggi la priorità dovrebbe essere quella di riportare a casa gli ostaggi vivi: ne parliamo con Guido Olimpio, giornalista del Corriere della Sera. La giustizia francese ha emesso un mandato d'arresto internazionale per il presidente siriano Bashar al-Assad, accusato di complicità in crimini contro l'umanità per gli attacchi chimici perpetrati in Siria nell'estate del 2013. Una fonte giudiziaria consultata dall'Agence France-Presse (AFP) ha confermato che sono stati emessi quattro mandati d'arresto per complicità in crimini di guerra per attacchi con gas sarin, che hanno ucciso più di mille persone il 21 agosto 2013 nella Ghouta orientale, secondo i servizi segreti statunitensi.Un segnale forte in un momento in cui la Siria è stata, gradualmente, riammessa sullo scacchiere internazionale, cominciando con il permettere il suo ritorno nella Lega Araba la scorsa estate, fino alla presenza di Assad ai vertici dei paesi arabi di queste settimane sul conflitto in Medio Oriente e all'invito a partecipare a Cop28 a Dubai: ne parliamo con Marta Bellingreri, giornalista indipendente e editor nella redazione di Syria Untold e con Silvana Arbìa, giurista che ha svolto il ruolo di procuratore internazionale presso il Tribunale Internazionale per il Rwanda, poi eletta cancelliere della Corte Penale Internazionale (è stata la prima donna tra i "principles" della Corte). Ai microfoni Luigi Spinola.
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16 Nov 2023

Medio Oriente, guerra, diplomazia ed escalation | La seconda volta di Sánchez

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato mercoledì una risoluzione che chiede "pause e corridoi umanitari urgenti e prolungati in tutta la Striscia di Gaza" dopo quattro tentativi falliti di trovare un consenso sulla guerra tra Israele e Hamas. Intanto il capo della politica estera della UE Josep Borrell si recherà in "Israele, Palestina, Bahrein, Arabia Saudita, Qatar e Giordania" per "discutere di accesso umanitario, assistenza e questioni politiche con i leader regionali": ne parliamo con Maria Fantappie responsabile Programma Medio Oriente e Africa allo IAI. Comincia in una Madrid blindata, con migliaia di poliziotti a protezione dei politici, il dibattito per l'investitura del candidato socialista Pedro Sánchez, con oltre l'86% della base di Podemos che ha votato a favore dei suoi cinque deputati che lo sostengono. Nella sessione del Congresso, che si svolge nel bel mezzo delle tensioni di piazza causate dalla concessione dell'amnistia ai nazionalisti catalani, Sánchez dovrebbe prestare giuramento come presidente del governo giovedì. Il candidato sarà il primo a intervenire in un dibattito segnato proprio dalla misura su cui si basa l'opposizione del PP e di Vox. D'altra parte, la Corte Suprema ha respinto la richiesta di Vox di paralizzare la seduta mentre studia se ammettere la causa intentata dal partito contro Sánchez e il leader di Junts, Carles Puigdemont. Intanto il Commissario alla Giustizia della Commissione europea, Didier Reynders, analizzerà la legge sull'amnistia e incontrerà il governo: ne parliamo con Lorenzo Pasqualini, giornalista freelance residente a Madrid, collabora con diverse testate ed è autore del sito El Itagnol. Le #Interferenze di Andrea Borgnino racconteranno la storia delle oltre 2000 emittenti pirata attive nell'etere spagnolo e di come alcune di queste hanno oggi iniziato anche a trasmettere in modalità digitale Dab+. Ai microfoni, Anna Maria Giordano.
29 min
15 Nov 2023

Prove di dialogo Biden e Xi | La grazia all'assassino di Anna Politkovskaya | Cyprus confidential

Per la prima volta in un anno i presidenti di USA e Cina si incontreranno di persona in California, a San Francisco, in un confronto che si terrà a margine del vertice Apec (Asia-Pacific Economic Cooperation). Oggi Joe Biden e Xi Jinping "avranno una comunicazione approfondita su questioni strategiche, generali e di direzione sulle relazioni Cina-Usa, nonché su questioni importanti relative alla pace e allo sviluppo globali", ha spiegato la portavoce del ministero degli Esteri cinese, Mao Ning. Un incontro che segna il disgelo dopo le tensioni degli ultimi mesi, dovute ai palloni spia cinesi che hanno sorvolato gli Stati Uniti in febbraio e a Taiwan. E nel quale la posta in gioco è elevata non solo per le due superpotenze. L'agenda sulla quale i due capi di Stato si confrontano è ampia: dalle interferenze alle elezioni al fentanyl, dalla Russia alla Corea del Nord, dai nodi commerciali alla guerra in Medio Oriente, per la quale Biden intende chiedere l'aiuto di Xi negli sforzi diplomatici con l'Iran nel tentativo di prevenire un allargamento del conflitto: ne parliamo con Nathalie Tocci, direttrice dell'Istituto Affari Internazionali, docente onoraria all'Università di Tübingen, part-time professor alla School of Transnational Governance dell'European University Institute e con Lorenzo Lamperti, direttore editoriale di China Files e giornalista freelance da Taipei. Uno degli organizzatori dell'omicidio della giornalista Anna Politkovskaya, editorialista di Novaya Gazeta, e nostra madre, è stato graziato ed è salito al grado di ufficiale nella zona di guerra. Sergei Khadzhikurbanov è stato condannato da una giuria a 20 anni. Ma è stato rilasciato, come hanno riferito il suo avvocato Alexey Mikhalchik e i giornalisti di Baza, senza aver scontato nemmeno la metà della pena. Intanto è stata pubblicata da diversi quotidiani, tra cui il britannico Guardian, Cyprus Confidential: un'inchiesta sui servizi offshore a Cipro basata su una serie di documenti trapelati contenenti e-mail, documenti bancari, documenti aziendali, documenti fiduciari e rapporti di conformità: ne parliamo con Rosalba Castelletti, inviata de La Repubblica a Mosca. Ai microfoni, Anna Maria Giordano.
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14 Nov 2023

Gli ospedali di Gaza | Modello Albania | Il ritorno di Cameron

L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha descritto il più grande ospedale di Gaza come "quasi un cimitero". Le immagini stanno facendo il giro del mondo mentre continuano i combattimenti: ne parliamo con Tommaso Della Longa, portavoce Federazione Internazionale di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa. Ci spostiamo poi verso il Regno Unito portandoci però dietro il conflitto con i cambiamenti all'interno del governo e la nomina dell'ex Primo Ministro David Cameron a ministro degli Esteri: ne parliamo con Daniele Fisichella, giornalista freelance. La Germania sulla gestione dei flussi migratori segue la linea tracciata dal governo di Giorgia Meloni. L'accordo raggiunto dal governo italiano, ovvero il patto con Tirana per trasferire in Albania 36mila migranti all'anno, arriva in Europa in un momento in cui tutti i principali Paesi europei - dalla Germania alla Spagna, passando per la Francia - stanno stringendo le maglie dell'accoglienza. Ad aprire il fronte è il cancelliere tedesco Olaf Scholz. L'accordo sui migranti tra Italia e Albania è «innanzitutto una questione tra il governo italiano e quello albanese» ma «in questo momento va tenuto anche presente che, a nostro avviso, l'Albania diventerà presto membro dell'Unione Europea» afferma Scholz che, in affanno per l'ascesa dell'AfD, è riuscito a strappare un faticoso accordo ai leader regionali su una politica più dura, con maggiori controlli alle frontiere: ne parliamo con Adriana Cerretelli, editorialista de Il Sole 24 Ore a Bruxelles per l'Europa, la Nato e questioni globali. Ai microfoni, Anna Maria Giordano.
29 min
10 Nov 2023

Ultime da Israele | M.O.: opinione pubblica nordafricana rompe con l'Occidente | Svolta in Myanmar?

Le ultime dal campo in Israele, il dramma degli ostaggi, le breve pause umanitarie concesse della durata di appena 4 ore: ne parliamo con Maria Gianniti, corrispondente RAI da Gerusalemme. Il conflitto tra Israele e Hamas sta condizionando, inevitabilmente, molti altri Paesi, compresi quelli del Maghreb: nelle strade di Rabat, Algeri e Tunisi sale la rabbia contro il sostegno a Israele. In Nordafrica, dove intanto la solidarietà con la "resistenza palestinese" è ormai un vecchio ricordo, la rabbia non è motivata solo dal bombardamento di Gaza, che sta causando un disastro umanitario senza precedenti, ma si estende anche nei confronti dell'Occidente, che viene percepito come un sostenitore "incondizionato" di Israele. La Tunisia, intanto, vuole approvare una legge che renderà illegale qualsiasi rapporto con Israele da parte di suoi cittadini o società. Il provvedimento – per il quale è cominciato giovedì l'iter parlamentare – prevede pesanti condanne carcerarie. Ne parliamo con con Caterina Roggero, docente di cultura araba alla Bicocca e alla Statale di Milano, autrice di: "La Nuova Algeria nella rivista El Djeich (2020-2022)", in Michela Mercuri, Alberto Gasparetto (a cura di), Polveriera mediterranea. "Dall'Afghanistan all'Algeria, le nuove sfide per l'ordine mondiale", Franco Angeli, Milano, 2023. La guerra d'Algeria, nella collana "Guerre. Storia dei conflitti nel mondo moderno" (Barbara Biscotti dir.), RCS MediaGroup, Milano, 2023. Il presidente del Myanmar, insediato dai militari, ha avvertito che il Paese rischia di spaccarsi se il governo non riuscirà a controllare i combattimenti scoppiati nello Stato Shan. Tre eserciti di insorti etnici nello Stato Shan, sostenuti da altri gruppi armati che si oppongono al governo, hanno invaso decine di postazioni militari e conquistato i valichi di frontiera e le strade che trasportano la maggior parte del commercio via terra con la Cina: ne parliamo con Sara Perria, giornalista RAI esperta di Myanmar su cui ha scritto per pubblicazioni internazionali come ft, guardian, nikkei asia e in Italia La Stampa . Ai microfoni, Roberto Zichittella.
28 min
08 Nov 2023

Gli USA, la guerra e il voto | Portogallo, le dimissioni di Costa

Dopo quattro settimane di terrore e rappresaglie in Israele e a Gaza e 20 mesi di guerra in Ucraina, il Presidente Biden sta affrontando i limiti della sua influenza nei due conflitti internazionali che definiscono la sua presidenza. In entrambi i casi, scriveva il New York Times, l'influenza di Biden sul modo in cui i suoi alleati portano avanti queste guerre sembra molto più limitata del previsto, dato il suo ruolo centrale di fornitore di armi e intelligence. Ma poiché gli Stati Uniti sono così legati a entrambe le lotte, in quanto alleato più potente di Israele e migliore speranza dell'Ucraina di rimanere una nazione libera e indipendente, l'eredità del Presidente è legata al modo in cui questi Paesi agiranno e a come finiranno le guerre. Intanto il quotidiano Politico ha pubblicato un memo trapelato in cui diversi diplomatici statunitensi criticano la politica di Israele: un documento che offre una finestra sullo stato d'animo interno al Dipartimento di Stato per le politiche mediorientali del Presidente Joe Biden. Tutto questo, a un anno dalle elezioni con l'ex presidente Trump da un lato in tribunale e dall'altro dato in testa nei sondaggi in alcuni Stati chiave nel peculiare sistema elettorale statunitense: ne parliamo con Gregory Alegi, docente di storia degli USA all'Università LUISS. Il 1 novembre il BBC World Service ha riacceso i trasmettitori in onda media di Cipro (chiusi da Gennaio) per mettere in onda l'Emergency Radio Service for Gaza sui 639 kHz con un programma prodotto da Il Cairo e Londra in onda alle 15 e alle 6 Gmt. L'obiettivo è fornire agli ascoltatori a Gaza le informazioni e gli sviluppi più recenti, nonché consigli sulla sicurezza su dove accedere a rifugi, cibo e risorse idriche: il racconto delle #Interferenze di Andrea Borgnino. Nella terza parte della trasmissione andremo in Portogallo, dove il premier Costa si è dimesso ore dopo che la polizia ha fatto irruzione nella sua residenza ufficiale e ha confermato la sua implicazione in un'indagine per corruzione: ne parliamo con Marcello Sacco, giornalista freelance. Collabora con Ansa e la Rtp (la tv statale portoghese) e altre testate. Ai microfoni, Roberto Zichittella.
28 min
07 Nov 2023

Il primo mese di guerra | Il gioco di Erdogan | Puigdemont fuori dall'amnistia?

Un mese di guerra tra Israele e Hamas, il premier Netanyahu: "Nessun cessate il fuoco senza il rilascio di tutti gli ostaggi israeliani". Il segretario delle Nazioni Unite Guterres: "Gaza è diventato un cimitero di bambini". Ne parliamo con Alessandro Marrone, Responsabile del Programma "Difesa" e responsabile di ricerca nel Programma "Sicurezza" dello IAI (Istituto Affari Internazionali). Il segretario di Stato USA Antony Blinken è in Turchia per cercare di placare la rabbia di uno dei più strategici ma difficili alleati di Washington in Medio Oriente. Una visita che arriva in un momento difficile per gli USA e che, almeno apparentemente, il presidente turco Erdogan sembra non voler facilitare. In quella che è la sua prima visita in Turchia dall'inizio della crisi tra Israele e Gaza, Blinken non incontrerà infatti Recep Tayyip Erdogan, che ha scelto di recarsi in una remota regione del nord-est del Paese. Il capo della diplomazia statunitense incontrerà il suo omologo turco, il ministro degli Esteri Hakan Fidan, per discutere della guerra tra Israele e Hamas. Nelle ultime settimane, il leader turco ha inasprito la sua retorica nei confronti di Israele, accusando Tel Aviv di "commettere violazioni dei diritti umani" mentre gli attacchi aerei israeliani si abbattono sulla città palestinese assediata da quasi un mese, dall'offensiva a sorpresa del gruppo palestinese Hamas del 7 ottobre. Intanto, a livello di politica interna, dopo 13 anni l'opposizione turca volta pagina rispetto a Kiliçdaroglu con l'elezione di Özgür Özel, un candidato "per il cambiamento". Il presidente del Partito Popolare Repubblicano, il principale partito di opposizione del Paese, è stato privato del suo mandato dopo tredici anni alla sua guida: ne parliamo con Lea Nocera, docente di turco e storia Turchia contemporanea all'Università L'Orientale di Napoli. Autrice di "La Turchia contemporanea. Dalla repubblica kemalista al governo dell'Akp" (Carocci). Curatrice della rubrica "La finestra sul mediterraneo" per il programma Zazà. In Spagna intanto una manovra giudiziaria rischia di lasciare Puigdemont fuori dalla legge sull'amnistia (e quindi dalla formazione del governo). Il magistrato Manuel García-Castellón ha riattivato il caso aperto a Tsunami Democràtic quando PSOE e Junts stavano negoziando l'investitura di Sánchez. L'istruttore chiede di indagare a distanza di quattro anni se la protesta, descritta come terrorismo e per la quale è accusato l'ex presidente catalano, abbia causato una morte: ne parliamo con Mario Magarò, giornalista freelance a Barcellona che si muove tra Spagna e Perù dove si occupa di crimini ambientali. Ai microfoni, Roberto Zichittella.
28 min
06 Nov 2023

La "risurrezione" di Abu Mazen | Il discorso di Nasrallah

Gli Stati Uniti sono determinati a trovare una via d'uscita. Il segretario di Stato Antony Blinken ha fatto una visita a sorpresa in Cisgiordania, dove ha incontrato il presidente dell'Autorità Palestinese Mahmoud Abbas, o Abu Mazen, per cercare una strada per ristabilire la pace con Israele. L'Autorità Nazionale Palestinese "si assumerà tutte le sue responsabilità" per la Cisgiordania, Gerusalemme Est e Gaza - ha dichiarato il Presidente Abu Mazen - nel quadro "di una soluzione politica globale". Da tempo molti analisti sostengono che l'ANP stesse perdendo terreno in Palestina ma adesso tutto potrebbe cambiare. Che si tratti della "rinascita" di Abu Mazen? Ne parliamo con Romana Rubeo, Caporedattrice Palestine Chronicle. È il discorso più importante della sua vita? Quello che lo renderà ufficialmente non più il segretario generale di Hezbollah, ma il comandante in capo dell'"asse della resistenza" in tutto il Medio Oriente? Se lo chiede il quotidiano libanese L'Orient Le Jour, 28 giorni dopo la sanguinosa operazione di Hamas in Israele, e a poche ore dall'uscita dal silenzio di Hassan Nasrallah. Parole a parte però, secondo molti osservatori libanesi, sul terreno il movimento armato filo-iraniano continuerà a "tirare le orecchie" a Israele, tenendo aperto il fronte lungo la linea di demarcazione tra i due Paesi: ne parliamo con Lorenzo Trombetta, corrispondente ANSA e Limes da Beirut, analista sul Medio Oriente e autore di "Negoziazione e potere in Medio Oriente. Alle radici dei conflitti in Siria e dintorni" (Mondadori Università, 2022). Intanto a Beirut un collettivo di artisti ha realizzato un'installazione artistica che richiama, su grandi cartelloni luminosi, la frase di Italo Calvino: Che cosa non è inferno? Ne parliamo con Paolo Ghezzi, del collettivo artistico Antonello-Ghezzi, appena rientrato dal Libano. Ai microfoni, Roberto Zichittella.
28 min
03 Nov 2023

L'aspetto tattico della guerra | Come prosegue il conflitto in Sudan | Civili sotto tiro in Mali

L'aspetto tattico e militare del conflitto tra Israele e Hamas, l'operazione di terra, l'accerchiamento di Gaza City: ne parliamo con Vincenzo Camporini, già capo di Stato Maggiore della Difesa e consigliere scientifico Istituto Affari Internazionali. In Sudan intanto il conflitto non si ferma e non risparmia le strutture sanitarie: il personale sudanese di Emergency a Nyala, nel Sud Darfur, è stato arrestato, il 25 ottobre scorso, dalle Forze di Supporto Rapido (RSF). A distanza di quasi una settimana è arrivata la liberazione con le scuse delle RSF ma il Centro pediatrico è stato saccheggiato. Ne parliamo con Rossella Miccio, presidente di Emergency. Le forze armate del Mali e i gruppi armati islamisti hanno ucciso e abusato di numerosi civili nel Mali centrale e settentrionale dall'aprile 2023. La denuncia è contenuta in un rapporto appena pubblicato da Human Rights Watch. Le autorità militari di transizione del Mali, con il sostegno della Commissione nazionale per i diritti umani e di esperti internazionali in materia, scrive l'organizzazione, dovrebbero condurre con urgenza indagini credibili e imparziali sui presunti abusi e chiedere conto ai responsabili. Secondo le prove raccolte da HRW, i combattenti islamisti del Gruppo per il sostegno dell'Islam e dei musulmani (Jama'at Nusrat al-Islam wa al-Muslimeen, JNIM), legato ad Al-Qaeda, hanno ucciso più di 160 civili, tra cui almeno 24 bambini, dall'inizio di aprile. Le forze armate maliane hanno ucciso fino a 40 civili, tra cui almeno 16 bambini, durante le operazioni di controinsurrezione. Il governo maliano non ha adottato misure adeguate per proteggere i civili nelle aree colpite dal conflitto: ne parliamo con Ilaria Allegrozzi, Senior researcher sul Sahel a HRW. Ai microfoni, Laura Silvia Battaglia.
27 min
02 Nov 2023

USA, le sfide internazionali e interne | Le proteste a Panamà

Lo sciopero di sei settimane della United Auto Workers contro le tre maggiori case automobilistiche degli Stati Uniti è giunto al termine: il sindacato ha mediato un accordo con la General Motors, Ford e Stellantis per aumenti salariali del 25% per i lavoratori per tutta la durata del contratto e adeguamenti del costo della vita. L'accordo arriva in un momento politicamente complesso per gli USA, sia a livello interno con il presidente Biden e l'ex presidente Trump entrambi a fianco dei lavoratori, sia a livello di politica estera: gli USA si devono ora concentrare sul conflitto tra Israele e Hamas, mettendo momentaneamente da parte l'Ucraina, e cercando di mantenere un ruolo da mediatore nell'area che ormai molti Paesi, Qatar e Cina in testa, gli contendono: ne parliamo con Raffaella Baritono, docente ordinaria di Storia e Politica degli Stati Uniti d'America presso la Scuola di Scienze Politiche dell'Università di Bologna. Le Interferenze di Andrea Borgnino ci porteranno alla scoperta di una radio in una prigione del Texas. E poi continueremo il nostro viaggio nel continente americano andando a Panamà che, da lunedì, è entrata nella seconda settimana di proteste - considerate le più grandi dopo quelle contro la dittatura militare alla fine degli anni Ottanta - per chiedere l'abrogazione di una legge contrattuale che consente a una società mineraria canadese di estrarre e vendere rame e altri minerali per i prossimi 20 anni, con un'opzione di estensione per altri 20 anni, in una vasta area forestale nel nord del Paese: ne parliamo con Tiziano Breda, ricercatore esperto di America Latina per lo IAI. Ai microfoni, Laura Silvia Battaglia.
28 min
01 Nov 2023

Il ruolo di Starlink nei conflitti | Il futuro della guerra | Droni e missili Houthi su Israele

Senza Starlink non possiamo volare, non possiamo comunicare», dice al New York Times un anonimo vicecomandante ucraino. Israele ha chiesto a Elon Musk di aprire la connessione internet Starlink nelle zone del conflitto ed Elon Musk in persona ha assicurato che il sistema satellitare Starlink di SpaceX garantirà le connessioni internet alle ong umanitarie riconosciute che operano a Gaza: quale il ruolo quindi di Starlink nei vari conflitti del mondo? Ne parliamo con Luca Zorloni, responsabile di Wired.it. Un drone da 400 dollari che è in grado di abbattere un carro armato da due milioni di dollari: si tratta del modello FPV - o "first-person view" -, dotato di una telecamera a bordo che consente a operatori esperti di indirizzarlo verso il bersaglio con precisione millimetrica. L'adozione di droni "con visuale in prima persona" da parte dell'Ucraina potrebbe cambiare, o determinare, le sorti della guerra. Di fronte a un nemico con un numero superiore di truppe e di mezzi corazzati, l'esercito ucraino sta utilizzando questi piccoli dispositivi che però sono in grado di fornire una carica esplosiva capace di distruggere un carro armato russo del valore di oltre due milioni di dollari. Ne parliamo con Francesca Farruggia, segretaria generale dell'Istituto di ricerca internazionale Archivio Disarmo. Il gruppo Houthi dello Yemen, sostenuto dall'Iran, ha dichiarato di aver lanciato martedì un "gran numero" di droni e missili balistici verso Israele, dopo che l'esercito israeliano ha dichiarato di aver abbattuto un "obiettivo aereo" in avvicinamento al largo della città di Eilat, sul Mar Rosso: ne parliamo con Eleonora Ardemagni, esperta monarchie del Golfo, forze militari arabe e Yemen, assistente all'università Cattolica di Milano e ricercatrice ISPI. Ai microfoni, Laura Silvia Battaglia.
29 min
30 Ott 2023

Manifestanti invadono l'aeroporto del Dagestan | Stop al nuovo governo in Polonia

All'aeroporto di Makhachkala, in Daghestan, Russia, decine di manifestanti riuniti a causa di un volo in arrivo da Tel Aviv hanno fatto irruzione sulla pista. La folla è stata apparentemente alimentata da voci di rifugiati israeliani in arrivo all'aeroporto da Tel Aviv. Il dipartimento del Daghestan del Comitato Investigativo russo ha aperto un procedimento penale in base all'articolo sui disordini di massa dopo che la moltitudine che gridava slogan antisemiti ha fatto irruzione sulla pista dell'aeroporto. Ne parliamo con Rosalba Castelletti, inviata de La Repubblica a Mosca e con Eric Salerno, giornalista, inviato speciale, esperto di questioni africane e mediorientali, ex corrispondente del Messaggero. Il presidente della Polonia Andrzej Duda ha detto che non convocherà il nuovo parlamento prima di quasi un mese, il che potrebbe ritardare l'insediamento di un nuovo governo fino a dicembre. Duda, alleato del partito nazionalista Diritto e Giustizia (PiS) al governo, ha dichiarato che convocherà la prima seduta del nuovo parlamento per il 13 novembre e annuncerà successivamente la nomina di un candidato a primo ministro. Il PiS è arrivato primo al voto del 15 ottobre ma non ha una strada percorribile per il governo, mentre la coalizione di opposizione, guidata da Donald Tusk, ex primo ministro e presidente del Consiglio europeo, questa settimana ha confermato la sua maggioranza e si è detta pronta a prendere il potere. I critici del PiS hanno suggerito che Duda potrebbe ritardare deliberatamente il processo. Alcuni affermano che il PiS stia cercando di convincere singoli deputati dell'opposizione a sostenerlo, anche se sembra improbabile che riesca a conquistare i 37 deputati di cui avrebbe bisogno. Ne parliamo con Fabio Turco, giornalista di Centrum Report, progetto giornalistico sui paesi dell'Europa Centrale, in collegamento da Varsavia. Ai microfoni, Laura Silvia Battaglia.
28 min
27 Ott 2023

Conflitto in Sudan | Turchia centenaria

Le forze paramilitari di supporto rapido (RSF) hanno preso il controllo della seconda città più grande del Sudan, Nyala, dall'esercito dopo mesi di combattimenti, hanno detto diverse fonti alla BBC. Un testimone oculare ha detto che i residenti festeggiavano perché speravano che ciò significasse la fine delle violenze. I combattimenti hanno costretto più di 670.000 persone ad abbandonare le proprie case. Gli ospedali della città sono stati distrutti e fonti riportano che diversi corpi giacciano lungo le strade. Ne parliamo con Irene Panozzo, ex consigliere politico della UE sul Corno d'Africa e tra i soci di Lettera22 Domenica 29 ottobre la Turchia celebrerà il suo centenario della repubblica instaurata da Mustafa Kemal Atatürk nel 1923. Nei 100 anni della sua storia, la Turchia ha attraversato molteplici trasformazioni politiche e sociali, e fino ad oggi il paese resta al centro dell'attenzione a causa del suo persistente stato di crisi economica e della sua posizione tra Europa e Medio Oriente. Erdogan, ora il leader più longevo della Turchia, e Ataturk sono diventati le figure fondamentali della Turchia moderna, i loro stili e visioni contrastanti definiscono la forma della società e il posto del Paese nel mondo. Alle soglie dei cent'anni della repubblica Erdogan cammina su una linea sottile tra il rendere omaggio all'uomo che ha creato il Paese e la costruzione della propria eredità, tanto da sollevare una domanda che gli analisti si pongono in questi giorni: come sarà il nuovo secolo turco? Ne parliamo con Marco Ansaldo (1959), già inviato speciale de «la Repubblica» per la politica internazionale, oggi è analista geopolitico, consigliere scientifico di «Limes» da Istanbul, vaticanista per «Die Zeit» e consulente de La7 per il programma Atlantide. Ha insegnato all'Università Luiss e ha collaborato con Rai Radio 3 (autore di varie voci di Wikiradio). Autore tra gli altri del libro 'La marcia turca', Marsilio editore . Con Luigi Spinola ai microfoni.
29 min
25 Ott 2023

Spillover del conflitto in Siria e Iraq | Azerbaigian e Armenia, un'altra guerra possibile

Il rischio di "spillover" del conflitto tra Israele e Hamas si fa sempre più concreto. Le forze di Difesa israeliane hanno dichiarato all'inizio di aver colpito infrastrutture militari in Siria in risposta a razzi provenienti dal territorio siriano verso le alture del Golan. La settimana scorsa le forze israeliane avevano colpito gli aeroporti di Aleppo e Damasco, e pochi gioi dopo la base aerea di Ain al-Asad che ospita le forze statunitensi e altre forze internazionali nell'Iraq occidentale, è stata presa di mira da droni e missili di forze pro-iraniane. Ne parliamo con Maria Fantappié, responsabile Programma Med Medio Oriente e Africa allo IAI. Mentre i riflettori del mondo sono puntati sul conflitto tra Israele e Hamas, la situazione nel Caucaso sembra poter degenerare da un momento all'altro. Cresce infatti il timore che l'Azerbaigian possa dare seguito alla presa del Nagorno-Karabakh, avvenuta il mese scorso, con assalti al territorio del suo vicino, tanto da avere portato la Francia – il Paese con la più grande comunità armena della diaspora europea – a rifornire di attrezzature militari Erevan. L'annuncio sulle armi francesi arriva appena un mese dopo che l'Azerbaigian ha dichiarato la vittoria dopo una fulminea offensiva militare nel Nagorno-Karabakh, costringendo più di 100.000 armeni che vivono nella regione separatista a fuggire dalle loro case. Il timore - sollevato dal Segretario di Stato USA Antony Blinken - è che questa non sia la fine delle ambizioni regionali dell'Azerbaigian, e tutti gli occhi sono ora puntati sul corridoio Zangezur, un tratto di terra che corre lungo il confine dell'Armenia con l'Iran. Il pericolo è che un'altra mossa delle forze di Baku possa infiammare un conflitto più ampio nel Caucaso meridionale, un'area in cui Turchia, Russia e Iran hanno tutti interessi strategici fondamentali. Ne parliamo con Monica Ellena, caporedattrice est Europa e Asia centrale dell'Institute for war e peace reporting di Londra. Con Luigi Spinola ai microfoni.
29 min
24 Ott 2023

A Gaza non c'è più acqua | Sciopero in Islanda contro il gender gap e la violenza di genere

Con meno di un litro di acqua al giorno a testa gli abitanti di Gaza rischiano di disidratarsi fino a morire, mentre gli attacchi aerei israeliani continuano a colpire il territorio palestinese e i suoi 2,3 milioni di residenti. La Striscia di Gaza dipende per il 90% dalle importazioni dal confine israeliano e per una percentuale minima dall'importazione di beni dal valico di Rafah, al confine egiziano. Al momento solo due tornate di aiuti sono entrate nella Striscia, coprendo solo il 4% circa del fabbisogno giornaliero medio della popolazione. In quegli aiuti che le Nazioni Unite sono riuscite a far entrare non c'è il carburante: il governo israeliano ritiene che Hamas, il gruppo islamista che governa la Striscia, potrebbe utilizzarlo per scopi militari. Il problema è che a Gaza manca totalmente l'acqua anche in periodo non bellico: gli impianti di de-salinizzazione sono vitali per l'approvvigionamento d'acqua della popolazione. Impianti però che, senza carburante, non possono funzionare. I gazawi vivono in un territorio ad alta scarsità idrica e in cui l'acqua è una delle risorse chiave dello scontro geopolitico. Ne parliamo con Chiara Saccardi, responsabile Azione contro la fame per il Medio Oriente, e con Daniela Pioppi, docente di Storia contemporanea dei paesi arabi, Università di Napoli, l'Orientale. | Decine di migliaia di donne in Islanda, tra cui il primo ministro Katrín Jakobsdóttir, si rifiutano di lavorare martedì. Il "kvennafrí", o giorno libero delle donne, è stato indetto per protestare contro il divario retributivo di genere e la violenza di genere. Sono particolarmente colpiti i settori in cui le donne costituiscono la maggioranza dei lavoratori, come la sanità e l'istruzione. Lo sciopero programmato segna il primo sciopero delle donne di un'intera giornata dal 1975. Con Silvia Cosimini, traduttrice e docente di Islandese, in collegamento da Reykjavík Con Luigi Spinola ai microfoni.
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20 Ott 2023

Il discorso di Biden e ATACMS all'Ucraina | Appuntamento al Cairo | La situazione umanitaria a Gaza

Biden, in un raro discorso nello Studio Ovale, ha parlato del ruolo degli USA nel mondo e ha detto agli americani di posizionarsi in modo fermo dietro Israele e Ucraina, dicendo che è essenziale anche per la sicurezza degli USA e promettendo maggiori aiuti a Israele come all'Ucraina. Questa settimana l'Ucraina ha lanciato missili ATACMS contro le forze russe, segnando la prima volta che le armi fornite dagli Stati Uniti sono state utilizzate da quando Mosca ha invaso il paese. Un piccolo numero di missili è stato inviato in Ucraina negli ultimi giorni, dove aumenteranno la capacità di Kiev di effettuare attacchi a lungo raggio contro le forze russe durante una fase importante della sua controffensiva. Gli ATACMS possono cambiare il corso della controffensiva ucraina? Ne parliamo con Alessandro Marrone, Responsabile del Programma "Difesa" e responsabile di ricerca nel Programma "Sicurezza" dello IAI (Istituto Affari Internazionali). | Prevista una conferenza di pace domani a Il Cairo con i leader occidentali e arabi, inclusi i rappresentati delle organizzazioni internazionali, per discutere di prospettive di pace nel conflitto Israele-Hamas. Il Cairo ha reso chiaro che non intende accogliere sul suo territorio più di un milione di profughi gazawi. Tra le ragioni c'è anche l'instabilità in Nord Sinai. Ne parliamo con Marc Innaro, corrispondente RAI dal Cairo. | Tra accordi, bombardamenti e aperture a singhiozzo del valico di Rafah, parliamo della situazione umanitaria a Gaza con Fabrizio Carboni, direttore regionale Croce Rossa Internazionale dipartimento Medio Oriente. Con Anna Maria Giordano ai microfoni.
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19 Ott 2023

Cosa succede in Cisgiordania | Sputnik in Libano | La sospensione di Schengen

Le forze di sicurezza palestinesi a Ramallah hanno sparato gas lacrimogeni e granate assordanti per disperdere i manifestanti che lanciavano pietre e cantavano contro il presidente Mahmoud Abbas martedì, mentre la rabbia popolare ribolliva dopo l'attacco all'ospedale Al-Ahli al-Arabi di Gaza, che secondo i funzionari di Hamas avrebbe ucciso circa 500 persone. "La gente vuole la caduta del presidente", hanno cantato alcuni manifestanti. Alcuni manifestanti hanno espresso il loro sostegno ad Hamas, il gruppo palestinese che governa Gaza. Ci sono state proteste in altre città della Cisgiordania, tra cui Nablus, Tubas e Jenin, una città del nord che è stata al centro di estese operazioni militari israeliane all'inizio di quest'anno. Lo scoppio delle proteste in Cisgiordania evidenzia la rabbia palestinese a lungo covata contro l'Autorità Palestinese. Ne parliamo con Chiara Cruciati, vice direttrice del Manifesto dove si occupa di Medio Oriente, segue in particolare la questione palestinese. | Sul sito di ARAB News è apparsa la notizia che L'agenzia di stampa russa Sputnik ha lanciato una stazione radio in lingua araba in Libano sulla stessa frequenza in FM precedentemente utilizzata dal servizio arabo della BBC nel paese: Andrea Borgnino lo racconta nelle sue Interferenze. | Nove paesi dell'Unione, compresa l'Italia, hanno notificato alla Commissione Europea la sospensione della libera circolazione prevista da Schengen legittimando la decisione con l'innalzamento del livello di allerta del rischio di attentati. Ne parliamo con Chiara Favilli docente di Diritto dell'Unione Europea all'Università di Firenze. Ai microfoni Anna Maria Giordano.
28 min
18 Ott 2023

La disinformazione nel conflitto | Il viaggio di Biden in Israele dopo l'attacco ad Al Ahli

Centinaia di palestinesi sono morti dopo un'enorme esplosione all'ospedale Al Ahli di Gaza City, attribuita da Hamas a un attacco aereo israeliano. Israele invece sostiene che l'esplosione è stata causata da razzi lanciati male da un altro gruppo, la Jihad islamica palestinese, ed entrambe le parti negano la responsabilità. Secondo il ministero della Sanità gestito da Hamas nella Striscia di Gaza sarebbero almeno 500 le vittime civili. | La Giordania ha cancellato il vertice tra il Presidente Biden e i leader arabi che avrebbe dovuto svolgersi domani ad Amman. Il ministro degli Esteri giordano Ayman Safadi ha dichiarato che si sarebbero incontrati in un momento in cui le parti avrebbero potuto accordarsi per porre fine alla "guerra e ai massacri contro i palestinesi", incolpando Israele di aver spinto la regione "sull'orlo dell'abisso". Questo avviene sulla scia dell'esplosione dell'ospedale, di cui sia Israele che Hamas negano la responsabilità. Ne parliamo con Maria Fantappié, Senior Adviser per il Medio Oriente, e Associate Fellow all'Istituto Affari Internazionali, e con Mario Del Pero, docente di Storia Internazionale e storia della politica estera statunitense all'Institut d'études politiques/SciencesPo a Parigi, autore di "Libertà e impero: Gli Stati Uniti e il mondo 1776-2011" (Laterza, 2011) e di "Era Obama: Dalla speranza del cambiamento all'elezione di Trump"(Feltrinelli, 2017). Con Anna Maria Giordano ai microfoni.
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17 Ott 2023

Putin va in Cina | Dentro il fronte Nord | Daniel Noboa vince in Ecuador

Vladimir Putin è arrivato in Cina e resterà a Pechino due giorni, il 17 e 18 ottobre. Il presidente russo dedicherà gran parte del primo giorno della sua visita agli incontri bilaterali con i colleghi che parteciperanno anche al Terzo Forum Internazionale "One Belt - One Road" . Ne parliamo con Orietta Moscatelli, caporedattore esteri Aska News e analista Limes per la Russia. | Il confine di Israele con Gaza non è l'unico da tenere sotto controllo. Il confine tra Israele e Libano, il fronte Nord, diventa sempre più incandescente e si fa strada sotto i riflettori. Ma cosa sta succedendo all'interno del Libano? Hezbollah, "partito di Dio", si è formato nel 1982 durante la guerra civile libanese e oggi è una forza politica che detiene13 seggi in parlamento. Hezbollah e i suoi alleati hanno perso la maggioranza parlamentare con le elezioni del 2022, ma la sua forza militare rimane comunque la principale forza che gestisce e protegge i confini del Libano, inclusi porti e aeroporti. Da decenni il "partito di Dio" intesse legami con le fazioni palestinesi a Beirut, Hamas in primis, così come all'interno dei campi profughi sparsi in tutto il paese, in cui vivono 180.000 persone. Ne parliamo ccon Lorenzo Trombetta, corrispondente medio oriente per Ansa e Limes. | L'erede delle banane Daniel Noboa vince le elezioni presidenziali in Ecuador Luisa González, scelta da Rafael Correa come successore, perde contro il 35enne che promette una linea dura contro la criminalità violenta e il traffico di cocaina. Ne parliamo con Fabio Bozzato, giornalista freelance esperto di America Latina, collabora con varie testate come Il Venerdì ed Eastwest. Con Anna Maria Giordano ai microfoni.
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12 Ott 2023

Le domande dell'Egitto nella guerra di Gaza | Un partito "tutto tedesco" | Il Labour in ascesa

Il crescente senso di debolezza del ruolo regionale dell'Egitto e il declino della sua storica influenza nella mediazione della questione palestinese, una delle questioni più controverse della regione, sono amplificati dalla fretta delle potenze regionali di assumere questo ruolo. L'ultima manifestazione del declino dell'Egitto è stata evidente nei colloqui tra Arabia Saudita e Israele per concludere la normalizzazione sotto gli auspici americani, che si erano lentamente sviluppati negli ultimi mesi prima degli eventi dell'ultima settimana. Come dovrebbe agire l'Egitto se la situazione a Gaza dovesse collassare completamente? Soprattutto se si parla di un'invasione di terra israeliana nella Striscia e di decine di migliaia di sfollati che si dirigono verso il confine egiziano. Ne parliamo con Francesca Cicardi, giornalista esperta di Medio Oriente che ha vissuto in Egitto per 14 anni. | L'AfD, l'Alternative für Deutschland, partito di estrema destra e anti-immigrazione, si è autoproclamato "un grande partito tutto tedesco" dopo aver ottenuto la più grande quota di voti di sempre in uno stato della Germania occidentale. L'AfD, un tempo considerato il partito più rilevante per gli stati orientali post-comunisti, ha ottenuto domenica il 18,4% dei voti nel potente stato dell'Assia, vicino a Francoforte, ed è arrivato secondo solo all'Unione Cristiano-Democratica (CDU). In Baviera AfD arrivato terzo, dietro al partito populista di destra Freie Wähler (Elettori liberi). Ne parliamo con corrispondente da Berlino per La Repubblica. | Le cose stanno per cambiare radicalmente nella politica britannica. Almeno questa è la sensazione che si è avuta a Liverpool dove questa settimana il partito laburista ha tenuto la sua conferenza annuale. Incoraggiato dai sondaggi e pieno di fiducia, il leader del partito laburista Keir Starmer, ha dichiarato martedì di essere pronto ad assumere il potere. Starmer, che è stato eletto leader del suo partito nel 2020, ha portato il suo partito più vicino al centro politico dopo la guida del suo predecessore Jeremy Corbyn. Ne parliamo con Daniele Fisichella, giornalista freelance. Con Anna Maria Giordano ai microfoni.
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11 Ott 2023

A Gaza nessun posto è sicuro | Blinken vola in Israele | Svezia violenta

'Dove andiamo?' si chiedono gli abitanti di Gaza. Nessun posto è sicuro nella Striscia mentre gli attacchi israeliani si intensificano. E mentre al Cairo si riunisce la lega Araba, la proposta di un corridoio umanitario dal valico di Rafah per fare entrare i civili in Egitto è un'opzione che è sul tavolo. Ne parliamo con Azzurra Meringolo, giornalista RAI inviata a Tel Aviv. Il Segretario di Stato Antony Blinken si recherà oggi in Israele in segno di sostegno al Paese che sta iniziando una vasta campagna offensiva nella Striscia di Gaza, controllata da Hamas, in risposta a un'ondata di attacchi transfrontalieri mortali da parte del gruppo militante. Ne parliamo con Gregory Alegi, docente di storia degli USA all'Università LUISS. Nel 2023 ci sono stati 134 attentati dinamitardi in Svezia, 44 in più rispetto ai 90 di tutto il 2022. Allo stesso tempo, il numero di sparatorie rimane molto alto rispetto ad altri Stati europei: 289 quest'anno e 391 nel 2022, in un Paese di 10 milioni di persone. Quello che era iniziato come un conflitto interno tra bande di droga rivali si è trasformato in una spirale di attacchi di vendetta, poiché i membri delle bande - spesso frustrati nei loro tentativi di uccidersi a vicenda - hanno cominciato a bombardare le case delle rispettive famiglie. Giovedì sera, il primo ministro Ulf Kristersson ha tenuto un raro "discorso alla nazione" trasmesso in diretta dalla televisione nazionale, in cui ha cercato di delineare il modo in cui il suo governo intende affrontare la violenza attraverso l'aumento delle risorse della polizia, l'inasprimento delle pene per i criminali condannati e nuovi poteri di sorveglianza. Ha anche ventilato l'idea di chiamare l'esercito dopo gli 11 morti legati alle gang solo nell'ultimo mese. Ne parliamo con Filip Jakobsson, corrispondente di TV4 in collegamento dalla Svezia. Con Marina Lalovic ai microfoni.
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10 Ott 2023

L' UE e il problema del business as usual | Il terremoto in Afghanistan | Ricordo di Ettore Mo

"In qualità di principale donatore per i palestinesi, la Commissione europea sta mettendo sotto esame l'intero portafoglio di sviluppo, per un valore totale di 691 milioni di euro", ha scritto Várhelyi su X ieri. Dopo l'annuncio sulla sospensione dei fondi alla Palestina l'Ue però ha fatto marcia indietro con una dichiarazione: "Nessuna sospensione perché non era previsto nessun pagamento". In attesa la riunione dei ministri per gli Affari esteri ne parliamo con Nathalie Tocci, direttrice dell'Istituto Affari Internazionali, autrice di Fuori dal Tunnel. Come l'Europa può superare la grande crisi (Solferino editore, 2023). | I soccorritori stanno cercando i sopravvissuti al potente terremoto che ha raso al suolo interi villaggi in Afghanistan, uccidendo più di 1.000 persone. Il terremoto di mnitudo 6,3 ha colpito sabato mattina la provincia di Herat, un paesaggio arido costellato di case di mattoni di fango. Gli abitanti dei villaggi stanno ancora usando pale e mani nude per cercare più di 500 persone scomparse, dice l'ONU. Ne parliamo con Giuliano Battiston, giornalista e ricercatore esperto di Afghanistan e della galassia jihadista, autore di "Arcipelago jihad. Lo Stato Islamico e il ritorno di Al Qaeda", edizioni dell'Asino (2016) e direttore dell'associazione di giornalisti indipendenti Lettera22. | Un ricordo di Ettore Mo, per decenni uno degli inviati di punta del Corriere della Sera, morto a 91 anni. Ne parliamo con Valerio Pellizzari, ex inviato speciale del Messaggero, editorialista della Stampa, e tra i tanti libri che ha scritto è anche autore di Kabul Kabul. Cronache della guerra afgana (editore Vallecchi, 1989), scritto con Ettore Mo. Ai microfoni Marina Lalovic.
29 min
09 Ott 2023

Attacco a Israele

Speciale Tutta la città ne parla e Radio3 Mondo dedicato alla crisi israelo-palestinese. In conduzione Rosa Polacco e Marina Lalovic. Gli ospiti: Maria Gianniti, corrispondente Rai da Israele, Guido Olimpio, giornalista del Corriere della Sera, firma oggi il pezzo "La falla, il doppio fronte: le 5 sfide per Netanyahu"; Chiara Cruciati, vicedirettrice del Manifesto dove si occupa di Medio Oriente, segue in particolare la questione palestinese; Meron Rapoport, traduttore e attivista politico, tra i fondatori del movimento A Land for All, è stato responsabile delle pagine estere per i quotidiani Hadashot e Yedioth Ahronoth; Ahmed Abu Artema, giornalista di Gaza; Avi Pazner, ex ambasciatore israeliano in Italia e in Francia; Nello Del Gatto, analista mediorientale, scrive per Eastwest, Affari Internazionali; Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati, avvocata e accademica internazionale specializzata in diritti umani; Eric Salerno, giornalista, inviato speciale, esperto di questioni africane e mediorientali, è corrispondente del Messaggero; David Gerbi, già presidente Astrel - Associazione Salvaguardia Trasmissione Retaggio Ebrei di Libia, rappresentante organizzazione mondiale ebrei di Libia, membro della nuova associazione junghiana di Israele; Lorenzo Trombetta,  corrispondente dal Medio Oriente per Ansa e Limes;  Maria Fantappie, responsabile Programma Mediterraneo, Medio Oriente e Africa all'Istituto Affari Internazionali; Davide Lerner, giornalista, voce di Radio3.
81 min
05 Ott 2023

Il destino dei siriani in Libano | Controllo e "prevenzione" a Kabul | Via gli afghani dal Pakistan

Il ministro degli Interni libanese uscente Bassam Maoulaoui ha dichiarato che il 30% dei crimini commessi in Libano sono commessi da cittadini siriani, durante una conferenza stampa organizzata dopo un incontro tra lui e i presidenti delle municipalità e i mohafez (governatori) a Beirut. La questione è uno dei principali argomenti di dibattito pubblico in Libano, dove molti politici chiedono il rimpatrio dei migranti siriani. Parallelamente, Hassan Nasrallah, capo del gruppo Hezbollah, ha dichiarato che il Libano dovrebbe smettere di impedire ai siriani di lasciare il Paese per raggiungere l'UE, dato che il Libano sta vivendo un'impennata migratoria dalla Siria. Nasrallah ha affermato che il Libano dovrebbe dotare i rifugiati di imbarcazioni adeguate, aiutando il loro passaggio verso l'Europa: ne parliamo con con Lorenzo Trombetta, corrispondente ANSA e Limes da Beirut, analista sul Medio Oriente e autore di "Negoziazione e potere. Alle radici dei conflitti e dintorni in Medio Oriente" (Mondadori Università, 2022). Il governo talebano si accinge a realizzare un monitoraggio video di tutti i luoghi sensibili nella capitale Kabul e nelle principali città afghane, "per prevenire gli attacchi dell'Isis". Lo ha dichiarato un portavoce del ministero dell'Interno sottolineando che il progetto si basa su documenti statunitensi preparati negli ultimi due anni della loro occupazione dell'Afghanistan. Il piano è stato discusso con esperti di sicurezza turchi e con una società cinese: ne parliamo con Giuliano Battiston, giornalista e ricercatore esperto di Afghanistan e della galassia jihadista, autore di "Arcipelago jihad. Lo Stato Islamico e il ritorno di Al Qaeda", edizioni dell'Asino e direttore dell'associazione di giornalisti indipendenti Lettera22. Il Ministero degli Interni pakistano ha dichiarato che i quasi 2 milioni di afghani che vivono illegalmente nel Paese devono andarsene entro la fine del mese o rischiano la deportazione. Il governo pakistano ha recentemente dichiarato che i cittadini afghani sono stati responsabili della maggior parte degli attentati suicidi avvenuti nel Paese quest'anno - 14 su 24. "Abbiamo dato loro una scadenza al 1° novembre", ha dichiarato il ministro degli Interni Sarfraz Bugti. Bugti, che è in carica con funzioni di interim, ha dichiarato che circa 1,73 milioni di cittadini afghani che vivono in Pakistan non hanno documenti legali. Ne parliamo con Luca Lo Presti, Presidente Fondazione Pangea. Ascolteremo inoltre la voce del premio Pulitzer Matthieu Aikins, giornalista e scrittore canadese-americano noto soprattutto per i suoi reportage sulla guerra in Afghanistan, raccolta da Laura Silvia Battaglia, in conduzione.
29 min
04 Ott 2023

Repressione indiana | Manovre congiunte tra Cina e Arabia Saudita

La stretta sui mezzi di informazione in India si intensifica e, questa volta, si inserisce nel confronto con la Cina. La polizia della capitale indiana, Delhi, ha fatto irruzione nelle case di importanti giornalisti e autori in relazione a un'indagine sul finanziamento del sito web di notizie NewsClick. Il fondatore di NewsClick, Prabir Purkayastha, e un suo collega sono stati arrestati. La polizia ha anche sequestrato computer portatili e telefoni cellulari. I funzionari starebbero indagando sulle accuse che NewsClick abbia ottenuto fondi illegali dalla Cina, accusa che il sito nega: ne parliamo con Rita Cenni, corrispondente ANSA da Nuova Delhi. La Cina e l'Arabia Saudita condurranno un'esercitazione militare navale congiunta nel mese di ottobre, secondo quanto è stato annunciato giovedì scorso dal Ministero della Difesa cinese. L'esercitazione militare, denominata "Blue Sword 2023", si terrà nella città di Zhanjiang, nella provincia meridionale cinese del Guangdong e comprenderà addestramenti alla lotta contro il terrorismo. Le due nazioni avevano già condotto esercitazioni navali di collaborazione nel 2019. Pechino sta assumendo nella regione mediorientale un ruolo sempre più importante e la sua diplomazia della dissuasione ha riportato in vigore, nel marzo scorso, le relazioni diplomatiche tra Riad e Teheran: ne parliamo con Stefano Pelaggi, ricercatore Sapienza Università di Roma e Centro Studi Geopolitica.info, autore de "L'isola sospesa. Taiwan e gli equilibri del mondo" (LUISS University press 2022) e con Corrado Čok, Visiting Fellow allo European Council on Foreign Relations (ECFR), si occupa di Golfo e Africa sub-Sahariana, ed è Programme Manager presso Fondazione AVSI. Ai microfoni, Laura Silvia Battaglia.
28 min
03 Ott 2023

Terrore in Turchia | 3 ottobre, 10 anni dopo

Il 1° ottobre Ankara è stata colpita da un attacco nei pressi del Ministero dell'Interno. L'azione sarebbe stata rivendicata dal PKK, il Partito dei lavoratori del Kurdistan, ed è il primo attentato compiuto dall'organizzazione nella capitale turca dal 2016. In risposta Erdoğan ha lanciato bombardamenti contro una ventina di obbiettivi curdi nel nord dell'Iraq. Un ulteriore elemento di instabilità sembra aggiungersi in un paese già provato dalla crisi economica e dai danni provocati dal devastante terremoto dello scorso 6 febbraio. Ne parliamo con Valeria Talbot, capo dipartimento del Centro MENA dell'ISPI, esperta dei paesi del Medio Oriente e di relazioni Euro-Mediterranee | Il 3 ottobre 2013 è stata la prima volta in cui il naufragio di una barca carica di migranti – 368 morti accertati, oltre venti i dispersi – è avvenuto talmente vicino alle coste d'Europa da suscitare una reazione emotiva di massa. Perché non è che prima non si morisse attraversando il Mediterraneo – nel 2011 i migranti dispersi erano stimati in almeno 1.500 – ma i cadaveri non si vedevano all'orizzonte. Durante i dieci anni trascorsi abbiamo assistito a grandi manovre, prima italiane poi europee, che ogni esecutivo ha messo in piedi con l'idea, in fondo, di risolvere il problema attraverso la collaborazione con Paesi di transito e provenienza. Ma cosa si è inteso per «problema», la morte o la partenza dei migranti? Ne parliamo con Dario Paladini che, insieme a Lorenzo Bagnoli e Angelo Miotto, ha realizzato "Quella notte senza Luna – 3 ottobre Lampedusa", podcast che racconta a dieci anni di distanza il naufragio in cui morirono 368 persone. E con Marco Bertotto, Direttore Programmi di MSF Italia. Ai microfoni Laura Silvia Battaglia.
29 min
28 Set 2023

Fuga dal Nagorno-Karabakh | Voci radiofoniche clandestine | Slovacchia al voto

Più di 50.000 persone di etnia armena sono fuggite dal Nagorno-Karabakh, ovvero circa metà della popolazione dell'enclave che l'Azerbaigian ha conquistato la settimana scorsa. Centinaia di auto sono ferme sull'unica strada che porta in Armenia mentre l'Azerbaigian afferma che i residenti saranno al sicuro. Il primo ministro armeno, però, ha dichiarato che è cominciata la "pulizia etnica". Il Nagorno-Karabakh - riconosciuto come parte dell'Azerbaigian - è stato governato dall'etnia armena per tre decenni ma dalla scorsa settimana le cose sembrano essere definitivamente cambiate, dopo che i loro combattenti sono stati sconfitti dall'Azerbaigian in un'operazione militare lampo. E la Russia, fino a poco fa a fianco dell'Armenia, potrebbe avere abbandonato l'alleato caucasico. Intanto, il bilancio delle vittime di un'esplosione e di un incendio in un deposito di carburante in Nagorno-Karabakh è salito a 68, con altri 105 dispersi e quasi 300 feriti. Le autorità non hanno fornito alcuna spiegazione sulle cause dell'esplosione. Le voci radiofoniche clandestine che arrivano dal Nagorno-Karabakh: Andrea Borgnino con le su #Interferenze si mette in ascolto durante il conflitto e la crisi umanitaria di questi deboli segnali radio. In Slovacchia intanto sabato si vota e si tratta di elezioni molto attese: il cinquantanovenne Robert Fico, già iscritto da giovanissimo al Partito comunista cecoslovacco, diventato in seguito leader di un Partito socialdemocratico, ha buone possibilità di uscire vincitore dalle elezioni. Quali prospettive per Ucraina ed Europa? Ne parliamo con parliamo con Eleonora Poli, ricercatrice senior presso il Centro per le politiche europee. Al microfono, Anna Maria Giordano.
29 min
27 Set 2023

La Francia perde terreno nel Sahel | Tuareg vs Wagner | L'architetto di Putin

La Francia perde la presa sul Sahel e prova a rinforzare la sua influenza in Chad. Il Niger accusa i militari francesi di non esser stati in grado di proteggere il loro paese dagli attacchi di jihadisti come Parigi aveva invece promesso, e chiede la dipartita di 1500 uomini dell'esercito francese che, insieme all'ambasciatore, stazionano ancora sul suolo nigerino. Il Chad del presidente Déby rimane uno degli ultimi bastioni della Francia nel continente, una presenza quasi ininterrotta dal 1960 quella dell'esercito francese nel Paese, ma oggi contestata dai movimenti di opposizione che la vedono come un'ingerenza dai toni colonialisti. Ne parliamo con Jean Pierre Darnis, professore associato Université Côte d'Azur/ Nizza e docente di Storia Contemporanea alla Luiss Guido Carli. | Lunedì la giunta al potere del Mali ha annunciato un rinvio delle elezioni presidenziali previste per febbraio, che miravano a riportare al potere i leader civili nella nazione dell'Africa occidentale colpita dai jihadisti. Timbuctù intanto è sempre più stretta nella morsa del Jama'at Nusrat al-Islam wal-Muslimin, gruppo affiliato ad al Qaeda, mentre i Tuareg del Movimento Nazionale per la Liberazione dell'Azawad (MNLA) continuano ad avanzare nel Nord del Mali, scontrandosi con l'esercito di Bamako (FAMA) e il gruppo Wagner che cercano inutilmente di fermarli. Ne parliamo con Matteo Giusti, giornalista, analista e autore di "L'omicidio Attanasio, morte di un ambasciatore" (Castelvecchi 2021). | La Russia pubblica il video dell'ammiraglio Viktor Sokolov un giorno dopo che l'Ucraina ne aveva dichiarato la morte. Sembra che Sokolov abbia preso parte ad una videoconferenza con il ministro della Difesa russo. Ne parliamo con Fiammetta Cucurnia, giornalista di Repubblica e autrice di "L'architetto di Putin" (Piemme, 2023), che ci racconterà anche di Lanfranco Cirillo, imprenditore e architetto di fama mondiale che vive in Russia da 30 anni che ha costruito e progettato case da sogno per i nuovi supericchi della Russia di Putin, incluso il presidente stesso. Con Anna Maria Giordano ai microfoni.
28 min
26 Set 2023

Amnistia spagnola | Conflitti di interessi UE contro la pedopornografia | ll lato oscuro del K-Pop

In Spagna quarantamila persone hanno manifestato contro la possibilità che il primo ministro uscente Pedro Sanchez conceda un'amnistia agli indipendentisti catalani che, dopo il referendum per l'indipendenza della Catalogna organizzato nel 2017, sono stati coinvolti in processi giudiziari. L'amnistia farebbe parte di una trattativa tra il partito di Sanchez, il PSOE, e alte formazioni di sinistra, con partiti indipendentisti catalani, il cui appoggio è fondamentale per raggiungere una maggioranza che consenta a Sanchez di governare. Il leader del PP Alberto Núñez Feijóo si è scagliato contro il provvedimento di amnistia - non ancora approvato - e ha indetto la sua prima manifestazione di massa come leader dell'opposizione contro un governo che ufficialmente non è ancora formato. Il PP spera così di ostacolare la formazione di una maggioranza che potrebbe governare la Spagna con Sanchez ancora una volta come suo leader. Ne parliamo con Lorenzo Pasqualini, giornalista freelance residente a Madrid, collabora con diverse testate ed è autore del sito El Itagnol. | La Commissione Ue vuole scansionare ogni comunicazione per combattere gli abusi. Ma non si tratta solo di bambini: anche gli interessi delle aziende di intelligenza artificiale determinano l'agenda. Lo racconta in un'inchiesta Giacomo Zandonini, giornalista freelance, membro del collettivo Fada, si occupa di migrazioni e sorveglianza. | Dietro il mondo scintillante delle boy e girl band del K-pop si nasconde il lato oscuro della Corea del Sud: un Paese che cerca di vendere all'estero un'immagine di sé moderna e progressista, ma che in realtà è ancora condizionato da sette religiose e una cultura marziale e aggressivamente moralista. Il mondo degli idol e il loro delicatissimo ruolo di figure pubbliche rivela celebrità poco più che maggiorenni, sottoposte allo spietato scrutinio di media e social, che spesso sono involontariamente coinvolte in scandali o incidenti diplomatici internazionali e che rivelano quanto siano precari gli equilibri politici del continente asiatico. Ne parliamo con Giulia Pompili, giornalista redazione esteri de Il Foglio. Autrice di Belli da morire. Il lato oscuro del K-pop (Rizzoli, 2023). Con Anna Maria Giordano ai microfoni.
29 min
25 Set 2023

Scontri Kosovo-Serbia | Ucraina Polonia, nemiche amiche | Walk to Kyiv

Uno scontro tra uomini armati e autorità kosovare in un monastero vicino al confine con la Serbia si è concluso con l'uccisione di quattro persone, hanno dichiarato le autorità di Pristina, dopo un'operazione di polizia per riprendere il controllo dell'area. L'attacco e i successivi scontri segnano una delle più gravi escalation in Kosovo degli ultimi anni, dopo mesi di crescenti tensioni e colloqui in stallo tra il governo del Paese e la Serbia: ne parliamo con Ivan Vejvoda, direttore del progetto Europa presso L'istituto di scienze umanistiche di Vienna, è stato direttore esecutivo del Balkan Trust. Cresce la tensione tra Polonia e Ucraina. Il PM polacco Morawiecki ha dichiarato che il suo Paese non armerà più l'Ucraina e si concentrerà invece sulla propria difesa. Non solo. Il portavoce del governo Piotr Müller ha annunciato la fine degli aiuti ai rifugiati. Sullo sfondo, la questione del grano. "Non permetteremo che il grano ucraino ci inondi". Con queste parole il governo polacco si è rifiutato di revocare l'embargo sulle importazioni di grano e altri cereali ucraini siglato la scorsa primavera e che, come stabilito dalla Commissione europea, sarebbe dovuto scadere venerdì 15 settembre. Tutto questo accade in vista delle elezioni in Polonia previste per il prossimo 15 ottobre e mentre, sul fronte interno, il governo polacco è sotto tiro dopo le denunce secondo cui i consolati del Paese potrebbero aver rilasciato centinaia di migliaia di visti di lavoro temporanei in cambio di tangenti. Si tratta di un grosso problema potenziale per il partito nazionalista al governo Diritto e Giustizia (PiS) che ha sempre portato avanti un messaggio anti-immigrati - soprattutto per le persone provenienti da Paesi musulmani - e ha pubblicizzato la costruzione di una recinzione lungo il confine con la Bielorussia per prevenire l'immigrazione clandestina come una delle sue principali conquiste: ne parliamo con Fabio Turco, giornalista di Centrum Report, progetto giornalistico sui paesi dell'Europa Centrale, in collegamento da Varsavia. In chiusura, Walk to Kyiv: una camminata di 500 chilometri attraverso la E373, dal confine polacco a Kyiv, per raccogliere fondi a sostegno dell'Ucraina. Un percorso lungo 26 giorni, con l'obiettivo di raccogliere 1 milione di euro da poter donare alla Fondazione Voices of Children, che si occupa di dare assistenza psicologica ai minori ucraini, e alla Fondazione Energy Act for Ukraine, che gestisce diversi progetti per dotare scuole e ospedali di pannelli fotovoltaici, cosi da garantirne il funzionamento durante i blackout causati dai bombardamenti russi: ne parliamo con Kevin Carboni, giornalista e collaboratore di Wired e fondatore di Walk to Kyiv. Ai microfoni, Anna Maria Giordano.
28 min
22 Set 2023

La NATO del Sahel | Colloqui USA-Arabia Saudita | Normalizzazione tra Arabia Saudita e Israele?

Le giunte militari in Mali, Niger e Burkina Faso, salite al potere tramite dei colpi di Stato negli ultimi tre anni, hanno siglato un accordo di mutua difesa. Il colonnello Assimi Goita, il generale Omar Tchiani e il capitano Ibrahim Traoré – ovvero i leader militari che oggi guidano i governi di Bamako, Niamey e Ouagadougou – si sono impegnati in un documento di 17 punti a combattere il terrorismo in tutte le sue forme, a collaborare per prevenire o sedare le ribellioni armate e a contrastare la criminalità organizzata nello spazio comune dell'alleanza. La così rinominata "Alleanza degli Stati del Sahel" (Aes) è composta da quegli stessi tre Stati, insieme al Ciad e alla Mauritania, che rientravano nel quadro di cooperazione regionale G5 Sahel, promosso dalla Francia per contrastare i gruppi armati jihadisti legati ad al Qaeda e allo Stato islamico. Quest'ultima intesa si è sgretolata negli ultimi tre anni quando, di golpe in golpe, la Francia è stata militarmente estromessa dalla regione. Inoltre la missione ONU in Mali è in fase di ritiro e scomparirà entro la fine del 2023, fatto che sta causando molte frizioni e potrebbe portare a un futuro conflitto: ne parliamo con Luca Raineri, ricercatore in relazioni internazionali presso la Scuola Sant'Anna di Pisa, esperto di Sahel. L'emittente conservatrice Fox News ha pubblicato un'intervista esclusiva con MBS, il principe ereditario saudita, che ha definito la normalizzazione con Israele il "più grande accordo storico" degli ultimi decenni e ha detto "ogni giorno ci avviciniamo" alla normalizzazione con Israele. Intanto, secondo il NYT, gli assistenti di Biden e i sauditi esplorano un trattato di difesa sul modello dei patti asiatici. Nonostante la stanchezza degli Stati Uniti per le guerre in Medio Oriente, la Casa Bianca vede in un accordo di sicurezza simile a quelli con il Giappone o la Corea del Sud un incentivo per l'Arabia Saudita a normalizzare le relazioni con Israele. Ci sarà un accordo? Ne parliamo con Eleonora Ardemagni, ricercatrice associata ISPI ed esperta di Golfo e Yemen. Ai microfoni, Luigi Spinola.
29 min
21 Set 2023

Problemi libici | Il caso Lavrilleux e la libertà di stampa in Francia

Il governo orientale della Libia ha ordinato ai giornalisti di lasciare Derna dopo le feroci proteste contro le autorità, una settimana dopo l'alluvione che ha ucciso migliaia di residenti. Lunedì centinaia di persone si sono riunite davanti alla moschea di Sahaba, in città, gridando diversi slogan e più tardi, in serata, una folla ha dato fuoco alla casa dell'uomo che era sindaco di Derna al momento del disastro, Abdulmenam al-Ghaithi. Sono stati confermati almeno 4.000 morti e altri 4.300 dispersi. Secondo l'Organizzazione internazionale per le migrazioni, quasi 40.000 persone sono rimaste senza casa. E mentre le squadre di ricerca e soccorso continuano a dare la caccia ai corpi intrappolati sotto il fango e le macerie delle loro case, gli osservatori affermano che il signore della guerra Khalifa Haftar e i suoi figli stanno usando la risposta al disastro come un modo per esercitare il controllo piuttosto che per assicurare che i vitali aiuti umanitari raggiungano i civili: ne parliamo con Virginie Collombier, docente e coordinatrice della piattaforma Mediterraneo alla Luiss School of Government. La giornalista del quotidiano investigativo Disclose, Ariane Lavrilleux, collaboratrice di RFI, è stata arrestata martedì 19 settembre. All'origine del suo arresto le rivelazioni della sua inchiesta del 2021 sull'operazione militare Sirli in Egitto e sui suoi legami con le forze armate francesi. La giornalista è stata liberata dopo 36 ore di detenzione ma il governo francese continua a tacere sull'accaduto. Ne parliamo con Stefano Montefiori, corrispondente del Corriere della Sera da Parigi. Al microfono, Luigi Spinola.
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20 Set 2023

Offensiva azera in Nagorno-Karabakh | Tensioni Canada-India

L'Azerbaigian ha inviato truppe sostenute da attacchi di artiglieria nel Nagorno-Karabakh controllato dagli armeni, avvertendo che la sua operazione non si fermerà fino alla resa delle forze armene. Gli attacchi di martedì hanno sollevato la minaccia di una nuova guerra nella regione dell'Azerbaigian, di etnia armena, che è stata un punto di infiammabilità dal crollo dell'Unione Sovietica. La regione è riconosciuta internazionalmente come territorio azero, ma parte di essa è gestita da autorità armene separatiste che hanno dichiarato che l'area, con una popolazione di circa 120.000 persone, è la loro patria ancestrale: ne parliamo con Monica Ellena, Caporedattrice est Europa e Asia centrale dell'Institute for war e peace reporting di Londra. Il Primo Ministro canadese Justin Trudeau ha affermato che "agenti del governo indiano" sarebbero responsabili dell'omicidio di un leader della comunità sikh nella Columbia Britannica avvenuto a giugno, un'accusa esplosiva che probabilmente inasprirà ulteriormente le relazioni tra le due nazioni. Parlando alla Camera dei Comuni, Trudeau ha dichiarato di aver sollevato il coinvolgimento dell'India nell'uccisione del leader sikh, Hardeep Singh Nijjar, direttamente con il Primo Ministro Narendra Modi durante il vertice del Gruppo dei 20 all'inizio del mese "senza mezzi termini". Ha detto che l'accusa era basata su informazioni raccolte dal governo canadese. Trudeau è alle prese non solo con un calo della sua popolarità in Canada ma sul fronte esterno sta affrontando frizioni sempre crescenti sia con l'India che con la Cina: ne parliamo con Rita Cenni, corrispondente ANSA da Nuova Delhi, e con Megan Williams, giornalista canadese corrispondente da Roma della CBC-Radio Canada. Ai microfoni, Luigi Spinola.
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19 Set 2023

Iniziano i lavori dell'UNGA a New York | Verso un autunno caldo negli USA

Oggi inizia a New York la 78a sessione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite (UNGA ) con più di 140 leader e rappresentanti statali di tutto il mondo. Tra questi ci sarà anche il presidente iraniano Raisi, con cui gli Stati Uniti hanno negoziato uno scambio di prigionieri tramite la mediazione del Qatar. Ne parliamo con Davide Lerner, giornalista e voce di Radio3 in collegamento da New York. | Quasi 13.000 lavoratori del settore automobilistico negli Stati Uniti hanno smesso di lavorare dopo che il sindacato United Auto Workers (UAW) ha lanciato uno sciopero rivolto a tutte e tre le principali case automobilistiche del Paese per la prima volta nella storia. I membri dell'UAW hanno iniziato a picchettare tre stabilimenti gestiti da General Motors, Ford e Stellantis venerdì scorso, dopo che i colloqui tra il sindacato e la direzione non sono riusciti a ridurre le differenze sui termini contrattuali e sulle retribuzioni. Negli ultimi tempi, negli USA si è cominciato a scioperare sempre più spesso, a cominciare da quelli avvenuti in piccole sedi di grandi catene come Amazon, Starbucks fino ad arrivare a quello degli sceneggiatori e degli attori, ancora in corso. Sono tutti reclami differenti ma accomunati, sembra, da una domanda: come sta cambiando la lotta sul lavoro negli Stati Uniti? Ne parliamo con Marco Valsania, giornalista del Sole24Ore da New York, e con Gregory Alegi, docente di storia degli USA all'Università LUISS. Con Luigi Spinola ai microfoni.
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18 Set 2023

Le ultime dal Sudan | La detenzione di Khaled El Qaisi | I 30 anni degli accordi di Oslo

Alcuni edifici hanno preso fuoco nella capitale del Sudan dopo i pesanti combattimenti tra l'esercito e le forze rivali. I video pubblicati online domenica hanno mostrato l'iconica torre della Greater Nile Petroleum Oil Company avvolta dalle fiamme: quali le ultime notizie e analisi a diversi mesi dell'inizio del conflitto? Ne parliamo con Irene Panozzo, ex consigliere politico della UE sul Corno d'Africa e tra i soci di Lettera22. I giudici israeliani hanno prolungato di un'altra settimana la custodia cautelare per Khaled El Qaisi nella prigione di Ashqelon. Khaled El Qaisi, ricercatore italo-palestinese, è stato arrestato lo scorso 31 agosto al valico di Allenby tra Cisgiordania e Giordania per motivi che restano ancora oscuri. Lì El Qaisi è stato fermato al controllo bagagli dalle forze israeliane e tratto in arresto, sotto gli occhi della moglie e del figlio di 4 anni, senza che venisse fornita loro alcuna spiegazione. Il ricercatore non aveva né precedenti né tanto meno era noto all' intelligence italiana. Dal giorno del suo arresto a Khaled El Qaisi è stato vietato di incontrare e interloquire con il proprio avvocato. La Corte Suprema israeliana ha respinto il ricorso del legale. Intanto, gli Accordi di Oslo compiono 30 anni. Il 13 settembre 1993 si tenne a Washington, alla Casa Bianca, la cerimonia ufficiale di ratifica dell'intesa che, dopo mesi di intensi negoziati segreti, era stata raggiunta a Oslo, in Norvegia, il 20 agosto dello stesso anno. I documenti furono firmati da Yasser Arafat per conto dell'Olp e dal ministro degli Esteri israeliano Shimon Peres, alla presenza del premier Yitzhak Rabin e sotto l'egida del presidente americano Bill Clinton. Quell'intesa sollevò molte speranze, e fu seguita da altri negoziati che portarono nel 1995 agli accordi di Oslo2. Ma (quasi) tutto è rimasto solo sulla carta. Come è rimasta lettera morta la "Soluzione a due Stati": ne parliamo con Nello Del Gatto, analista mediorientale, scrive per Eastwest, Affari Internazionali, La Stampa, in collegamento da Gerusalemme e con Francesca Albanese la relatrice speciale delle Nazioni Unite per le violazioni dei diritti umani nel territorio palestinese occupato da Israele dal 1967. Al microfono, Luigi Spinola.
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15 Set 2023

Donna, Vita, Libertà. L'Iran a un anno dalle rivolte | L'Opera di Dubai

E' passato un anno dalla morte di Jina Mahsa Amini, la 22enne curda arrestata dalla polizia morale iraniana perché non portava correttamente il velo. L'episodio, l'ennesimo di questo tipo, ha scatenato un'ondata di proteste non solo a favore della parità di genere e dell'abolizione di leggi come quella sull'hijab obbligatorio. I manifestanti, in maggioranza giovanissimi, chiedono la fine della Repubblica islamica, libertà e diritti sociali. La risposta del governo di Ebrahim Raisi è stata una repressione brutale, che ha causato almeno 500 morti e decine di migliaia di arresti. Il movimento "Donna, vita, libertà" nato dalle proteste e sostenuto anche dalla diaspora iraniana all'estero al momento non sembra in grado di rovesciare il regime, ma alcuni cambiamenti finora impensabili, come l'abbandono del velo a Teheran e altre città, sono già in atto. Ne parliamo con Kimia Ghorbani, giornalista di Iran International, e con Saeed Aman, membro fondatore del trio BowLand, alla prouzione, chitarra, basso e tastiere. | La Dubai Opera è un progetto di Emaar ed è la più grande società multinazionale di sviluppo immobiliare degli Emirati Arabi Uniti e punta a diventare un palcoscenico per le culture del mondo in una delle città più multinazionali del mondo. Ne parliamo con Paolo Petrocelli, sovrintendente della House of Cultures di Dubai, racconta la sfida di offrire una proposta culturale per il pubblico globale di una società multietnica. Con Roberto Zichittella ai microfoni.
28 min
14 Set 2023

Lo stato dell'Unione

"La storia ora ci chiama a lavorare per completare la nostra Unione", ha detto la presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen durante il suo ultimo discorso sullo Stato dell'Unione. Von der Leyen ha esortato gli europei a portare l'Ucraina in un'UE di oltre 30 paesi mentre definiva l'allargamento una "decisione epocale" per il blocco che, ad oggi, conta 27 nazioni. L' intervento precede un dibattito acceso all'interno dell'UE sull' apertura a nuovi membri, dopo anni di stagnazione politica sulla questione. Von der Leyen ha già incaricato la Commissione di presentare una serie di revisioni politiche per preparare l'aggiunta di eventuali nuovi membri, compreso un esame di come apparirebbero il Parlamento e la Commissione in un'UE allargata. Ne parliamo con Nathalie Tocci, direttrice dell'Istituto Affari Internazionali, autrice di Fuori dal Tunnel. Come l'Europa può superare la grande crisi (Solferino editore, 2023) . Il discorso di Von Der Leyen è stato preceduto da un'altra polemica, che riguarda l'Italia e le persone migranti che attraversano il territorio italiano. Francia e Germania hanno alzato i toni meccanismo volontario di solidarietà, con Parigi che ha dichiarato unirrigidimento della frontiera francese a Menton e il governo tedesco che ha sospeso la selezione dei richiedenti asilo che arrivano in Germania dall'Italia. Nell'ambito del meccanismo la Germania si era impegnata ad accogliere 3.500 richiedenti asilo provenienti da paesi ai confini esterni del blocco che sono stati più duramente colpiti dalla più recente ondata migratoria. Finora, la Germania ha accettato più di 1.700 persone nell'ambito del programma, lanciato lo scorso giugno. Ma Berlino ora ha fermato i trasferimenti, citando il mancato rispetto da parte dell'Italia dei propri obblighi ai sensi delle regole di Dublino dell'UE, che stabiliscono che le richieste di asilo dei migranti devono essere valutate nel paese europeo in cui arrivano per la prima volta, non dove finiscono. Ne parliamo con Jacopo Barigazzi, senior EU reporter a Politico.eu. Le Interferenze di Andrea Borgnino ci raccontano la storia di Radio Melting Pot, una radio "per la libertà di movimento, per i diritti di cittadinanza", che promuove protagonismo diretto delle persone coinvolte nei processi migratori. Con Anna Maria Giordano ai microfoni.
29 min
13 Set 2023

Kim e Putin in Siberia tra armi, munizioni e satelliti | Cataclisma libico

Vladimir Putin e il leader della Corea del Nord Kim Jong Un si incontrano in Russia per parlare di armi, munizioni e satelliti. La visita di Kim è cominciata con un giro nel cosmodromo di Vostochny, dove si trovano piattaforme di lancio e razzi spaziali. Lo spazio è un argomento di grande interesse per il leader della Corea del Nord: il suo paese ha tentato due volte, fallendo, di lanciare un satellite spia militare. Putin ha promesso a Kim Jong Un che aiuterà il suo paese a costruire satelliti, e Kim ha promesso al presidente russo che il suo paese sosterrà sempre il Cremlino nella sua lotta contro l'imperialismo. Ne parliamo con Antonio Fiori, professore associato presso la Scuola di Scienze Politiche all'Università di Bologna, dove insegna International Relations of East Asia ed è autore del libro "Il nido del falco, Mondo e potere in Corea del Nord" (Ed. Le Monnier, seconda edizione aggiornata uscita a marzo 2022). La tempesta Daniel ha colpito la Libia orientale, provocando la rottura di due dighe sul fiume Wadi Derna e inviando milioni di metri cubi d'acqua a valle che hanno inondato la pianura fluviale, spazzando via interi villaggi e colpendo la città di Derna. Si stima che il bilancio delle vittime abbia oltrepassato le 5000, e secondo le autorità libiche il numero è destinato a salire drasticamente. I numeri restano provvisori e non ufficiali: le autorità faticano a raggiungere Derna, perché le strade che conducono alla città sono distrutte o interrotte dalle inondazioni. Il ministro dell'aviazione civile di Bengasi, Hichem Chkiouat, è riuscito a visitare Derna e riferito che corpi giacciono "ovunque, nel mare, nelle valli, sotto gli edifici", aggiungendo: "Non esagero quando dico che il 25% della città è scomparso". Ne parliamo con Reem Elbreki, capo redattrice di Al Akhbar Lybia 24, in collegamento da Bengasi, e con Claudia Gazzini, Senior Analyst per la Libia dell'International Crisis Group. Con Roberto Zichittella ai microfoni.
28 min
12 Set 2023

Crisi dell'acqua tra Haiti e Repubblica Dominicana | Il Nilo a secco

Il presidente della Repubblica Dominicana ha annunciato il congelamento dei nuovi visti per gli haitiani e ha minacciato di chiudere la frontiera tra i due paesi mentre aumentano le tensioni su un canale conteso: secondo Luis Abinader i lavori di costruzione di un canale haitiano devierà l'acqua dal fiume Massacre che scorre in entrambi i paesi. Ne parliamo con Roberto Codazzi, educatore e cooperante in Repubblica Dominicana. Nel 2008 fonda l'associazione Color Esperanza che propone l'educazione alla mondialità e progetti di sviluppo ad Haiti. E' autore di "Haiti, l'isola che non c'era" (2011) scritto a un anno dal terremoto e "Haiti, il terremoto senza fine" (novembre 2020, ed.People). L'Etiopia ha annunciato di aver riempito la GERD, la Grande Diga Rinascimentale Etiope sul Nilo, che è stata all'origine di una lunga disputa idrica con i paesi a valle, Egitto e Sudan. L'annuncio arriva a due settimane dalla ripresa negoziati – dopo due anni e mezzo di stop – che mirano a trovare un accordo che tenga conto delle esigenze idriche di tutti e tre i paesi. L'Egitto e il Sudan temono che la gigantesca diga etiope ridurrà gravemente la quota di acqua del Nilo che bagna le loro terre e hanno più volte chiesto ad Addis Abeba di smettere di riempirne il bacino finché i tre paesi avranno raggiunto un compromesso. 4,4 miliardi di persone vivono in bacini idrici transnazionali. Condividono cioè l'acqua, una risorsa sempre più preziosa in un pianeta con la popolazione e la temperatura in costante aumento e con periodi di siccità sempre più frequenti e prolungati a causa del cambiamento climatico. Delle centinaia di bacini idrici transfrontalieri del mondo, 66 si trovano in Africa. In alcuni il rischio conflittuale è maggiore a causa dell'aumento della popolazione, del maggior utilizzo delle risorse idriche per lo sviluppo e dell'impatto dei cambiamenti climatici. Ne parliamo con Laura Cappon, inviata RAI, e co-autrice insieme a Gianluca Costantini di "Patrick Zaki. Una storia egiziana" (Feltrinelli, 2022), e con Bruna Sironi, collaboratrice di Nigrizia.
29 min
08 Set 2023

Israele, gli adolescenti contro la leva e il governo | 43° Vertice Asean | Il G20 in India

Un gruppo di liceali di Tel Aviv ha tenuto domenica una manifestazione pubblica di sfida, annunciando il proprio rifiuto di essere arruolati. Circa 230 studenti hanno firmato una lettera pubblica, stampata su un grande cartello installato sul palco nel cortile della storica scuola Gymnasia Herzliya, nel centro di Tel Aviv. La protesta dei riservisti dell'esercito israeliano contro il governo va avanti da tempo ma perché 230 adolescenti potrebbero essere il peggior incubo per l'esecutivo israeliano? Ne parliamo con Maria Gianniti, corrispondente RAI da Gerusalemme. Nel primo dei due importanti summit asiatici di questa settimana si affacciano grossi problemi: Mar cinese meridionale, dossier Myanmar, rapporti Cina-Usa. Tutti, per ora, senza soluzione. La giunta birmana non sembra avere accettato di buon grado le prese di posizione in seno al 43mo Asean Summit, il vertice a Giacarta dove i dieci Paesi del Sudest asiatico stanno diventando undici con un nuovo matrimonio: con Timor Est, forse nel 2025. Per il summit, cominciato martedì, il Myanmar è una questione irrisolta e anche se il Paese è escluso dal club a livello di vertice, gli atteggiamenti sono diversi e spaccano un fronte che, dal febbraio 2021, aveva preso inizialmente una dura posizione contro i militari golpisti che stanno affondando il Paese in una guerra, meno seguita dai media rispetto all'Ucraina, ma che avrebbe già ucciso oltre 30mila persone. Alla vigilia del summit del G20 che si terrà da sabato a Delhi – l'altro appuntamento di rilievo in Asia nei prossimi giorni – è ancora la Cina però a tenere banco sia a Giacarta che a Nuova Delhi. Nel primo perché quasi tutte le nazioni del Sudest hanno un problema con Pechino. In quello di Delhi perché Xi Jinping non ci andrà, con uno schiaffo al capo del Paese più popoloso del mondo con cui la RPC è in aperto contrasto. Ne parliamo con Emanuele Giordana, giornalista, storica voce di Radio3 Mondo e direttore del sito atlantedelleguerre.it e con Marina Lalovic, voce di Radio3 Mondo e inviata di RaiNews24 a Nuova Delhi. Ai microfoni, Anna Maria Giordano.
29 min
06 Set 2023

Cuba salva i suoi soldati dalla Russia? | Rivincita per Puigdemont | Il tempo che fa a Nairobi

La reazione insolita al reclutamento di cubani in Russia: la risposta dell'Avana al reclutamento di cubani da parte della Russia per la guerra contro l'Ucraina sorprende gli esperti e li porta a pensare che Cuba stia cercando di fare un occhiolino all'Occidente: ne parliamo con Fabio Bozzato, giornalista freelance esperto di America Latina, collabora con varie testate come Il Venerdì ed Il Manifesto. A 20 giorni dal tentativo di investitura di Alberto Núñez Feijóo, per il quale non ha sufficiente sostegno, l'ex presidente Carles Puigdemont ha rivelato ieri da Bruxelles le sue richieste per iniziare i negoziati con PSOE o PP. Condizioni che i socialisti assumono come l'apertura di un nuovo percorso di dialogo con Junts, ma che il Partito Popolare rifiuta categoricamente: ne parliamo con Steven Forti, storico e analista politico, docente di Storia Contemporanea presso l'Università Autonoma di Barcellona. Ha scritto "Ada Colau, la Città in comune" (Alegre) e El proceso separatista en Catalunia (Editorial Comares) ed esperto delle estreme destre europee. Il 4 settembre a Nairobi, in Kenya, si sono aperti i lavori dell'Africa climate week 2023, evento annuale che riunisce i leader di governi, imprese, organizzazioni internazionali e società civile per esplorare i modi per ridurre le emissioni di gas serra e adattarsi alle crescenti conseguenze della crisi climatica. In parallelo, è cominciato anche il primo Africa climate summit il cui obiettivo è quello di trovare una posizione unitaria dell'Africa sulla crisi climatica in vista della Cop28 di Dubai e tentare di sviluppare la dichiarazione di Nairobi, un progetto per la transizione energetica dell'Africa in chiave sostenibile. I Paesi africani, responsabili secondo le Nazioni Unite di meno del 4% delle emissioni globali di CO2, sono stati gravemente colpiti da eventi meteorologici estremi e soffrono sempre più spesso di siccità, inondazioni e tempeste. La maggior parte delle regioni sono colpite dal cambiamento climatico, soprattutto il Sahel e il Corno d'Africa, che ha visto una siccità record: ne parliamo con Leila Belhadj Mohamed, editor e podcaster freelance esperta di Africa e Medioriente. Ai microfoni, Marina Lalovic.
28 min
04 Set 2023

New Delhi si prepara in vista del G20 | L'assenza di Xi | La visita del Min. Tajani in Cina

Il Presidente degli Stati Uniti Joe Biden si è detto "deluso" dal fatto che il suo omologo cinese Xi Jinping intenda saltare il prossimo vertice del G20 in India. Lunedì Pechino ha dichiarato che il suo premier Li Qiang guiderà la delegazione cinese al vertice che si terrà a Delhi questa settimana. Nel frattempo, su invito del capo della diplomazia cinese Wang Yi, dal 3 settembre il ministro degli Esteri italiano Tajani è in visita a Pechino e rimarrà fino al 5 settembre. Durante la visita, i due ministri parteciperanno all'11/ma edizione dell'Assemblea congiunta del Comitato governativo sino-italiano. Intanto l'India si prepara al G20 sotto vari punti di vista. Le autorità della capitale indiana, Delhi, stanno prendendo provvedimenti per allontanare le scimmie dai luoghi in cui si terrà il vertice del G20. In diversi luoghi sono state affisse delle sagome a grandezza naturale di scimmie langur grigie, un tipo di scimmia aggressiva con coda lunga e muso scuro, che spaventano le scimmie più piccole. I langur sono in genere sono tenuti al guinzaglio da personale appositamente addestrato, che li libera una volta avvistate altre scimmie. Ma dopo proteste animaliste i langur non possono più essere utilizzati dalla municipalità, così si sta pensando di impiegare persone addestrate a imitare i versi degli animali, che addirittura potrebbero vestirsi da langur. Delhi ha un'enorme popolazione di scimmie e le autorità sperano che queste misure impediscano agli animali di disturbare il vertice G20 il 9 e 10 settembre. Ne parliamo con Matteo Miavaldi, giornalista di Chora News e autore del podcast Altri Orienti e Giulia Pompili, giornalista redazione esteri del Foglio, co-autrice del podcast Bambù insieme a Francesco Radicioni e autrice del libro "Al cuore dell'Italia. Come Russia e Cina stanno cercando di conquistare il paese" (Mondadori 2022). Sentiremo poi la voce del ministro degli Esteri indiano Subrahmanyam Jaishankar, raccolta da Marina Lalovic. Ai microfoni, Marina Lalovic.
29 min
01 Set 2023

Il Papa in Mongolia | Crisi cinese | Truffe online nel Sudest asiatico

Con appena 1450 cattolici ad aspettarlo al suo arrivo, Papa Francesco arriverà domani in Mongolia, confermando la sua reputazione di visitatore di luoghi remoti a prescindere dal numero di fedeli presenti. Francesco arriverà nella capitale Ulan Bator e si fermerà fino al 4 settembre, con l'intenzione di incontrare i fedeli cattolici del Paese, celebrare una messa e impegnarsi nel dialogo interreligioso. La visita del Pontefice ha anche un occhio verso la diplomazia: la Mongolia confina con Russia e Cina e potrebbe contribuire ad alleggerire le travagliate relazioni della Chiesa con Pechino e a sostenere gli sforzi del pontefice per il dialogo sull'Ucraina. Ne parliamo con Roberto Zichittella, voce di Radio3 e inviato di Famiglia Cristiana . | Il settore manifatturiero cinese si è contratto per il quinto mese consecutivo ad agosto, perchè il rallentamento della domanda globale di beni ha trascinato l'economia del paese. La crisi la sentono anche i residenti e gli imprenditori di Chedun, un quartiere operaio nella periferia sud-occidentale di Shanghai, dove i segni di un'economia anemica sono ovunque. Le fabbriche che un tempo attiravano lavoratori da tutto il paese si sono trasferite altrove. Quelli che restano hanno tagliato gli stipendi. Intorno ai ristoranti a prezzi accessibili e ai negozi eterogenei dove un tempo si affollavano i lavoratori, i dipendenti si attaccano avidamente a chiunque passi. Intanto anche Country Garden, uno dei più grandi promotori immobiliari della Cina, è diventato l'ultimo colosso immobiliare ad avvertire che potrebbe andare in default sui propri debiti. La società colpita dalla crisi ha registrato una perdita record di 6,7 miliardi di dollari per i primi sei mesi dell'anno. Ne parliamo con Romeo Orlandi, Presidente Osservatorio Asia. | Almeno 120mila persone in Myanmar potrebbero essere tenute in situazioni in cui sono costrette a compiere truffe online. Mentre stime credibili in Cambogia hanno indicato almeno altre 100mila persone coinvolte con la forza in questo tipo di operazioni. A offrire una stima dell'ampiezza del fenomeno è il primo rapporto sul tema, diffuso in queste ore da Bangkok dall'ufficio regionale per il Sud-est asiatico dell'Alto Commissariato Onu per i diritti umani. L'organismo internazionale parla di una esplosione dei casi di strutture dove centinaia di migranti irregolari adescati con una prospettiva di lavoro sono stipati in uffici pieni di computer, con il compito di realizzare attraverso i social network truffe on line con ignari utenti del web. Ne parliamo con Giorgio Bernardelli, coordinatore editoriale Asia News. Con Anna Maria Giordano ai microfoni.
28 min
31 Ago 2023

La Francia fuori (anche) dal Gabon? | Calcio e turismo: nuovo accordo Ruanda - Bayern Monaco

Coprifuoco notturno e sospensione di internet. Militari in divisa che invitano un presidente a non governare. Ancora una volta, la Francia viene cacciata da un Paese africano, questa volta dal Gabon. Una decina di soldati – tra cui membri della Guardia Repubblicana, della Guardia Pretoriana della Presidenza (berretti verdi), nonché soldati dell'esercito regolare e poliziotti – si sono espressi alla tv Gabon 24 lo scorso 30 agosto, poco dopo l'annuncio di risultati ufficiali delle elezioni presidenziali del 26 agosto, sancite dalla vittoria del presidente scontato Ali Bongo Ondimba con il 64,27% delle preferenze. La Francia segue "con la massima attenzione" la situazione, lo ha detto la premier Elisabeth Borne. Intanto, il leader dei radicali di sinistra de La France Insoumise, Jean-LucMélenchon, ha accusato il presidente Emmanuel Macron di aver "compromesso la Francia" con il suo appoggio a Bongo, al potere dal 2009 ed entrato in carica all'epoca alla morte del padre, Omar Bongo, che ha governato sul Gabon per ben 42 anni. Soltanto un mese fa, in Niger, i militari hanno perpetrato un colpo di Stato. Anche la Guinea, il Burkina Faso e il Mali sono guidati da giunte golpiste: ne parliamo con padre Giulio Albanese, editorialista dell'Osservatore Romano. Dopo Arsenal e Paris Saint Germain, il Bayern Monaco: il Ruanda ha firmato un nuovo accordo di sponsorizzazione calcistica per promuovere il turismo nazionale. Il logo con la scritta "Visit Rwanda", invito a trascorrere le vacanze in una terra di safari, foreste, vulcani e gorilla di montagna, sarà proiettato prima di tutte le partite del Bayern all'Alianz Arena, uno stadio da 75mila posti, per i prossimi 5 anni. Nel comunicato del Bayern si legge che il Ruanda, pure segnato dal genocidio del 1994, ha vissuto "due decenni di stabilità politica e sociale supportata da una forte crescita dell'economia". Nessuna critica al presidente Paul Kagame, al potere dalla fine del genocidio e accusato dall'opposizione di derive autoritarie: ne parliamo con Vincenzo Giardina, africanista, coordina il notiziario Esteri dell'agenzia Dire e scrive anche per Il Venerdì di Repubblica, Internazionale e l'Espresso. E infine, come si comunica un colpo di stato? Le #Interferenze di Andrea Borgnino oggi analizzano come sono stati annunciati alla radio e alla tv gli ultimi colpi di stato africani e di come l'uso dei media sia strategico in questo ambito. Ai microfoni, Anna Maria Giordano.
29 min
30 Ago 2023

La manovra tedesca | Verso un governo spagnolo | Rubiales e la legge 'solo sí es sí'

Un piano in dieci punti articolato su più settori che spazia dal fisco alla nuova legge sulle opportunità di crescita destinata ad attirare investimenti a tempi di record che il cancelliere Olaf Scholz ha battezzato come la nuova «offensiva del governo federale». Ma il cuore dell'intervento pubblico tedesco questa volta verte quasi interamente sullo stato sociale: aumento del reddito di cittadinanza, aiuti a medici e infermieri, un tetto per agli affitti. Per la Locomotiva d'Europa, sotto il profilo economico, è destinato ad andare tutto molto peggio delle previsioni. L'ultima mazzata sul governo Scholz è il calo del Pil del 2023 assai maggiore di quanto immaginato, appena certificato dall'autorevole istituto Ifo: 0,4% anziché 0,1 per cento. Ne parliamo con Beda Romano, corrispondente del Sole 24 Ore a Bruxelles. Dopo le elezioni anticipate e i rischi politici assunti dall'ex capo di Governo Pedro Sánchez, l'Esecutivo spagnolo non è ancora stato formato. I risultati elettorali dello scorso 23 luglio, che hanno comunque consegnato la vittoria ai conservatori del PP senza però dare loro i numeri per governare senza accordarsi con altri, stanno riportando Sanchez alla Moncloa un passo alla volta. Il voto ha lasciato il Paese in una situazione complessa perché, seppur le destre non abbiano raggiunto la maggioranza assoluta, le sinistre sono altrettanto lontane dalla cifra magica dei 176 seggi nel Congreso di Madrid. E quindi devono incontrarsi a metà strada. Domani è previsto un incontro tra Sánchez (PSOE) y Feijóo (PP). Ne parliamo con Lorenzo Pasqualini, giornalista freelance residente a Madrid, collabora con diverse testate ed è autore del sito El Itagnol. Con lui parleremo anche di mobilità sostenibile nelle capitali europee partendo dalla rete metropolitana di Madrid, al terzo posto in Europa per estensione dopo Mosca e Londra. Grazie alle misure adottate un anno fa dal governo Sánchez per incentivare la mobilità alternativa all'auto in tutta la Spagna, l'abbonamento è super scontato. E poi faremo il punto sul vivace e attivo movimento femminista spagnolo alla luce degli ultimi eventi, a partire dal caso Rubiales fino ad arrivare ai risultati della legge del "solo sì è sì": ne parliamo con Marina García Diéguez, corrispondente di Radio cadena Ser e mediaset Spagna. Ai microfoni, Anna Maria Giordano.
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29 Ago 2023

Proteste in Siria contro Assad | Crisi diplomatica Israele Libia | Arabi e crimini in Israele

Un'ondata di proteste e scioperi nelle aree controllate dal governo nel sud della Siria è continuata nella seconda settimana, con sempre più manifestanti che chiedono la rimozione del presidente Bashar al- Assad. I manifestanti si sono riuniti lunedì nella città meridionale di Suwayda, chiudendo le strade provinciali. La provincia di Suwayda è rimasta sotto il controllo del governo dalla rivolta siriana del 2011 e ospita gran parte della minoranza drusa del paese. Il video condiviso dall'organizzazione guidata da attivisti Suwayda24 mostrava diverse centinaia di persone riunite in una piazza centrale che sventolavano bandiere druse e cantavano "lunga vita alla Siria e abbasso Bashar al-Assad". Le proteste stimolate dall'aumento dei prezzi del carburante e dalla rabbia per la corruzione economica e la cattiva gestione si sono rapidamente trasformate in manifestazioni antigovernative, compresi i ripetuti appelli ad Assad ad andarsene. Le manifestazioni sono cresciute costantemente in tutto il sud della Siria: ne parliamo con Maria Fantappié, Senior Adviser per il Medio Oriente, e Associate Fellow all'Istituto Affari Internazionali. L'incontro "fortuito" tra la Ministra degli esteri libica Najla Al-Mangoush e il suo omologo israeliano, Eli Cohen, a Roma, ha fatto scoppiare un putiferio in Libia. Il capo del governo libico Dbeiba ha sospeso la sua ministra dopo che l'ufficio di Cohen aveva annunciato di averla incontrata in Italia, e di aver parlato "dell'importanza di preservare il patrimonio dell'ebraismo libico attraverso la riparazione delle sinagoghe e dei cimiteri ebraici": ne parliamo con Virginie Collombier docente e coordinatrice della piattaforma Mediterraneo alla Luiss School of Government. Salgono a 157 i morti nella faida tra arabi in Israele: è più del doppio dello stesso periodo del 2022, quando in tutto l'anno le vittime furono 111. Nel solo mese di luglio, ci sono stati 28 arabi israeliani uccisi, su un totale di 33 assassinii in tutto il paese. L'espandersi delle attività criminali è spesso legato alle faide in corso tra i diversi clan familiari che si contendono il territorio. Le polemiche sono molte, soprattutto perché il governo israeliano è accusato di non interessarsi alla faccenda, nonostante ad essere colpiti siano cittadini registrati nello Stato di Israele: ne parliamo con Nello Del Gatto, analista mediorientale, scrive per Eastwest, Affari Internazionali, in collegamento da Gerusalemme. Ai microfoni, Anna Maria Giordano.
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28 Ago 2023

Nvidia in borsa | Armi e Intelligenza Artificiale | I valori europei nel mondo digitale

Da dove viene l'eccezionale successo di Nvidia dell'ultimo anno? L'azienda di schede video ha puntato molto sull'intelligenza artificiale, e si è trovata nel posto giusto al momento giusto. Il tutto grazie a un visionario autentico, ormai da molti anni fra i Ceo più seguiti della Silicon Valley: Jen-Hsun Huang, chiamato da tutti semplicemente Jensen, non è solo l'uomo che ha fondato Nvidia, ma è anche quello che ha cambiato volto a questa società, cogliendo con largo anticipo le opportunità celate dietro all'Intelligenza Artificiale: ne parliamo con Biagio Simonetta, giornalista del Sole24Ore . Intanto l'A.I. porta il robot Wingman nei combattimenti aerei. Un programma dell'Air Force mostra come il Pentagono stia iniziando ad abbracciare il potenziale di una tecnologia emergente, con implicazioni di vasta portata per le tattiche di combattimento, la cultura militare e l'industria della difesa: ne parliamo con Alessandra Bormioli, giornalista freelance che si occupa di temi digitali relativi soprattutto al continente americano. "Stiamo portando i nostri valori europei nel mondo digitale. Con regole severe in materia di trasparenza e responsabilità, la nostra legge sui servizi digitali mira a proteggere i nostri bambini, le nostre società e le nostre democrazie. A partire da oggi, le grandi piattaforme online devono applicare la nuova legge". Lo ha scritto su X-Twitter la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen. La prima scadenza del Digital Services Act è imminente e per la prima volta le piattaforme online sono chiamate a rispondere dei propri comportamenti sul territorio dell'Unione Europea: ne parliamo con Filomena Chirico, Capo Unità per i Mercati Digitali, nella Direzione che si occupa della supervisione delle grandi piattaforme online alla Commissione Europea. Negli ultimi tre anni sono stata consigliera del Commissario al Digitale Thierry Breton con delega alla Regolazione delle Piattaforme online. Ai microfoni, Anna Maria Giordano.
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25 Ago 2023

Repubblicani e foto segnaletiche | La scuola per domestiche dell'Opus Dei | La scuola delle serve

Per la quarta volta Donald Trump si è trovato di fronte alla giustizia, consegnandosi alle autorità della Georgia, uno degli stati in cui nel 2020 aveva cercato di rovesciare il risultato delle elezioni. L'ex-presidente ha passato poco più di venti minuti nel carcere di Fulton: tempo sufficiente per farsi scattare una foto segnaletica prima di essere liberato su cauzione. Il procuratore distrettuale Fani Willis ha richiesto che Trump e i 18 coi-imputati vengano processati a fine ottobre, con le accuse di racketeering e altri reati. Nel frattempo il dibattito tra gli aspiranti candidati repubblicani alla presidenza USA va avanti. L'ex- governatrice della Carolina del Sud e unica donna in corsa Nikki Haley si è distinta per le sue risposte sull'aborto, la politica estera e le incriminazioni di Donald Trump. Resta da vedere come evolverà la posizione giudiziaria del tycoon e come le sue vicende legali influenzeranno le primarie repubblicane e la campagna elettorale. Ne parliamo con Mario Del Pero, docente di Storia Internazionale e storia della politica estera statunitense all'Institut d'études politiques/SciencesPo a Parigi e autore di "Era Obama" (Feltrinelli) e "Libertà e Impero" (Laterza). | Si chiamava Instituto de Capacitación Integral en Estudios Domésticos: era la scuola per domestiche che l'Opus Dei aveva in Argentina tra il 1973 e il 2017. Sono già 43 le donne che hanno denunciato al Vaticano i seguaci di Escrivá de Balaguer per essere state ridotte in servitù. Un'inchiesta di Paula Bistagnino offre uno spaccato della vita tra le mura di un'organizzazione che ha fatto del silenzio e della segretezza uno dei suoi cavalli di battaglia. Questo testo è stato elaborato nell'ambito del Creative Nonfiction Lab realizzato da Revista Anfibia, del PhD in Creative Writing in Spanish dell'Università di Houston e del MA in Narrative Journalism dell'Unsam tra settembre 2022 e maggio 2023. | Per oltre 350 anni, sotto la dominazione spagnola, le Filippine sono state riserva di schiavi e di servi. Le conseguenze di questo sistema e il suo impatto sulla società filippina si sono ripercossi nel tempo fino ad inoltrarsi nel nostro secolo, tanto da creare praticamente in tutto il mondo lo stereotipo filippino=domestico. Un esempio emblematico e forse unico di segregazione occupazionale e di assenza di mobilità sociale nei paesi di immigrazione. A quale costo per il popolo filippino? Nelle baraccopoli di Manila almeno 18.000 ragazze madri sono costrette a rinunciare all'istruzione per lavorare come domestiche in condizioni di sfruttamento, se non addirittura a "vendere" i propri figli per l'impossibilità di non poterli mantenere. Lo Stato filippino ha creato un apparato di scuole specializzate nella formazione di domestiche di accesso gratuito, con corsi per la creazione della "domestica perfetta". L'obiettivo è quello di formare domestiche destinate alle case dei ricchi in occidente o nei paesi arabi. Ne parliamo con Martino Mazzonis, giornalista e autore con Angelo Loy del reportage "La scuola delle serve" che andrà in onda 4 settembre su RAI3 nel programma Il Fattore Umano. Ai microfoni Giulia De Luca.
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24 Ago 2023

L'assassinio di Prigozhin |Ci hanno sparato come se piovesse | Stato di emergenza in Amhara, Etiopia

Il jet su cui viaggiava Yevgeny Prigozhin insieme ad altre nove persone (tra cui il suo vice) si è schiantato tra San Pietroburgo e Mosca, uccidendo tutti i passeggeri a bordo. Secondo i sostenitori del gruppo Wagner si tratta di un'azione della contraerea russa che ha abbattuto volontariamente il velivolo per vendicarsi dell'ammutinamento tentato da Prigozhin lo scorso giugno. Una fine che molti consideravano già scritta per l'ex "cuoco di Putin" considerato ormai un traditore dal capo del Cremlino. Ora ci si domanda quali saranno le sorti del gruppo Wagner, che negli anni ha acquisito sempre più influenza combattendo in diversi fronti, dalla Bielorussia al Sahel. Ne parliamo con Mara Morini, professoressa associata di Scienza politica all'Università di Genova dove insegna Politics of Eastern Europe e Politica comparata. Osservatrice elettorale dell'OSCE-ODIHR in Russia, Uzbekistan e Moldova, è coordinatrice dello Standing Group "Russia e spazio post- sovietico" della Società Italiana di Scienza Politica (SISP). Visiting Professor all'Accademia Diplomatica del Ministero degli Esteri della Federazione Russa e alla High School of Economics di Mosca, ha pubblicato il libro "La Russia di Putin" (edizioni il Mulino, 2020) | Le guardie di frontiera saudite hanno ucciso centinaia di migranti etiopi, e richiedenti asilo, che hanno cercato di attraversare il confine tra Yemen e Arabia Saudita tra marzo 2022 e giugno 2023: hanno usato armi esplosive e sparato a distanza ravvicinata, anche a donne e bambini, in uno schema diffuso e sistematico. Queste uccisioni, documentate da un report di Human Rights Watch, costituirebbero un crimine contro l'umanità. In alcuni casi, le guardie saudite hanno chiesto ai sopravvissuti in quale arto del corpo preferissero essere colpiti, prima di sparare loro a distanza ravvicinata e hanno anche sparato con armi esplosive contro i migranti che erano appena stati rilasciati dalla detenzione temporanea saudita e stavano cercando di fuggire di nuovo verso lo Yemen. Le ricerche di Human Rights Watch indicano che le uccisioni continuano. Ascolteremo l'intervista di Costanza Spocci a Nadia Hardman, autrice del report di HRW "Hanno sparato su di noi come se piovesse. Uccisioni di massa di migranti etiopi al confine tra Yemen e Arabia Saudita". | Il primo ministro etiope Abiy Ahmed si potrebbe trovare al centro di un nuovo conflitto, questa volta nell'importante regione di Amhara, che ha schierato le sue truppe per aiutarlo a contrastare un tentativo delle forze rivali del Tigray di rovesciarlo. Abiy sta affrontando una forte sfida al suo potere da parte delle milizie conosciute come Fano – una parola amarica liberamente tradotta come "combattenti volontari". L'espressione divenne popolare negli anni '30, quando i "combattenti volontari" si unirono all'esercito dell'imperatore Haile Selassie per combattere gli invasori italiani. Ed è utilizzata ancora oggi dai contadini e dai giovani che hanno formato milizie per difendere il popolo Amhara il cui futuro, secondo loro, è minacciato dal governo e da altri gruppi etnici. Il PM Abiy aveva in passato utilizzato l'argomento dell'unità per cercare di gestire il Paese, però sembra non funzionare e l'Etiopia potrebbe avere presto bisogno di rimettere in discussione la sua base costituzionale. Ne parliamo con Irene Panozzo, ex consigliere politico della UE sul Corno d'Africa e tra i soci di Lettera 22. Ai microfoni Giulia De Luca.
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23 Ago 2023

l braccio del drone iraniano si allunga ┃Respirare tra le macerie

Cresce la tensione tra Iran e Israele, dopo l'annuncio di Teheran di aver ultimato la costruzione del drone Mohajer-10 capace di raggiungere obiettivi nello stato ebraico. Nel frattempo c'è aria di distensione tra la Repubblica Islamica e gli USA, che hanno raggiunto un accordo sullo scambio di prigionieri in cambio dello sblocco di 6 miliardi di dollari congelati in Corea del Sud a causa delle sanzioni. Sullo sfondo rimane però ancora l'incertezza sugli accordi sul nucleare iraniano. Ne parliamo con Aniseh Bassiri Tabrizi, capa sezione Medio Oriente presso il dipartimento di Studi sulla sicurezza internazionale del RUSI, Londra, e Luciana Borsatti, giornalista e autrice del libro "Iran, il tempo delle donne" (Catselvecchi, 2023) ┃Sono passati più di sei mesi dal terremoto che ha colpito il nord della Siria e il sud della Turchia. Decine di migliaia di sfollati interni nei campi e nei rifugi sovraccarichi nel nord-est della Siria non ricevono aiuti sostenuti o adeguati, con un impatto negativo sui loro diritti fondamentali, dice un rapporto Human Rights Watch. C'è un urgente bisogno di ripari adeguati alle condizioni atmosferiche, di servizi igienici sufficienti e di un adeguato accesso al cibo, all'acqua potabile, all'assistenza sanitaria e all'istruzione. Nel frattempo in Siria si continua a fare i conti con il terremoto che ha causato anche danni significativi all'ambiente, con profondi effetti hanno ulteriormente aggravato il peso affrontato dalla sua popolazione, che sta sopportando le conseguenze di una guerra prolungata da oltre un decennio. Ci sono però elementi positivi che lentamente emergono dalla catastrofe: i siriani sembrano essersi riuniti di nuovo, hanno attraversato i confini creati dal conflitto per aiutarsi e sostenersi a vicenda e l'incitamento all'odio è scomparso dai social media. Con le organizzazioni della società civile, nate dopo la rivolta del 2011, che si dimostrano ancora una volta più efficaci degli Stati e delle agenzie internazionali. Ne parliamo con Marta Bellingreri, giornalista indipendente e editor nella redazione di Syria Untold. Ai microfoni Giulia De Luca.
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22 Ago 2023

La fine del boom cinese | BRICS tra rivalità geopolitiche | Il ritorno di Shinawatra a Bangkok

Per decenni, la Cina ha alimentato la sua economia investendo in fabbriche, grattacieli e strade, ma oggi la seconda economia più grande del mondo è alle prese con la deflazione. L'ultima volta che i prezzi sono scesi, all'inizio del 2021, milioni di persone sono state bloccate e le fabbriche sono state chiuse a causa delle restrizioni dovute al COVID. La Cina dovrebbe ora essere sulla buona strada della ripresa dopo aver revocato le sue dure restrizioni "zero COVID" alla fine dell'anno scorso. Invece Evergrande, il gigante del mattone cinese è insolvente, conferma che la complessa ristrutturazione in patria procede, ma dichiara bancarotta a New York. Ne parliamo con Alessandra Colarizi, sinologa, direttrice editoriale di China Files e autrice di Africa rossa. Il modello cinese e il continente del futuro (L'Asino d'Oro, 2022). | Il presidente sudafricano Cyril Ramaphosa ha invitato più di 60 capi di Stato e di governo al vertice BRICS dei mercati emergenti che si terrà a Johannesburg a partire dal 22 agosto, durante il quale diversi Paesi potrebbero essere invitati ad unirsi al blocco composto da Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica. La Cina proverà a spingere il blocco BRICS a diventare un rivale su vasta scala del G7 questa settimana, mentre i leader di tutto il mondo in via di sviluppo si riuniscono per discutere della più grande espansione del forum in oltre un decennio. Ne parliamo con Lucia Scaffardi, Osservatorio BRICS e professoressa ordinaria Diritto Pubblico Comparato nel Dipartimento di Giurisprudenza, Studi Politici e Internazionali dell'Università di Parma. | L'ex primo ministro thailandese Thaksin Shinawatra destituito durante il colpo di Stato del 2006, arrestato e incriminato, è di ritorno in patria. Ne parliamo con Francesco Radicioni, co-autore del podcast "Bambù, gli ultimi 25 anni dell'Asia" (Chora media) e corrispondente per il Sud-est asiatico di Radio Radicale da Bangkok. Ai microfoni Giulia De Luca.
30 min
21 Ago 2023

Elezioni in Ecuador e la politica dei narcos | Arévalo vince in Guatemala

Quando l'Ecuador si è recato alle urne nel primo turno delle elezioni presidenziali di domenica 20 agosto, il crimine e la la politica dei narcos è stato nella mente di tutti, soprattutto dopo l'assassinio della scorsa settimana di uno dei candidati, Fernando Villavicencio. La sua uccisione ha fatto sprofondare il Paese in una crisi politica e di sicurezza, assicurando che le elezioni di domenica mese saranno caratterizzate da un omicidio senza precedenti nella storia moderna della nazione. L'assassinio è avvenuto nel mezzo della sua campagna elettorale contro la corruzione e mentre il Paese andino si trova ad affrontare un forte aumento della violenza alimentata dalla droga, iniziata con massacri nel sovraffollato sistema carcerario del Paese prima di diffondersi nelle strade. Pochi giorni fa è stato assassinato anche Pedro Briones, del partito "Revolución Ciudadana", dirigente di San Mateo, nella provincia di Esmeraldas, al confine con la Colombia. Un avvertimento a Luisa González e Daniel Noboa, in testa ai sondaggi, entrambi passati al ballottaggio con un'affluenza da record. Secondo la polizia, quest'anno sono state uccise circa 3.500 persone. L'anno scorso sono stati registrati 4.800 omicidi nella nazione di 18 milioni di abitanti, quasi il doppio dell'anno precedente e il quadruplo del 2018, secondo il Ministero degli Interni. Ne parliamo con Elena Basso, giornalista freelance, membro del CGP (Centro di Giornalismo Permanente), da Quito e con Angela Me, Direttrice della ricerca a UNODOC. Le elezioni in Guatemala hanno decretato la vittoria schiacciante di Bernardo Arévalo, il candidato del movimento progressista e anticorruzione Semilla. Dopo un ballottaggio molto acceso, che ha visto anche il tentativo di sospendere il partito di Arévalo, l'ex diplomatico ha riportato una preferenza del 59,1% e ora dovrà affrontare i problemi del Paese che, oltre alla criminalità e alla corruzione, deve fare i conti con la piaga della malnutrizione e delle enormi disuguaglianze. Ne parliamo con Antilla Fürst, scrive per la redazione Centro e Sud America de lo Spiegone e lavora per l'ONG WeWorld.
28 min
04 Ago 2023

Il Niger e il golpe oltreconfine | Crisi libanesi

La crisi del Niger si espande oltre i confini. Mentre il presidente deposto Bazoum invia una lettera aperta al Washington Post definendo sé stesso e i suoi concittadini come ostaggi dei golpisti e gli Stati Uniti mostrano il loro appoggio, il Senegal si dice pronto ad intervenire militarmente contro la guardia presidenziale che ha preso il potere manu militari mentre la Nigeria interrompe le forniture elettriche al vicino Niger, tagliando così il 70% di elettricità del paese. I putschisti intanto interropono le trasmissioni di Radio France International e France 24 in Niger, un atto che Parigi "condanna fermamente". Ne parliamo con Andrea De Georgio, giornalista freelance, autore di "Il grande gioco del Sahel. Dalle carovane di sale ai Boeing di cocaina" (Bollati Boringhieri, 2021). Il 4 agosto 2020 alle 18.08 una doppia esplosione al nitrato di ammonio lanciava un'onda d'urto che spazzava via il porto di Beirut, distruggeva centinaia di edifici in tutta la città e mieteva più di 400 vittime. Un colpo al cuore della capitale del Libano che da allora è sprofondato sempre più nel baratro. Negli ultimi tre anni, le molteplici crisi libanesi – finanziaria, politica, sanitaria - hanno spinto più dell'80% degli abitanti del Paese verso la povertà. Il sistema sanitario libanese, fortemente privatizzato, rappresenta un ostacolo importante per garantire servizi sanitari accessibili, economici e di qualità per tutti, dai cittadini libanesi, ai rifugiati siriani e palestinesi. L'accesso all'assistenza sanitaria è diventato ancora più difficile, con un numero crescente di persone che si affidano al deterioramento dei servizi pubblici e all'assistenza umanitaria per soddisfare le proprie esigenze mediche. Ne parliamo con Lorenzo Trombetta, corrispondente ANSA e Limes da Beirut, analista sul Medio Oriente e autore di "Negoziazione e potere. Alle radici dei conflitti e dintorni in Medio Oriente" (Mondadori Università, 2022) e con Sara Maresca di MSF in collegamento dal Libano. Ai microfoni Laura Silvia Battaglia.
29 min
03 Ago 2023

Estradizione di Don Reverberi in Argentina | Violenza poliziesca in Brasile | Proteste in Perù

L'Italia ha concesso l'estradizione in Argentina dell'ex cappellano militare italo-argentino don Franco Reverberi, accusato di crimini contro l'umanità commessi durante la dittatura del generale Jorge Jose Videla dal 1976 al 1983. La richiesta di estradizione è stata promossa dall'Argentina su istanza della segreteria dei diritti umani della nazione. Ne parliamo con Jorge Ithurburu, presidente di '24MarzoOnlus'. | In Brasile almeno quarantacinque persone sono state uccise durante un raid della polizia nella città di Rio de Janeiro, l'ultimo caso di violenza derivante dall'attività delle forze dell'ordine nei quartieri poveri della favela della città. La polizia ha detto che l'operazione di mercoledì si è concentrata sul prendere di mira le bande criminali nel Complexo da Penha, una rete di favelas nel nord della città. Ne parliamo con Claudileia Lemes Dias, scrittrice italano-brasiliana. | La presidente peruviana Dina Boluarte ha dichiarato di voler richiedere un ampliamento dei poteri legislativi e di essere aperta a riformare un Congresso, storicamente impopolare, per trasformare la legislatura da bicamerale a monocamerale. "Sono misure di cui il Perù ha bisogno per affrontare, con più forza ed efficienza, la delinquenza e la criminalità", ha detto Boluarte. I manifestanti hanno rinnovato la richiesta di dimissioni e tentato di raggiungere il Congresso ma sono stati trattenuti dalla polizia dopo un breve scontro. Ne parliamo con Gabriella Saba, giornalista freelance che si occupa di America Latina. Autrice di Continente da Favola (Rosenberg & Sellier, 2019). Con Laura Silvia Battaglia.
28 min
02 Ago 2023

Trump incriminato per Capitol Hill | Droni su Mosca

L'ex presidente Trump è stato incriminato martedì per le accuse derivanti dall'indagine del consigliere speciale Jack Smith sulla rivolta di Capitol Hill del 6 gennaio 2021. Ne parliamo con Fabrizio Tonello, professore di Relazioni Internazionali presso l'Università di Padova. Ha lavorato negli Stati Uniti, alla University of Pittsburgh e alla Columbia University. Autore di Democrazie a rischio. La produzione sociale dell'ignoranza. (Pearson, 2019). Mosca è stata attaccata dai droni. Due sono stati abbattuti dalle difese antiaeree in avvicinamento alla città, mentre un UAV ha colpito il grattacielo di Moscow City, già danneggiato in un precedente attacco. L'edificio colpito è noto come "quartiere IQ", un complesso di edifici nel cuore del Moscow International Business Centre e che ospita il ministero dello Sviluppo economico, il ministero dell'Industria digitale e il ministero dell'Industria e del commercio. A solo un giorno dalle dichiarazioni del presidente ucraino Volodymyr Zelensky in cui metteva in guardia da ulteriori attacchi all'interno della Russia, due missili russi hanno colpito un edificio residenziale e un complesso universitario nella sua città natale, Kryvyi Rih, uccidendo almeno sei persone e ferendone altre decine. Ne parliamo con con Rosalba Castelletti, giornalista di Repubblica a Mosca, e con Marta Serafini, giornalista ed inviata del Corriere della Sera in Ucraina e autrice del libro "L'Ombra del nemico" (ed.Solferino, 2020). Con Laura Silvia Battaglia ai microfoni.
29 min
01 Ago 2023

Black-out iracheno | Iran, missili e sanzioni

Lo scoppio di un incendio in una centrale elettrica nella città meridionale di Bassora, ha interrotto l'elettricità interrotta in vaste aree dell'Iraq meridionale e centrale per gran parte della giornata di sabato, durante il torrido caldo estivo e le osservanze del giorno sacro sciita di Ashura. Intanto la Mesopotamia - la terra tra i fiumi dove è stata inventata la ruota, è fiorita l'irrigazione ed è nato il primo sistema di scrittura conosciuto – è in seca. Oggi, in alcuni villaggi vicino al fiume Eufrate è rimasta così poca acqua che le famiglie stanno smantellando le loro case, mattone per mattone, ammucchiandole in camioncini - telai delle finestre, porte e tutto il resto - e se ne vanno. Ne parliamo con Daniela Sala, giornalista e fotografa freelance di Fada collective. L'Europa deve decidere se infrangere per la prima volta la sua parte dell'accordo del 2015, mantenendo le sanzioni sui missili balistici all'Iran, la cui scadenza era prevista per ottobre. Se il blocco le lascia scadere, l'Iran sarà di fatto aperto a fornire droni più letali - o altre armi - alla Russia. Che tipo di accordo futuro si prospetta per l'Europa e l'Iran? Intanto, soltanto nel 2023 sono state giustiziate più di 270 persone, per una media di circa 10 esecuzioni ogni settimana. Dal 6 al 12 giugno ne sono state eseguite dieci. Dieci in 7 giorni.Ne parliamo con Sherin Haravi, avvocata presso il Tribunale di Torre Annunziata e attivista per i diritti umani. Con Laura Silvia Battaglia ai microfoni e con Riccardo Alcaro, coordinatore delle ricerche IAI.
29 min
31 Lug 2023

Pakistan, attentati e desaparecidos | (Dis) Accordo d'Arabia | Mnemonic

Un attentatore suicida si è fatto esplodere durante un comizio politico nel Pakistan nord-occidentale, uccidendo almeno 44 persone e ferendone quasi 200, secondo quanto riferito dai funzionari. L'esplosione è avvenuta domenica durante un raduno del partito conservatore Jamiat Ulema-e-Islam (JUI-F) alla periferia di Khar, nel distretto nord-occidentale di Bajaur, al confine con l'Afghanistan. Le prime indagini hanno suggerito che il gruppo ISIL (ISIS) potrebbe essere dietro l'attacco e gli agenti stanno ancora indagando.Il gruppo armato è attivo nel vicino Afghanistan dopo la caduta del governo del presidente Ashraf Ghani. Si oppone all'amministrazione talebana dell'Afghanistan e ha membri noti per attraversare il poroso confine montuoso e nascondersi nell'area di Peshawar. Ne parliamo con Ejaz Ahmad, Giornalista e mediatore culturale, ha fondato l'associazione Nuove Diversità e il giornale Azad. Scrive anche per Tehqiq Nama, quotidiano di Islamabad | Il presidente USA Biden sta valutando se forgiare un'alleanza di sicurezza con l'Arabia Saudita, a condizione che Riyad normalizzi le relazioni con Israele. Biden non ha ancora deciso se procedere, ma ha dato il via libera alla sua squadra per sondare con il principe ereditario Mohammed bin Salman dell'Arabia Saudita per vedere se un qualche tipo di accordo è possibile e a quale prezzo. Intanto, MBS è alle prese con un altro alleato della regione, gli Emirati Arabi Uniti, con cui si ritrova in una rivalità ormai conclamata, sia sul piano regionale, ma anche rispetto a questioni futuristiche, come la corsa allo spazio e l'intelligenza artificiale. | Mnemonic lavora a livello globale per aiutare i difensori dei diritti umani a utilizzare efficacemente la documentazione digitale delle violazioni dei diritti umani e dei crimini internazionali per sostenere la difesa, la giustizia e la responsabilità, e per combattere la cancellazione di questi dati che a volte vengono rimossi anche da algoritmi e IA. Ne parliamo con Hadi Al Khatib, managing director Mnemonic, intervistato da Giulia De Luca, e con Alessandro Accorsi, Senior Analyst Tech and War a International Crisis Group. Ne parliamo con Cinzia Bianco, Research Fellow sul Golfo per lo European Council on Foreign Relations e autrice con Matteo Legrenzi di Le monarchie arabe del Golfo. Nuovo centro di gravità in Medio Oriente (Il Mulino, 2023). Con Laura Silvia Battaglia ai microfoni.
29 min
28 Lug 2023

Purghe cinesi | Mondiali di calcio femminile in Nuova Zelanda | Donne e sport

Il ministro degli Esteri cinese Qin Gang è stato espulso dal governo questa settimana dopo essere misteriosamente scomparso dalla vista del pubblico dal 25 giugno, una mossa che ha suscitato non poche speculazioni sul destino di Qin. Pechino ha detto che il predecessore di Qin, Wang Yi, che è attualmente a capo della commissione per gli affari esteri del Partito comunista, assumerà la carica di ministro degli Esteri. Finora ci sono state poche spiegazioni ufficiali per l'assenza di Qin. La sua rimozione segna la fine della carriera politica di una delle figure più importanti della leadership cinese, seguita da una pulizia sistematica della presenza di Qin sul sito web del ministero degli Esteri, comprese le registrazioni dell'incontro di alto profilo di giugno con il Segretario di Stato Antony Blinken a Pechino: ne parliamo con Giulia Pompili, giornalista redazione esteri de Il Foglio. Quando le ragazze arrivano all'adolescenza, abbandonano lo sport a un ritmo due volte superiore rispetto ai ragazzi: perché? Quali sono le ragioni? In questi giorni, e fino al 20 agosto, si stanno tenendo in Nuova Zelanda i mondiali di calcio femminile: a che punto siamo con stipendi, finanziamenti e diffusione dello sport femminile? E il supporto? Lionel Messi ha posato con la maglia della nazionale argentina di calcio femminile, ci sono esempi simili nel calcio italiano? Ne parliamo con Tiziana Alla, telecronista della nazionale femminile per RAI sport e ascolteremo le voci di Jennifer Cooper, UN Women, coordinatrice delle partnership sportive globali e di Phaidra Knight, J.D. è ex presidente della Women's Sports Foundation, membro della World Rugby Hall of Fame, talento dei media sportivi, oratrice motivazionale, imprenditrice e atleta di arti marziali miste, raccolte da Giulia De Luca. Al microfono, Costanza Spocci.
27 min
27 Lug 2023

Golpe in Niger | Italia-USA: relazioni economiche e non solo

E' avvenuto tutto in poche ore ieri in Niger. Le guardie presidenziali hanno circondato la residenza del presidente nigerino, Mohamed Bazoum, a Niamey. Inizialmente si pensava a una sorta di ammutinamento sulla base di richieste corporative che riguardano bonus e avanzamenti di carriera, poi, invece, dopo qualche ora l'annuncio televisivo: "Il presidente Bazoum è stato rimosso e arrestato, sono state sospese le istituzioni e chiuse le frontiere, ma il Niger rispetterà tutti gli impegni internazionali sottoscritti". All'origine del golpe, hanno riferito i militari, il "continuo degrado della sicurezza e la cattiva gestione economica e sociale". E' stata garantita, inoltre, l'integrità fisica e morale delle autorità deposte in conformità con i principi a tutela dei diritti umani: ne parliamo con Luca Raineri, ricercatore in relazioni internazionali presso la Scuola Sant'Anna di Pisa, esperto di Sahel. La presidente del consiglio Giorgia Meloni sarà a Washington per incontrare, giovedì, Joe Biden alla Casa Bianca. «Parleranno di guerra in Ucraina e cooperazione transatlantica sulla Cina», ha anticipato la Casa Bianca, «come pure degli sviluppi in Nord Africa e della presidenza italiana del G7 nel 2024». L'Atlantic Council le ha dato il benvenuto con un articolo dal titolo «Dall'Ucraina alla Cina, Meloni e Biden sono più vicini di quanto crediate». Si dà per scontato ormai che la premier italiana non rinnoverà l'accordo della Belt and Road Initiative (la Nuova via della Seta), anche se alla vigilia della partenza ha detto in conferenza stampa a Roma che Biden non ha «mai sollevato la questione direttamente con me». Questo viaggio è il riconoscimento, ancora una volta, dei rapporti tra USA e Italia ma anche della Meloni come leader politico: è la fine di un percorso di allineamento con gli Stati Uniti sulla politica estera: ne parliamo con Alessandro Speciale, capo della redazione di Roma dell'agenzia Bloomberg e con Federico Romero, professore di Storia degli Stati Uniti d'America presso l'Università di Firenze. Al microfono, Costanza Spocci.
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26 Lug 2023

Nordafrica in fiamme | Le politiche alimentari nell'area Maghreb | Sistemi alimentari sostenibili

Molte previsioni avevano avvisato: un'ondata di calore si abbatterà su gran parte dell'Algeria, del Marocco e della Tunisia. Le previsioni però avevano parlato di emergenza caldo fino, almeno, al 14 luglio. A oggi, 26 luglio, in Nordafrica continuano temperature da 50 gradi e in molte aree non c'è niente elettricità come in Sicilia. Intanto, sul fronte alimentare, le autorità hanno avvertito che la produzione di grano in Tunisia passerà da 7 milioni di quintali a 2.5. La siccità, però, non è l'unica responsabile: ne parliamo con Arianna Poletti, giornalista freelance di base a Tunisi, membro del collettivo di freelance Fada, che collabora con stampa italiana e internazionale. Stiamo riuscendo a creare dei sistemi alimentari sostenibili? L'attuale catena di produzione che tipo di metodo implementa e cosa si sta concretamente facendo per avviare quelle profonde trasformazioni strutturali di cui hanno bisogno i nostri sistemi alimentari? Con oltre 2.000 partecipanti provenienti da 161 Paesi - tra cui 22 Capi di Stato/Governo e più di 100 delegati ministeriali - oltre 150 organizzazioni di attori non statali, nonché il Sistema delle Nazioni Unite e altre organizzazioni internazionali si sta tenendo a Roma il Secondo Vertice delle Nazioni Unite Sui Sistemi Alimentari Sostenibili (Un Food Systems Summit +2). L'obiettivo del Vertice è offrire ai Paesi l'opportunità di riferire sui progressi compiuti a livello nazionale dal vertice del 2021 e sui loro contributi al raggiungimento dell'Agenda 2030, in un contesto globale profondamente mutato rispetto a due anni fa. L'incontro, tra i suoi obiettivi, ha quello della "necessità di un'azione urgente su scala, basandosi sulle prove più recenti che i sistemi alimentari sostenibili contribuiscono a risultati migliori e più sostenibili per le persone, il pianeta e la prosperità, senza lasciare indietro nessuno". Alcune critiche però arrivano dai movimenti sociali, popolazioni indigene, giovani, donne e persone di genere diverso che, negli ultimi tre anni, hanno offerto proposte e richieste concrete per l'avanzamento dell'agroecologia, della sovranità alimentare, della biodiversità, della giustizia e della diversità di genere, dell'agency giovanile, della giustizia climatica, della giustizia economica e sociale nei sistemi alimentari ma sostengono siano state ignorate. Ne parliamo con Maurizio Martina, vice direttore generale della FAO e con Nora McKeon, ex responsabile delle relazioni con la società civile presso l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura, insegna all'Università Roma Tre e all'International University College di Torino. È autrice di numerosi libri e articoli di cui, in italiano, Food governance e, più recentemente, di Food Security Governance. Dare autorità alle comunità. Regolamentare le imprese (Jaca, 2019). Al microfono, Costanza Spocci.
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24 Lug 2023

Il voto in Spagna e il ruolo di Puigdemont | Russi d'Africa

Vittoria amara, trionfo sterile. Ieri sera il PP ha riconquistato il primo posto alle elezioni politiche sia in termini di voti che di seggi, ma le sue speranze di riconquistare la Moncloa si sono spente sulla riva dello scrutinio alle otto di sera. Alla chiusura dei seggi per le elezioni politiche di domenica 23 luglio, nessuno, nessuno, si aspettava un risultato così scarso come quello ottenuto ieri sera da Alberto Núñez Feijóo. Ma le loro peggiori previsioni sono state confermate man mano che le percentuali di spoglio venivano crudelmente anticipate. Il PP ha vinto, sì, ma è stato sconfitto con un crollo clamoroso rispetto alle sue stesse aspettative. Nessuno tra i dirigenti del PP si aspettava un risultato inferiore a 150 seggi, tanto meno 140. Intanto, dopo lo schiaffo delle regionali di fine maggio, il PSOE riesce - ancora una volta - a risorgere e insieme a Sumar porta a casa un risultato consolante. Ago della bilancia ora sarà il separatismo catalano e il suo leader, Carles Puigdemont: ne parliamo con Mario Magarò, giornalista freelance a Barcellona che si muove tra Spagna e Perù. A un mese esatto dalla ribellione del gruppo paramilitare Wagner, poco si è capito di cosa sia realmente accaduto quel giorno e, soprattutto, di quali siano oggi i rapporti tra il governo di Vladimir Putin e i mercenari guidati da Evgenij Prigozin. I combattenti Wagner – legati a doppio filo col Cremlino – sono attivi nelle guerre del Mali, della Repubblica Centrafricana, del Mozambico, della Libia e del Sudan. Si alleano con l'autocrate locale e i comandanti della milizia che possono pagare i loro servizi in contanti, o con concessioni minerarie redditizie per minerali preziosi come oro, diamanti e uranio. Wagner è nella Repubblica Centrafricana dal 2018 per proteggere il presidente assediato, Faustin-Archange Touadéra, il quale non fa un passo senza la sua guardia presidenziale, tutti bianchi, tutti uomini di Wagner. Un rapporto dell'organizzazione The Sentry, complesso investigativo indipendente, denuncia le violenze e le brutalità dei mercenari del gruppo Wagner, accusati di esecuzioni sommarie, rapine e saccheggi, e di violenze sulle donne. Comincia con questa storia la nuova serie de Il Fattore Umano, un format di Raffaella Pusceddu e di Luigi Montebello che comprende una serie di reportage giornalistici sulla violazione dei diritti umani nel mondo, in onda da lunedì 24 luglio su Rai 3. Gli autori di questa prima puntata, Federico Lodoli e Carlo Gabriele Tribbioli, hanno intervistato Marat Gabidullin, ex mercenario di Wagner: ne parliamo con Raffaella Pusceddu, autrice del programma Il Fattore Umano e Federico Lodoli, giornalista. Al microfono, Costanza Spocci.
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21 Lug 2023

Come voterà la Spagna? | Modi costretto a parlare del conflitto in Manipur

Le elezioni generali del 23 luglio in Spagna decideranno come sarà composto il nuovo Parlamento (Congresso dei Deputati e Senato) mentre i sondaggi danno una maggior probabilità di vittoria al blocco delle destre, con il Partito Popolare dato al 32, 9% e Vox al 13,5% contro il Partito Socialista dato al 28,7% e la nuova formazione Sumar prevista al 13,7% I due blocchi hanno offerto all'elettorato due diverse immagini nell'ultimo dibattito, con record di ascolti, che si è tenuto mercoledì sera sulla televisione spagnola. È stato un dibattito intenso, soprattutto nei duelli, verbali, tra Yolanda Díaz (Sumar) e Santiago Abascal (Vox) ma con un grande assente, il candidato del Partito Popolare Alberto Núñez Feijóo che ha lasciato la sedia vuota e Abascal da solo. Il leader di Vox si è posto quindi come portavoce della destra, senza quasi menzionare il PP e senza chiarire se chiederà di entrare nel governo nel caso in cui la destra raggiunga la maggioranza. Pedro Sánchez e Yolanda Díaz si sono invece mostrati uniti. Ne parliamo con Steven Forti, storico e analista politico, docente di Storia Contemporanea presso l'Università Autonoma di Barcellona. Ha scritto "Ada Colau, la Città in comune" (Alegre) e El proceso separatista en Catalunia (Editorial Comares) e con Manuel Campo Vidal, giornalista, docente di comunicazione e presidente emerito dell'Academia de televisión. Il primo ministro indiano Narendra Modi, intanto, ha rotto il suo lungo silenzio sul mortale conflitto etnico che imperversa nello Stato di Manipur. L'indignazione è esplosa in tutto il Paese dopo che è stato diffuso un filmato dal Manipur in cui due donne della tribù minoritaria dei Kuki sono state spogliate e violentate da alcuni uomini del gruppo tribale maggioritario dei Meitei. L'incidente è avvenuto all'inizio di maggio e, sebbene sia stato denunciato alla polizia subito dopo, solo giovedì sono stati effettuati quattro arresti, un giorno dopo che il video è diventato virale. Una delle vittime ha affermato che la polizia ha lasciato le donne nelle mani degli uomini. Parlando alla sessione di apertura del Parlamento giovedì mattina, Modi ha fatto i suoi primi commenti sul conflitto in corso (da mesi) tra le tribù Meitei e Kuki e ha dichiarato che "l'intero Paese è stato svergognato" dall'attacco alle donne. Ne parliamo con Rita Cenni, corrispondente ANSA da Nuova Delhi. Al microfono, Roberto Zichittella.
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20 Lug 2023

Rimpasto francese | Corse spaziali

Tre settimane dopo la'uccisione da parte della polizia del diciassettenne Nahel e la rivolta nelle banlieue, la Francia svolta a destra nei sondaggi. Il barometro Ipsos registra un aumento di due punti di Marine Le Pen (37%), in seconda posizione dopo l'ex premier Edouard Philippe (42%). Macron intanto riconferma Elizabeth Borne come Prima Ministra, in attesa di un rimpasto di governo. Ne parliamo con Stefano Montefiori, corrispondente del Corriere della Sera da Parigi. | È della startup cinese LandSpace il primo razzo a entrare in orbita utilizzando una propulsione a metano. Il vettore ZhuQue-2 ha infatti raggiunto lo spazio lo scorso 12 luglio, usando una miscela di metano e ossigeno liquidi chiamata MethaLox, un propellente molto più economico di quelli attualmente in uso con un risparmio che si attesta fra il 50 e il 90%. La Cina è stata quindi la prima a lanciare un vettore con queste caratteristiche, battendo le aziende di Elon Musk e Jeff Bezos, impegnate a sviluppare lanciatori che utilizzano MethaLox. La corsa allo spazio non è però solo prerogativa di Cina, USA e Russia. O almeno non più. Negli ultimi anni i Paesi dell'area MENA hanno iniziato a sviluppare ambiziosi programmi spaziali: Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Marocco, Algeria ed Egitto hanno identificato il settore spaziale come uno dei pilastri del loro sviluppo strategico per il 2030 e oltre. Questo evento fornisce analisi e approfondimenti di esperti sui principali sviluppi industriali spaziali nei Paesi MENA, nonché sulle loro alleanze e allineamenti con le principali potenze spaziali internazionali. Ne parliamo con Simonetta Di Pippo, astrofisica, docente di Practice di Space Economy presso SDA Bocconi School of Management dove è direttrice dello Space Economy Evolution Lab (SEE Lab) e con Emilio Cozzi, giornalista e divulgatore, collabora con Wired, L'Espresso e Ispi ed è conduttore di Space Walks (programma di Raiplay). Con Roberto Zichittella ai microfoni.
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19 Lug 2023

Patrick Zaki torna in carcere in Egitto | La battaglia politica della Tailandia

Il Tribunale di Mansura, Egitto, ha condannato Patrick Zaki a tre anni di carcere, un periodo che si aggiunge ai 22 mesi già passati in custodia cautelare in prigione fino al dicembre 2021. L'accusa è di diffusione di notizie false e la sentenza non è soggetta ad Appello o Cassazione. La decisione arriva a pochi giorni dalla Conferenza internazionale sulla migrazione a Roma voluta dal governo italiano, a cui parteciperanno alti funzionari egiziani. L'UE potrebbe ricercare un nuovo partenariato ad ampio raggio con l'Egitto, comprese misure per arginare la migrazione irregolare, con accordi simili a quelli stipulati pochi giorni fa con la Tunisia di Kais Saied. Potrebbe essere un'occasione per fare pressioni sul Cairo? Ne parliamo con Laura Cappon, inviata RAI, e co-autrice insieme a Gianluca Costantini di "Patrick Zaki. Una storia egiziana" (Feltrinelli, 2022). | Il leader del partito pro-riforme della Tailandia, che ha ottenuto il maggior numero di seggi alle elezioni di maggio, è stato bloccato dall'assumere il potere da un voto parlamentare che include senatori nominati dai militari. Pita Limjaroenrat, leader di Move Forward, un partito progressista che ha una forte base di sostegno giovanile, ha ottenuto il maggior numero di voti e seggi alle elezioni di maggio. Ma le regole elettorali thailandesi, riscritte dopo il colpo di Stato militare del 2014, gli impongono di avere il sostegno della maggioranza del Parlamento per diventare primo ministro. In aggiunta Pita sta affrontando due cause legali presso la Corte costituzionale, tra cui l'accusa di aver violato le regole elettorali possedendo azioni di alcuni media, cosa che egli nega. Il secondo caso è incentrato sull'affermazione che il suo impegno a riformare la legge sulla "lesa maestà", che protegge la monarchia dalle critiche, equivale a un tentativo di "rovesciare il regime democratico di governo con il re come capo di Stato". La Thailandia in questo senso ha una legislazione tra le più severe al mondo, in base alla quale le critiche ai reali possono portare fino a 15 anni di carcere. Più di 250 persone, compresi i bambini, sono stati accusati in base alla legge dal 2020. Ne parliamo con Massimo Morello, giornalista per Il Foglio specializzato in Sud est asiatico e residente a Bangkok. Con Roberto Zichittella ai microfoni.
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18 Lug 2023

Diplomazia vaticana: Zuppi incontra Biden | Pattuglie iraniane

Dopo quelli in Ucraina e in Russia, proseguono i viaggi dell'inviato di Papa Francesco, Matteo Maria Zuppi, nell'ambito della missione di pace della Santa Sede per la risoluzione del conflitto tra Kiev e Mosca. Si tratta della terza missione del cardinale, che fino a mercoledì sarà a Washington. Oggi, sarà accolto alla Casa Bianca dal presidente Biden. Discuteranno della diffusa sofferenza causata dalla guerra della Russia in Ucraina e - riferisce Karine Jean Pierre dalla Casa Bianca - anche degli sforzi degli Stati Uniti e della Santa Sede per fornire aiuti umanitari alle persone colpite e dell'attenzione della Sede Pontificia al rimpatrio dei bambini ucraini deportati con la forza dai funzionari russi: ne parliamo con Jacopo Scaramuzzi, Giornalista vaticanista de La Repubblica. La polizia iraniana sta riprendendo i controversi pattugliamenti per garantire che le donne rispettino i codici di abbigliamento e coprano i capelli in pubblico, secondo quanto riportato dai media statali. La "polizia della moralità" tornerà nelle strade per far rispettare le leggi iraniane sull'hijab, ha dichiarato domenica un portavoce del governo. Questa decisione giunge 10 mesi dopo l'uccisione di Mahsa Amini che ha scatenato massicce proteste nazionali. Le pattuglie erano state sospese e per le strade moltissime donne iraniane avevano cominciato a girare senza velo. Nel frattempo l'economia iraniana continua a essere in sofferenza a causa delle sanzioni internazionali, della cattiva amministrazione e delle sacche di corruzione, mentre il governo riassesta i suoi equilibri interni, dando maggiore spazio all'apparato militare, ed esterni, diventando sempre più attivo in materia di politica estera. Dopo gli accordi con l'Arabia Saudita, il leader iraniano Raisi ha compiuto un viaggio fra Kenya, Uganda e Zimbabwe con l'obiettivo di aumentare l'interscambio con la regione per compensare le sanzioni Usa. Con un occhio particolare alle materie prime dell'Africa: ne parliamo con Marina Forti, giornalista che ha frequentato molto l'Iran e l'Asia meridionale e direttrice della Scuola di giornalismo della Fondazione Lelio Basso, e con Jacopo Scita, Policy Fellow presso la Bourse & Bazaar Foundation, un think tank che si occupa di diplomazia economica, sviluppo economico e giustizia economica in Medio Oriente e Asia centrale. Ai microfoni, Roberto Zichittella.
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17 Lug 2023

Accordo e disaccordo sul grano | Vertice UE-CELAC a Bruxelles | Proteste e repressione a Jujuy

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan assicura davanti ai giornalisti che l'accordo sul grano ucraino, in scadenza il 17 luglio, sarà rinnovato e la Russia è d'accordo. La buona notizia fa il giro dei mercati internazionali. Il giorno dopo però il presidente russo Putin dice – al telefono con il presidente sudafricano Cyril Ramaphosa – che non c'è alcuna intesa sul grano ucraino, avverte che tutte le condizioni devono essere negoziate di nuovo altrimenti l'accordo salta perché non è soddisfacente per la Russia e smentisce in modo plateale Erdogan: ne parliamo con Giuseppe Didonna, corrispondente Agi Istanbul. A Bruxelles intanto prende il via il terzo vertice UE-CELAC che riunsice i leader dell'Unione Europea e i loro colleghi della Comunità degli Stati latinoamericani e caraibici (CELAC) e rappresenta l'occasione di rafforzare ulteriormente il partenariato, discutere di come collaborare per realizzare una duplice transizione verde e digitale equa e dimostrare un impegno comune a sostenere l'ordine internazionale basato su regole. Tra i temi principali, si parlerà di Mercosur, accesso a materie prime strategiche, accordi commerciali e sostegno all'Ucraina: ne parliamo con Federico Nastasi, ricercatore, giornalista freelance, specializzato in politica latino-americana. Ci sposteremo poi nel nord dell'Argentina, a San Salvador de Jujuy, dove le recenti proteste contro il progetto di riforma costituzionale, la sua (rapida) approvazione e la richiesta di stipendi per gli insegnanti si sono trasformate in gravi incidenti, repressione, feriti e arresti nel contesto delle elezioni nazionali e provinciali del 2023. Le organizzazioni per i diritti umani hanno lanciato l'allarme e la Corte Interamericana dei diritti Umani ha chiesto al governo locale del conservatore Gerardo Morales di "rispettare il diritto alla libertà di espressione, gli standard interamericani sull'uso della forza e a portare avanti un processo di dialogo efficace, inclusivo e interculturale che rispetti i diritti dei sindacati e delle popolazioni indigene." Jujuy è una delle province con la maggiore percentuale di popolazione indigena: ne parliamo con Giulia De Luca, giornalista specializzata in America Latina e voce di Radio3 Mondo. Ai microfoni, Roberto Zichittella.
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13 Lug 2023

Spie al telefono | L'Egitto mediatore per il Sudan

Sergei Naryshkin, capo dei servizi segreti russi ha confermato mercoledì di aver avuto una telefonata con il direttore della CIA William Burns nei giorni successivi all'ammutinamento dei mercenari di Wagner il mese scorso. Ne parliamo con Guido Olimpio, giornalista del Corriere della Sera. | L'Egitto il 13 luglio ospiterà un vertice dei Paesi vicini al Sudan per discutere i modi per porre fine a un conflitto che da più di 12 settimane sta affliggendo il Sudan, al punto che le Nazioni Unite hanno avvertito che il Paese potrebbe essere "sull'orlo di una guerra civile su larga scala". Secondo quanto comunicato dalla presidenza egiziana, il vertice avrà l'obiettivo di "sviluppare meccanismi efficaci" con gli Stati vicini per risolvere pacificamente il conflitto, in coordinamento con altri sforzi regionali o internazionali. Delle centinaia di migliaia di sfollati dal conflitto intanto moltissimi sono arrivati proprio al confine con l'Egitto. La guerra inoltre ha visto un aumento delle violenze di genere, al punto che i responsabili di alcune agenzie delle Nazioni Unite - OCHA, UNHCR, UNICEF, UNFPA e OMS- hanno espresso sconcerto e condanna per i crescenti casi di violenze sessuali legate al conflitto contro donne e ragazze sfollate e rifugiate. Ne parliamo con Irene Panozzo, ex consigliere politico della UE sul Corno d'Africa e tra i soci di Lettera22. | Diversi media internazionali hanno riportato anche che in Darfur, a Jeneina, nelle scorse settimane le truppe RSF e le milizie Janjaweed, le cui fila si sono rimpinguate con combattenti provenienti dal vicino Ciad, avrebbero condotto un'operazione di pulizia etnica contro i cittadini di etnia Masalit. I pochi che sono riusciti ad entrare a Jeneina riportano di una situazione disastrosa, di combattimenti continui andati avanti per settimane e di decine e decine di cadaveri per le strade. Sentiremo la testimonianza di Charline Petitjean, capo missione in Sudan della ONG Solidarités International, intervistata da Costanza Spocci. Con Anna Maria Giordano ai microfoni.
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11 Lug 2023

Appuntamento a Vilnius | Emissioni militari | Alla fiera delle armi

L'attesa è finita: a Vilnius, la capitale della Lituania, è cominciato lo storico vertice tra i leader dei paesi membri della NATO, i partner e il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy. A solo un'ora di distanza dalla Russia, dopo quasi 18 mesi di guerra, durante i quali i Paesi occidentali hanno fornito a Kiev miliardi di aiuti militari e finanziari, gli alleati della NATO si stanno interrogando su come affrontare le conseguenze a lungo termine. Dopo il via libera della Turchia all'entrata della Svezia nella NATO, quale destino attende la richiesta dell'Ucraina di entrare nella UE? Bisognerà aspettare la fine della guerra, dicono vari leader. Cosa si deciderà quindi in questo summit? Ne parliamo con Andrea Griffante, ricercatore presso l'Istituto Lituano di Storia di Vilnius e corrispondente dell'ANSA dal Baltico. Tra i maggiori consumatori di carburante al mondo, i militari sono responsabili del 5,5% delle emissioni globali di gas serra, secondo una stima di esperti internazionali del 2022." Ma le forze di difesa non sono vincolate dagli accordi internazionali sul clima a comunicare o a ridurre le proprie emissioni di carbonio, e i dati pubblicati da alcuni militari sono inaffidabili o, nel migliore dei casi, incompleti, sostengono scienziati e accademici. Questo perché le emissioni militari all'estero, dai voli dei jet alle navi a vela alle esercitazioni, sono state escluse dal Protocollo di Kyoto del 1997 sulla riduzione dei gas serra e nuovamente esentate dagli accordi di Parigi del 2015 con la motivazione che i dati sull'uso dell'energia da parte degli eserciti potrebbero minare la sicurezza nazionale: ne parliamo con Gianni Silvestrini, direttore scientifico del Kyoto Club e direttore della rivista "QualEnergia", autore del libro "Due gradi, Innovazioni radicali per vincere la sfida del clima e trasformare l'economia" (ed. Ambiente 2016). In chiusura andremo al Festival Cortona on the move e attraverso il lavoro di Nikita Teryoshin scopriremo il dietro le quinte del commercio globale di armi. Il back office della guerra, ironicamente, è l'esatto contrario del campo di battaglia, una specie di parco giochi per adulti con vino, finger food e belle armi luccicanti. Qui i cadaveri sono solo manichini o pixel sugli schermi di tanti simulatori. Ne parliamo con Paolo Woods, direttore del Festival Cortona on the Move. Ai microfoni, Anna Maria Giordano.
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10 Lug 2023

Se telefonando | A colpi di social

Durante il weekend il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov e il suo omologo turco Hakan Fidan si sono telefonati a lungo, parlando della guerra in Ucraina in vista del vertice NATO a Vilnius. I temi: le forniture di armi a Kiev, lo scambio di prigionieri, gli accordi sul grano. Ne parliamo con Marta Ottaviani, giornalista che collabora con La Stampa e Avvenire, autrice di Brigate Russe. La guerra occulta del Cremlino tra troll e hacker (Ledizione, 2022), che ci parlerà anche della Fabbrica dei Troll di Yevgeny Prigozhin. | Settimana intensa per Meta, società fondata da Zuckerberg che controlla i servizi di rete sociale Facebook e Instagram e i servizi di messaggistica istantanea WhatsApp e Messenger. In pochi giorni, Twitter ha minacciato di farle causa, sostenendo che quest'ultima ha rubato i segreti commerciali dell'azienda nella creazione dell'app di messaggistica rivale Threads, lanciata pochi giorni fa e che ha già attirato decine di milioni di utenti in tutto il mondo a poche ore dal suo debutto. Quasi in contemporanea, in Canada la società di notizie e telecomunicazioni Quebecor ha annunciato che ritirerà immediatamente la pubblicità dalle piattaforme Facebook e Instagram di Meta, una mossa che arriva dopo la decisione del gigante tecnologico di rimuovere le notizie canadesi dai suoi siti. Meta ha scelto di bloccare le notizie canadesi dai suoi servizi di social media in risposta alla legge federale sulle notizie online, che richiederà a Google e Meta di pagare gli editori di notizie per i contenuti che appaiono sui loro siti se questi li aiutano a generare denaro. La legge, nota come Bill C-18, entrerà in vigore nel corso dell'anno. E mente le piattaforme si scontrano, l'intelligenza artificiale provoca un licenziamento di massa in Germania: il tabloid tedesco Bild, il giornale più venduto in Europa, ha annunciato un programma di riduzione dei costi di 100 milioni di euro che porterà a circa 200 licenziamenti e ha avvertito il personale che prevede di effettuare ulteriori tagli editoriali a causa delle "opportunità dell'intelligenza artificiale". La comunicazione è arrivata con una mail firmata dall'editore della Bild, Axel Springer, e intercettata dal quotidiano rivale Frankfurter Allgemeine (FAZ), in cui si legge che "purtroppo si separeranno dai colleghi che hanno compiti che nel mondo digitale sono svolti dall'intelligenza artificiale e/o da processi automatizzati". Ne parliamo con Luca Zorloni, responsabile di Wired.it. Con Anna Maria Giordano ai microfoni.
29 min
07 Lug 2023

Mandati a morire nel deserto | Calvino a Tunisi | Università per bianchi

L'Europa continua a sperare di stringere un accordo sui migranti con il presidente tunisino Kais Saied, mentre la Tunisia continua a dare la caccia ai subsahariani presenti sul suo suolo e deporta centinaia di persone, comprese donne incinta e bambini, al confine con Libia e Algeria per poi abbandonarli nel deserto. Ne parliamo con Matteo Garavoglia, giornalista del Centro di Giornalismo Permanente, scrive per il Manifesto e Irpi Media. | Restiamo a Tunisi dove troviamo cinque scrittori e scrittrici e sei illustratori e illustratrici tunisini per raccontare Italo Calvino, il grande scrittore italiano di cui nel 2023 ricorre il centenario della nascita. Da luglio a dicembre la città di Tunisi diventa il centro di una corrispondenza a distanza tra la letteratura e il mondo dell'illustrazione tunisini e Italo Calvino che, nel mondo arabo, è l'autore italiano più letto e amato. Ne parliamo con Chiara Comito, editor di Arabpop, Rivista di arti e letterature arabe contemporanee. | In chiusura: è stata chiamata azione affermativa per i ricchi: è il trattamento speciale di ammissione di Harvard per gli studenti i cui genitori sono ex alunni o i cui parenti hanno donato denaro. In una denuncia presentata pochi giorni fa, tre gruppi di attivisti hanno chiesto al governo federale di porvi fine, sostenendo come l'equità sia ancora più imperativa dopo che la Corte Suprema, la settimana scorsa, ha limitato fortemente le ammissioni basate sulla razza e che le politiche di ammissione del college discriminano i candidati neri, ispanici e asiatici, a favore di candidati bianchi meno qualificati con legami con alunni e donatori. A fine giugno, infatti, la Corte Suprema ha respinto l'azione affermativa nei college e nelle università di tutto il Paese, dichiarando illegittimi i programmi di ammissione basati sulla razza ad Harvard e all'Università del North Carolina e riducendo drasticamente una politica che per lungo tempo è stata un pilastro dell'istruzione superiore. La decisione ha quasi assicurato che la popolazione studentesca dei campus delle istituzioni d'élite diventerà più bianca e meno nera e latina. Secondo i dati dell'Ufficio censimento degli Stati Uniti, la popolazione afrodiscendente, latina e asiatica degli USA rappresenta circa il 38% del totale. Nella stessa settimana, la corte – ora a maggioranza conservatrice – ha respinto il piano dell'amministrazione Biden di condonare i prestiti agli studenti di 40 milioni di americani, ponendo fine a un programma da 430 miliardi di dollari. L'ammontare del debito studentesco negli USA è salito alle stelle nel corso dell'ultimo mezzo secolo, in quanto il costo dell'istruzione superiore ha continuato ad aumentare. Più di 45 milioni di persone hanno un debito collettivo di 1.600 miliardi di dollari, una somma pari all'incirca alle dimensioni dell'economia del Brasile o dell'Australia. Ne parliamo con Raffaella Baritono, professoressa ordinaria di Storia e Politica degli Stati Uniti d'America presso la Scuola di Scienze Politiche dell'Università di Bologna. Con Laura Silvia Battaglia ai microfoni.
29 min
06 Lug 2023

Un Mali senza ONU | La fabbrica delle bombe

Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha votato la fine della sua decennale missione di pace in Mali dopo la richiesta del governo militare di ritirare le truppe. "Il governo del Mali chiede il ritiro immediato della MINUSMA", aveva dichiarato a giugno il ministro degli Esteri maliano Abdoulaye Diop, sottolineando che Bamako "è disposta a cooperare con le Nazioni Unite su questo tema". La decisione unanime di venerdì del Consiglio dei 15 membri di adottare una risoluzione elaborata dalla Francia per non rinnovare il mandato una volta terminato il 30 giugno è stata accolta con favore da Bamako. Dall'inizio della missione, nel 2013, la percezione dei maliani rispetto alla missione ONU è radicalmente cambiata e, nel frattempo, è aumentata la presenza russa con il gruppo Wagner. Ne parliamo con con Luca Raineri, ricercatore in relazioni internazionali presso la Scuola Sant'Anna di Pisa, esperto di Sahel. | Le Interferenze di Andrea Borgnino ci racconteranno le storie delle radio comunitarie legate alla missione ONU. Radio Kaoural, come altre otto radio comunitarie di Mopti, non era in grado di trasmettere oltre la città in cui opera. È stato dopo un Quick Impact Project (QIP), sponsorizzato dalla MINUSMA, che la gamma di frequenze radio è aumentata, consentendo loro di raggiungere le aree remote grazie a potenti trasmettitori. | La Rwm Italia era la fabbrica del disonore e delle "bombe insanguinate" che uccidevano i civili nello Yemen, ma da quando i vertici dell'UE hanno iniziato a spronarla a produrre più ordigni bellici da inviare in Ucraina è diventata un "baluardo della democrazia occidentale". Ne parliamo con Gianluca Di Feo, vice-direttore di Repubblica. Ai microfoni Laura Silvia Battaglia.
29 min
05 Lug 2023

I talebani chiudono i saloni di bellezza | Captagon di regime

In Afghanistan il governo dei talebani stringe ancora di più la morsa: vietati saloni di bellezza e parrucchieri, i pochi posti in cui le donne potevano ritrovarsi lontano dagli sguardi degli uomini. Lucia Capuzzi, inviata di Avvenire, rientrata il 19 giugno dall'Afghanistan. | Il ministro degli Esteri giordano Ayman Safadi è atterrato lunedì a Damasco per incontrare i principali funzionari del regime di Assad. Safadi sarebbe intenzionato a promuovere un'iniziativa giordana per porre fine alla crisi siriana, che prevede un impegno diretto con Assad e fa parte di una spinta alla normalizzazione da parte di Emirati Arabi Uniti, Egitto e Arabia Saudita. La Giordania ospita circa 1,3 milioni di rifugiati siriani, la cui stragrande maggioranza non è disposta a tornare in un territorio siriano governato da Assad, ma che potrebbe essere rimandata indietro se il processo di normalizzazione venisse portato a termine. Il captagon di produzione siriana intanto inonda il regno hashemita. Nelle ultime due settimane, la Giordania ha abbattuto tre droni provenienti dalla Siria, come parte di quella che gli Stati Uniti descrivono come una "rete di traffico di captagon legata al regime di Assad". Un'ondata di droga in uscita dalla Siria ha infatti aperto una nuova fase nel conflitto del Paese, mettendo i trafficanti di droga - con l'apparente sostegno delle autorità siriane - contro le forze di sicurezza dei paesi vicini. Ne parliamo con Maria Luisa Fantappiè, Senior Adviser per il Medio Oriente, e Associate Fellow all'Istituto Affari Internazionali, e con Cecilia Anesi, giornalista di Irpi media, testata del centro di giornalismo d'inchiesta IRPI, di cui è tra i fondatori. Con Laura Silvia Battaglia ai microfoni.
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04 Lug 2023

Ruanda, paese terzo non sicuro | Hong Kong a caccia di oppositori | Yellen a Pechino

Il piano del governo britannico di deportare alcuni richiedenti asilo in Ruanda è illegittimo: lo ha stabilito giovedì scorso la Corte d'Appello, infliggendo un duro colpo alle controverse politiche di immigrazione dei ministri, condannate a gran voce dagli organismi umanitari. Con una decisione a tre giudici, la Corte ha ribaltato una decisione dell'Alta Corte che aveva precedentemente stabilito che il Ruanda poteva essere considerato un Paese terzo sicuro in cui inviare i rifugiati. Secondo lo schema proposto dal governo conservatore presieduto da Rishi Sunak, i richiedenti asilo ritenuti illegalmente giunti nel Regno Unito sarebbero stati deportati nella nazione africana. La sintesi della sentenza afferma che l'invio dei richiedenti asilo in Ruanda violerebbe la Convenzione europea dei diritti dell'uomo (CEDU). Ma la dichiarazione ha aggiunto che la decisione della corte "non implica alcuna opinione sui meriti politici o meno della politica del Ruanda": ne parliamo con Daniele Fisichella, giornalista freelance. A Hong Kong, i sospetti ricercati possono fruttare molto. Le informazioni che portano al perseguimento di un uomo accusato di omicidio possono portare a una ricompensa di 300.000 HK$ (30.200 sterline). Per due uomini ricercati in relazione a un caso di incendio doloso che ha ucciso 17 persone, l'incentivo sale a 400.000 HK$. Ma il premio più alto va a chi può aiutare a catturare otto attivisti pro-democrazia con sede all'estero, accusati di aver violato la legge sulla sicurezza nazionale di Hong Kong. Per loro, la taglia è di 1 milione di dollari di Hong Kong ciascuno: ne parliamo con Ilaria Maria Sala, ex-presidente della stampa estera di Hong Kong e giornalista per Internazionale e di Lettera 22, tra gli autori del libro "Hong Kong 20/20: Reflections on a borrowed place" (Blacksmith books, 2017) e autrice di "Pechino 1989" (edizioni Una Città, 2019) e di L'Eclissi di Hong Kong (add editore. Nel frattempo a Pechino è attesa questa settimana Janet Yellen, segretario al Tesoro degli Stati Uniti, nel secondo viaggio di un alto funzionario nel giro di poche settimane, mentre le due maggiori economie del mondo cercano di riparare i legami logori: ne parliamo con Simone Pieranni, giornalista di Chora media, co-fondatore di China Files, autore di Red Mirror e La Cina nuova (Laterza) e del podcast Altri Orienti. Ai microfoni, Laura Silvia Battaglia.
29 min
03 Lug 2023

Jenin sotto attacco | L'era dell'eccezionalismo artico è finita

L'esercito israeliano ha lanciato raid aerei sul campo profughi di Jenin, nel nord della Cisgiordania occupata, portando avanti un attacco su larga scala che ha coinvolto un missile e l'uccisione di almeno cinque palestinesi, secondo quanto riferito da residenti e funzionari. I residenti hanno detto che Israele ha lanciato almeno 10 attacchi aerei a Jenin durante la notte di lunedì, mandando fumo dalle macerie degli edifici: ne parliamo con Maria Gianniti, corrispondente RAI da Gerusalemme e con Chiara Cruciati, vicedirettrice de Il Manifesto. I Paesi occidentali temono che Cina e Russia possano cercare di sfruttare le crescenti tensioni geopolitiche nell'Artico per aumentare la loro influenza sulla regione e sulle sue abbondanti risorse naturali. I politici occidentali di alto livello hanno espresso il timore che l'era dell'eccezionalismo artico - quando la regione polare era isolata dalle tensioni altrove - sia finita. I sette membri occidentali del Consiglio Artico, il principale organismo regionale, si confrontano con la Russia su tutti i temi, dalla protezione dell'ambiente alla discussione sui diritti delle popolazioni indigene dopo l'invasione su larga scala dell'Ucraina lo scorso anno. Le relazioni della Russia con la Cina sull'Artico sono tradizionalmente tese. Ma dall'inizio dell'invasione russa dell'Ucraina sembra che le cose stiano cambiando. Durante la visita del leader cinese Xi Jinping a Mosca a marzo, le due parti hanno annunciato la creazione di un organismo di lavoro congiunto per lo sviluppo della Northern Sea Route, una rotta di navigazione e progetto di sviluppo artico di punta della Russia. L'Artico è la regione del mondo che si sta riscaldando più rapidamente e questo spinge i Paesi vicini e lontani ad accaparrarsi le sue abbondanti materie prime, dal petrolio e dal gas alle terre rare: ne parliamo con Marzio G. Mian, giornalista e scrittore, tra i fondatori di The Arctic Times Project e autore del libro "Artico, la battaglia per il grande Nord" (piccola biblioteca Neri Pozza, 2018). Vincitore del 1°premio del True Story Award 2023 con il reportage "azzardo a nord-est" realizzato per Internazionale e altri magazine stranieri. Ai microfoni, Laura Battaglia
29 min
30 Giu 2023

Le "purghe di Putin" e le domande sul destino della Wagner | Carneficina senza sosta in Myanmar

Dopo l'ammutinamento di Evgenij Prigožin di sabato scorso sembra che al Cremlino tutto sia tornato alla normalità, o almeno così lo si vuole far apparire. E' cominciato però un giro di vite sulle élite pro-Wagner con l'arresto del "generale Armageddon", Sergei Surovikìn, noto per aver avuto buoni rapporti con il capo del gruppo Wagner Yevgeny Prigozhin. Nel frattempo, proprio Prigozhin è stato informato che le sue forze non combatteranno più in Ucraina dopo essersi rifiutato di firmare i contratti con il Ministero della Difesa: ne parliamo con Liana Mistretta, corrispondente RAI da Mosca e con Mara Morini professoressa associata di Scienza politica all'Università di Genova dove insegna Politics of Eastern Europe e Politica comparata. Osservatrice elettorale dell'OSCE-ODIHR in Russia, Uzbekistan e Moldova, è coordinatrice dello Standing Group "Russia e spazio post-sovietico" della Società Italiana di Scienza Politica (SISP). Visiting Professor all'Accademia Diplomatica del Ministero degli Esteri della Federazione Russa e alla High School of Economics di Mosca, ha pubblicato il libro "La Russia di Putin" (edizioni il Mulino, 2020). Da quando i militari hanno preso il potere con un colpo di Stato all'inizio del 2021, hanno terrorizzato il Paese, ucciso, torturato e imprigionato migliaia di cittadini, infranto innumerevoli leggi e si sono fatti beffe delle Nazioni Unite. La carneficina è incessante. Ad aprile, la giunta ha bombardato il villaggio di Pazigyi, nella regione di Sagaing. Più di 160 persone, compresi i bambini, sono state uccise da quella che, secondo Human Rights Watch, era una bomba termobarica a vuoto ad aria compressa, seguita da attacchi di elicotteri. Il dittatore del Myanmar, il generale Min Aung Hlaing, è tanto paranoico quanto brutale. Ha bandito i partiti politici di opposizione, messo a tacere i media e imprigionato la leader eletta del Paese, Aung San Suu Kyi. Si stima che 1,38 milioni di persone siano state sfollate. A questi si aggiungono centinaia di migliaia di rifugiati Rohingya, vittime di quello che secondo gli investigatori potrebbe essere un genocidio. La sospensione da parte della giunta militare del Myanmar dell'accesso umanitario nello Stato di Rakhine, meno di un mese dopo che il ciclone Mocha ha colpito la regione, sta colpendo in modo sproporzionato coloro che erano già sfollati e che vivono in condizioni difficili. La situazione è disperata. Ne parliamo con Massimo Morello, giornalista per Il Foglio specializzato in Sud est asiatico. Al microfono, Luigi Spinola.
28 min
29 Giu 2023

Francia, proteste, polizia e Stato di diritto | Israele: cristiani nel mirino e la rivolta dei Drusi

Continuano le rivolte a pieno ritmo nella regione dell'Île-de-France e si intensificano gli scontri contro la polizia dopo l'uccisione, martedì, di Nahel, un ragazzo di 17 anni, durante un posto di blocco a Nanterre, Parigi. Per ora le forze dell'ordine hanno arrestato 150 persone. Episodi di violenza e repressione da parte delle forze dell'ordine in Francia non sono una novità: secondo l'organizzazione "Basta!", dal 1977 sono state almeno 746 le persone uccise dalle forze dell'ordine. Ne parliamo con Tullio Giannotti, corrispondente dell'Ansa da Parigi e con Francesca Barca, giornalista ed editor a VoxEurop, redazione de Il Mulino. Dopo la Francia, andiamo in Israele dove gli episodi di intolleranza nei confronti dei cristiani sono sempre più diffusi. Sputi, insulti e aggressioni da parte degli ebrei ortodossi a Gerusalemme sono sempre più presenti anche sulle cronache locali. Pochi giorni fa, un convegno dal titolo "perché alcuni ebrei sputano sui gentili", previsto al museo della Torre di Davide e organizzato da ebrei non ortodossi nella città vecchia, è stato rimandato e tenuto altrove dopo le pressioni del sindaco, che ha minacciato di licenziare il direttore del museo. La questione è arrivata al consiglio comunale dove c'è stato un forte dissidio tra chi giustifica e chi condanna, portando ad una spaccatura anche nella maggioranza del governo cittadino. Intanto i leader della comunità drusa hanno sfidato il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, dicendosi pronti alla guerra contro il suo governo se non verrà incontro alle loro richieste e non fermerà il progetto delle turbine nei villaggi delle Alture del Golan. I leader hanno tenuto una riunione d'emergenza a Kafr Yasif, nella regione della Galilea, dopo una settimana di confronti, manifestazioni e scontri per protestare contro il progetto delle turbine, che il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir ha insistito a realizzare nonostante l'opposizione della comunità mentre Netanyahu ha ordinato un breve congelamento dei lavori di costruzione. Ne parliamo con Nello Del Gatto, analista mediorientale, scrive per Eastwest, Affari Internazionali, in collegamento da Gerusalemme.
29 min
28 Giu 2023

Estreme destre europee

Sono scoppiati scontri tra manifestanti e polizia dopo la morte per arma da fuoco di un 17enne, Nael, nel sobborgo parigino di Nanterre. Intanto la redazione del "Journal du dimanche" (JDD) è in sciopero per opporsi alla nomina di Geoffroy Lejeune a caporedattore, che in precedenza ha lavorato per una rivista di estrema destra ed è vicino a Eric Zemmour e Marion Marechal Le Pen. La decisione di nominare Lejeune è dell'industriale miliardario Vincent Bolloré che con il suo conglomerato mediatico Vivendi sta per acquisire Lagardère, che possiede sia ilJDD che Paris Match. Ne parliamo con Anna Maria Merlo, corrispondente de Il Manifesto a Parigi. | L'elezione di Sonneberg ha segnato la prima volta che un candidato dell'estrema destra populista AfD è stato eletto a capo di un governo. Il risultato elettorale di domenica ha innescato un terremoto politico e un diluvio di commenti sui media e sui social media, anche se si tratta di un piccolo distretto nella regione della Turingia, nella Germania orientale, di soli 57.000 abitanti. Robert Sesselmann, 50 anni, ha vinto le elezioni dopo una campagna incentrata su questioni nazionali, tra cui la limitazione dell'immigrazione e la fine del sostegno militare all'Ucraina. Secondo gli ultimi sondaggi, l'AfD ha possibilità realistiche di diventare la forza politica più forte in tre stati della Germania orientale nelle elezioni regionali fissate per il 2024. Ne parliamo con Lorenzo Monfregola, giornalista freelance, lavora per Ansa da Berlino. | In Spagna, dopo la sconfitta della sinistra alle elezioni amministrative, la destra si è alleata con l'estrema destra per governare città e regioni: il Partito Popolare e Vox hanno raggiunto accordi in 25 città con più di 30.000 abitanti e hanno annunciato un patto di coalizione nella comunità autonoma di Valencia. Ne parliamo con Alfonso Botti, professore presso il dipartimento di studi linguistici e culturali dell'Università di Modena-Reggio Emilia, direttore della rivista semestrale "Spagna contemporanea". Con Luigi Spinola ai microfoni.
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27 Giu 2023

Elezioni guatemalteche | La guerra alle 'maras' di El Salvador e Honduras

Il 25 giugno si sono tenute le elezioni generali in Guatemala, dove 9,3 milioni di cittadini sono stati chiamati a votare per scegliere il capo dello Stato, il vicepresidente, i sindaci, i 160 deputati del Congresso nazionale e i 20 deputati del Parlamento centroamericano. Ma in un Paese con il 60% della popolazione che vive sotto la soglia di povertà, nonostante sia l'economia più forte dell'America centrale, e un bambino su due che soffre di denutrizione cronica, non sono in molti a nutrire la speranza di un cambiamento dopo il voto. La corruzione, il clientelismo e l'impunità sono dilaganti e negli ultimi anni chi ha provato a denunciare o a fare luce su questi fenomeni ha dovuto lasciare il Paese o è stato messo in prigione, com'è successo a José Rubén Zamora, direttore di El Periόdico, uno dei maggiori giornali di opposizione che ha chiuso i battenti dopo 27 anni. Ne parliamo con Antilla Fürst, scrive per la redazione Centro e Sud America de lo Spiegone e lavora per l'ONG WeWorld. Restiamo poi in America Centrale, cercando di approfondire il tema della guerra alle "maras", le gang criminali che dominano la regione con l'Honduras che sembra voler seguire la linea durissima di Bukele in El Salvador. Ne parliamo con Vincenzo Musacchio, Associated to the Rutgers Institute on Anti-Corruption Studies (RIACS) a Newark, researcher and member of the Strategic Hub for Organized Crime (SHOC) at Royal United Services Institute (RUSI) a Londra. Docente di diritto penale e criminologia in varie Università italiane ed estere e con Vittorio Rinaldi, professore di Antropologia storica all'Università degli studi dell'Insubria, ha lavorato per 30 anni in America Centrale ed è autore di diversi libri tra cui "Vite corte, storia e identità delle gang giovanili in America Centrale" (ed. Libri di Emil). Al microfono, Luigi Spinola.
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23 Giu 2023

Operazioni militari in Cisgiordania | Expo 2030 | Gastrodiplomazia

Un gruppo di coloni israeliani armati ha attaccato Turmus Ayya, una città palestinese a nord di Ramallah nella Cisgiordania occupata, incendiando case, uccidendo un abitante palestinese e ferendone altri dieci. L'attacco, avvenuto in tarda serata di mercoledì, ha segnato un'escalation nella campagna israeliana contro i presunti militanti dell'area. Altri tre palestinesi sono stati uccisi quando un drone israeliano ha preso di mira un'auto nel nord della Cisgiordania. L'identità delle persone all'interno dell'auto non è stata resa nota immediatamente, ma l'esercito ha dichiarato di aver "identificato una cellula terroristica all'interno di un veicolo sospetto", responsabile di una serie di recenti attacchi a colpi di arma da fuoco contro insediamenti ebraici. Ne parliamo con Maria Gianniti, corrispondente RAI da Gerusalemme. L'Expo Mondiale del 2030 vede le candidature di città dell'Arabia Saudita, dell'Italia e della Corea del Sud in lotta tra di loro. Roma, la capitale saudita Riyadh e la seconda città più grande della Corea del Sud, Busan, hanno presentato le loro offerte in occasione di una riunione chiave martedì dell'Ufficio Internazionale delle Esposizioni con sede a Parigi. La votazione tra i Paesi membri è prevista per novembre. Tra le critiche mosse in Occidente per la sua situazione in materia di diritti umani, l'Arabia Saudita sembra essere quella che sta mettendo in atto la più grande spinta di marketing. Ne parliamo con Corrado Ciok, analista freelance per Gulf State Analytics, si occupa di Golfo e di Corno d'Africa. Avete mai sentito parlare di "gastrodiplomazia"? La tavola può essere uno strumento diplomatico, di dialogo e di sviluppo. E il cibo può essere un elemento di soft power per promuovere una città, una regione o un paese. Ne parliamo con Michele Antonio Fino, professore associato di Fondamenti del diritto europeo all' Università di scienze gastronomiche di Pollenzo. Con Anna Maria Giordano ai microfoni.
28 min
22 Giu 2023

Modi alla corte di Biden | Spose indiane | Conti turchi

Il 22 giugno Washington stende il tappeto rosso per Modi, che divente il terzo leader mondiale, solo dopo il francese Macron e il sudcoreano Yoon Suk Yeol, ad essere invitato dal presidente Biden per una visita di stato e una cena, il più alto di ricevimenti diplomatici tipicamente riservati solo agli alleati più stretti. Il fatto che Biden abbia scelto di festeggiare la visita di Modi in questo modo è indicativo della "profonda e stretta collaborazione" tra i due Paesi, come ha detto la Casa Bianca in un comunicato. Questo è vero in materia di politica estera, ma è emblematico anche della crescente visibilità e del peso elettorale della comunità indiano-americana. Ne parliamo con Raffaella Baritono, professoressa ordinaria di Storia e Politica degli Stati Uniti d'America presso la Scuola di Scienze Politiche dell'Università di Bologna. | Si sono sposate per una vita all'estero ma non hanno mai più rivisto i loro mariti: decine di migliaia di donne indiane sono state abbandonate da uomini che lavorano all'estero, lasciandole intrappolate nelle case dei suoceri e spesso defraudate dei soldi della dote. Ci sono pochi rimedi legali specifici a disposizione delle donne i cui mariti fuggono, e perseguire gli uomini in base a leggi più generali può essere difficile se si trovano all'estero. Ma otto donne hanno presentato una petizione alla Corte Suprema indiana nel tentativo di spingere il governo ad adottare politiche per affrontare quello che definiscono un problema diffuso. Ne parliamo con Rita Cenni, corrispondente ANSA da Nuova Delhi. | Il Comitato di politica monetaria della Banca centrale della Repubblica di Turchia (CBRT) annuncia la sua prima decisione sui tassi ufficiali con la nuova presidente della banca, Hafize Gaye Erkan. Emergerà così il primo indizio del nuovo periodo, definito dal governo AKP come "razionalizzazione", soprattutto per la pressione del bisogno di liquidità. Ne parliamo con Marta Ottaviani, giornalista che collabora con La Stampa e Avvenire, esperta di Turchia. Con Anna Maria Giordano ai microfoni.
28 min
21 Giu 2023

Il naufragio di Pylos e le parlamentari greche | Lutto pakistano

Le autorità greche sono sempre più sotto pressione per spiegare il loro ruolo nel naufragio di Pylos, perché sono emerse nuove affermazioni che suggeriscono che l'imbarcazione si è rovesciata dopo che la guardia costiera l'ha attraccata con una corda. In precedenza la Guardia costiera greca aveva dichiarato di essersi tenuta a una distanza discreta dall'imbarcazione. Solo 104 persone sono sopravvissute all'affondamento dell'imbarcazione, mentre 80 corpi sono stati recuperati. Si stima che più di 550 persone siano ancora disperse nell'Abisso Calypso, il più profondo del Mediterraneo. Il PM greco Mitsotakis difende la versione della Guardia Costiera, mentre si avvicinano le elezioni dell 25 giugno per il rinnovo del Parlamento ellenico. Ne parliamo con Elena Kaniadakis, giornalista freelance con base ad Atene. Il PM pakistano Shehbaz Sharif ha annunciato una "giornata di lutto" per la tragedia del peschereccio affondato davanti alle coste greche mercoledì scorso. Almeno 64 persone scomparse dopo il naufragio erano originarie della provincia pakistana meridionale del Punjab e del Kashmir. Si teme che molti più pachistani siano morti nel naufragio, ma il numero esatto non è stato ancora confermato ufficialmente. Sharif ha anche formato una commissione per indagare su quanto è accaduto e ha ordinato alle forze dell'ordine di rintracciare le persone coinvolte nel traffico di esseri umani. Per anni, i cittadini pakistani hanno dovuto fare i conti con la mancanza di lavoro, i salari sempre più bassi e le limitate prospettive di carriera. Ora il Paese sta affrontando anche una profonda crisi politica ed economica. Oltre alla lotta per il potere tra i sostenitori dell'ex primo ministro Imran Khan e l'attuale governo guidato da Sharif - lotta che è diventata più volte violenta e che ha portato all'arresto di Imran Khan il 9 maggio - il valore della rupia pakistana è crollato e il governo sta lottando per ottenere un prestito dal Fondo Monetario Internazionale. Anche il costo delle importazioni, come il petrolio, è salito alle stelle, aumentando sempre di più l'inflazione. Ne parliamo con Francesco Valacchi, docente a Scienze Politiche, Università di Pisa, esperto di Pakistan. Con Anna Maria Giordano ai microfoni.
29 min